Simon Sjoholm: talento svedese classe 2006

INFORMAZIONI: Simon Sjoholm

Nome: Simon Sjoholm
Ruolo: Ala sinistra/destra, punta centrale
Data di nascita: 10/04/2006
Altezza: 173 cm.
Piede: Entrambi

Simon Sjoholm

A cura di Christian Maraniello

Simon Sjoholm è il nuovo germoglio del GAIS (acronimo di Göteborgs Atlet-och Idrottssällskap), società svedese molto attiva a livello giovanile, dove gioca sottoetà con l’Under 16, che ho notato in diversi tornei, tra cui “Stjerne Elite Cup” di Oslo, “Lomma Cup” e “Gothia Cup”.

Quando decisi di approfondire la sua metodica, osservandolo nel campionato nazionale svedese, le prime impressioni furono confermate. E ve lo scrivo senza troppe circonlocuzioni: al di là della forte personalità di Simon, ciò che mi colpì profondamente – da subito – fu l’unione tra tecnica, potenza e capacità condizionali altamente impattanti per l’età.

Tatticamente, come vedremo, Sjoholm è un esterno offensivo poliedrico, che sa giostrare in funzioni differenti, ad esempio come punta centrale e addirittura terzino.

E’ invero anche il suo ambidestrismo che ha solleticato le mie sinapsi, rendendolo liquido ad un punto tale che è difficile capire quale sia il piede forte. E’ già raro trovare giocatori tra i professionisti che utilizzano con la stessa efficacia entrambi i piedi, figurarsi un profilo di 14 anni. E Sjoholm appartiene a questa schiera, che definirei nuova genesi evolutiva: non parlo solo di tecnica individuale, ma proprio di balistica, perché ha un calcio clamoroso, secco, potentissimo e preciso. Destro e sinistro come vi mostrerò a video.

Attenzione poi al suo background, che in un certo senso lo identifica anche atleticamente: Simon, infatti, vanta un percorso in altri sport, come la pallamano e il “floorball” (meglio noto come “unihockey”, ossia la versione indoor dell’hockey su ghiaccio).

A calcio, invece, inizia a giocare a 6 anni, dapprima in un piccolo club di Goteborg, IK Askims, fino a quando, all’età di 10 anni, entra nel vivaio del GAIS, dove si forma anche caratterialmente.

La svolta formativa di Simon Sjoholm avviene però nel 2018, quando nel club arriva il nuovo allenatore Islam Miree, il quale imprime uno sviluppo tecnico riconoscibile, portando la categoria dei 2006 a vincere tre campionati di fila.

Ma al di là delle vittorie, ciò che li ha condotti ad acquisire credito in Scandinavia sono stati il gioco e l’identità complessiva, che ha permesso al club di essere spesso invitato a tornei internazionali di livello (alcuni anche vinti, con Sjoholm assoluto protagonista, come il “Karlslundscupen” di Orebro, “Stjerne Elite Cup” di Oslo, “GAIS open” di Goteborg e il prestigioso “Lomma Cup”).

Mister Islam Miree è stato quindi molto importante, non solo per la crescita dei ragazzi del 2006, ma soprattutto di Simon a livello mentale, tecnico e fisico; nel corso del 2019 è stato infatti in prova al IK Brondby, vincendo altresì la borsa di studio denominata “Jaak Lohk”.

Caratteristiche tecniche e tattiche

Simon Sjoholm è un giocatore flessibile, in grado di lavorare in tutti i ruoli offensivi; generalmente viene impiegato come esterno offensivo (su entrambi i binari), ma come ho detto in apertura conosce altre funzioni, che riesce a governare grazie alla determinazione ed alla forza mentale.

Dal punto di vista fisico Simon impressiona davvero molto: è un normotipo di media statura (1.73) ma con una potenza strutturale particolarmente esplosiva; da video rivela una muscolatura già sviluppata sia negli arti superiori che in quelli inferiori. Possiede una ottima mobilità tibio-tarsica ed articolare, a cui combina una più che buona elasticità muscolare.

