Mark Deda: talento albanese classe 2004

INFORMAZIONI: Mark Deda

Nome: Mark Deda
Ruolo: Centrocampista centrale
Data di nascita: 02/01/2004
Altezza: 180 cm.
Piede: Destro

Mark Deda

 A cura di Christian Maraniello

Scriveva Georg Simmel, due secoli or sono: “le possibilità dell’uomo sono sconfinate, ma anche, ciò che sembra contraddirlo, le sue impossibilità. Tra l’infinito che egli può e l’infinito che non può, si trova la sua patria” (in Diario Postumo).

Questa breve salmodia del noto filosofo berlinese è il prologo introduttivo all’analisi odierna su Mark Deda, centrocampista albanese del 2004, nato in Grecia (ad Ermoupoli, isole Syros), che ho conosciuto quasi per caso, durante la partita Albania-Lituania Under 16, disputata poco prima del lockdown.

Dovevo infatti studiare attentamente un altro giocatore, ma già al primo impatto con la palla, ho capito che Mark Deda poteva entrare senza problemi nel nostro database.

Deda ha giocato come mediano a 2, all’interno di un 4-2-3-1 abbastanza fluido, con due esterni a piede invertito, un trequartista sull’ultimo terzo, e Neziri (leggi qui) come riferimento offensivo.

Prima però di procedere con il suo screening devo dare conto del suo storico: Mark Deda, infatti, inizia a giocare molto presto, a soli 5 anni, in Grecia, nell’Ajax Akademie Syros. All’età di 10 anni si traferisce, con i genitori, in Germania ed inizia una nuova avventura, dapprima nella società Oberrad 05, e dopo 3 anni passa all’Eintracht Francoforte (precisamente dal 01.07.2017), dove cresce di livello, sino ad approdare anche in nazionale.

Caratteristiche tecniche e tattiche

Se Vi piacciono le categorizzazioni formali, allora Deda lo identifico come un mediano cognitivo d’impostazione, orientato ad un governo iterativo dello sviluppo-gioco, che interpreta attraverso una visione longitudinale di buon livello.

Fatta questa preliminare definizione, devo ora refertizzarlo fisicamente, perché il nativo di Syros possiede una struttura elastica proporzionata, nonché una intelaiatura aerobica e motoria ben sviluppata, con postura coordinata ed elegante.

Si nota da subito la raffinatezza del suo stare in campo, sebbene non sia comunque un atleta con capacità condizionali effervescenti; diciamo che ha gamba funzionale quel tanto che serve alla sua maieutica di gioco razionale e cerebrale, come dicevo in apertura.

Da questo punto di vista, voglio farVi vedere due brevi traccianti, per stigmatizzarne l’intelligenza calcistica, anche posizionale:

(su rilancio immediato del portiere avversario, in una situazione di potenziale pericolo transizionale, Deda scappa indietro offrendo una soluzione al proprio portiere, che lo serve di testa. Il n. 6 controlla con tranquillità nonostante sia sotto pressione, e con la stessa calma scarica sul centrale).

(ancora su rilancio del portiere avversario, è bravo Zabeli a scaricare al volo su Deda, che è ben posizionato pochi metri più avanti, esegue un controllo corretto e trasmette in ampiezza, per lo sviluppo offensivo)

In quest’ultimo video si nota come Deda esegua a dovere gli insegnamenti canonici, che ti permettono di capire la disposizione sulla terza linea – compagni ed avversari – per orientare il lato del gioco dove c’è meno densità, al fine di liberare frontalmente l’esterno, consentendo così duelli selvaggi in 1 vs 1.

Un altro esempio di questo tipo lo vediamo in questa breve diapositiva, dove troviamo un po’ tutti i trip: posizionamento, presidio, sagacia, visione, tempi.

