Intervista esclusiva WFS: Tommaso Barbieri, talento italiano classe 2002 del Novara

TOMMASO BARBIERI (terzino destro) – NOVARA CALCIO 1908

Data di nascita: 26.8.2002

Luogo di nascita: Magenta

Altezza: 181 cm.

A cura di Christian Maraniello

Il focus di oggi è concentrato su Tommaso Barbieri, terzino destro del 2002, che dall’under 16 del Novara è passato direttamente a giocare in prima squadra, bruciando letteralmente le tappe in Lega Pro, ed anche nella nazionale under 17, dove ha partecipato al recente mondiale di categoria.

Ho deciso di presentarvelo, non solo perché avevo interesse a far conoscere la sua storia personale (che ritengo sempre utile per individuarne il carattere), ma soprattutto per capire quanto pesi la sua meccanica nel gioco del Novara.

E’ questo che mi interessa quando inizio una chiacchierata strutturata, visto che l’obiettivo primario è mettere a nudo le singole caratteristiche tecniche, coordinative e condizionali in rapporto a ciò che vedo nel collettivo.

Ed in questo senso ho necessità di individuare la sua buffer zone, anche in considerazione dei notevoli mutamenti a cui abbiamo assistito negli ultimi anni, che riguardano proprio la figura degli esterni bassi, riconvertiti totalmente da semplici collaboratori a veri e propri CEO della corporate governance, in grado di influenzare le dinamiche strutturali del gioco, latamente inteso.

Io stesso, che sino a 10 anni fa restavo affascinato solamente dalle jam-session tecniche degli attaccanti o dei trequartisti, ho dovuto ricalibrare le mie concezioni antropologiche, per adattarle alla telecamera visiva (ormai) tristemente preconcetta.

E’ cambiato tutto, e bisogna prenderne atto, sebbene vi sia una certa consapevolezza anche in questi ragazzi, i quali sanno bene come nel movimento vi sia una certa carenza del ruolo.

Lo stesso Barbieri mi ha precisato che voglio continuare a puntare sul ruolo di terzino perché (…) sta diventando importante, non solo per me, ma intendo in generale. Ritengo che non ce ne siano moltissimi che giocano in quel ruolo”.

Il riferimento alla penuria è evidente, eppure anche la dottrina moderna ripete all’infinito il refrain di come questa sia la loro era. Io sono d’accordo, attenzione; tuttavia mi pare un ossimoro evidente, perché possiamo discutere in eterno dell’importanza dell’ampiezza e dello sviluppo gioco dal basso, ma se di terzini determinanti ce ne sono pochissimi, allora da dove viene questa nouvelle vision?

Probabilmente si vuole celebrare una nuova luce accademica per potenziare quei pochi esterni bassi in grado – oggi – di fare, davvero, la differenza, e devo dire che uno di questi, Trent Alexander-Arnold, è guarda caso il punto di riferimento di Tommaso.

Ve lo dico senza troppi problemi: personalmente mi rincuora trovare oggi terzini (perdonatemi ancora l’uso della terminologia vetusta) così giovani in grado di influenzare la meccanica, come fa in determinate situazioni Barbieri.

Ed è anche ciò che emerge dall’analisi grafica di alcune partite, perchè Tommaso risulta maggiormente calibrato nel playmaking, throwing e counter attacking. Presi poi singolarmente, alcuni dati inerenti le funzionalità sono di buon impatto: a livello di dribbling ne contiamo 2.3 (con percentuale del 67%), challenges 11 (53%), tackles 4 (63%), passaggi 42 (82%) e cross 2.47.    

Sono numeri che cominciano a diventare seri e ad avere una vita propria.

Tornando brevemente alle modalità con cui si usano i c.d. “full-back”, ve ne sono alcune che spiazzano e sono davvero di difficile lettura per tutti.

Una di queste è indubbiamente l’inserimento sul lato debole, che non mi pare – invero – una costante del modello-gioco del Novara, ma che comunque se ne intravedono alcuni sprazzi, grazie appunto alla crescita attitudinale di Tommaso. E sto parlando del grafico, appena accennato prima, in materia di counter attacking.

