Juan Sebastian Peñaloza: 2000 – Colombia

Nome: Juan Sebastián Peñaloza Ragga
Ruolo: Ala destra/sinistra
Data di nascita: 03/05/2000
Altezza: 172 cm
Piede: Sinistro

BIOGRAFIA

La storia di Juan Sebastián Peñaloza sembra essere tratta da un romanzo sudamericano, una vita quella del miglior giocatore classe 2000 della Colombia, segnata dalla povertà e dalle sofferenze.
Nato Quibdó, fu partorito in casa dalla madre, tra gli asciugamani e due secchi di acqua tiepida; Luz Helena, mamma del ragazzo, ha praticamente cresciuto da sola Juan, lo dimostra anche la registrazione del nome del figlio all’anagrafe, che doveva essere Juan Sebastián Rodríguez Peñaloza, ma poi il cognome paterno è scomparso, c’è chi dice a causa di un errore del notaio comunale, probabilmente invece è stata una scelta voluta.
Juan si trasferì a Medellin all’età di 4 mesi con i genitori e i tre fratelli, si stabilirono nel “barrio” Mirador de Calasanz (il 13° distretto di Medellín), non fu una scelta, ma fu l’unica opzione. Un quartiere dove la violenza intimidisce, genera nostalgia e produce silenzio. Qui ha imparato a giocare a calcio sul campo di Blanquizal, un pezzo di terreno con la sabbia che, a quel tempo, con le forti piogge, si trasformava in una grande pozzanghera di fango. Juan dopo scuola (frequentava la Camilo Mora Carrasquilla) andava sempre a giocare a pallone fino a tarda sera, inseguendo il sogno di diventare un calciatore. Spesso la madre, molto arrabbiata per i ritardi del ragazzino, doveva andarlo a riprendere al campo (anche per portarlo al sicuro) e non di rado era costretta a metterlo in punizione. “Non colpirmi ai piedi che altrimenti non posso più giocare. Castigami, sì, ma non colpirmi ai piedi “, diceva sempre Juan alla mamma pronta a punirlo, consapevole il ragazzino della sua mancanza e disposto ad assumersi le conseguenze.
Un giorno, mentre era a letto, arrivò da lui la madre disperata ed in lacrime, era il 27 febbraio del 2013, il fratello maggiore, Walter di 16 anni, era stato ucciso. Da quello che si può sapere, pare che il fratello, andando a trovare la fidanzata con un amico, passò per una zona “off limits”, inaccessibile per un sedicenne. Ancora oggi non si conosce bene il motivo dell’assassinio e chi è stato l’esecutore del reato.
“Ha attraversato un confine invisibile”, la voce che si diffuse nel quartiere. Il dolore fu così duro, che per diversi mesi, Juan Sebastián indossò le cuffie del telefono cellulare che sua madre gli aveva dato per ascoltare la musica composta da suo fratello. Perché, mentre Juan realizzava gol, Wálter improvvisava, inventava e si divertiva con la rima delle parole, creava una sorta di rap che gli dava molta soddisfazione.
Dopo questo triste evento, Juan Sebastián non fu più lo stesso, iniziò seriamente ad avere paura del contesto dove si trovava, ricordava le continue raccomandazioni che la madre faceva a lui e ai suoi fratelli. “Dove vai così, non arrivare in ritardo a casa, vedi quello che è successo a tuo fratello per non aver preso in considerazione le raccomandazioni!”
Dopo quella volta Juan disobbedì solo quando andò a comprare la torta per il suo 14esimo compleanno, che però portò a casa, mangiandola in compagnia dei cari. “La vita lo ha colpito, ci ha colpiti, ma abbiamo cercato di andare avanti”, dice Luz Helena quando si riferisce a quella zona della città dove gli uomini hanno il potere e le donne, il carattere.
Fortunatamente le cose sono migliorate, sia nel quartiere, che è diventato un po’ più vivibile, sia, soprattutto, in famiglia. Infatti Juan è entrato a far parte, nel ruolo di ala destra, dell’Independiente Medellín (la squadra per cui tifava il fratello, Juan tifa invece per il Naciònal), dove rappresenta senza dubbio il fiore all’occhiello dell’intero settore giovanile, a tal punto da diventare la “stella” delle varie selezioni nazionali dei “Cafeteros”. Nell’ultimo Sudamericano Sub 17, ha messo ha segno 3 reti in 9 presenze, mentre nel successivo mondiale di categoria, disputato lo scorso anno in India, Peñaloza è stato il miglior marcatore della squadra con 3 reti in 4 gettoni di presenza.
Ogni volta che segna Juan dedica il gol al fratello, mantenendo la promessa fatta davanti alla sua tomba, che se un giorno fosse diventato professionista o meno, i suoi gol sarebbero stati dedicati a lui. (tratto da Caracol Radio)
“Sebastián è un ragazzo che, nonostante le difficoltà che ha vissuto come famiglia e nella sua comunità, si distingue per i suoi valori. È intelligente, ha una buona testa e sa quello che vuole. Il calcio e lo studio sono le sue priorità “, così lo descrive Alejandro Restrepo, allenatore del club antioqueño dell’Estudiantil, dove Peñaloza ha giocato (e vinto molto) prima di trasferirsi all’Indipendente dopo l’ultimo Sub 17.
“Il calcio lo rafforza, gli impedisce di smettere di lottare per raggiungere i suoi obiettivi”, continua orgoglioso del “suo” ragazzo, Alejandro Restrepo (da non confondere con Orlando Restrepo, selezionatore della nazionale Sub 17 colombiana). (tratto da elespectador.com)

CARATTERISTICHE TECNICHE E TATTICHE

Juan Sebastián Peñaloza è principalmente un’ala destra (anche se nel club di appartenenza è stato impiegato anche da punta centrale), molto veloce, “esplosiva”, reattiva, abile nell’uno contro uno ed in possesso di buone capacità balistiche e senso del gol; sa rendersi spesso pericoloso con conclusioni dalla media-lunga distanza.
E’ un elemento in grado di fare la differenza sulla sua corsia di competenza, puntando frequentemente in dribbling i suoi dirimpettai, facendosi trovare pronto nel momento della finalizzazione. Conosce i movimenti giusti per sorprendere alle spalle i difensori avversari e in campo aperto è quasi immarcabile con le sue prepotenti accelerazioni palla al piede.
Mostra già una certa maturità nel gestire il suo ruolo in campo, come ci tiene a dire il suo ex tecnico Alejandro Restrepo: “Cura bene entrambe le fasi. E’ bravo nell’uno contro uno e fa anche un sacco di gol, ma non per questo non s’impegna nelle coperture”.
Fisicamente massiccio, resiste bene ai contrasti, anche in virtù del suo baricentro basso. Non è molto alto, ma nonostante questo si fa rispettare nel gioco aereo, grazie alla sua notevole elevazione.
Tatticamente è perfetto per svolgere l’esterno offensivo di un 4-2-3-1, ma anche l’ala destra di un 4-3-3, posizione che gli consente di accentrarsi ed andare al tiro con il piede mancino (anche con il destro non è poi così male).

ANALISI FINALE

Punti di forza: Tecnica, dribbling, velocità, senso del gol.
Punti di debolezza: Maggiore continuità nell’arco dei 90 minuti, gestendo meglio e sue forze.
A chi assomiglia: David Neres
Valutazione: 3,5/5

(Fonte foto: www. colombia.as.com)

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