Sjoholm inoltre ha forza massimale, sa portare e reggere il contrasto, ed è potente nella corsa, allungando reiteratamente oltre i 50 mt. In tal senso direi che è veloce, mentre nel breve è rapido, rivelando comunque una buonissima forza resistente.

E’ fondamentale, quindi, capire da subito la meccanica di Sjoholm per non cadere in equivoci di fondo. Il suo gioco è diretto, fatto di potenza, forza, accelerazioni, esuberanza, senza però disdegnare un pensiero tecnico di buon lignaggio espressivo.

Intanto partirei da quella che è a mio parere la sua buffer zone di riferimento, ossia i corridoi. Sjoholm è un esterno devastante, sia in corto e sia in lungo, quando può infiammarsi in violente transizioni attive. Nel gioco lungo osservate questo breve filmato che ho creato durante la visione di due partite, contro il Brommapojkarna e contro il Goteborg:

(contro il Goteborg, la transizione generata a sinistra da Sjoholm è paurosa, perché parte poco più sopra la propria area e si fa un ‘box to box’ reiterato fino all’altra parte del campo, a metà del secondo tempo. Contro il Brommapojkarna, invece, vengono attivate due ripartenze sempre con Sjoholm protagonista in campo aperto: nella prima azione supera il difendente con potenza e forza, che chiude servendo un assist al compagno, nella seconda va poi direttamente alla conclusione)

L’importanza di avere giocatori selvaggi nei rovesciamenti di fronte è cosa arcinota, ma qui siamo di fronte ad un quid ulteriore, tenendo conto che stiamo discutendo di un ragazzo di 14 anni: la volontà istintiva che diventa forza massimale.
Quindi garantisce isolamenti in ampiezza e transizioni attraverso un istinto verticale che va a braccetto con capacità predittive di una certa rilevanza, e che in un certo senso pertengono alla comprensione del gioco, di cui però parlerò più avanti.
Sui rovesciamenti mi interessava far notare il linguaggio del corpo di Sjoholm, specificando meglio il concetto di verticalità. Guardate le tracce di questa breve gif contro il Goteborg, generate grazie alle relazioni omeostatiche, che mi pare siano alla base della maieutica di mister Islam Miree:

(il GAIS ha appena recuperato palla in fase difensiva e con due passaggi arrivano in porta. La potenza in allungo di Sjoholm è inutile commentarla per la semplicità con cui manda alla deriva gli avversari, mentre l’altruismo è faccenda di alto avanguardismo)

E’ un’azione incredibilmente moderna e pittorica al tempo stesso, quasi come un quadro di Edward Hopper i cui avventori sono abitanti di un saggio calcistico di rassegnata contemplazione, e che serve per spiegare il mood del ragazzo, letteralmente torrenziale.
E tuttavia Sjoholm non è solo cattiveria agonistica, perché il suo linguaggio ci parla anche di un certo tecnicismo, forse più funzionale che cosmetico. Ed infatti, il n. 7 (suo numero di maglia preferito) garantisce notevoli parametri nell’ 1 vs 1. Voglio mostrarvi una breve panoramica delle sue azioni, dove all’abilità didattica (dribbling, scarti e finte) si unisce quella forza esagerata che spesso utilizza nei duelli:

La combinazione di fisico e tecnica è il motivo per cui Sjoholm spesso comanda gli scenari attraverso la palla, su qualsiasi altezza e metrica della trequarti.
L’abilità di Simon nel puntare l’uomo, come vedete, porta vantaggi funzionali significativi nelle sequenze offensive, producendo indici di incisività molto alti, sia nell’assistenza che nella finalizzazione.