E’ indicativo il suo gol contro l’Albinoleffe (decisivo peraltro), a seguito di una punizione da metà campo: la palla perviene a Piscitella, sull’out mancino, il quale crossa a rientrare per il rimorchio di Barbieri, bravissimo a riempire l’area, ed a frustare il pallone, di testa, in rete.

Per altro verso – e poi chiudo – devo anche dare anche conto della sulla versatilità, visto che è stato anche impiegato sull’out opposto, senza peraltro soffrire il cambio di corsia. Questo perché l’uso del piede debole non gli è negato nella sua anamnesi, come mi ha confermato lo stesso Tommaso: da quando sono piccolo cerco di allenare anche il piede debole”.

A sinistra, dunque, non va in difficoltà, anche se, ovviamente, direi che sull’out opposto lo considero più un ruolo di mero adattamento, ma non per questo poco funzionale.

Buona lettura.

 Intervista a Tommaso Barbieri

Caro Tommaso, grazie per la Tua disponibilità. Descrivici la tua storia: dove hai iniziato a giocare da bambino, chi ti ha trasmesso la passione per il calcio, ed il percorso che hai fatto prima di approdare al Novara.

Ciao a tutti e grazie a voi per questa intervista. Ho iniziato a giocare a calcio nel Gambolò che è la squadra del mio paese. La passione per il calcio mi è stata trasmessa da mio cugino che è più grande di me, e prima del Novara sono passato appunto dal Gambolò, poi  ho giocato a Vigevano, Sparta Novara, fino ad approdare qui al Novara Calcio dove gioco da 8 anni.

 Hai dei ricordi particolari delle prime partite giocate da bambino?

Mi ricordo che giocavo solo per divertirmi, giocavo sempre, con i miei amici spesso più grandi di me, perché mi piaceva imparare da loro

 Ecco la parola a cui noi teniamo particolarmente. Divertimento. Ci torniamo più avanti. Descrivici, brevemente, il percorso che hai fatto nelle giovanili del Novara, e se hai dei ricordi legati al primo provino che hai fatto. Come si è svolto, l’emozione, la tensione, ecc.

Tutto è iniziato quando ero allo Sparta Novara, è li che ho fatto i primi provini, e poi a fine stagione mi hanno comunicato che mi avevano preso. Ero molto emozionato, perché il Novara è una gran bella opportunità.

Sono d’accordo. Peraltro grazie proprio al Novara hai esordito tra i professionisti passando direttamente dall’under 16, e addirittura hai anche realizzato un gol decisivo contro l’Albinoleffe, in questo campionato. Quanto conta la fiducia della società nel tuo percorso di crescita?

La fiducia della società è fondamentale ed io ne sento il totale appoggio, e lo percepisco non solo nei miei confronti, ma anche nei confronti degli altri giovani, pure quelli che sono passati a Novara prima di me. La fiducia da parte della società è una costante qui a Novara.

 In effetti si percepisce anche dall’esterno. Allora aiutami a capire cosa significa far parte del Novara, che ambiente si respira, ed il senso di appartenenza anche per Voi giovani.

Guarda devo dire che la società è unita, c’è un bell’ambiente e non ti fanno mancare nulla. C’è un bel feeling tra noi giovani, tra noi calciatori tutti, ma anche con i più grandi, intendo con i dirigenti e lo staff in generale, c’è davvero un bello scambio anche con le persone che hanno più  esperienza.

Al di là del fatto che sei precocissimo, c’è una partita, in particolare, che ricordi nelle giovanili, e perchè? 

Una partita che ricordo nelle giovanili è Novara – Sampdoria. La ricordo sinceramente con un po’ di rammarico, perché stavamo vincendo  per 3-0 ma poi – come a volte succede nel calcio – purtroppo è arrivata la sconfitta  per 4-3 e quindi mi è rimasto un pò di amaro in bocca per il risultato, ma il calcio è anche questo.

Esattamente.Vorremmo facessi un excursus sulla tua carriera nel Novara: puoi raccontarci la metodologia di lavoro specifica nelle varie categorie, e in che modo sei cresciuto nel tuo ruolo di esterno basso (vorrei sapere se vi sono allenamenti specifici, magari personalizzati per migliorare certe attitudini).

Nel Novara ho iniziato la mia carriera come esterno alto, poi il Mister dell’epoca, Amato, mi ha spostato a terzino e da lì è diventato il mio ruolo. Da quando sono in prima squadra cerco sempre di migliorare le cose che mi vengono meno bene, ecco.

Consentimi ora una richiesta, che peraltro faccio a tutti i talenti che intervistiamo. Ti chiedo di parlarci delle tue caratteristiche principali e del tuo modo di giocare ed interpretare il ruolo di terzino. E soprattutto, dove, secondo te, dove puoi migliorare.

Le mie caratteristiche sono la resistenza, la rapidità,  e la capacità di capire in anticipo la direzione in cui andrà la palla. Penso di dover migliorare nell’ uno contro uno, e di dover imparare ad essere più propositivo in avanti.

Cosa ti chiede lo staff tecnico, a livello tattico? Ne parlate durante la settimana? Hai dei movimenti codificati, ad esempio nella fase di non possesso?  

Lo staff tecnico a livello tattico mi dice di lavorare con la difesa, di cercare di stare sempre uniti.

Quali differenze sostanziali hai riscontrato passando dall’under 16 alla prima squadra? Intendo se hai trovato difficoltà, almeno inizialmente, a livello agonistico, per i diversi ritmi di gioco, intensità, cattiveria.

Passando dall’under 16 alla prima squadra ho trovato sicuramente differenza nell’intensità di gioco, nella “cattiveria”, ma anche nella potenza degli avversari che sono sicuramente più attenti e ostici.

Venendo più in dettaglio, sai bene che il calcio offensivo, ormai, si evolve mediante il contrasto tra due macro-contesti, ossia lo sviluppo posizionale (possesso palla) e quello transizionale (riaggressione palla e ribaltamento selvaggio). In queste due grandi categorizzazioni, i terzini, per poter essere considerati moderni, diciamo anche “europei”, deve sapersi adattare ad entrambi i modelli. Per semplificare, ci sono esterni bassi violenti, come A.Arnold, Cancelo, Kimmich, Hakimi, Semedo (per citarne solo alcuni a destra), che appunto sono esterni diretti, ma funzionali ad entrambe le proposte (in fase di possesso). Tu credi di poter stazionare in entrambi i modelli, tenendo conto delle tue caratteristiche? Oppure credi di essere più adatto ad uno piuttosto che all’altro contesto? E se si, a quale?

Guarda, per quel che mi riguarda cerco di essere sia propositivo in avanti sia  di difendere. Poi certo, come calciatori mi piacciono molto Alexander Arnold e Cancelo. Devo dire che mi ispiro a loro.

Due esterni bassi fantastici, propositivi. C’è un’altra caratteristica che deve avere un terzino evoluto, ossia la versatilità, ossia la capacità – ad esempio – di stringere il campo, per facilitare il palleggio, consolidarlo, e poi aggredire gli spazi. Sono meccaniche che ti senti tue, e che stai studiando? Oppure hai una tua personale interpretazione del ruolo?

Non c’è alcun dubbio. Devo dire che da quando sono in prima squadra cerco di studiare tutti i movimenti dei miei compagni, e capire quali sono i più funzionali per me, per poterli poi fare miei.

Ho notato che hai buona dimestichezza anche con il piede debole, il che significa che puoi anche agire sull’out opposto. Cambiando prospettiva, e diciamo anche postura, ti trovi comunque bene anche a sinistra?

Diciamo che da quando sono piccolo cerco di allenare anche il piede debole, e mi trovo bene a giocare anche a sinistra per poi rientrare sulla fascia destra.

Hai giocato in altre posizioni durante il tuo percorso?

Si certo, quando ero più piccolo ho giocato da esterno alto, e pochissime volte ho fatto anche  la mezzala destra.

