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Jayson Ezeb: talento svedese classe 2006

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Jayson Ezeb: talento svedese classe 2006
Jayson Ezeb, punta centrale dell'Hammarby. (Fonte foto: Instagram)

Scheda giocatore

  • Nome: Jayson Arinze Ezeb
  • Classe: 2006
  • Ruolo primario: Punta centrale - Altri ruoli: Ala / Seconda punta / Trequartista
  • Data di Nascita: 26/07/2006
  • Nazionalità: Svezia
  • Altezza: 185 cm.
  • Piede: Destro

Jayson Ezeb

A cura di Christian Maraniello

Jayson Arinze Ezeb è un attaccante potente ed elegante dell’IF Hammarby under 15, che ho scoperto casualmente qualche settimana fa mentre analizzavo altri profili svedesi, convincendomi poi a esaminarne in dettaglio le attitudini dopo aver visto alcune giocate interessanti.

Anticipo senza troppi panegirici che Ezeb mi ha colpito, da subito, per la capacità di saper miscelare la declinazione fisica che contraddistingue la sua meccanica a una raffinatezza tecnica che diventa funzionale nei flussi di gioco; ed è proprio quest’ultimo aspetto che mi ha persuaso a inserirlo nei nostri filtri, perchè il n. 10 (suo numero di maglia) mi ha dato come l’impressione che ogni sua scelta (intesa come processo decisionale dentro le sequenze) sia una sorta di stimolo esperienziale – pur dentro una certa indolenza di fondo (vedremo se fisiologica o meno, data l’età) – diretto alla costruzione di un proprio sound espressivo, ovvero un’impronta calcistica che vuole (o vorrebbe) diventare riconoscibile.

E’ dunque questo il turning point che aiuta a comprendere la natura di Jayson Ezeb, che nel gruppo under 15 agisce sia da tradizionale riferimento centrale che da trequartista esterno, assicurando adeguati parametri associativi e condizionali (pur in un campionato come quello svedese dove l’intensità non è certamente di livello).

La storia di Jayson – che peraltro ha genitori di origine senegalese e nigeriane – è piuttosto lineare, perché come molti bambini inizia a giocare a calcio molto presto, all’età di 6 anni, partendo da club minori come l’FC Nacka e l’FF Tyreso; da qui il suo percorso formativo si eleva, dapprima entrando nella seconda squadra dell’Hammarby, dove vi resta solo 6 mesi, perché poi viene inserito nel florido settore giovanile nel gruppo A della categoria 2006.

Caratteristiche tecniche e tattiche

Jayson Ezeb è un attaccante prima punta centrale di movimento (“perimetrale” come piace definirlo a me) dotato di struttura e postura coordinata, che assicura adeguati parametri nelle due fasi, nonchè un attacco della profondità impattante. Il ragazzo peraltro possiede una flessibilità tale da renderlo discretamente funzionale anche come trequartista esterno di un 1-4-2-3-1, dove infatti alle volte viene impiegato (di solito a destra) per sfruttarne le evidenti doti fisiche, motorie e tecniche sull’ultimo terzo di campo.

D’altro canto, dal punto di vista fisico l’atleta impressiona molto, data la fascia di età: è un longitipo di elevata statura (1.85 mt., ma in via di ulteriore accrescimento), che rivela forza massimale ed esplosiva; da video disvela una muscolatura già tonica e discretamente sviluppata sia negli arti superiori che in quelli inferiori, e inoltre possiede una ottima mobilità tibio-tarsica/articolare, a cui combina una buona elasticità muscolare. Dal punto di vista condizionale è potente nella corsa, allungando reiteratamente oltre i 30 mt, mentre nel breve ha un buon cambio-ritmo ed è rapido, palesando altresì forza resistente.

Passiamo alla narrativa del campo: come anticipato, Ezeb agisce da riferimento centrale nel 4-2-3-1 (in possesso) disegnato dallo Staff Tecnico, che poi in fase difensiva diventa 4-4-1-1 (stretto e ordinato); Vi mostro due diapositive scattate durante la partita contro il FK Sollentuna:

(nella fase di possesso Jayson Ezeb è utilizzato come punta solitaria di raccordo, supportata da una batteria di trequartisti poliedrici orientati ad attaccare la profondità,  anche in zone intermedie, sfruttando la perimetralità del n. 10).

