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Rayan Berberi: talento lussemburghese classe 2004

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Rayan Berberi: talento lussemburghese classe 2004
Rayan Berberi, talento classe 2004 dello Standard Liegi. (Fonte foto: Instagram)

Scheda giocatore

  • Nome: Rayan Berberi
  • Classe: 2004
  • Ruolo primario: Centrocampista centrale - Altri ruoli: Seconda punta / Trequartista
  • Data di Nascita: 18/03/2004
  • Nazionalità: Lussemburgo
  • Altezza: 176 cm.
  • Piede: Destro

Rayan Berberi

A cura di Christian Maraniello

Il viaggio verso frontiere poco battute prosegue con l’approdo in Lussemburgo, nella cui nazionale Under 17 gioca il profilo che analizzo oggi, Rayan Berberi, centrocampista versatile che sta formandosi in Belgio, allo Standard Liegi.

Nonostante quel che si creda il calcio lussemburghese è in continua crescita, come testimoniano non solo gli ingenti investimenti della Federazione iniziati nel 2000 con la nascita dell’Accademia giovanile e la costruzione del Centro Tecnico di Mordencange, ma soprattutto la scalata al ranking Uefa dove in meno di 20 anni sono passati dalla posizione n. 195 alla 95 (su 208 nazionali).

Il piccolissimo Granducato, che conta solo 600 mila abitanti, in pochi anni ha quindi scalato ben 100 posizioni, che ha permesso poi ai vari prospetti autoctoni di avere visibilità anche all’estero, come appunto Rayan Berberi, che gioca in un campionato di alto livello come quello belga.

Rayan nasce proprio a Lussemburgo, capitale del Granducato, ma quasi subito si trasferisce in Francia con la famiglia, dove inizia a giocare a calcio a soli 4 anni nell’accademy del Metz; qui vi resta fino al 2018, quando passa poi allo Standard Liegi.

Il ragazzo l’ho studiato in diverse partite della nazionale, all’interno del quale ho appurato una certa flessibilità sistemica nel suo approccio al gioco. Io credo che – al di là dell’aspetto formativo piuttosto marcato – Berberi abbia trovato una propria metodica tecnica cercando di convogliare le sue conoscenze esperienziali dentro un cluster variegato, che in un certo qual modo riflette il suo modello di riferimento, Andres Iniesta.

Attenzione: non parlo di paragoni sic et simpliciter – e d’altro canto stiamo parlando (anzi accennando) di un’icona del calcio propositivo e animico – bensì di condivisione di una certa idea di fare calcio dentro le varie complessità situazionali.

Capire questo aspetto aiuterà a comprendere la meccanica di Rayan Berberi, sempre però tenendo conto del mio intento di fondo, che è quello di fornire spunti tecnici inerenti giocatori poco conosciuti, anzi “subacquei” come piace definirli a me.

Caratteristiche tecniche e tattiche

Inizierei la sua anamnesi sulle funzioni esercitate, partendo però da un assunto fondamentale che riguarda – come dicevo in apertura – la versatilità: nelle principali piattaforme Rayan Berberi lo troverete sotto il ruolo generico di midfielder, mentre invece in realtà è certamente un centrocampista longitudinale che viene anche impiegato come sotto-punta di una metrica tradizionale 4-4-1-1.

Diventa perciò complicato darne una categorizzazione formale e quindi, in una certa misura, darò conto di ciò che ho visto, ossia analisi-video di partite della nazionale giovanile lussemburghese, all’interno della quale Rayan, dentro molteplici combinazioni funzionali, assicura discrete attitudini nelle due fasi, garantendo comprensione del gioco e personalità decisionale.

Dal punto di vista fisico Berberi è un normotipo di media statura: è alto 1.76 con muscolatura discretamente sviluppata negli arti superiori e trofica in quelli inferiori; possiede una buona mobilità tibio-tarsica ed articolare, a cui combina una discreta elasticità muscolare. Non è certamente un giocatore che rivela forza massimale e capacità condizionali di elevato impatto, ma comunque direi assolutamente adeguati al contesto.

