Samuel Sarudi: talento slovacco classe 2006

INFORMAZIONI: Samuel Sarudi

Nome: Samuel Sarudi
Ruolo: Trequartista/mezzala
Data di nascita: 26/01/2006
Altezza: 165 cm.
Piede: Destro

Samuel Sarudi

A cura di Christian Maraniello

Il calcio non è un vocabolo, ma un vocabolario. E’ con questo trip che voglio portarvi all’interno della maieutica di Samuel Sarudi, trequartista d’alta avanguardia del MSK Zilina, che mi ha colpito per la sua capacità innata di decifrare il gioco.

Osservandolo attentamente mi sono immerso nella sua meccanica ambiziosa, che in una certa misura un po’ disturba, perché Sarudi sa osare polverizzando la minaccia dell’egotismo, rendendo la propria esperienza un osservatorio per esaminare, dentro di sé, profondità emozionanti.

E voglio dirvelo senza troppe circonlocuzioni: in questi anni di scouting ho faticato a trovare ragazzi di 14 anni in grado di esercitare una così potente attrazione tecnica, dentro le varie complessità situazionali.

Samuel quindi semplifica il flusso di gioco, generandolo con creatività e conoscenza, senza avere capacità condizionali impattanti od un atletismo selvaggio. Ecco perché voglio celebrare siffatta metodica: come infatti scriveva Sebastiano Vassalli (nel romanzo “Un infinito numero”, Einaudi 1999): “la realtà è sempre impresentabile; e l’arte esiste anche per questo scopo specifico, di renderla migliore e degna di essere raccontata”.

Prima però di addentrarmi nella narrativa del campo, fatemi dire due parole sul contorno che delimita la breve carriera di Samuel, giusto per percepirne lo storico: nasce a Myjava, una cittadina di circa 13.000 abitanti, capoluogo dell’omonimo distretto posta nella regione di Trencin, ed inizia a giocare nel club cittadino all’età di 7 anni, restandovi 4 stagioni.

Al compimento dell’undicesimo anno, l’accademy del MSK Zilina lo preleva, formandolo al suo interno, e dandogli anche la possibilità di cimentarsi con avversari più grandi. Il 15.9.2020, infatti, esordisce in Under 16, da sottoetà, contro lo Spartak Trnava, insieme al coetaneo Samuel Dikos, che ho già refertizzato giorni fa (leggi qui).

Sarudi è stato anche convocato al primo stage della nazionale slovacca Under 15, che si sta tenendo proprio mentre scrivo la presente scheda.

Caratteristiche tecniche e tattiche

Sono convinto che esistano talenti ontologicamente non classificabili in un cluster prestabilito, vuoi per le qualità complessive, vuoi per le posizioni occupate in campo.

Formalmente Sarudi è un “enganche” elegante, con l’arte innata dell’ultimo passaggio, ma è il linguaggio del corpo che lo qualifica, e nelle partite che ho visionato, già dal primo impatto capii che non avrei dovuto soffermarmi sul ruolo in sé, ma sull’influsso tecnico e cognitivo che sa imprimere dentro le singole parti del match.

D’altro canto, se accettiamo l’idea che i ruoli si sono ormai trasformati in posizioni e funzioni occupate, allora risulta più semplice capire il quadro entro cui Sarudi si origina e rigenera, attraverso sequenze di gioco create secondo estro ed istinto.

Vediamo in dettaglio le molteplici combinazioni di Samuel, analizzando poi le singole caratteristiche.

C’è, invero, una cartolina manifesto della sua “ludi artis”, che troviamo durante la partita contro il Banik Ostrava:

(osservate tutta l’azione, dal fallo laterale in favore del Banik: la palla viene immediatamente recuperata dallo Zilina ed il centrale difensivo, una volta orientatosi, supera la linea di pressione con un key-pass per Sarudi, il quale arpiona la palla, si gira e in un attimo serve un filtrante cosmetico per Dikos, che segna a tu per tu con il portiere)

In questa gif c’è tutto quello che viene chiesto nel calcio moderno: aggressione (o ri-aggressione immediata), passaggio-chiave difensivo per aggirare le linee di pressing, verticalizzazione clinica nella spazio, ed attacco della profondità; il tutto condensato in pochissimi attimi, che per gli avversari sono eterni e disarmanti, perché di difficile lettura, se non impossibile.

C’è però un momento impercettibile in cui Sarudi annusa l’attacco di Dikos, ed è qui che entra in gioco il linguaggio di cui parlavo prima: non sono gli occhi che vedono il compagno violentare lo spazio, ma la relazione animica che lega la condizione psicologica e corporea (anche tra i due) con il flusso. E quel trip lo si nota quando Sarudi purifica la palla con un saltello, si gira ed attacca il tempo di gioco, generandolo.

