Fabio Chiarodia: talento italiano classe 2005

INFORMAZIONI: Fabio Chiarodia

Nome: Fabio Cristian Chiarodia
Ruolo: Difensore centrale
Data di nascita: 05/06/2005
Altezza: 186 cm.
Piede: Sinistro

Fabio Chiarodia

 A cura di Christian Maraniello

Nell’ultimo periodo ho osservato con attenzione il progetto difensivo della nazionale Under 15 di Mister Panico, ed uno dei prodotti della nuova genesi federale è senza dubbio Fabio Chiarodia, che peraltro gioca in Germania, nel Werder Brema.

Si hanno poche notizie sullo storico del ragazzo, se non che pare essere nato in Germania, dove ha giocato nel Vfl Oldenburg prima di vestire la prestigiosa maglia bianco-verde, e che sia piuttosto introverso. Ne discussi anche con Giacomo Marconi, suo compagno di nazionale, che in occasione della nostra chiacchierata tecnica (leggi qui) mi ha riferito che è proprio forte e mi piacerebbe giocarci contro. Mi ha impressionato”.

Fabio Carodia, nonostante i suoi 15 anni, interpreta il ruolo mescolando la tradizione della scuola italiana con l’innovazione europeista, che sta letteralmente trasformando tutte le funzioni classiche del difensore centrale. In tal senso, ciò che (mi) affascina sono le sue letture delle situazioni di gioco, che attua con padronanza delle dinamiche spazio-tempo.

Peraltro, guardandolo di primo acchito pare una belva preistorica, tanto che ti aspetteresti un marcatore selvaggio sull’uomo; invece – pur essendo comunque bravo nella marcatura – è un difensore più sofisticato, che sta interiorizzando conoscenze evolute delle funzioni principali, come oggi richieste.

Caratteristiche tecniche e tattiche

Fabio Cristian Chiarodia è un difensore centrale moderno, di piede mancino (che gioca sul centro sinistra), dotato di struttura fisica notevole, forza atletica, doti condizionali e qualità tecniche (individuali e funzionali), che gli consentono di essere prestativo nella costruzione dal basso.

Parlavo però in apertura di letture e conoscenze, da intendersi – quantomeno nel mio trip metodologico – come fonti gerarchiche superiori da cui partire per l’analisi globale; concetti, questi, che sono accessori all’azione difensiva strictu sensu, che a sua volta si divide in diretta ed indiretta.

Chiarodia è molto abile nel leggere entrambe le configurazioni: in quella diretta, infatti, riesce sovente ad attaccare l’offendente con i tempi giusti, valutando le condizioni ottimali di spazio (si pone vicino al diretto avversario) e di tempo (l’intervento sulla palla).

(qui notiamo come Chiarodia, sul rilancio del portiere avversario, attacca alto l’offendente, anticipandolo con il petto)

(anche in tal caso, Fabio valuta correttamente le dinamiche spazio-tempo per l’anticipo, ed il successivo scarico verticale)

(guardate come aggredisce altissimo, addirittura in prossimità dell’area avversaria, consentendo così una nuova sequenza offensiva, e guadagnando un corner).

Come vedete, la sequenza di step risulta efficace: presa di posizione, pulizia degli interventi, postura coordinata ed elegante, tempi corretti.

Chiarodia poi, come dicevo, è altresì valido nella condotta indiretta, perché sa percepire quando mancano i presupposti ideali per l’aggressione diretta sull’attaccante, così modificando la postura e scegliendo la copertura degli spazi o il rallentamento della sua azione, ove possibile.

(Chiarodia ha valutato bene l’impossibilità di poter procedere con l’anticipo, ed osserva l’offendente accompagnandolo).

In questi scenari c’è tutto quello che viene chiesto oggi dalle moderne filosofie, ma vi dirò di più: la marcatura preventiva e la lettura predittiva sono nozioni complementari all’efficacia dell’azione difensiva, ma senza la disponibilità di Chiarodia a leggere in anticipo ciò che avviene in campo non ci sarebbe la possibilità di prevenirne gli effetti.

Ecco dove risiede la modernità di questo talento.

Guardate ancora questa breve traccia contenente diverse azioni difensive, che dimostrano come Fabio sia perfettamente orientato alle odierne innovazioni:

(L’Italia perde palla in zona rifinitura, così la Finlandia ricerca la transizione immediata. Guardate con il cursore del mouse la posizione di Fabio, che è molto alta e prova l’anticipo senza forzare. La palla viene poi riconquistata dagli azzurri che la riperdono, ma a quel punto c’è già stato il riposizionamento difensivo: il pallone viene trasmesso sull’attaccante e Chiarodia non forza l’anticipo perché ha valutato che mancano le condizioni, sicché lo fissa accompagnandolo e rallentandone l’azione).

Un difensore che in passato ha dimostrato di possedere una notevole capacità di lettura del futuro preventivo è stato Nesta, ed ecco perché quando ho visto per la prima volta giocare Chiarodia, in nazionale, ho subito pensato all’accostamento con questo magnifico difendente.