(qui notiamo chiaramente lo scenario della fase di non possesso)

Come dicevo in apertura Jayson Ezeb è di fatto una prima punta di raccordo (definibile quindi “associativa”, secondo la nuova nomenclatura), poichè garantisce riferimenti centrali ma al tempo stesso dinamismo e movimenti in ampiezza, svuotando l’area e allontanando i difendenti per dare sostegni, appoggi e flussi alla manovra offensiva. Chiaro che poi è la parte squisitamente finalizzativa a restituire parametri dirimenti, ma al di là della concretezza – che vedremo più avanti – secondo me un attaccante si misura anche dal lavoro che svolge per il collettivo.

Partirei quindi proprio dalla funzionalità di Ezeb dentro i principi di gioco del gruppo cui fa parte, per poi via via analizzarne le singole attitudini; e allora voglio immediatamente mostrarVi quella che a mio parere è la gif manifesto della sua meccanica interpretativa, reperita durante la partita contro l’AIK Stoccolma di pochi mesi fa (seguite il mouse che lo identifica):

(riconquistata palla, il play trasmette su Jayson che ha offerto sostegno spalle alla porta: la ricezione di suola lo coordina dinamicamente aiutandosi poi con il corpo sul close-out avversario. Osservate come tiene a distanza il difendente, sino a quando si infiamma frontalmente saltando un altro uomo e servendo un filtrante clinico per il n. 9 che ha chiamato la profondità. L’azione prosegue con Ezeb che riempie l’area e quando gli arriva il cross sul lato debole scarica in porta, permettendo – sulla ribattuta dell’ottimo Arvid Snacke, portiere dell’AIK che sto studiando peraltro – la segnatura del compagno da dietro)

Per comprendere appieno l’azione dovete sapere che in questo match il n. 10 ha giocato nel primo tempo (e buona parte del secondo) come trequartista esterno di un 4-2-3-1, con ampia libertà di movimento e decisionale sull’ultimo terzo. Il disclaimer è quindi doveroso: in questo scenario i macro-principi del club sono evidenti, proprio perché lasciano ampia autonomia ai giocatori soprattutto sull’ultimo terzo, per liberarli dagli schemi (anche mentali) preconfezionati, garantendo loro la massima espressività creativa; è una didattica che poi Ezeb coagula attraverso l’attivazione di ulteriori sinapsi, come vedete, come la forza massimale, la facilità di corsa in conduzione e la visione panoramica.

Ritengo che questa traccia di Jayson – violenta ma pittorica al tempo stesso – restituisca una prima istantanea cristallina del suo percorso di apprendimento, che sta acquisendo attraverso fidelizzazioni ambientali e collettive piuttosto marcate, concretizzandole con scansionamenti su altezze differenti. Vi mostro altri due brevi video (nelle partite contro l’FK Sollentuna e l’AIK) dove Ezeb dimostra una significativa tecnica scegliente creando sequenze associative di alto lignaggio:

(contro il Sollentuna: pressione posizionale dei biancoverdi che sull’errore del portiere riprendono il possesso. Jayson esce dalla marcatura e chiama il passaggio spalle alla porta, si gira, conduce orizzontalmente e poi apre un laser-pass verso il lato debole, per il terzino che ha attaccato di spalle la seconda linea, andando poi in gol)     

(alcune azioni contro l’AIK Stoccolma)

Al di là quindi degli assist e degli indici di pericolosità evidenti, il dato comune a queste tracce è la perimetralità di Jayson Ezeb, che gli consente di agire spalle alla porta abbassandosi per aiutare i centrocampisti, offrendo appoggi e riconfigurandosi, poi, come trequartista di raccordo per determinare lo sviluppo attraverso filtranti o trasmissioni di apertura. Trovo molto interessante la sua abilità nell’occupazione degli spazi assicurando al contempo una buona capacità di comprendere e adattarsi alle situazioni in divenire, così da individuare istintivamente i posizionamenti adatti per fidelizzarsi.

