Melvin Koliqi: talento albanese classe 2006

INFORMAZIONI: Melvin Koliqi

Nome: Melvin Koliqi
Ruolo: mezzala sinistra/destra, regista
Data di nascita: 01/11/2006
Altezza: 172 cm.
Piede: Destro

Melvin Koliqi

A cura di Christian Maraniello

Il vocabolario di Melvin Koliqi parte da una locuzione che riporta ad una idea di calcio dinamica ed evoluta: “lettura del gioco e dei giocatori”.

E’ da questo parametro che inizia il focus di oggi, concentrato sul centrocampista multidimensionale dell’IFK Goteborg Under 15, che ho analizzato in questi giorni proprio per tale attitudine, che mi pare molto sviluppata.

La metodica di Koliqi – e di riflesso (ma soprattutto) del club dove gioca – mi hanno ricondotto idealmente ad uno studio di Edgar Morin, dal titolo “Le sept savoirs nècessaires à l’èducation de futur” (Raffaello Cortina Ed., 2001), dove il sociologo francese spiega che alla base dell’insegnamento devono esserci “principi di strategia che permettono di affrontare i rischi, l’inatteso e l’incerto, e di modificare l’evoluzione grazie alle informazioni acquisite nel corso dell’azione. Bisogna apprendere a navigare in un oceano d’incertezze attraverso arcipelaghi di certezze”.

Questo forte richiamo alla sistematica formativa ed all’importanza della conoscenza (anche pregressa), le ho percepite come direttrici metodologiche del club svedese, attraverso proprio l’osservazione di Koliqi (e qualche giorno fa di Lion Beqiri).

Chiaramente non è semplice, da video, calibrare un metodo di lavoro e proiettarlo sulla meccanica del giocatore in sé, e nello specifico di Melvin, ma d’altra parte è mia profonda convinzione (sebbene un po’ illusoria) che lo scouting debba cambiare registro, svilupparsi cioè attraverso forme più analitiche di anamnesi, perché – parafrasando ancora E. Morin – un calciatore non può essere valutato come uno strumento “ready made”, che si può cioè impiegare senza esaminarne la natura.

Data l’età non ci sono molte notizie sul background del ragazzo: Melvin infatti nasce ad Alingsas (da una famiglia di origini albanesi) e la sua storia calcistica inizia a soli 4 anni, nel club “Holmalund”, quando poi arriva nel Goteborg, all’interno del quale sta maturando un proprio pensiero tecnico, che in un certo senso lo avvicina al suo modello di riferimento, che è Kevin De Bruyne.

Caratteristiche tecniche e tattiche

Melvin Koliqi è un centrocampista versatile, dinamico, con postura elegante, che agisce come intermedio o vertice basso di una mediana a tre, assicurando più che buoni parametri nella costruzione del gioco, nonché adeguate garanzie nella fase di non possesso.

Melvin è alto 1.72 ed ha una struttura tonica; da video appare classificabile come normotipo, con muscolatura discretamente sviluppata negli arti superiori e trofica in quelli inferiori.

Possiede una più che buona mobilità tibio-tarsica ed articolare, a cui combina una adeguata elasticità muscolare.

Inoltre rivela buona forza atletica, sa portare e reggere il contrasto, anche se vorrei vederlo maggiormente intenso, ed è adeguatamente potente nella corsa, sia in lungo e sia nel breve, assicurando una buona forza resistente.

La sua duttilità risiede nelle molteplici funzioni che sa maneggiare all’interno del gioco; parlo proprio di intelligenza decisionale e tattica che ha sviluppato nel corso degli anni, visto che ha giostrato in molteplici ruoli: per esempio, contro il Brondby giocò difensore centrale, mentre contro il Brommapojkarma venne impiegato, negli ultimi minuti, come sotto-punta (cambiando peraltro l’inerzia della partita).

Chiaramente la presente relazione prenderà in esame quelle che sono le sue dinamiche principali, come centrocampista di lettura e relazionale, che interviene nei vari flussi di gioco generando sequenze di alto pregio espressivo.
Partirei dal suo principale pensiero tecnico, ossia la meccanica a due tocchi, che sembra implementare in molte situazioni di gioco.
Guardate questa breve gif, contro il BK Hacken:

(la palla circola sul centro destra, dove c’è densità. Koliqi, con il n. 6, entra in zona centrale e si orienta oltre la linea di pressione, offrendo appoggio. Ricezione palla e filtrante d’esterno-piede nello spazio, in corto-medio, per Beqiri, che poi andrà a segnare)

