Match Analysis: Juventus – Bologna, 13esima giornata campionato Primavera

L’analisi.

Juventus – Bologna

 A cura di Laerte Centini e Christian Maraniello

Nell’ultimo turno prima della sosta si affrontano Juventus e Bologna, a pochi giorni di distanza dalla sfida in Coppa Italia che aveva visto trionfare i bianconeri.

La Juve si presenta con l’ormai consolidato 4-3-1-2, marchio di fabbrica di Mr. Zauli, mentre i felsinei adottano un sistema piuttosto fluido, passando dalla difesa a 3 ad un 4-2-3-1 a seconda delle fasi di gioco. Bisogna peraltro specificare che il Bologna soffre la contemporanea assenza di Cangiano (leggi qui la nostra intervista), Mazza (leggi qui la nostra intervista), e Cossalter, ossia giocatori che nella meccanica di gioco di Mister Troise sono funzionali, non solo a livello energico e tecnico, ma anche cognitivo.

Dopo un’iniziale fase di studio emerge prepotentemente la Juventus. La chiave tattica dell’intero match è la difficoltà del Bologna nell’assorbire i movimenti, e la ricezione palla tra le linee del trio offensivo della Juventus.

E’ proprio in questo specifico work rate che, a nostro giudizio, si è sentita – appunto – la mancanza di Mazza, non solo per il suo proverbiale dinamismo ed elettricità in mezzo al campo, ma anche per le sue innate capacità di letture preventive nelle situazioni passive.

Tongya e Portanova, infatti, sono molto abili nel mandare in corto circuito la mediana bolognese, grazie ai continui movimenti sull’ultimo terzo di campo, senza dare punti di riferimento agli avversari, così come lo stesso Da Graca che, da punta centrale, va però a spaziare longitudinalmente, sia sul centrodestra sia sul centrosinistra dell’attacco.

In questo caso Tongya si accentra in posizione di trequartista, riceve palla senza la pressione bolognese e serve il movimento di Portanova verso la porta creando un’occasione da gol.

La prima rete dei bianconeri è arrivata proprio dalla combo Tongya-Da Graca: al minuto 18, infatti, dopo una bella combinazione sul binario sinistro, la palla arriva sul vertice centrale dell’area di rigore, e dopo un batti e ribatti, Tongya – molto bravo ad annusare l’appuntamento con la palla – è abile a leggerne la traiettoria ed a servire con un filtrante architettonico Da Graca, il quale con un bel movimento ad aprirsi, riesce ad eludere il fuorigioco, ed a scaricare in porta sul primo palo.

Sono diverse, comunque, le situazioni di gioco dove la Juventus riesce, grazie ai movimenti tra le linee, a creare disconnessione al Bologna, soprattutto nelle ripartenze passive. E’ in questi frangenti che si nota maggiormente l’assenza di Mazza, e sotto vediamo una didascalia emblematica.

Portanova riceve direttamente dalla difesa palla tra le linee. Nessuno del Bologna ha seguito il movimento dell’attaccante e c’è troppa distanza tra la linea di centrocampo e quella di difesa troppo schiacciata.

Inoltre, in occasione del secondo gol bianconero, abbiamo notato una certa difficoltà nelle marcature preventive. Al minuto 20, infatti, la Juve inizia il giro palla difensivo, ma sotto pressione il difendente bianconero apre con un bel lancio per da Graca, il quale senza difficoltà aggredisce la porta avversaria in conduzione palla, sino a servire Portanova, il quale insacca da fuori area, con un gran tiro. La ricezione pulita concessa ai bianconeri in fase di rifinitura mette in difficoltà anche la linea difensiva bolognese, che applica una zona integrale e quindi ha fisiologicamente più difficoltà nelle situazioni di palla scoperta.

Qui vediamo la linea difensiva bolognese posizionata che prende i riferimenti tipici della zona pura: orientamento verso la palla, posizione del compagno ed in ultimo posizione dell’avversario. Ma la pressione su Portanova è debole.

In realtà il Bologna porta la prima pressione piuttosto bene, ma la Juventus – in difficoltà – trova un’opzione vincente nell’uscita laterale della palla verso Da Graca, attaccante strutturato del 2002 molto interessante, e con una capacità incredibile di proteggere palla e nel permettere ai compagni di salire (o segnare), come riferito in occasione del racconto del gol di Portanova.

Prima costruzione della Juventus con un giocatore che va a fare il vertice oltre la linea dei
centrocampisti componendo un triangolo. In questo caso è Tongya che dà un’opzione centrale per l’uscita palla.
Anche in questo caso Tongya occupa la posizione di vertice. Il Bologna ancora in ritardo nell’accorciare.

La superiorità della Juventus, come detto, si concretizza nell’uno-due a firma Da Graca e Portanova tra il diciottesimo e il ventesimo del primo tempo. Dopo il doppio vantaggio, in piena fiducia, la Juventus riesce ancora più agilmente a far girare palla e a consolidare il predominio, mentre nel Bologna si accentua la difficoltà a trovare la giusta distanza tra i reparti.

Al trentottesimo la Juventus cala il tris con Tongya, dopo una stupenda azione corale, nei mezzi spazi, dove il Bologna non tocca mai palla.

Nella ripresa il Bologna accorcia le distanze due volte con Juwara ma solo dagli undici metri, senza però mettere mai in discussione la supremazia bianconera.

Un ultimo dettaglio che rende l’idea sull’applicazione della Juventus in questo match. La copertura preventiva di Dragusin (sul risultato di 2-0) sul giro palla bianconero senza particolare pressione da parte del Bologna.

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