Dunque, da perno centrale diventa un ricercatore di linee e corridoi qualificandolo ulteriormente a livello sistemico, anche perché Jayson non ha paura del contatto, anzi alle volte sembra quasi lo cerchi per collocarsi meglio nel gioco, lavorando molto sulla forza fisica e sulla presa di posizione, specie sui close-out. Osservate queste gif:

La mobilità di Ezeb risalta maggiormente quando si apre nei corridoi, favorendo la manovra con combinazioni rapide e susseguente attacco della profondità, su varie metriche di campo. Ci sono due chiare dimostrazioni di quanto il n. 10 sia adeguatamente calato dentro il gioco in zone di campo fluide, sempre contro l’Aik Stoccolma:

(costruzione bassa dei bianchi, con la palla che si muove da sinistra verso destra: Jayson si abbassa a offrire una traccia sicura sul binario, in una funzione di esterno puro, scansiona la testa due volte, riceve orientando e si incendia entrando dentro il campo con violenza. Il controllo in conduzione disarticola Sebastian Slimani, dell’Aik, con il n. 14, che non riesce mai a prenderlo; il successivo key-pass clinico per la mezzala, con tre uomini addosso, racconta tutta la sua avanguardia pre-visiva).

(possesso a centrocampo con Ezeb che prima si allarga e poi immediatamente chiama il sostegno che sfrutta con una combinazione elettrica 1-2 con Nikola Radosavljecic – n. 11 già analizzato – con tempi di gioco perfetti: Jayson poi attacca lo spazio ma non riesce a entrare in area, per cui si ricompatta e allarga dal lato opposto).   

Eccolo dunque il linguaggio comune “non verbale” che i giocatori devono saper governare per attaccare in maniera incisiva. Occhio perchè spesso si dà poca importanza a una trasmissione, magari effettuata in zone intermedie, ma dobbiamo capire che dietro ad essa si cela un messaggio comunicativo di sistema. Ho già infatti rilevato in altra sede come mister Gasperini abbia definito in maniera perentoria che “i passaggi sono il linguaggio della squadra, se non trasmetti bene la palla non parli bene“.

In questo senso, allora il passaggio è come un uovo di Pasqua, perchè contiene sempre un regalo, che può essere un’input, un’informazione, un suggerimento di andare nello spazio o di calciare, di fermarti o di creare altri flussi. E secondo me Jayson Ezeb ha interiorizzato una semantica calcistica piuttosto limpida, che poi si riflette nella struttura del gioco perchè il n. 10 è l’interruttore che accende le tracce offensive secondo istinto e creatività (tecnica e scegliente).

Per di più non solo le genera, ma spesso le chiude. Ezeb è infatti anche un discreto finalizzatore, disvelando una adeguata differenziazione tecnica: Vi faccio vedere due segnature, una in acrobazia e la seconda con un’azione personale contro il Malmo (scusate per la bassissima qualità video):

Io credo che quest’ultimo gol (contro il Malmo) sia emblematico per il modo in cui percepisce lo spazio e i difendenti adattandoli alla sua modalità conclusiva, scegliendo poi tra i suoi fondamentali quelli maggiormente funzionali allo scopo. Osservate bene la sequenza perché i dettagli sono su livelli ben distinti ma ciascuno complementare: 1) ricezione e mossa girevole – che in Sudamerica chiamano calesita (giostra) – che gli ha permesso di iniziare quel passo di milonga orientandosi con superiorità quasi sardonica, saltando due avversari; 2) l’utilizzo di pattern sensoriali su entrambe le figure degli avversari usandoli come arma per garantirsi tempo e spazio; 3) il tempismo di regolare la sua posizione sulla corsa, creando una sorta di collegamento ipnotico con l’ultimo uomo che ha poi destrutturato con una finta di corpo manicomiale; 4) e infine il tiro nell’angolino (vis a vis con il portiere), con una elasticità coordinativa di buon livello.

In definitiva è il linguaggio del corpo la sua forza trasversale: da quando riceve palla esegue quattro step di un unico filo conduttore segnando dopo soli 8 secondi, raccontando così una efficacia piuttosto impattante per la categoria di riferimento. In realtà bisogna anche dire che Jayson non è sempre efficace e solido nelle giocate, perchè a volte si intestardisce nel toccare troppo la palla o nel tentare un dribbling di troppo; in apertura ho infatti anticipato che la lacune più evidente della sua ludi artis è l’indolenza egocentrica (o anarchica), forse tipica dell’età, ma che disarticola i flussi facendogli perdere efficacia. Osservate questi brevi filmati estrapolati contro l’FK Sollentuna e Aik:

Stiamo comunque parlando di un profilo che, pur conoscendo la propria forza, sta ancora costruendosi una propria identità formale all’interno di un percorso di apprendimento che richiede tempo, pazienza e soprattutto comprensione anche degli errori.