Per me questa è comprensione “sic et simpliciter”.

In un’altra situazione, sempre nella medesima partita, Samuel agisce da punta centrale associativa:

(bella combinazione di prima in ampiezza, con Dikos che scarica su Sarudi, spalle alla porta. Il n. 17 si gira, conduce a brevi passi la palla e serve un assist architettonico sempre per Dikos, che viene steso guadagnando un penalty)

Qui Sarudi implementa attitudini da attaccante centrale visionario, grazie ad una tecnica pittorica che gli permette di alterare tempo e spazio, creando il caos con il compagno, che con quello smarcamento ha originato la linea di passaggio, nel corto.

Sembra chiaro che Samuel Sarudi – pur non avendo doti atletiche e motorie di prim’ordine – sia sempre più avanti con il pensiero rispetto agli altri, contraddistinguendolo fortemente per il rapporto con il pallone, condotto con le carezze e scaricato con leggerezza quasi frustrante.

Contro il MSK Fomat Martin parte dalla propria metà campo, da una chiara funzione di intermedio:

(ricevuta palla poco prima del cerchio di centrocampo, inizia la sequenza offensiva incendiandosi in verticale, superando diversi avversari in loop, e servendo un filtrante cromatico che mette davanti alla porta il compagno)

Sarudi ha vezzeggiato con la palla per 6 secondi in verticale, generando una “sequence offensive” dal nulla, riuscendo ad entrare in zona rifinitura ed a liberare il compagno davanti al portiere.

Come fate a spiegare quella babilonia in corsa, contro tre avversari che ti chiudono a triangolo? Non potete. E non posso neanche io, perché è una giocata incomprensibile, futurista e reazionaria al tempo stesso, quasi inesistente: una “ghost track” che vuole costruire una traccia immediata intorno ad un vuoto.

Riguardatela se potete, perché una volta terminata la visione sarete voi in quel vuoto.

E dunque io credo che la sequenza che abbiamo appena visto sia uno scorcio che appartiene ad un’era diversa, e che ti fa pensare ad un’idea contrapposta da quella di un calcio dove la pochezza tecnica è legittimata dalla supremazia fisica.

Questo approccio non riesco a farlo mio, non mi appartiene proprio, ed in tal senso Sarudi mi ricorda moltissimo la cosmetica di Domenico Morfeo: un artista del calcio cerebrale, dentro ad un fisico minuto. Forse oggi dovremmo indentificarlo con Phil Foden, anche se il modello di riferimento di Samuel, come ci ha raccontato lui stesso, è Kevin de Bruyne.

Ma al di là dei modelli e paragoni una cosa è certa, e cioè che il calcio ha bisogno di chimica, di pittura, di affreschi, non solo di forza e gamba. Insomma, la velocità è certamente importante, ma necessita di qualcuno che sappia dilatarla, sprigionarla. In grado cioè di determinare come e quando attaccare la profondità in corto, in medio od in lungo (e non solo in zona rifinitura).

Guardate qui con quale raffinatezza crea una transizione attiva, disegnando una traiettoria nello spazio per Dikos:

(pettina la palla in corsa con l’interno piede, ed in una frazione di secondo, con la solita eleganza, trasmette un filtrante clinico)

Eccola la fase transizionale secondo il nuovo mantra delle concettualismo moderno, e Sarudi ne è il propulsore elettrico. Ma questo ragazzo possiede anche una signorìa tecnica, nel breve, che disorienta.

Vi faccio vedere due brevi video, contenente alcuni dribbling enigmatici, che hanno mandato gli avversari in analisi.

(calcio d’angolo a favore e Sarudi partecipa allo schema: prende palla, e con uno snatch infernale supera con un tunnel il difendente. Il susseguente cross viene recapitato in rete).

(conduce palla da mezzala sinistra, poi si infuoca con un tunnel guadagnando un vantaggio posizionale, che riattiva con altri due dribbling accarezzando la palla con il destro e con il sinistro. Sarudi poi subisce fallo ma non si scompone, ed anzi cadendo a terra scarica al compagno con una sofisticatezza estenuante. Guardate la sua arte mentre porta palla: bocca aperta ad inalare ossigeno, testa alta e radar longitudinale sempre acceso)

Questa è tecnica individuale ed applicata, ossia nozioni complementari che vanno circoscritte all’interno delle scelte singole, che generano a loro volta vantaggi funzionali o posizionali.

Samuel Sarudi conosce le dinamiche di gioco anche nelle fasi di consolidamento puro, non violento. Utilizza cioè la sua intelligenza decisionale per governare lo sviluppo in porzioni di campo che per lui sono noiose.

