Luka Mlakar: talento sloveno classe 2006

INFORMAZIONI: Luka Mlakar

Nome: Luka Mlakar
Ruolo: Punta centrale
Data di nascita: 27/04/2006
Altezza: 180 cm.
Piede: Entrambi

Luka Mlakar

A cura di Christian Maraniello

In questo inizio di stagione postpandemico, l’Under 15 del NK Domzale – una delle migliori accademy slovene – sta distruggendo tutti gli avversari incontrati, anche grazie all’apporto violento di un attaccante che in sole 5 partite ha realizzato ben 17 reti: Luka Mlakar.

Dopo Warren Zaire-Emery e Seydou Fini, inseriamo nel nostro database un altro 2006, che al momento sta dimostrando di avere attitudini interessanti, quantomeno – il caveat è doveroso – in un campionato non di alto livello.

Ma se resta obbligatorio contestualizzare la presente anamnesi, non va nemmeno sottaciuta la prospettiva, se consideriamo la fascia di età di Mlakar, particolarmente critica visto che si comincia a pensare ad una dimensione più adulta, dove l’abbandono della teenage angst diventa prioritaria per tutti.

Vedremo più avanti, specialmente nelle mie consuete conclusioni, alcuni passaggi che considero fondamentali per la crescita calcistica del profilo che vi presento oggi.

Tornando in tema, come ben sapete, in Slovenia gli Under 15 vengono composti da un girone “zahod” (lo trovate qui), dove gioca il NK Domzale, nonchè ad esempio l’Olimpija Ljubljana, e da un girone “vzhod” (che potete visitare a questa pagina), all’interno del quale vi sono, tra le altre, il Maribor, Aluminji e il Rudar Velenje.

Data la fascia di età, non si hanno notizie particolari di Luka Mlakar: nasce a Ljubljana il 27.4.2006 ed inizia a 7 anni a giocare per il NK Domzale, dove si fa tutta la trafila a suon di gol. I suoi punti di riferimento sono Cristiano Ronaldo ed il fratello, Jan (classe 1998), anch’egli punta centrale, che peraltro ha trascorsi in Italia, nella Fiorentina Under 19, ed in Premier, con il QPR ed il Brighton (attualmente è al Maribor).

Caratteristiche tecniche e tattiche

Luka Mlakar è un attaccante centrale di struttura, dotato di personalità (è il capitano della squadra), elevate capacità condizionali, forza fisica, e con spiccate doti realizzative.

Non aspettatevi, quindi, una punta cosmetica, con postura elegante e con una tecnica individuale d’avanguardia. Non lo è, o quantomeno non lo è ancora, sebbene vi siano piccoli scorci di erudizione qualitativa, come vedremo a breve.

A livello tattico agisce come riferimento nel 4-2-3-1 (che diventa anche 4-3-3) di mister Mile Stankovic, dove garantisce adeguati principi di gioco spalle alla porta, movimenti liquidi anche in ampiezza, ed un attacco della profondità impattante.


(Mlakar è individuato con il mouse, in questa ripartenza attiva, nel chiaro modulo disegnato dallo staff sloveno).

Al momento, quindi, tutta la sua meccanica è caratterizzata dal dominio atletico che esercita sugli avversari, direi anche con modi differenti, se consideriamo che Luka, nelle partite che ho analizzato, ha refertizzato due assist ed una percentuale molto alta di passaggi completati (oltre ai numerosi gol segnati).
C’è quindi anche un pensiero tecnico nella sua maieutica, nonchè una adeguata visione di gioco e dei suoi tempi, che però vanno – ripeto – contestualizzati.
Dicevo degli assist, a cui aggiungerei anche un certo flusso di gioco, che possiamo notare in due azioni che ho estrapolato durante l’ultima partita di campionato, contro lo Jadran Dekani (dove peraltro segnò ben 5 reti):

(Mlakar, che si è abbassato nella propria metà campo, combatte con il difendente vincendo il duello, e successivamente sradicando la palla all’altro avversario in raddoppio, servendo poi un filtrante architettonico, di sinistro, per Karahodzic che conclude a rete)

(il 9 si abbassa, riceve palla e di forza esce dalla guerra servendo in ampiezza il compagno, chiamando la profondità: Mlakar, servito di prima, aggredisce lo spazio ed entra in area servendo un laser pass perfetto per Hamulic, che segna)

Queste due sequenze sono un pò il manifesto della sua interpretazione offensiva globale, che di fatto racconta un lignaggio offensivo ovviamente solo in divenire: nella prima diapositiva c’è la potenza, la generosità, e la lettura spazio-tempo con cui annusa la profondità del compagno, che serve con un laser-pass sofisticato di sinistro; nella seconda c’è il gioco spalle alla porta, la cattiveria agonistica, la ricerca della collaborazione, la gamba per entrare nella assist zone e l’altruismo.
Sono le due fasi delle moderne concezioni: riconquista e transizione attiva, che Mlakar però elabora attraverso concetti suoi propri, che pertengono principalmente ad una discreta base associativa, che salda attraverso una forza atletica dirompente.
Un altro esempio di passaggio violento da una fase all’altra lo vediamo contro il Rudar Velenje, dove Mlakar, con la collaborazione di Ivano Cancar, è proattivo nell’annusare la sequenza offensiva.

 

(Cancar aggredisce l’avversario, recupera palla e immediatamente serve un filtrante nello spazio per Mlakar, che supera il portiere e deposita in rete)

E’ dunque questo il suo approccio principale, che con i pari età utilizza in modo quasi schernente, perché in sole 5 partite di campionato ha messo a referto ben 17 reti, molte delle quali con una signature move che vi voglio mostrare:

(possesso palla in ampiezza, con il terzino che annusa la traccia di Mlakar in profondità, che si libera con un movimento direzionale, ed a tu per tu con il portiere lo supera agevolmente)

 

(lancio perfetto del difensore centrale, per Mlakar che è partito sul filo del fuorigioco, ed è riuscito a proteggere con il corpo il ritorno dell’avversario, stanandolo con malizia e superando poi il portiere in 1 vs 1)

(riconquista palla e lancio immediato per il n. 9, il quale si incendia in campo aperto beffando il portiere di sinistro)

Queste reti dimostrano come Mlakar sia particolarmente attivo come terminale di aggressione, fidelizzando movimenti particolari, quasi subacquei, che lo rendono difficilmente marcabile.
E’ il timing dei movimenti che lo rendono doppiamente devastante in profondità, perché è decisivo, il più delle volte, per poter guadagnare quello split determinante nella c.d. golden zone.
Peraltro è sempre attento ad osservare le azioni dei compagni, per essere poi letale sotto porta, grazie a quella naturalezza mentale con cui legge le varie situazioni in divenire, secondo una interpretazione predittiva che mi pare stia sviluppando con il tempo.
Ecco una breve dimostrazione:

 

(l’esterno sinistro basso anticipa l’avversario e conduce palla per 40 mt, con una bella azione personale sul binario. Arrivato a ridosso dell’area, serve un bel filtrante teso per Mlakar che di prima, in corsa, insacca).

Per il vero, Luka, garantisce varietà differenti in zona finalizzativa. Contro il Koper, ad esempio, ha segnato con un gran tiro da fuori area, mentre contro il Krka in tap-in e su colpo di testa su palla inattiva, con un ottimo tempismo. Vi mostro quest’ultimo gol, che a mio avviso è stato di gran fattura:

(su corner, Luka stacca di testa con i tempi perfetti, e insacca nell’angolino)

Sul gioco spalle alla porta, e di riflesso sulle sue basi associative, ho già abbozzato qualcosa en passant poco sopra, quando ho parlato di “pensiero tecnico”, che dunque adesso va un attimo specificato.
Intanto bisogna dire che Mlakar non ha quella padronanza dei fondamentali che gli permetterebbe migliori basi nel gioco collaborativo. In tal senso ho notato che il primo controllo non è sempre corretto, e sappiamo bene come esso, il più delle volte, sia considerato come peccato cristiano, specie tra i didattici da bar. Per carità, è giusto stigmatizzare gli errori nei controlli o nel predominio, ma attenzione a non scavalcare la complessità situazionale (imprevedibile).
Inoltre, a mio avviso, sono ancora troppo poche le sequenze in cui, dal nulla, anticipa il flusso creando l’occasione da sé: contro il Rudar Velenje ha dato un assaggio di quello che deve e può fare a livelli diversi.
Guardate:

(ricezione in corsa, due passi in conduzione e sterzata contro il difendente, con tuonata sulla traversa)

Questa brevissima azione è il mantra dell’attaccante moderno. E’ una ballata che simula una bellezza incompleta (la sterzata e la bomba sulla traversa); incompleta si, ma coraggiosa. D’altro canto, pensare ad un’idea di bellezza assoluta mi fa pensare ad un canone reazionario, e quindi non mi interessa, perché cerco l’ostinata ricerca del rischio, e Luka deve essere proiettato dentro questi binari, se vuole emergere fuori dal calcio sloveno.