Poi possiamo discutere sulla sofisticatezza tecnica in rapporto alla efficacia diretta della giocata in sé (dribbling, scarti e finte), ma quello che a me interessa non è il come salta l’uomo, ma il perché: per finalizzare, per liberarsi dell’avversario, per conquistare la superiorità numerica. In sintesi per creare.
Da qui si arriva alle scelte di Sjoholm dentro la complessità situazionale, che evidentemente fanno parte di un repertorio interiore che mister Islam Miree ha bene individuato, in esclusiva per noi: “la sua comprensione del gioco è qualcosa di innata e in continua evoluzione”.
Il work rate è subacqueo, ma non così tanto come si crede a prima vista, perché la comprensione che intendo io si traduce nella capacità di Sjoholm di scansionare gli spazi, gli avversari e i compagni, conferendogli un enorme vantaggio per i flussi di gioco successivi, permettendogli cioè di capire in anticipo le sequenze progressive. Con o senza palla.
Voglio mostrarvi al riguardo alcuni segmenti pertinenti:

 

(nella finale dello “Stjerne Elite Cup”, contro il Hvit-Rod Oslo, vi mostro due flussi: nella prima vi è una circolazione pulita, con palla avanti e palla indietro tra difendenti e mediano. Osservate però il movimento di Sjoholm -con il mouse- perché abbassandosi costringe il terzino avversario a seguirlo, liberando una voragine sulla fascia, aggredita dall’esterno basso del GAIS, che così ha davanti un’autostrada. Qui Simon non tocca il pallone, ma è come se lo avesse fatto perché ha facilitato la trasmissione del suo difendente per aprire il gioco. Sono le relazioni.
Nella seconda invece, Sjoholm esegue lo stesso movimento ma stavolta pettinando la palla di prima, in maniera quasi impercettibile, ma sufficiente per attivare un’altra sequenza offensiva sul corridoio, per l’ennesimo 1 vs 1)

 

(contro il Goteborg, in campionato, ha giocato come punta centrale in alcuni frangenti. In questa situazione lo vediamo battagliare con tre avversari, e quando capisce che non ci sono sbocchi scarica lungo con un fendente al proprio difensore, per riprendere il possesso sul lato dove c’è poca densità. Guardate infatti la panoramica: Sjoholm poteva scaricare facile e vicino al mediano, ma non lo ha fatto proprio perché ha scansionato lo spazio di fronte a sé intuendo che poi le tracce successive sarebbero state più semplici. Poi Simon è stato bravissimo a crederci e ad attaccare la porta, segnando un gol di rapina, ma la conoscenza dei flussi va stigmatizzata)

La decodifica diventa una costruzione autonoma, fidelizzata dentro le relazioni circostanti, che permettono la conquista di una o più tracce, anche senza il contatto fisico con la sfera. E’ questa la forma più alta del gioco. Pensateci.
Siffatte attitudini vengono in rilievo anche quando Sjoholm svolge funzioni diverse dall’esterno, che comunque – a mio giudizio – resta il suo ruolo naturale. Come infatti ho già anticipato, il n. 7 viene impiegato alle volte come punta centrale ibrida, quindi con funzioni diverse rispetto a un riferimento ordinario.
E ciononostante Simon riesce a essere brillante ed incisivo. Per esempio, nella partita contro il Goteborg dell’anno scorso, nella ripresa mister Miree gli ha chiesto di svilupparsi come terminale del tridente, con movimenti definiti: staccarsi dai due difendenti centrali per svolgere un lavoro di rifinitura.
Il ragazzo ha svolto questi compiti con notevole disinvoltura. Guardate questo assist, quasi da enganche sudamericano:

(il portiere lancia lungo e Simon al volo arpiona la palla con uno stop enigmatico, se la porta avanti e, annusato il movimento del compagno, lo serve nello spazio con un filtrante goniometrico)

Scusate lo svolazzo argentino, ma questa sequenza mi ricorda una milonga. E la differenza con il tango è sottile, perché la milonga ha un passo più marcato, predispone un invito necessitando di adattamento alle diverse caratteristiche del partner, così come Simon fa con il compagno che ha lanciato. Si è cioè adattato trovando con esso il punto di incontro (ricezione, movimento, spazio, intensità del passaggio).

Dicevo in apertura del suo ambidestrismo, che adesso però bisogna specificare; Sjoholm possiede una tecnica applicata di buon livello e una balistica impressionante, con una facilità di calcio che non è normale per l’età, soprattutto per l’uso assolutamente indifferente del destro e del sinistro, con egual efficacia e potenza.
In questo breve video, che racconta anche la sua enorme clinic finalizzativa, vi ho messo tre gol che racchiudono in un unico scorcio potenza, acrobazia, precisione e cattiveria creativa:

Sjoholm risulta poi molto abile nel gioco aereo, specie sulle situazioni di gioco offensive. Pur non essendo molto alto, possiede tempismo ed esplosività nello stacco.
Voglio chiudere l’anamnesi sulle attitudini offensive mostrandovi una intera panoramica delle sue giocate, che il padre del ragazzo ci ha gentilmente concesso di pubblicare:

Per quanto riguarda le abilità difensive, Simon è adeguatamente prestativo. Come detto, ha giocato infatti, all’occorrenza, come esterno a tutta fascia, ed in alcune situazioni addirittura da terzino destro, come contro il Malmo, nella finale del “Lomma Cup” o contro il Goteborg l’anno scorso, negli ultimi 20 minuti, palesando comunque un livello attenzionale adeguato.
Più che altro vanno raccontate le sue coordinate tattiche negli scenari difensivi, ben sapendo che Simon non è un certamente un difensore.
Ed allora, guardate queste due brevi sequenze:

 

Per quanto riguarda la fase di non possesso, Simon ha ancora qualche lacuna che riguarda essenzialmente il timing della pressione.
E’ senza dubbio un giocatore molto generoso, lotta su tutti i palloni, ma probabilmente è il rovescio della medaglia della sua supremazia caratteriale e fisica, perché l’eccessiva esuberanza alle volte va calmata, e quindi ritengo che in questa specifica attitudine Sjoholm debba migliorare.
Ci sono poi situazioni dove Simon esagera in eccessive finezze stilistiche, anche se probabilmente dipende un po’ dalla immaturità dei suoi 14 anni; niente di trascendentale, ma se la giocata naif è efficace è un conto, se non riesce è un altro.

Giungo così alle conclusioni, partendo da un assunto di massima che è un po’ – se vogliamo – il suo tratto distintivo primordiale, ossia la testa, la mentalità. Simon è certamente un leader tecnico e temperamentale, perché trascina i compagni con la sua cattiveria agonistica e con la sua voglia di determinare. Lo ritengo quindi già abbastanza strutturato mentalmente.

Pur avendo piena coscienza dei suoi mezzi, vorrei trovasse l’umiltà per capire che deve ancora crescere e migliorare, cioè percepire il quid richiesto per aumentare le frequenze.

Quanto ai contesti tattici, come abbiamo visto, Sjoholm è flessibile e multidimensionale: può giostrare in tutte le funzioni offensive, e quindi come esterno alto o punta centrale nel 4-3-3, come attaccante globale nel modulo a due punte (4-4-2 o 4-3-1-2), o ancora come terminale, ala, e sotto-punta di movimento nel 4-2-3-1.

Il mio punto di vista, però, al momento è più definito, nel senso che per come ho inteso la sua meccanica il suo vestito è quello dell’esterno offensivo di un tridente, o a destra o sinistra non importa, purchè parta largo per sfruttare le sue poderose coordinate funzionali: sulla base delle situazioni del momento (o della partita in sé), infatti, Sjoholm potrà isolarsi in ampiezza, su entrambe le fasce, ricercando sistematicamente l’1 vs 1, oppure entrare dentro il campo, in zona rifinitura, sul piede invertito (e non), per alimentare le sue doti tecniche e condizionali, oltre che balistiche.
E’ però importante che lo si lasci libero di assecondare il suo istinto animale, ricordando che al di là di tutto la peculiarità più stupefacente della sua ancor breve carriera è la disinvoltura, la noncuranza con la quale fa sembrare facile giocate impossibili, come fosse guidato da un corpo che, quasi senza saperlo, lo porta dove vuole.

Analisi finale

Punti di forza: tecnica individuale e funzionale, fisicità, dribbling e scarti (1 vs 1), attacco della profondità, capacità condizionali, senso del gol, temperamento, balistica, movimenti/smarcamenti, gioco aereo.
Punti di debolezza: deve migliorare nei tempi di gioco, nel timing della pressione e degli interventi difensive, nelle letture, e nell’irruenza.
A chi somiglia: Adama Traorè
Valutazione: 3,5/5

 

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