Un altro aspetto che non ha convinto sono gli smarcamenti, che secondo me non sono ancora interiorizzati a dovere, poichè alle volte sbaglia il timing, come vi mostro in questi tre esempi contro l’FK Sollentuna:

 

Chiudiamo l’anamnesi con la fase di non possesso, che a mio giudizio Jayson conosce già discretamente, quantomeno in relazione ad alcuni principi. Intanto devo dire che è un giocatore generoso nella pressione alta, perché è spesso proiettato ad attaccare il portatore, isolandolo o costringendolo a forzare la giocata, come in questi due casi specifichi:

Come vedete Jayson Ezeb aiuta la squadra con un lavoro diretto e senza limitazioni, manifestando in tal modo carattere e personalità; poi è chiaro che in altre circostanze cerca solo i trigger posizionali, di ostruzione, specie quando la dinamica lo richiede. Ho peraltro notato alcuni errori nel timing, specie quello uomo contro uomo, dove non sempre dimostra attenzione nell’intervento. Però, insomma, il giudizio complessivo della fase di rottura non può che essere adeguato, e del resto il lavoro di Jayson è – ripeto – sempre molto significativo per la squadra.

Siamo quindi arrivati alla parte conclusiva della relazione, che è poi quella più soggettiva: e dunque, Ezeb è un offendente versatile, potente e con attitudini di buon livello. Deve chiaramente essere ancora costruito sulle frequenze di gioco e nella continuità dentro i singoli momenti della partita (migliorando altresì quegli aspetti che ho evidenziato nel dettaglio), però credo che i margini siano interessanti.

Ma al di là di questo vorrei sottolineare alcuni principi cardine della sua prospettiva, all’interno dei moderni scenari di gioco.
Punto primo, i rovesciamenti di fronte e le transizioni. L’evoluzione del calcio è chiara e netta: esse ormai costituiscono il mezzo più efficace per il contrattacco veloce, ma soprattutto il collegamento tra le due fasi.
Questo significa che avere in rosa giocatori violenti e abili nell’interiorizzare questo step transitorio, come appunto Jayson Ezeb, può influenzare in melius gli approcci metodologici dei vari staff, costruendoci disegni tattici (intendendo processi decisionali) molto efficaci.

Punto secondo: gli attaccanti come Ezeb (di talento, ma del pari istintivi e potenti) devono avere (anche) a disposizione il collettivo che ne sappia esaltare le caratteristiche, e quindi ritengo che tutta la sua futuribilità passi (anche) attraverso questa possibilità, che non sottovaluterei troppo.

Dietro a tutto ciò gravita poi la testa, che ovviamente fa tutto, specie in questo sport altamente complesso in ogni sua parte. E qui, chiaramente, non posso dare una valutazione reale, potendola solamente annusare sulla base della narrativa del campo a video; al riguardo credo che Jayson sia un giocatore cosciente dei propri mezzi e dotato di forte personalità, che però ogni tanto eccede nel nervosismo (come quando per esempio sbaglia una giocata).
Quanto infine ai contesti tattici, come abbiamo visto, Jayson Ezeb è un attaccante flessibile e multidimensionale: a mio giudizio il suo ruolo naturale è quello di punta centrale di ogni contesto tattico (quindi di un tridente o sue varianti, nonchè di una metrica a due), ma può anche giostrare come sotto-punta di un 4-2-3-1 o come trequartista longitudinale in ampiezza.

(Fonte foto: Instagram)

Analisi finale

  • Punti di forza: Tecnica applicata e individuale
    - Autonomia decisionale / personalità
    - Gioco spalle alla porta / presa di posizione
    - Gioco associativo
    - Orientamento del corpo
    - Attacco della profondità
    - Accelerazione e predominio palla in conduzione
    - Capacità finalizzativa
    - Movimenti
    - Pressing offensivo
  • Punti di debolezza: Continuità di gioco - Fase difensiva - Gioco aereo - Uso del piede debole - Timing smarcamenti
  • Valutazione complessiva:
  • A chi somiglia: Dominic Calvert-Lewin

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