Inizierei la sua anamnesi dalla fase di possesso, specificando che la sua meccanica è principalmente sobria e razionale, all’interno del quale Rayan offre sostegno, buone traiettorie di passaggio e combinazioni in zone piuttosto liquide. Eccovi un breve filmato, estrapolato contro Kosovo e Hoffenheim, con alcune sequenze che ha generato Berberi come mediano d’impostazione:

(Rayan è segnalato con il mouse nella squadra rossa)

Come vedete, il nativo di Lussemburgo entra nei flussi con lucidità e intelligenza decisionale, anche chiamando combinazioni di prima, senza essere troppo labirintico. Per il vero gli ho visto anche forzare giocate nella prima costruzione bassa, sebbene mi pare siano più trip estemporanei che metodiche interiorizzate.
Ad esempio, guardate questa breve gif contro il Kosovo:

 

(costruzione bassa che inizia il portiere: Berberi si posiziona da vertice sopra i due difendenti e riceve palla in prossimità dell’area di rigore dopo uno scambio con il compagno di mediana. Non appena viene pressato da due avversari, Rayan si ferma, piroetta per attirarli nuovamente, fino a quando annusa lo spazio tra le linee inventando un laser pass per la punta, che si è abbassata per generare una transizione verticale)

E’ qui che secondo me Rayan deve fidelizzare meglio il proprio gioco, ossia interiorizzando maggiormente questa nemesi moderna perché – come vedete – ne è assolutamente capace. E d’altro canto, in questa azione si generano chiari vantaggi funzionali con uno step-back e successivo key-pass che supera la pressione avversaria; in tal modo c’è un chiaro attacco dei tempi di gioco che formano poi transizioni violente in spazi aperti, prima inesistenti.
E qui entra in gioco la visione panoramica. Il radar che si accende come un interruttore mentale e visivo: in tal senso Berberi non ha solo una geometrica in corto, bensì anche in lungo.
Per esempio, contro l’Olanda vi faccio vedere un cambio-campo clinico sui piedi per il compagno in ampiezza:

 

(Berberi, con il n. 10, giocava da sotto-punta: qui l’Olanda è nel possesso palla, ma i ragazzi lussemburghesi riescono con un buon timing a recuperare il possesso. Rayan intanto lo vediamo abbassarsi sulla linea dei centrocampisti per offrire sostegno ai propri difendenti impegnati nella nuova circolazione bassa. Prima di ricevere palla, frusta la testa longitudinalmente, giusto per capire il mosaico complessivo, consentendogli così di toccare la palla solo due volte prima di spedirla a 40 mt in ampiezza sul lato debole)

Contro l’Hoffenheim, invece, Berberi agiva come centrocampista centrale di equilibrio e spesso veniva chiamato a incendiare i compagni con lanci cosmetici nello spazio, attivando transizioni attive violente:

 

(la prima uscita è governata dal portiere che apre sul terzino, il quale entra dentro il campo con un dribbling e trasmette su Rayan, che vedete con il mouse: la ricezione è con il mancino, che serve per aggiustarsi la palla per il successivo lancio calibrato sul compagno che, con i tempi giusti, ha attaccato la profondità)

Da questi brevi traccianti ne esce rafforzata l’idea di una certa autonomia decisionale dentro sequenze di gioco dinamiche; potrei anche parlare di chiare iniziative personali, ma credo di essermi comunque spiegato bene.

Quel che importa è che, in buon sostanza, per accedere a questi suggerimenti serve una tecnica funzionale comunque adeguata, perché – come dico sempre anche per i profili più giovani – non importa dove si sviluppa il gioco, ma come.
E il come dovrebbe anche essere con il gioco senza palla, dove in realtà il ragazzo non è propriamente performante. Ci sono situazioni dove comunque assicura sufficienti parametri invasivi, ma secondo me questa attitudine va assolutamente migliorata. Nelle partite visionate ho visto raramente dinamiche dove Rayan ha attaccato gli spazi invadendo le linee avversarie.
Qui c’è un esempio, ma a mio avviso è troppo poco:

(pressing andato a buon fine e attivazione transizione positiva, che parte a sinistra: osservate con il mouse la traccia verticale di Berberi che però non è stata premiata, anche se ha avuto il pregio di influenzare i movimenti della difesa)

Personalmente – ma è solo una mia opinione e come tale prendetela – lo trovo maggiormente a suo agio nella zona rifinitura, dove riesce ad entrare di prepotenza nelle azioni pericolose, o comunque in quelle che determinano i presupposti per il gol. Badate bene però – il caveat è d’obbligo – che Berberi non è un freestyler circense, né invero un abile dribbler, semmai più un inventore di giocate visionarie, direi quasi interludi di gioco che disegna con estro ed istinto.
Tra i diversi assist che ha fornito, vi faccio vedere quello che a mio parere costituisce il manifesto della sua creatività, nella partita contro l’Hoffenheim:

 

(Rayan galleggia sulla terza linea e viene servito molto bene dal compagno sotto pressione: breve conduzione, finta di tiro e filtrante clinico a tagliare la linea difensiva, che ha messo il compagno davanti alla porta)

Berberi possiede poi una balistica di fortissimo impatto. In tal senso rivela un alto grado di differenziazione, potendo calciare di potenza oppure di precisione, anche da lunghe distanze (tira anche le punizioni), realizzando reti di altissimo lignaggio come ad esempio contro l’Olanda:

 

(vi mostro tutta l’azione che ha determinato il calcio d’angolo: c’è una transizione attiva ben costruita dai lussemburghesi a sinistra, con la palla che arriva a Berberi tra le linee, il quale riceve orientando di mancino, e serve la punta in orizzontale che penetra in area e tira. Sul conseguente corner, Rayan – attraverso uno scambio con il compagno – calcia in porta di prima con una tuonata di destro a giro, che si spegne all’incrocio)

Arriviamo dunque alla fase di non possesso, dove Berberi garantisce di norma discreti principi complessivi: sui tempi di pressione non sempre riesce ad essere lucido perché alle volte sbaglia per eccessiva esuberanza, mentre invece sulle ostruzioni o schermature mi pare in linea con le richieste più moderne.
Direi che allora, al momento, è più che altro un giocatore posizionale che non possiede ancora quei work rate atletici che comunque servono. D’altra parte, come ho già puntualizzato, non è certamente la forza atletica il suo punto nodale.

Strettamente collegato a quest’ultimo aspetto è l’intensità agonistica, che a mio parere è il problema più evidente nella sua meccanica. E qui voglio mettere nel calderone entrambe le fasi: è vero che, in generale, in quella di possesso (come abbiamo visto) Rayan assicura comunque parametri certamente adeguati, tuttavia se vuole entrare nell’elite professionistica deve accrescere le frequenze dinamiche e motorie, perché non basta l’intelligenza tattica.

Poi certo, molto dipenderà anche dal grado di preparazione mentale e fisica che vorrà raggiungere in questo periodo della sua crescita, che sappiamo essere determinante. A 16 anni si entra in un certo percorso, oppure si resta fuori.

Qui entra in gioco la volontà di entrambi i paciscenti: da un lato la formazione che compete ai club (e quindi agli istruttori), dall’altro la voglia di emergere e soprattutto le motivazioni del ragazzo perché, come scrisse Horst Wein (che non ha bisogno di presentazioni) “invece di essere istruita, la nostra gioventù preferisce essere stimolata”.

Chiudo con un cenno sugli scenari tattici. Dunque, la sua versatilità lo porta a giocare in ruoli differenti, quindi come centrocampista centrale o come sotto punta nel modulo 4-4-1-1.
Al momento non vi so dire quale sia il ruolo di sua competenza, diciamo quello definitivo, però come ho scritto nella descrizione tecnica è un giocatore che può essere impiegato anche in funzioni differenti, e quindi come intermedio di una metrica a 3, oppure come un centrocampista offensivo ibrido, molto vicino cioè ad un trequartista tradizionale.

(Fonte foto: Instagram)

 

Analisi finale

  • Punti di forza: Tecnica funzionale
    - Controllo palla
    - Visione panoramica
    - Conduzione palla al piede
    - Decision making
    - Intelligenza decisionale
    - Capacità balistiche
    - Calci da fermo
  • Punti di debolezza: Migliorare nel gioco aereo - Può perfezionare il pressing - Duelli - Deve irrobustirsi ulteriormente - Provare maggiormente la verticalizzazione negli spazi
  • Valutazione complessiva:
  • A chi somiglia: Denis Suarez

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