Il modello a due tocchi in linea di principio consente di attirare o far scappare l’avversario, per attaccare il tempo di gioco, nello spazio creatosi.
Osservate infatti la postura dei difendenti nel momento in cui Koliqi riceve la palla: non sanno cosa fare e così indietreggiano (perché è più semplice, forse), con Melvin che ha già pensato al passaggio in profondità, guadagnando spazi decisivi.
Koliqi ha – di fatto – creato un vantaggio funzionale nel momento in cui ha interpretato la funzione per la progressione sequenziale.
Non sottovalutate poi la simbiotica della trasmissione di Melvin: è il concetto di “pass appreciation”, nell’accezione riportata da Thiago Alcantara, in una recente intervista del 24.2.2020 (https://www.independent.co.uk/topic/bayern-munich). L’ho vista e percepita esattamente così, cioè attraverso la conoscenza vista nella duplice accezione, di gioco prima, ma soprattutto dei compagni. Koliqi ha aggredito il tempo con una corretta lettura degli spazi, e lo ha fatto con intensità e perfezione clinica, verso cioè l’area del piede forte di Lion Beqiri.
E’ questo l’incipit di apertura: leggere il gioco e leggere il giocatore.
Non c’è individualismo nella sua metodica, ma relazioni, da intendersi come la capacità di completarsi nel collettivo, modificandosi dentro i flussi, come per esempio accaduto contro l’Ois:

(fase di possesso razionale del Goteborg. Koliqi posizionato largo a sinistra scarica semplice e poi capisce di non servire, e si alza. Osservate il play, Thoresson, numero 8, che scavalca gli avversari in conduzione creando un vantaggio posizionale, che sfrutta con la profondità di Koliqi a sinistra. Il n. 6 è bravissimo ad attaccare la profondità, entrare in area e servire l’assist decisivo)

Ecco dove risiede la flessibilità di Koliqi, che si orienta in zone di campo liquide senza troppe menate preconfezionate, ma seguendo istinto e creatività ambientale.
Il suo gioco è quindi molto relazionale; sembra vivere dentro i movimenti degli altri giocatori, manifestandosi poi con le scelte. Ecco cosa mi interessa studiare: la natura dei profili dentro il gioco, con le loro interazioni, non certo le misurazioni dei metri percorsi. Interpretarli, capire perché eseguono una o l’altra scelta, in rapporto allo scenario ecologico ed animico.
E d’altro canto sono proprio le decisioni autonome che qualificano i ragazzi con feedback di alta levatura; poi chiaro, in un secondo momento subentrano l’estetica, la didattica, oltre a quell’intelligenza che va comunque celebrata.
Proprio con riferimento a siffatto work rate fatemi dire una cosa: si può giocare in maniera intelligente anche senza toccare palla. E’ una scelta anche quella. E Melvin in tal senso assicura capacità significative. Vi faccio vedere una sequenza di gioco, dove Koliqi ha deciso l’inerzia dell’azione senza avere mai avuto il controllo del pallone, ma solo – appunto – del gioco.

(Oliver Thoresson apre il gioco con un passante che taglia orizzontalmente il campo per Beqiri, il quale riceve in ampiezza. Osservate Koliqi cosa combina con la sovrapposizione)

In definitiva, è fondamentale capire questo aspetto: concentratevi sul momento in cui Beqiri (il n. 10) riceve palla ad inizio flusso; annusa la sovrapposizione di Koliqi e, prima ancora di vederla, la utilizza per (immaginare e) generare quelle tre tracce successive, che poi portano al gol. Il movimento di Melvin ha ingenerato il dubbio al difendente in una situazione di 2 vs 1, facendogli perdere quella frazione di secondo che ha causato il flusso successivo.
Saper giocare senza palla aiuta anche – e soprattutto – quando gli spazi non esistono, e poiché bisogna trovarli ecco che i flussi, come ad esempio i tagli, servono a questo scopo, per esempio se il possessore ha i tempi di gioco. In questa traccia, contro il BK Hacken v’è una chiara testimonianza, che un po’ ricorda l’azione vista sopra:

(la palla è gestita da Thoresson che apre il gioco su Beqiri. Guardate Koliqi, con il 6, che decide di non essere il destinatario, avendo già visto l’orientamento del passaggio, ed anzi disegna una traccia interna, che permette al compagno di entrare dentro il campo e generare una sequenza pericolosa)

Altro discorso sono le peculiarità psico-attitudinali di Melvin Koliqi, che sono interessanti in rapporto all’età di riferimento. Intanto partirei dalla sua capacità percettiva “pre-visiva” dentro la complessità situazionale. Qui in realtà entrano in gioco anche diverse strutture pertinenti alla panoramica ambientale ed alla tecnica ambiziosa del ragazzo, ma guardate contro il Gais cosa succede:

(fallo laterale gestito male dal Goteborg, perché la palla viene riconquistata dal Gais, che tuttavia ricerca un cambio-campo errato. Il difendente del Goteborg chiude ed il pallone arriva a Koliqi, il quale senza pensarci lancia il compagno in profondità, che poi realizzerà un gran gol)

Durante il caos di questa azione, potrete notare come Melvin non perda mai la bussola, ed anzi è già visivamente proiettato a quando entrerà in possesso del pallone. E’ questo momento che fa la differenza, perché il lancio clinico è solo una conseguenza, così come l’attivazione della transizione attiva.
Prestate poi attenzione al linguaggio del corpo, che a questa età resta una discriminante non indifferente. Melvin, infatti, mi pare comunichi con un canale prettamente motorio, percependo i movimenti – suoi e dei compagni – intuendo anche le traiettorie del pallone.
Ho anticipato, prima, che il talento di Alingsas di base si muove prima degli altri, ed in un certo senso ritengo che – quantomeno in alcuni frangenti – si avvicina ad essere identificabile come un centrocampista potenzialmente cinestetico. Contro il Brommopajkarna vi faccio vedere un tracciante al riguardo:

(l’azione è confusa e Koliqi è consapevole che lì non serve. Così fissa la palla e quando essa arriva al suo compagno, n. 9, si incendia perché capisce che deve attaccare lo spazio frontale e così fa. Anticipando l’allungo, ha guadagnato un vantaggio funzionale, che è stato premiato dal n. 5. Koliqi poi, nell’azione, è molto bravo nell’eseguire una pausa tecnica con uno “step-back”, che gli serve per intravedere il rimorchio sul lato opposto. Il cambio-campo conseguente, sul lato debole, è perfezione goniometrica)

In questa breve azione Melvin è entrato violentemente nelle moderne concezioni transizionali: intuito, istinto, attacco della profondità con i tempi giusti, pause tecniche “di scopo”, cambi-campo sul lato debole, creazione dell’1 vs 1.
Anche contro l’Ois, dove giocò vertice basso (play) di una metrica a 3, ha dato sfoggio delle sue notevoli abilità a crearsi duelli partendo largo, pettinando la linea laterale, dove spesso si rifugia per poter infiammarsi in tracce solitarie:

(Koliqi viene servito a sinistra, riceve e si incendia dentro il campo, saltando due avversari insieme, poi un terzo che riesce a rovinargli la sequenza. Melvin recupera, riattivando una nuova traccia di gioco)

Koliqi, come vedete, riesce a lavorare mentalmente ed aerobicamente su diverse linee ed altezze, mettendosi in gioco a seconda dello scenario e dello spazio occupato; disorienta gli avversari con finte di corpo, sguscia attraverso pertugi che non esistono, e non si ferma davanti ad ostacoli più o meno competitivi.
Diciamo che la sua notevole capacità di trasformarsi in molteplici funzioni gli permette, per certi versi, di saldare “estetica” e “didattica” per sovvertire le rigide sovrastrutture tattiche, anche se va detto che alle volte diventano un fardello, perché si tramutano in errori anche macroscopici.
E, per quanto sia fisiologico lo sbaglio, data l’età di riferimento, non bisogna però silenziarli.
Koliqi, infatti, in certe situazioni ha dimostrato di non aver ancora interiorizzato appieno certe frequenze di gioco specifiche, che pertengono più all’eccesso di fiducia nelle proprie qualità che non all’egocentrismo tipico dell’età; fiducia che, però, può determinare un abbassamento della soglia attenzionale.
Voglio mostrare, al riguardo, una gif contro l’IF Ojersjo, dove Melvin, da mezzala destra, ha esagerato nella confidenza, perdendo tempi e soprattutto il governo della palla, così consentendo agli avversari una transizione passiva terminata con un gol:

 

(Il portiere, Linus Dahlgren, para un tiro da fuori e rilancia con le mani verso Koliqi, il quale arpiona senza guardarsi intorno, ma fidandosi della sua tecnica e fisicità. Manca quella cattiveria nella protezione, che causa la perdita della palla)

La crescita passa anche attraverso la conoscenza dell’errore, anzi più precisamente tramite la coscienza di esso. E’ un percorso di apprendimento in continua fluttuazione, che esige il rispetto dei ruoli e dei tempi di gestione interna. Per cui non mi preoccuperei più di tanto, anche se ovviamente dipende solo da lui.
Per quanto concerne la fase di non possesso, Melvin è discretamente performante, specialmente nel tempo della pressione e nella schermatura delle linee di passaggio.
EccoVi una track-list che ho creato su alcune partite:

Una fattispecie di norma poco analizzata nelle anamnesi giovanili è il passaggio dalla fase di non possesso a quella transizionale, proprio (ed anche) attraverso il pressing. Per carità, è un flash modernista al cui interno possono entrare diversi fattori e concetti (che qui non interessano), ma è comunque doveroso segnalare una certa solidità di Melvin in questa meccanica.
Per esempio in questa partita (contro l’Ois) ci sono state diverse situazioni di questo tipo, ma la più eloquente è questa:

(la palla viene gestita dal portiere avversario che inizia la costruzione. Guardate la postura di Koliqi: non appena il pallone arriva alla mezzala, lo attacca con il timing corretto anche servendosi del raddoppio di Thoresson, il quale rientra nel possesso. Melvin però è già proiettato sopra la linea di pressione avversaria, ed infatti viene servito con un bel key-pass, che apre ad un nuovo flusso pericoloso in zona rifinitura)

Un aspetto dove Koliqi deve ancora migliorare molto sono le letture strettamente difensive. Nelle partite analizzate non l’ho visto sempre attento a gestire le sequenze avversarie, nelle zone ad alto rischio.
Per esempio, nel gol del momentaneo 1-0 del Brommapojkarna, Melvin legge male l’azione offensiva, non seguendo da dietro l’esterno a rimorchio:

(attacco della profondità del n. 9, che appena entra in area crossa per l’esterno sul lato debole, che da solo realizza con molta facilità. Koliqi, come è agevole osservare, non ha visto l’uomo che arrivava da dietro, pur avendo spazi e tempi per una panoramica)

Questo video chiude la parte tecnica della presente relazione ed introduce quella conclusiva, che in un certo senso richiama il prologo di apertura.
Ora, nel caso di Koliqi l’assunto dovrebbe essere un po’ più chiaro, perché per come l’ho interpretato è una sorgente di gioco.

Sa difatti essere un centrocampista sobrio, ma anche visionario, con un vocabolario che si apre e si sviluppa sotto molteplici forme.

Melvin è un giocatore aperto proprio perché la sua comprensione si genera in dipendenza dei movimenti ambientali, e quindi non solo dei compagni ma anche degli avversari, innescando quelle sinapsi che gli permettono di leggere i momenti della partita.

C’è poi da capire il suo vestito, se cioè vuole specializzarsi in funzioni definite o meno. Come detto, infatti, Koliqi giostra sia come interno che some play, di una mediana a tre.
Se devo dire la mia, lo preferisco decisamente come intermedio, perché può così sfruttare le sue buone capacità condizionali, tecniche e soprattutto cinestetiche. Nulla poi vieta di provarlo, un domani, anche come trequartista spurio, ibrido, cioè sviluppabile in zone di capo liquide, e su diverse altezze.

Quanto agli scenari tattici, non credo ci sia molto da dire: può e deve giocare in qualsiasi tipo di contesto, purchè non lo si imbrigli entro posizioni precostituite, ma lo si lasci libero di esprimere le proprie qualità secondo istinto e creatività.

E’ chiaro che Koliqi dovrà ancora crescere, sia a livello fisico che motorio, e non solo per migliorare gli aspetti evidenziati sopra, ma soprattutto per il contesto, dove l’intensità è commisurata a quei parametri di riferimento.
Ma l’imprinting è quello dell’alto lignaggio, pertanto se la ricerca è orientata verso giocatori che sappiano governare i vari flussi di gioco, allora questo profilo è un candidato molto serio. Sugli spazi da occupare dipende sempre dal gioco stesso e dalle molteplici letture che ne saprà trarre lui stesso.

Il calcio continua ad appartenere a loro, ai calciatori, ai loro piedi ed alla loro testa, che sia scegliente, pensante o concludente, ma pur sempre libera ed autonoma.
Come scrivo spesso, guai a non rispettare questo principio, altrimenti creerete sempre più soldati incarogniti dai binari codificati, a discapito dei giocatori interessanti, come appunto Melvin Koliqi.

Analisi finale

Punti di forza: comprensione del gioco, tecnica applicata, visione di gioco, intelligenza tattica e decisionale, personalità, tempo della pressione.
Punti di debolezza: deve irrobustirsi, migliorare nelle letture difensive, nel gioco aereo, nel ricercare la conclusione.
A chi somiglia: Sasa Lukic
Valutazione: 3/5

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