(Deda offre la traccia al proprio portiere, poi controlla, conduce e serve Halilaj in ampiezza, che così può puntare l’uomo creando la babilonia offensiva)

Giocare pensando significa però anche evitare di portare avversari a casa propria, e Mark Deda ha interiorizzato queste scienze tattiche quasi impercettibili, subacquee, ma fondamentali per ogni moderna filosofia di gioco.

La dottrina ci costruisce ore ed ore di webinar dedicati, sicchè Voi chiamateli come volete, ma per me sono dettagli che fanno la differenza. Osservate attentamente.

(Simoni, il portiere, prende palla ed attende il movimento dei compagni. Deda con il n. 6 lo vediamo arrivare, salvo poi fermarsi per non far avvicinare l’avversario diretto alla propria area. L’azione prosegue e l’Albania perde palla, ma non in zona rifinitura passiva, con riallineamento collettivo. Non c’è pigrizia nel suo fermarsi, ma alta avanguardia cognitiva).

Parlavo della sua forma di gioco, che non è forzata né labirintica, ma più cerebrale, ed una diapositiva esemplificativa la troviamo qui: 

(la palla viene recapitata a Cereni, l’11, che la lavora e la trasmette a Deda, il quale disconnette l’avversario con una finta di corpo, liberando campo per lo sviluppo successivo, che decide di portare in consolidamento)

Guardare in faccia gli avversari diretti, ti fa capire se potrai contare sui compagni negli spazi avanti, condividendo palla (magari) in ampiezza, oppure temporeggiando per far prendere loro fiato, guadagnando un fallo o rallentando.

Anche i tempi di pressione, nella fase di non possesso, sono qualificanti nell’anamnesi di un centrocampista d’ordine, e devo dire che Mark è validamente performante, sia nell’ostruire le linee di passaggio e sia nell’aggressione alta.

(il centrale avversario esce in conduzione, e Deda attende quella frazione di secondo necessaria per riuscire a schermare ed ostruire la traccia di passaggio, creando una nuova sequenza offensiva).

(qui Deda governa le spaziature, e poi aggredisce il portatore palla, sradicando con forza il pallone e scaricando largo per il nuovo sviluppo offensivo).

Deda però commette ancora qualche errore tecnico, ma secondo me è più questione di eccessiva fiducia nei propri mezzi, che altro; cosa che invero non è neanche così negativa, in realtà, se ci pensate bene.

(Deda appoggia la sequenza offensiva, ma sbaglia a scaricare nello spazio, di esterno)

Quanto agli scenari tattici, io credo che Deda sia sviluppabile non solo come mediano a 2, ma anche come vertice basso di una mediana a 3 (dove probabilmente garantirebbe maggior livelli prestazionali), oltre che come intermedio di possesso.

E’ chiaro che la funzione in sé non è semplice, anche perché – oltre alla tecnica ed alle conoscenze – devi saper gestire umanamente il rapporto umano con i tuoi compagni, soprattutto facendoti carico di responsabilità atroci come quella di scegliere la sequenza giusta, o più prosaicamente la nota da mettere sullo spartito.

Ma io credo che conoscere il proprio ruolo dentro il contesto, significa non perdersi nella contemplazione di sé stesso e del proprio ego.

Certo, il vero Mark Deda probabilmente non l’abbiamo ancora visto, ed in un certo senso è un po’ come averlo osservato con una lente sporca od opaca.

Pertanto – e torno al prologo di apertura di Simmel – restano ancora incerte le sue reali prospettive, soprattutto sulla sua capacità di compiere quel quid, quel salto di livello che serve per entrare nell’elite.

Analisi finale

Punti di forza: tecnica, controllo palla, visione longitudinale, conduzione palla al piede, personalità, intelligenza calcistica, cognitività, scelte efficaci, timing del pressing.
Punti di debolezza: deve irrobustirsi, migliorare nel gioco aereo, essere più proattivo nell’appoggiare l’azione offensiva, e provare maggiormente la verticalizzazione negli spazi.
A chi somiglia: Igor Zubeldia
Valutazione: 3/5

(Fonte foto: Instagram)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *