Mateusz Legowski: talento polacco classe 2003

INFORMAZIONI: Mateusz Legowski

Nome: Mateusz Legowski
Ruolo: Mediano, centrocampista centrale
Data di nascita: 23/01/2003
Altezza: 186 cm.
Piede: Destro

Mateusz Legowski

A cura di Christian Maraniello

Lo screening di oggi è focalizzato su un centrocampista open space, che ho studiato nella nazionale polacca under 17, di cui è perno: Mateusz Legowski.

A dir la verità non è esattamente un nome nuovo tra gli osservatori internazionali, tanto è vero che fu una delle prime scommesse, l’anno scorso, di Pablo Longoria, quale responsabile tecnico del Valencia (ora appena passato al Marsiglia), che lo ha acquisito in prestito con opzione di acquisto.

Legowski, infatti, fu uno dei protagonisti della stagione agonistica del 2018, con il Pogon Stettino (dove gioca anche il fratello gemello Lukasz che ricopre il ruolo di portiere), che ha chiuso la lega nazionale con un terzo posto importante, a pari punti con i più quotati ragazzi del Lech Poznan.

Mateusz, a proposito della esperienza con il Valencia, ha dichiarato che il soggiorno in Spagna è stata un’esperienza fantastica per me. Sento di aver imparato molto negli ultimi sei mesi, sia in termini di sport che di vita. Se non fossi stato a Szczecin allora, probabilmente non avrei nemmeno giocato a calcio oggi. E certamente non sarei in questo posto. Devo molto a tutti i trainer che mi hanno aiutato a svilupparmi ogni giorno.  Durante una delle partite internazionali mi sono ritrovato nel quaderno degli scout del Valencia. Dopo qualche tempo, ho ricevuto un invito alle prove, a cui ho partecipato insieme a Filip Balcewicz e Hubert Turski. Sono venuto, mi sono presentato e due mesi dopo mi è stato chiesto se avrei voluto unirmi permanentemente al team. Ho esitato un pò, ma alla fine ho detto di sì” (www.pogonszczecin.pl, del 18.3.2020).

E pensare che Legowski, solo quattro anni fa, giocava ancora in un club dilettantistico, nel “Uks Gol Brodnica”. Poi, all’età di tredici anni, è cambiato tutto con la decisione di trasferirsi a Stettino con il fratello Lukasz, unendosi nella squadra della Pomerania occidentale.

Qui il duro lavoro e gli enormi sacrifici lo hanno rafforzato globalmente, tanto da renderlo in breve tempo un punto di riferimento tra i 2003 nel suo ruolo – che poi vedremo essere liquido, e non definibile a priori – che gli sono valse le chiamate nella nazionale giovanile (è stato punto fermo dell’under 15 e 16, ed ora in under 17), nonché, appunto, in uno dei club più prestigiosi in Europa.

Caratteristiche tecniche e tattiche

E’ difficile identificare Legowski in una categoria formale, visto che i ruoli non esistono più, ma anche perché la sua metodica di gioco è – come ho anticipato in apertura – letteralmente open space, intendendo con ciò rimarcarne la sua fluidità cognitiva, ma soprattutto meccanica in porzioni di campo molto vaste.

Chiaro che però poi un minimo lo devi anche fotografare negli spazi occupati, sia nella fase di costruzione/invasione, che in quella di non possesso, per cui a bocce ferme (concedetemi il ritorno al passato) accettate la codifica di mediano a 2, nel 4-2-3-1, quantomeno nelle partite visionate, con plurime interpretazioni alle funzioni di volta in volta esercitate, secondo le sue reazioni mentali e relazionali del momento.

E non sottovalutate troppo quest’ultimo concetto, che va allargato sino a ricomprendervi la parte animica vera e propria, ossia la condizione psicologica e corporea quali parti integrante della prestazione di ogni calciatore.  

Dicevo della sua liquidità condizionale che, come a breve noterete, lo porta a diventare nelle varie situazioni di gioco un calciatore globale, aiutato certamente anche da una struttura fisica impattante e da una intensità di gioco e motoria performanti, con i pari età.

Voglio allora cominciare l’analisi con alcune diapositive, che fanno comprendere la sua intelligenza tattica (tout court) ed occupazionale, all’interno di quel modulo preciso.