Parlavo prima di lacune tecniche, e bisogna però confermare che Luka riesce normalmente a colmarle con una metodica più sobria, chiedendo aiuto alla sua dirompente fisicità. Diciamo che ha interiorizzato, secondo me in maniera inconscia, il c.d. problem solving: là dove non arriva con la tecnica, si serve della forza che salda con trasmissioni razionali e non sofisticate.

Quindi, per concludere sul punto, Mlakar nell’associativo non è ancora performante a livello meramente tecnico, bensì più a livello funzionale; cosa comunque non da poco.

Quanto alla fase di non possesso, Luka è un giocatore discretamente proattivo. E’ generoso, anche se non sempre i tempi di pressione sono corretti, visto che sovente corre a vuoto. Però, in linea di massima, garantisce comunque la guerra, i duelli spalla a spalla, uscendo sovente anche vincitore.

Giungo così alle consuete conclusioni partendo da un assunto che trovo perfetto: “non si può toccare l’alba se non si sono percorsi i sentieri della notte” (Kahlil Gibran).
E dunque, Mlakar è un attaccante che deve crescere senza dubbio a livello di intensità di gioco e di frequenze decisionali, cercando anche di aumentare quella comprensione del gioco che permetterebbe alla sua meccanica di divenire più fluida, per non restare sempre castrato nel recinto dell’esuberanza atletica.

Un consiglio indiretto che dò al ragazzo ed al club di appartenenza, è quello di promuoverlo in Under 16, per farlo giocare con avversari più grandi. Restare in questa categoria, contro giocatori che ti fanno solo il solletico non giova a nessuno; a lui in primis, ma anche al contorno.

Poi due considerazioni a chiudere: eviterei, intanto, la ricerca di alchimie tattiche entro cui può giostrare. Di fatto, Mlakar è funzionale in ogni scenario e contesto, però ciò che conta davvero è la reale prospettiva del ragazzo, che a mio parere resta buona, sebbene necessiti, ribadisco con forza, di alzarsi di livello.

L’auspicio, che diventa anche una curiosità personale, è di vederlo in nazionale, dove secondo me sarà uno dei perni della categoria 2006 (che si giocherà il posto presumo con Marcel Petrov dell’Olimpja Ljubljiana, e Adin Jahic del Rudar Velenje).

La seconda, e chiudo, è una osservazione più liquida e riguarda chi avrà il compito di seguirlo nella sua crescita. Mlakar è certamente una punta torrenziale, ma si sta sviluppando secondo caratteristiche specifiche, per questo l’augurio è che chi lo allenerà in futuro non ne storpi le sue attitudini, per assecondare determinate filosofie teoriche.
Voglio dire: capisco bene l’appeal visionario, e d’altra parte è il motivo per cui hanno un certo seguito, tra i filosofi del diritto calcistico, tutte quelle discussioni pitagoriche sui pregi di una filosofia piuttosto che di un’altra. E questo va anche bene, perché leggo sempre volentieri, per imparare, chi insegna calcio sui libri o nei rotocalchi di qualunque specie.
Però poi non bisogna sconfinare, perché io credo che siano i ragazzi che determinano il flusso del gioco (cercando vantaggi, ad esempio), non il contrario o (peggio) gli allenatori, che in queste fasce di età hanno un compito più empatico e di onde relazionali, che teorico e pratico, poi.
Sbaglierò sicuramente, ma la penso così.

Analisi finale

Punti di forza: fiuto del gol, attacco della profondità, accelerazione palla al piede, tecnica funzionale, balistica, movimenti pluridirezionali, gioco aereo.
Punti di debolezza: primo controllo palla, intensità di gioco, continuità, pressing, tecnica individuale.
A chi somiglia: Robert Bozenik
Valutazione: 3/5

(Fonte foto: Instagram)

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