In questo filmato Sarudi agisce come un classico regista:

(come vedete, Sarudi danza con la palla, e poi scarica per una combinazione in mediana sul terzo uomo che fa da vertice. Quando il pallone gli ritorna indietro, un po’ sporco, lo pulisce, si orienta, e con una finta di corpo tribale elude l’avversario, e poi trasmette in ampiezza)

E’ spettacolare il modo in cui Sarudi riesca a lavorare mentalmente su diverse linee, mettendosi in gioco a seconda del momento e dello spazio occupato. Inoltre disorienta gli avversari con finte di corpo che sembrano “menzogne legali”, come le chiama Massimiliano Bellarte.

Peraltro Sarudi l’ho visto anche adeguatamente prestativo nella fase di non possesso, ed in particolare nel tempo di pressione.

Voglio farVi vedere questa breve diapositiva, contro il Zeleziarne:

(il difendente avversario scarica sul mediano il quale non brilla nel primo controllo, ma il tempo di pressione di Sarudi è perfetto. Ruba la palla, supera in dribbling l’altro centrale con un’altra finta di corpo, e pettina in rete di precisione)

E’ però solo un assaggio di quello che dovrà interiorizzare nel corso della sua carriera. Bisogna infatti precisare che Sarudi, nella fase del pressing, è più che altro un giocatore posizionale, che non possiede ancora quei work rate atletici che comunque servono. Diciamo che predilige più l’ostruzione delle linee di passaggio, che la guerra fisica.

E d’altra parte, si è già detto che il talento slovacco non ha qualità condizionali di alto livello, anche se di fatto, specie nel breve, ha un buon cambio-passo. Ma non è certamente la forza il suo punto nodale, ed inoltre è un brevilineo, tra l’altro neanche troppo compatto e muscolare, quindi va in difficoltà nel contrasto uomo su uomo.

Samuel deve anche migliorare nelle letture, specie sulle palle inattive. Qui vi mostro una breve tracciante eloquente, contro il Fomat Martin:

(su calcio d’angolo avversario, Sarudi legge male la traiettoria del cross, consentendo all’avversario di calciare a rete)

Questo video chiude la parte tecnica della presente relazione ed introduce quella conclusiva, che però riprende il trip di apertura, sul calcio inteso come vocabolario, e non come vocabolo.

Ora, nel caso di Sarudi l’assunto dovrebbe essere un po’ più chiaro, perché per come l’ho percepito egli è una sorgente di gioco in divenire. Ogni situazione apre possibili scenari, come le singole voci di un vocabolario che si aprono e si sviluppano sotto forma di giocata.

Sarudi è un giocatore affascinante proprio perché la sua comprensione si attiva in dipendenza dei movimenti avversari, del loro modo di pressare o difendere, innescando quelle sinapsi che gli consentono di leggere i momenti in cui si creano gli spazi.

Ritengo quindi che Samuel possa e debba giocare in qualsiasi tipo di contesto tattico, purchè non lo si imbrigli entro posizioni precostituite, ma lo si lasci libero di esprimere le sue qualità tecniche e cognitive secondo il proprio istinto.

Ovvio che Samuel dovrà ancora crescere, sia a livello fisico che motorio, e non solo per migliorare la fase di non possesso, ma soprattutto perchè gioca in un campionato di seconda fascia, dove l’intensità è commisurata a quei parametri di riferimento.

Però ritengo che l’imprinting sia quello dell’alto lignaggio, pertanto se la Vostra ricerca è orientata verso giocatori che sappiano governare i vari flussi di gioco, le sequenze, allora questo ragazzo è – e dovrà essere – un candidato molto serio.

Poi sugli spazi da occupare dipende sempre dal gioco stesso e – ripeto – dalle sue letture. Come abbiamo visto, agirà come trequartista d’assalto o di regia quando la situazione lo richiederà, oppure come punta associativa, come esterno ibrido (alla Bernardo Silva, per capirci), od ancora come mezzala di possesso in una sorta di “sweeper position”.

Ma il flash che ho in testa è vederlo – un domani – come vertice basso di una mediana a 3, anche se andranno chiaramente messe in ordine tutte quelle funzioni che servono per padroneggiarne le dinamiche globali.

Il calcio continua ad appartenere ai calciatori, ai loro piedi ed alla loro testa, che sia scegliente, pensante o concludente, ma pur sempre libera ed autonoma.

Guai a non rispettare questo principio cardine, altrimenti avrete (ed avremo) sempre più soldati incarogniti dai binari codificati, a discapito dei giocatori come Samuel Sarudi.

Analisi finale

Punti di forza: comprensione del gioco, tecnica funzionale ed applicata, dribbling, visione di gioco, cambio-passo, assist, intelligenza tattica e decisionale, personalità, tempo della pressione, balistica.
Punti di debolezza: deve irrobustirsi, migliorare nei principi del pressing, nel gioco aereo e nelle letture difensive.
A chi somiglia: Phil Foden

Valutazione: 3,5/5

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