Intervista esclusiva WFS: Gabriele Corbo, talento italiano classe 2000 del Bologna

GABRIELE CORBO (difensore centrale) – F.C. BOLOGNA 1909 S.p.A.

Data di nascita: 11/01/2000
Luogo di nascita: Napoli
Altezza: 186 cm

A cura di Christian Maraniello

Siamo lieti di pubblicare questa chiacchierata con uno dei migliori difensori centrali, a livello giovanile, in Italia e non solo. Un altro prodotto del nostro calcio, che sta sbocciando con prepotenza: Gabriele Corbo, classe 2000, del Bologna, e della nazionale Under 19.

Alla scoperta di Gabriele Corbo

Il nome non è certo nuovo tra gli addetti ai lavori, tuttavia abbiamo voluto conoscere Gabriele, non solo per stigmatizzare le sue caratteristiche tecniche e caratteriali, già di alto livello, ma anche per raccontare la sua storia, fatta di precocità e viaggi continui, sin dall’adolescenza, fino ad arrivare a Bologna; società che lo sta portando nel calcio che conta, facendolo crescere ulteriormente.

Come mi ha infatti spiegato il padre del ragazzo, sig. Pasquale, persona garbata e gentile, “avere mio figlio in una società importante come il Bologna è sicuramente motivo di orgoglio, anche perché per arrivarci abbiamo dovuto affrontare tanti sacrifici. Non è stato facile farlo uscire di casa all’età di soli 12 anni non solo per noi genitori, ma anche per la sorella Paola che avendo solo 8 anni sentiva la mancanza del fratello, ed abbiamo sempre dovuto trovare del tempo per raggiungerlo per non fargli mandare il calore della famiglia”.

Nonostante la distanza, però, i rapporti famigliari restano ben saldi, e lo stesso Pasquale lo rimarca: “fortunatamente ho un bel rapporto con Gabriele insieme condividiamo tante cose e riusciamo a parlare di tutto, è un ragazzo umile e tranquillo e non ha grilli per la testa”.

 

Gabriele Corbo: la storia

Gabriele, dopo aver giocato in alcune squadre a Napoli, tra cui la scuola calcio Damiano Promotion di Napoli e Calcio Azzurri di Torre Annunziata, passa all’età di 12 anni al Benevento, e successivamente approda allo Spezia Calcio, dove vi resta ben 5 anni, sino a passare poi al Bologna. Nel mezzo, oltre a fare tutta la trafila delle giovanili con la nazionale italiana, ed oltre ai forti interessamenti da parte di società importanti, viene invitato per un periodo di prova al Bayern Monaco. Ecco come si cresce in fretta.

Il 2 marzo del corrente anno, la nostra rivista ha pubblicato una scheda tecnica di Gabriele Corbo, a cui rimandiamo per gli aspetti attitudinali specifici. Ci preme però rimarcare che tipo di difensore centrale sia, per poterlo calibrare meglio a livello pratico.

E’ noto che anche il ruolo del centrale difensivo, negli anni, ha subìto un cambiamento radicale, che parte da lontano. Ma, al di là delle epoche, è ormai acclarato che oggi, rispetto a trent’anni fa, la prima attitudine di un difensore è saper pensare alla stessa stregua dei propri compagni di reparto.

Oggi infatti il centrale ha parametri fisici, aerobici, di forza, di intensità, che si differenziano poco dagli altri ruoli. È un giocatore che non è più slegato dalla squadra, ma sale, accompagna, ricopre metri scivolando in ampiezza, e in generale muovendosi di più.
Essendo quindi sempre coinvolto nella manovra, non è più chiamato solo a marcare, a togliere riferimento al suo diretto avversario, e osservare l’azione offensiva, ma è “presente” per tutti i 90 minuti nella partita, in modo mentalmente e fisicamente attivo.

Da calciatore pensante non ci si improvvisa centrale per grazia ricevuta, perché ciò che si richiede sono specificità uniche: lo può interpretare ad alti livelli solo chi possiede determinate caratteristiche tecnico-tattiche e chi ha interiorizzato movimenti in un certo senso codificati, provati di continuo, e per anni.

Ma una peculiarità che si sta imponendo in modo quasi violento, negli ultimi anni, è avere capacità di impostare la manovra, a partire da dietro. La ricerca di difensori centrali capaci di giocare a calcio – quelli che mi piace chiamare “centrali metodisti” – ha portato sovente allo spostamento di centrocampisti in difesa, ed è proprio quello che è avvenuto con Gabriele Corbo, come ci ha raccontato lui stesso.

Saper allargare il gioco e servire i compagni, anche in profondità (e se pressato), migliorano la costruzione bassa della squadra, al punto da cambiarne l’identità.

In tal senso, Gabriele Corbo ha una grande pulizia tecnica, quando si tratta di gestire e consolidare il possesso, sia nella dimensione orizzontale che in quella verticale.

Ma Gabriele Corbo è un valido difensore anche quando la palla ce l’hanno gli avversari. E’ vero che, come sottolinea lui stesso, deve migliorare nella fase difensiva, però – oltre ad avere un buon tempismo nel gioco aereo – la tendenza a gestire lo spazio piuttosto che ad aggredirlo, attraverso la lettura anticipata di tempi e situazioni, ed una discreta facilità di corsa, lo rendono molto adatto anche a moduli aggressivi.

E d’altra parte, sembra per lui naturale questa capacità d’avanguardia di read and react, che lo porta, come detto, ad avere anche adattabilità per una difesa pensata ed attuata in avanti.

Tutto questo è prioritario, e Gabriele lo sa bene, in un contesto comunicativo. La comunicazione, infatti, è un aspetto spesso sottovalutato, perché poco considerata dagli osservatori, ma non per lui. Il talento di Napoli guida la linea di difesa, con personalità, pilotando il reparto con la testa prima (pensando in frazioni di secondo soluzioni), e con la voce poi.

Chiudo questa breve analisi, con una citazione di Beppe Bergomi, ripresa recentemente da una nota rivista specializzata (che troverete al seguente link: http://www.rivistaundici.com/2018/11/28/difensori-intesa/), e che regalo volentieri a Gabriele, per farne tesoro: “I migliori non sono quelli che fanno grandi interventi, ma quelli che sbagliano meno”.
Non mi resta che lasciare la parola a Gabriele.

Intervista a Gabriele Corbo (difensore centrale) – F.C. BOLOGNA 1909 S.p.A.

Gabriele, che percorso hai fatto prima di arrivare al Bologna? Hai dei ricordi particolari, come ad esempio un episodio specifico del provino?

Ho iniziato a giocare a calcio all’età di 5 anni alla scuola calcio Damiano Promotion di Napoli dove sono rimasto per 7 anni. All’età di 12 anni sono andato al Benevento e nonostante la piccola età ero già in convitto, l’anno successivo sono andato alla scuola calcio Azzurri ed infine a 14 anni sono andato allo Spezia dove sono rimasto per 5 anni facendo tutta la trafila dai giovanissimi al debutto in prima squadra.
Durante questo percorso ricordo che all’età di 11 anni l’Inter mi ha portato a fare un torneo in Svizzera (Lucerna) dove vincemmo poi, dai 12 ai 14 anni ero attenzionato dalla Juventus che mi faceva salire una volta al mese a Vinovo. L’ultimo ricordo è quello del provino con il Bayern Monaco in Germania.

Chi ti ha scoperto e come?

Il primo ad individuarmi è stato il mio maestro di educazione fisica delle elementari Mario Spena e mi mandò alla scuola calcio Damiano Promotion.
Poi la società Spezia Calcio mi ha visto ad una partita a Napoli, ed hanno deciso di farmi fare un provino a La Spezia.

Quest’anno ti sei confermato a livelli altissimi in Primavera, tanto che sei stato spesso aggregato alla prima squadra. Ci racconti l’emozione di poter giocare con tanti giocatori importanti, ed in che modo questi ultimi ti aiutano?

Per me allenarmi tutti i giorni in prima squadra è molto importante, perché ho la fortuna di allenarmi con professionisti che giocano da anni in Serie A, e grazie alla loro esperienza mi aiutano a migliorare dandomi tanti consigli, sia a livello tecnico che tattico.

Nel calcio moderno, ciò che si richiede al difensore centrale non è solo marcatura, e tempismo sulle palle inattive, ma anche partecipazione, perché deve saper giocare in prima uscita, salire, accompagnare, ricoprire più metri di campo (anche scivolando sugli esterni) e muoversi in generale molto di più: in sostanza c’è voglia di coinvolgimento costante nella manovra. Questa nuova concezione ti trova in qualche misura coinvolto? O credi che un difensore centrale debba essere concettualmente passivo, ossia debba solo saper marcare o comunque togliere riferimento al diretto avversario?

Personalmente mi rispecchio in questa nuova concezione, e Ti ringrazio di avermelo chiesto. Sono infatti un difensore a cui piace, fra l’altro, impostare la manovra e costruire il gioco. Tra l’altro, questo aspetto è molto curato dallo staff tecnico della primavera, ma anche in prima squadra, con mister Mihajlovic: si punta molto su sull’impostare il gioco da dietro.

Ti stiamo seguendo da un pò, e – personalmente – mi hai sempre impressionato perché, a mio giudizio, nonostante l’età, sei un difensore centrale totale, e già formato, completo: eccellente sia nella marcatura 1 vs 1, e sia nelle letture e nel gioco aereo, grazie ad una importante fisicità elastica e ad un gran tempismo nello stacco, e soprattutto hai una tecnica individuale talmente elevata che ti consente di saper impostare l’azione da dietro (trasmissione in lungo ed in corto). Hai poi una balistica già molto ben impostata, che ti consente di segnare anche gol molto belli. Ecco, vorremmo sapere se queste attitudini sono innate o se sei migliorato con il tempo, grazie al lavoro meticoloso, anche dello staff tecnico.

Sono cose che mi appartengono già da piccolo ma fortunatamente ho avuto la possibilità di migliorare grazie ai buoni tecnici che ho incontrato durante il mio percorso.

Come detto sopra, ormai conosciamo le tue caratteristiche principali ed il tuo modo di interpretare questo ruolo così affascinante. Puoi descriverci con parole tue, le attitudini principali? E soprattutto, dove, secondo te, devi migliorare.

Le mie attitudini principali sono: lancio lungo, stacco di testa e letture di gioco. Penso di dover migliorare la fase difensiva e l’impostazione con il piede mancino.

Recentemente è apparso, sulla rivista specializzata “Rivistaundici”, un articolo molto interessante sulle dinamiche del tuo ruolo e sulla’intesa che si deve creare con il compagno di reparto della linea difensiva (si trova al seguente link: http://www.rivistaundici.com/2018/11/28/difensori-intesa/), e ci si sofferma su un aspetto molto importante, che è la comunicazione: “per un centrale, saper dialogare, sia con i gesti che con la voce, conta quanto saper tirare in porta per un attaccante. Il punto è che agli occhi di chi osserva la partita è una qualità invisibile, dunque meno considerata”. Nell’articolo, un grande ex centrale, Beppe Bergomi, sottolinea l’importanza di stabilire una gerarchia. “Il rapporto deve essere proficuo, ma non paritario: un centrale è la mente, l’altro il braccio. Ecco, al riguardo ti chiedo di raccontarci qualcosa su tale aspetto.

Si è vero, la comunicazione è importante, ed io infatti parlo molto. Sono un leader, per cui nel discorso che hai fatto sono la mente del reparto, e mi piace quindi comandare la linea di difesa.

C’è una partita, in particolare, che ricordi nelle giovanili?

Una delle partite che ricordo con piacere è Juventus – Spezia play-off Under 17 dove vincemmo a Torino superando il turno, poi un ricordo che resterà indelebile è l’esordio da titolare con lo Spezia tra professionisti l’11/05/18 in Spezia – Avellino

Hai un modello di riferimento tra i difensori centrali? Un idolo? E cosa ti manca, o comunque cosa gli “ruberesti”?

Il giocatore a cui mi ispiro molto è Sergio Ramos e gli ruberei la sua cattiveria calcistica

C’è un allenatore che ricordi con più affetto nella tua carriera? Perché?

Il mio ricordo va sicuramente al mio primo allenatore: il grande Peppe Lauro che mi ha allenato dai 5 ai 12 anni insegnandomi le basi fondamentali di un calciatore.
Un altro è mister Stefano Cirillo, del Calcio Azzurri di Torre Annunziata, che mi ha disciplinato; inoltre voglio ricordare il Direttore del settore giovanile dello Spezia Calcio, Claudio Vinazzani, a cui sono molto grato perché nei 4 anni che sono stato allo Spezia mi ha aiutato a crescere e superare i miei limiti, sia a livello mentale, che disciplinare, fuori e dentro dal campo. Cose che servono per diventare un professionista, ma anche nella vita per essere un uomo.

Ci racconti qualche episodio simpatico accaduto durante gli allenamenti, oppure in qualche partita?

Quando sono stato in prova al Bayern Monaco ed abbiamo fatto un’amichevole contro una squadra Cinese e mi sono ritrovato in campo senza capire una parola.

Domanda d’obbligo: hai giocato in altre posizioni durante il tuo percorso nelle giovanili?

Si, durante il mio percorso calcistico, spesso ho alternato il ruolo di difensore centrale con quello di centrocampista centrale.

Stai facendo la trafila delle giovanili in Nazionale, ed ora in under 19: parlaci delle tue emozioni a vestire la casacca azzurra e se puoi dirci che ambiente hai trovato e trovi tutt’ora (metodologie di lavoro, ecc.)? E parlaci dei tuoi sogni ed obiettivi.