(guardate dove si trova Legowski, con il n. 6: in fase di prima costruzione dal basso si allarga nella posizione di terzo difendente destro, formando una linea difensiva a 3).

(qui ho voluto il fermo-immagine sulla sua posizione da lavagnetta, come mediano a 2 nel chiaro 4-2-3-1, in una fase di transizione. Legowski è segnalato con il mouse)

Soffermiamoci un attimo sulla prima diapositiva, che a mio parere è un po’ il suo manifesto di gioco: la sua capacità di galleggiare fuori e dentro dal campo, garantisce quelle pozioni di calcio evoluto che ammiriamo in alcuni trainer visionari; la prima costruzione bassa di una linea a 4 si trasforma a 3 grazie al suo movimento in ampiezza, per offrire una linea di passaggio ed il prosieguo dello sviluppo.

Addentriamoci più in dettaglio su questo work rate avanguardista, ed osservate questi brevi traccianti che ho selezionato durante la partita Macedonia-Polonia del 9.10.2019:

(giropalla dal basso, si nota che il terzino destro si alza, mentre Legowski da una posizione centrale va ad occupare lo spazio largo appena lasciato libero. Lo sviluppo prosegue, mentre il n. 6 rientra dentro il campo chiamando palla per lo sviluppo successivo)

(costruzione a 3, ancora con Legowski, che si apre favorendo il giropalla difensivo alto. Questo consente ai terzini di alzarsi in zona rifinitura, ma soprattutto abbassa gli avversari, liberando il n. 6 che è bravissimo a condurre palla in verticale, negli half spaces, creando una sequenza offensiva)

 In quest’ultima azione, Legowski ha orientato la costruzione abbassandosi sulla linea difensiva in ampiezza, generando da solo l’invasione violenta in zona rifinitura, creando così i presupposti di una possibile finalizzazione (poi non avvenuta). E’ un chiaro esempio di intelligenza decisionale, quale specificazione di quella tattica che ho appena accennato sopra.

Ma restando in tema di sviluppo-gioco, Mateusz ha interiorizzato altre metodologie spazio-tempo, e qui certamente conta anche l’organizzazione del collettivo.

In questo breve filmato Legowski prende una decisione diversa da quelle che abbiamo analizzato poc’anzi, e quindi non si allarga, ma aggredisce lo spazio, con l’aiuto del compagno di mediana:

(Mateusz riceve palla dal fallo laterale e la scarica, poi parte in verticale nello spazio, salvo poi ricomparire. Offre quindi appoggio, chiamando il pallone con veemenza, che poi gira al difendente, senza forzature)

Come vedete, Mateusz sa governare il consolidamento, sebbene con una propensione più razionale, e non verticale. Questo è un po’ un suo limite, se vogliamo, specie in zone di campo poco pericolose, ma che sappiamo poter diventare di fuoco se – appunto – incendiate con filtranti a superare la prima linea di pressione.

In queste metodiche Legowski è ancora poco performante a mio avviso, ed è un peccato perché dal punto di vista meramente tecnico è un giocatore che comunque possiede una buona padronanza dei fondamentali.

Sotto questo aspetto, infatti, nulla quaestio, perché il talento polacco garantisce una più che buona visione di gioco, anche periferica, sia in corto e sia in medio-lungo. Contro la Norvegia ha governato l’architettura con attenzione didattica e tempi di gioco fluidi:

(ho preso come esempio qualche apertura goniometrica, anche con il piede debole)

Tecnica e spazi, però, vengono in rilievo quando Mateusz decide di attaccare la profondità. Ecco che in questi casi diventa impattante, aiutato certamente da una fisicità selvaggia, e dando l’idea di essere un giocatore con comprensione del gioco di buon livello.

Ho selezionato alcuni brevi filmati:

(sul rinvio del portiere avversario, la Polonia recupera palla in mezzo al campo, e Legowski con lo strappo in verticale genera la transizione attiva e viene servito. Il difendente macedone però lo accompagna molto bene limitandone la profondità, sicchè è costretto a pettinare la palla con la suola in attesa della combinazione, che poi arriva).

(bel controllo orientato di Mateusz in mezzo al campo, e trasmissione rapida, con attacco della profondità che però non viene premiata. L’azione prosegue con una bella combinazione palla avanti-palla indietro tra gli esterni, con Legowski che è rimasto come terzo uomo offensivo. Viene infatti servito e scarica di prima nello spazio, con un tocco elettrico).