E’ solo un paragone, e come tale prendetelo, però trovo sia stimolante riuscire ad annusare le capacità di concepire, nei ragazzi così piccoli, scelte comportamentali immediate da cui far discendere poi i tipi di azione da intraprendere. E come tale, il talento del Werder Brema pare stia masterizzando questi pattern mentali subacquei.

Parliamo adesso della costruzione dal basso, partendo da un breve ripasso del fondamentale di nuova genesi: lo scopo, come noto, è quello di aprire spazi da sfruttare dietro la prima linea di pressione.

E’ una regola d’ingaggio visionaria, cioè sfruttare la forza dell’avversario a proprio vantaggio: però, poiché lo spazio è nella metà campo nemica, si parte anche dal retropassaggio al portiere, per fissare gli aggressori (andare indietro per andare avanti).

Analizziamo alcune diapositive-video di Chiarodia, perché in queste attitudini è particolarmente performante.

(consolidamento del possesso difensivo, Domanico trasmette a Chiarodia che riceve con il destro, si orienta posturalmente, e trasmette di sinistro un laser pass architettonico, sulla seconda linea 15 mt più avanti).

Quella che avete appena visto è, a mio parere, la trasmissione-manifesto della nuova concezione, perché non c’è uno schema preordinato, ma una scelta interpretativa del singolo in base alla lettura situazionale.

La cosa che mi incendia – e sul quale difficilmente transigo quando parlo di calcio – è il coraggio, che significa anche andare a scoprire cosa succede al di là delle ultime linee. Chiarodia, come si vede in quest’ultimo video, accetta il rischio dell’errore (che comunque non commette), perché i vantaggi di una trasmissione riuscita, in quella zona e con quei tempi, sono maggiori rispetto agli svantaggi.

Filosoficamente possiamo quindi definire quel passaggio come una possibilità in divenire che si regala al compagno ricevente; manipolando la pressione avversaria con quel laser pass, lo catapulti negli spazi in espansione frontale, con evidenti benefici anche di superiorità numerica.

Ma non è sempre rose e fiori, però, e difatti – restando in tema di rischi – lo sbaglio è dietro l’angolo:

(giropalla con pressione posizionale avversaria: Chiarodia forza la trasmissione cercando di aprire un varco dietro la linea di pressione, ma sbaglia. Qui notiamo comunque i principi di riaggressione immediata degli azzurrini, che circondano in tre il portatore, triplicandolo).

C’è poi da segnalare una piccola evidenza naif di Fabio, che riguarda la conduzione palla di suola.

Ora, non di rado questa esecuzione viene fraintesa e relegata alla gestualità cosmetica, ma fortunatamente vi sono tecnici che ne hanno capita l’utilità, o comunque la sua funzionalità liquida, perché la si può usare per far venire fuori l’avversario.

Di questi aspetti ne parla spesso Mister De Zerbi, che la considera come un’arma inconscia, perché la conduzione di suola fa venir voglia all’avversario di aggredirti selvaggiamente.

Chiarodia, invero, non la utilizza propriamente per questa ragione, ma probabilmente potrà farlo in futuro, avendone le possibilità, come vediamo adesso:

(Chiarodia, sempre molto alto nel posizionamento, riceve palla all’indietro, e dopo aver osservato la disposizione globale, parte in conduzione pettinando la palla con la suola, con successivo scarico perfetto)  

 (il compagno sotto pressione scarica dietro a Fabio, il quale controlla e conduce in solitaria anche con la suola, e dopo aver annusato la pressione avversaria, serve nello spazio il compagno).

Per il vero, anche la capacità di condurre è un aspetto essenziale nel calcio moderno, e se prima ho citato Nesta, per le letture predittive, ora mi tocca considerare un altro difendente della mia generazione, che ho amato molto: Fernando Hierro.

Chi ha vissuto quell’epoca, neanche troppo lontana, ricorderà la capacità dello spagnolo di rompere la prima linea di pressione con la conduzione violenta, trovando poi il compagno tra le linee.

Ecco, Chiarodia sembra possedere siffatta peculiarità, che chiaramente andrà migliorata con il tempo e con la ripetizione costante in partita.

Ma ripeto, sono semplici paragoni per far capire la tipologia ed evidenziarne talune caratteristiche, che poi dovrà essere direttamente il ragazzo a immagazzinarle, se vuole entrare a far parte del calcio elitario e complesso di ultima generazione.

Analisi finale

Punti di forza: marcatura, letture preventive e predittive, attitudine alla costruzione dal basso, spaziature, facilità di corsa, tecnica funzionale, primo controllo, forza, personalità.
Punti di debolezza: deve migliorare nel gioco aereo e nell’attenzione selettiva.
A chi somiglia: Gabriel Magalhaes
Valutazione: 3,5/5

(Fonte foto: www.vfl-oldenburg-fussbal.de)

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