Per me indossare la maglia azzurra è un onore ed un emozione indescrivibile. Ogni volta che canto l’inno di Mameli mi vengono i brividi.
Siamo un gruppo molto unito con un unico obbiettivo: l’Europeo in Armenia.
Il mio sogno è quello di poter disputare un Mondiale ed è anche il mio più grande obiettivo.

A breve andremo in pubblicazione con una interessante intervista fatta a Giovanni Galli, grandissimo portiere della nazionale e di tante squadre di club, prendendo spunto dal recente episodio accaduto qualche giorno fa, della rissa tra genitori e della conseguente proposta di Galli, a cui aderiamo senza riserve, di obbligare i genitori a partecipare ad “allenamenti pedagogici”, su come cioè ci si comporta sugli spalti e quali valori sportivi devono essere trasmessi ai figli: noi teniamo molto a questi ideali dell’etica e del rispetto, per cui ti chiediamo di dirci due parole al riguardo.

Si, ho letto di quello che è capitato, e devo dirti che anche a me è successo di assistere ad episodi simili, ed in effetti non è mai bello vedere genitori che urlano parolacce, o che litigano tra di loro per una partita. La proposta di Galli è senza dubbio importante e mi piace, anche perché credo moltissimo nei valori che mi hai citato, ed anzi ti ringrazio per avermelo chiesto, perché non vengono mai posti in rilievo come invece si dovrebbe. Complimenti e grazie ancora!

Ormai sei proiettato verso il calcio che conta. Si legge spesso il tuo nome accostato a grandissime squadre, tra cui Milan e Juventus. Queste voci ti infastidiscono, nel senso che ti danno pressione, oppure sono un pretesto per fare meglio?

Queste voci certamente mi fanno piacere, non posso negarlo, anche perché se c’è interesse di grandi squadre significa che sto facendo bene. Però voglio rimanere al Bologna, perché il mio obiettivo è quello di giocare qui.

C’è un calciatore con cui vorresti giocare un giorno? Ed un allenatore? Se si, puoi descriverci le motivazioni?

Mi ritengo già molto fortunato a giocare con dei professionisti di alto livello e ad avere un allenatore come Mihajlovic, che crede molto nei giovani.

Hai un obiettivo specifico, a livello calcistico?

Per ora i miei obiettivi sono quello di esordire in Serie A e magari un giorno vivere un’esperienza in Premier League.

Segui il calcio estero? Quale in particolare?

Si, seguo molto la Premier League e lo considero il campionato più affascinante.

Ci parli del Gabriele ragazzo? Passioni, hobby, studio, amicizie.

Sono un ragazzo molto semplice e determinato, la mia più grande ed unica passione è giocare a calcio. Il mio hobby è giocare alla play station.
Per quanto riguarda lo studio quest’anno mi diplomerò in Economia Aziendale.
Grazie alle varie esperienze calcistiche che ho vissuto mi ritrovo ad avere molti amici ed in più attualmente sono fidanzato.

Ultima domanda: il ruolo della tua famiglia rispetto alla tua carriera.

Fortunatamente ho una famiglia che mi ha sempre seguito e continua a farlo.
Penso che il loro supporto è stato fondamentale soprattutto nei primi anni a Benevento e a La Spezia dove spesso venivano a trascorrere i fine settimana per non farmi sentire solo

Questa interessante chiacchierata volge dunque al termine.
Mi permetto solo un piccolo appunto: Gabriele è proiettato verso un radioso futuro, ma quel che conta, a mio parere, è che faccia tesoro di tutte le esperienze vissute, mettendole in campo con personalità, come sa fare, e sempre tenendo presente i valori fondanti di questo splendido sport, tra cui l’etica ed il rispetto, sui quali noi crediamo molto. E’ d’altra parte, è un prodotto del nostro calcio, e se è vero che stiamo tornando a crescere lo dobbiamo sicuramente a loro, ai ragazzi, a Gabriele (ed a tanti altri che si stanno mettendo in mostra), ma anche allo splendido lavoro delle singole società.
Ringrazio Gabriele, a nome della Rivista, per la disponibilità e la cortesia dimostrata.
Ringrazio anche il padre del ragazzo, sig. Pasquale, il procuratore di Gabriele, Dr. Vincenzo Raiola (sempre molto attento e disponibile), e la società F.C. Bologna 1909 S.p.A., nella persona del Responsabile Area Comunicazione Dr. Caliceti Carlo, e dell’Ufficio Stampa Sportivo, Federico Frassinella.

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