Quanto mi piacciono questi attacchi senza palla invasivi a disordinare le strutture avversarie, pur partendo da una posizione piuttosto definita. E’ questa la parte più difficile da capire, perché un mediano, nell’accezione classica, difficilmente lascia la posizione per aggredire gli spazi. Trattasi, in definitiva, di atteggiamenti propositivi, istinto, sinapsi chimiche che Legowski possiede e mette al servizio dei compagni.

Aggiungo che quei tocchi con la suola, o quella pettinata di prima nello spazio, denotano anche una certa lucidità tecnica, intesa come capacità di corrispondere con chiarezza ad esigenze interpretative e percettive.

Veniamo ora alla fase di non possesso, che nella metodologia di Legowski non è del tutto meccanizzata a dovere, secondo me. Di norma il tempo della pressione è corretto, specie quando la lettura è univoca, e qui vi faccio vedere un esempio:

(l’azione offensiva della Polonia viene chiusa con un rilancio sulla punta macedone che combina di prima creando una transizione, ma Legowski, come vedete, si incendia chiudendo la ripartenza in velocità, e con forza fisica)  

In questa azione Legowski ha dimostrato tutta la sua potenza condizionale ed atletica, andando ad uccidere una transizione negativa. Ma come dicevo prima, la lettura in questo caso è abbastanza semplice perché è una situazione in cui devi per forza reagire in quel modo.

Il problema sorge quando le letture diventano più impegnative, e qui secondo me Legowski deve migliorare ancora.

Guardate questo filmato:

(l’azione avversaria si sviluppa in ampiezza, quando la palla entra dentro il campo, con buone combinazioni. Legowski è tagliato fuori da ogni trasmissione, errando nella lettura predittiva, ossia nel capire che la palla sarebbe potuta arrivare al n. 10 avversario, che infatti senza pressione è libero di calciare)

Faccio fatica ad accettare la mancata pressione di Legowski in questa situazione di gioco, soprattutto perché, se osservate bene, sono ben due i macedoni che si infilano tra le linee, con Mateusz piatto che osserva il susseguirsi dell’azione.

E’ anche vero che è stata l’intera fase difensiva ad aver letto male le combinazioni, ma ciò non toglie l’errore di concetto che è anche individuale.

Arriviamo quindi alla conclusione di questa analisi facendo il consueto punto prospettico, che stavolta voglio aprire attingendo ad una celebre frase di George Braque: “contentiamoci di far riflettere, non cerchiamo di convincere” (in Quaderni 1917-1947).

Ed allora, io credo che Legowski sia un centrocampista funzionale in scenari di gioco piuttosto versatili, pertanto non mi fossilizzerei tanto sui modelli conservativi o transizionali, moderni o preistorici, quanto piuttosto sulle posizioni da occupare.

Ho cercato di far notare la sua liquidità nel calpestare porzioni di campo piuttosto aperte, per cui lo vedo utilizzabile in ogni funzione, ma con una precisazione molto importante, secondo me, e cioè che non si debba destrutturare la sua forte personalità, affidandogli compiti precostituiti.

Legowski, infatti, è un leader comunicativo e reattivo nelle varie fasi di gioco, e quindi va implementato tenendo in debito conto questo growth mindset, che molte società ricercano.

Poi, sul campo, per come lo abbiamo visto e capito, può agire come centrocampista di copertura pura o di regia (in una mediana a due), così come in una sorta di deeper position in un 4-3-3 moderno e verticale, ma sempre all’interno di funzioni reagenti e pensanti insieme.

Chiaramente deve migliorare e lavorare sui limiti che ho analizzato brevemente sopra, però ritengo che bisognerà capire l’evoluzione principalmente sistemica del polacco, prima di avanzare ipotesi di proiezioni nel professionismo, sebbene le carte in mano le abbia tutte per portare a casa l’intero malloppo.

Analisi finale

Punti di forza: Fisicità, personalità, tecnica funzionale, visione di gioco, capacità condizionali, intelligenza tattica e decisionale, aggressività, principi di pressione immediata.
Punti di debolezza: Può migliorare nel gioco aereo, nel tempo del pressing, nel forzare la giocata, nel provare la conclusione personale.
A chi somiglia: Emre Can
Valutazione: 3,5/5

(Fonte foto: Instagram)

 

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