Ma del resto è il calcio moderno che richiede versatilità (come abbiamo detto poc’anzi), ossia capacità di sapersi districare in altre zone ed in altri ruoli e compiti. Pensi che un domani ti evolverai in altre posizioni? Magari alzando il tuo modo di giocare? Hai questa curiosità di cimentarti in ruoli differenti, oppure vuoi specializzarti (passami il termine) vista la penuria del ruolo?

Esattamente. Hai detto bene. Sinceramente voglio continuare a puntare sul ruolo di terzino perché è un ruolo che sta diventando importante, non solo per me, ma intendo in generale. Ritengo che non ce ne siano moltissimi che giocano in quel ruolo.

Prima ti ho chiesto come ti vedi collocato nelle moderne concezioni tattiche. Guardi dei video specializzati per comprendere dinamiche e movimenti?

Certamente, studio anche guardando video su youtube di partite e movimenti che fanno i terzini, sia in fase di possesso palla, che di non possesso.

E invece con riferimento alle statistiche? Ormai tutto il calcio le catalizza ed anche Voi ragazzi ne siete giocoforza coinvolti. Ne sei consapevole? Come ti poni di fronte alle tue statistiche? Le studi o le studiate, con lo staff?

Si ne sono consapevole, e ti dico che le guardo e le studio con lo staff.  Il nostro preparatore atletico ci manda i dati tecnici e dopo averli visti insieme cerco sempre di migliorarli, superandomi.

Quindi, abbiamo parlato a 360 gradi delle tue caratteristiche, però vorrei sapere se queste attitudini sono innate o se sei migliorato con il tempo, grazie al lavoro meticoloso tuo e dello staff tecnico.

Sicuramente alcune peculiarità sono innate, ma con il lavoro mirato dello staff tecnico sono migliorate negli anni, sono il frutto di allenamenti costanti e di giuste indicazioni da parte degli allenatori.

Quanto conta l’aspetto mentale nella tua crescita? E’ una domanda complicata, che appare anche un po’ astratta in sé, però a me pare che il tuo modo di stare in campo, di capire la partita, interpretarla, derivi – appunto – da una forza mentale intrinseca. Che hai dentro. Come si arriva a questi livelli a soli 16 anni? 

Personalmente sono migliorato nel tempo, soprattutto nel modo di stare in campo. Secondo me l’aspetto mentale conta molto perché a volte è perfino più importante delle gambe, visto che parte tutto dalla testa. A questi livelli ci si arriva senza montarsi la testa restando con i piedi ben puntati per terra, e non dimenticando mai che abbiamo 17 anni.

Te lo chiedo perché di questa peculiarità ne ho discusso con tanti tuoi colleghi (anche di nazionale), sulla nostra Rivista. E’ una attitudine che viene in qualche modo allenata, magari attraverso l’aiuto di figure professionali all’interno del club? oppure si privilegia solo l’aspetto tattico e tecnico?

Si le ho lette. Guarda, nel mio caso non ho un mental coach, ma ringrazio la mia famiglia e gli amici che da sempre mi aiutano a lavorare sull’aspetto mentale.

Arrivano le domande un po’ complicate, diciamo anche filosofiche, che tuttavia rappresentano, a mio giudizio, la vera essenza del calcio. La prima: cosa rappresenta per te questo meraviglioso sport?

Per me il calcio rappresenta uno sfogo, mi tiene lontano dai problemi, quando sono sul campo non penso a null’altro, e mi piace l’adrenalina che mi da, quella sensazione che solo quel rettangolo verde ti sa dare.

Questa domanda mi preme perché ci sono tematiche che sono sottovalutate, ma che secondo me sono importanti. E devo dire che molti tuoi colleghi si sono dimostrati molto sensibili al riguardo. Ad esempio, recentemente Carlos Tevez, in una intervista ha detto: ho la stessa sensazione di quando giocavo da voi: i ragazzini sanno tutto di tattica ma la palla non la toccano bene. In Argentina si gioca ancora per la strada”. La tematica della “strada” la riteniamo fondamentale, per la crescita di questo sport, e sappiamo che ormai i bambini ed i ragazzi non giocano più come una volta, preferendo rimbambirsi al telefonino o alla playstation. Cosa ti senti di dire ai bambini che si affacciano al calcio?

Beh a tutti i bambini che sognano di giocare a calcio mi sento di dire – anche se io stesso non mi sento di certo adulto – di giocare sempre a calcio, ovunque e dove capita: in oratorio, in strada o in casa, divertendosi sempre, perché il divertimento nel calcio è fondamentale.

 Fondamentale, assolutamente si. Abbiamo pubblicato delle interessanti interviste sui problemi del calcio giovanile, con Dino Baggio, Antonio Cabrini, David Di Michele, e sono venute fuori argomentazioni molto stimolanti, soprattutto su come i ragazzi stiano perdendo un po’ di vista la vera essenza del calcio, che è passione, divertimento, e cultura del sacrificio. Ad esempio, Di Michele mi ha detto testualmente che “I ragazzi, come sottolineate spesso, stanno perdendo i valori dello sport, e le colpe sono da attribuirsi un po’ a tutti i livelli: dagli stessi ragazzi, sino ad arrivare ai genitori, al sistema calcio in generale, e poi i social media”. Come vedi la situazione vivendola in prima persona?

Si, purtroppo è vero, penso anch’io che col passare del tempo, un pò si stia perdendo la passione e il puro divertimento legato al gioco del calcio, e sottolineo purtroppo. Credo che questo accada a causa delle persone che spesso militano intorno al calcio, che non lo vedono più solo come uno sport, ma soprattutto come una macchina economica e questo sicuramente allontana un po’ dai veri valori del calcio.

Il business. Hai ragione. Quello che ci allontana dalla magia e dalla passione. Prendo spunto da un recente evento svoltosi in Vaticano (il 24.5.2019) dal titolo “Il calcio che amiamo”; tra i tanti passaggi più emozionanti del Pontefice, vi sono questi: “La felicità è dare un pallone a un bambino per giocare (…), dietro a una palla che rotola c’è quasi sempre un ragazzo con i suoi sogni e le sue aspirazioni (…). Spesso si sente dire anche che il calcio non è più un gioco: purtroppo assistiamo, anche nel calcio giovanile, a fenomeni che macchiano la sua bellezza. Ad esempio, si vedono certi genitori che si trasformano in tifosi-ultras. Il calcio è un gioco, e tale deve rimanere (…). Si rincorre un sogno, senza però diventare per forza un campione. È un diritto non diventare un campione”. Ecco, riflettendo un attimo davanti a queste parole, credi che il calcio stia davvero perdendo la magìa che aveva nella nostra infanzia?

Beh, come ho detto prima si, penso che il calcio un po’ la stia perdendo quella magia che aveva originariamente,  ma  credo  anche che nei campetti, negli oratori, per strada, tra i giovani che come me ancora sognano quella magia la si possa respirare, percepire, e vivere…

Oltre a questi aspetti, ve ne sono però altri, che fanno parte di una cronaca che a noi non piace, e che però alcuni ex grandi calciatori stanno affrontando con grande sapienza. Ad esempio, avrai letto della proposta di Giovanni Galli di obbligare i genitori a partecipare ad “allenamenti pedagogici”, ossia riunioni rieducative per ascoltare i consigli di psicologi, dirigenti sportivi e pedagogisti, su come ci si comporta sugli spalti. Di questi argomenti ne ho parlato con Antonio Cabrini, Dino Baggio, e mister Di Michele, su questa Rivista. Quest’ultimo, in particolare, mi ha raccontato alcuni aspetti interessanti: “Sono convinto che sia molto più importante parlare con i ragazzi di etica e di rispetto, piuttosto che di calcio giocato, di tattica e di tecnica. Ecco, noi teniamo molto a questi ideali dell’etica e del rispetto, per cui ti chiediamo di esporci il tuo pensiero al riguardo, anche con riferimento a quanto esposto sopra.

Personalmente penso che il rispetto nel calcio sia fondamentale ed è giusto educare tutti a questi ideali. L’etica e il rispetto non devono mai venire meno sia con i compagni, con gli allenatori e gli avversari. Chiaro, la competizione deve esistere, ma sempre nel rispetto altrui: deve essere sana, deve essere quel motore scatenante che ti permetta di migliorarti sempre osservando il rispetto degli altri.

Capitolo razzismo. Da anni assistiamo a frequenti episodi di razzismo (da ultimo a Verona, con Balotelli che scaraventa il pallone in curva). Voi ragazzi come vivete queste situazioni? Hai mai assistito ad episodi simili? Vi infastidiscono? Credi che si possa migliorare, ed in che modo?

Io credo che nel 2020 sia assurdo che vi siano ancora episodi del genere soprattutto in un contesto come il calcio che è da sempre molto internazionale. Fortunatamente fin qui non mi è mai capitato di assistervi in prima persona, si scherza anche negli spogliatoi ma senza mai scadere in discriminazioni razziali. Penso che si possa migliorare certamente, tutto è migliorabile educandoci tutti alla tolleranza delle diversità.

Parliamo adesso del calcio giovanile. In Italia, si è parlato, forse troppo frettolosamente, della pochezza tecnica delle nuove generazioni, anche se a mio parere il trend sta cambiando. Ci sono stati buonissimi risultati anche a livello di nazionale (vedi il grande mondiale dell’ under 17).  In Primavera, ma anche in serie A e B, ci sono ragazzi interessanti, come Esposito, Candela, Russo, Corbo, Gaetano, Riccardi, Piccoli, Tongya, Gasparini, Ahamada, Ricci, Mazza, Millico, Vignato, Udogie, e tanti altri (tra cui anche te, ovviamente).  Si è alzato il livello secondo te?

Secondo me negli ultimi anni il settore giovanile italiano ha alzato l’asticella, sta migliorando molto. Credo fondamentalmente che ci si sia resi conto che per avere una nazionale importante, capace di grandi risultati, bisogna partire dai giovani, puntare su di loro, un po’ come fanno  negli altri paesi, come ad esempio Olanda e Inghilterra.

C’è però bisogno di fiducia nei giovani. Ne ho discusso con diversi talenti, tuoi colleghi (nel giro delle nazionali giovanili, come Bianchi, Brancolini, Zacchi, Cangiano). Ad esempio, Flavio Bianchi,  capitano della Primavera del Genoa, mi ha detto testualmente: “in Italia è molto difficile emergere, perché i giovani hanno poco spazio e non riescono a dimostrare le proprie capacità, giocando pochi minuti o addirittura niente”. Quest’anno solo tre giocatori hanno esordito in A, provenienti dal settore giovnile, ossia Kumbulla, Esposito e Cistana. Cosa pensi di questo grandissimo problema? Problema che, dobbiamo dirlo, non ti coinvolge, perché di fatto giochi tantissimo, e meritatamente.

Penso che negli ultimi anni stiano esordendo dei giovani, e questo è sintomatico che la voglia di dargli spazio inizia ad essere sempre più concreta. Certo magari esiste ancora la tendenza a credere che magari come giovani non siano totalmente all’altezza, di fare il salto, ma ripeto avverto la voglia di iniziare a puntare sui giovani. 

Capitolo nazionale, di cui sei ormai presenza fissa. Come avrai avuto modo di vedere, stiamo intervistando molti tuoi colleghi che vivono come te questa meravigliosa esperienza. Puoi parlarci delle emozioni a vestire la casacca azzurra? E soprattutto se puoi dirci come lo staff tecnico lavora come collettivo e singolarmente.

Vestire la casacca azzurra è il sogno di ogni bambino, e anche io lo sognavo da quando sono piccolo. Di certo non mi sarei mai aspettato di realizzarlo quest’ anno! E’ un emozione grandissima.  Lo staff della nazionale ci aiuta molto e lo fa  sotto ogni punto di vista, è davvero un sogno.

Sei ormai proiettato verso il calcio che conta, visto che stai letteralmente bruciando le tappe. La società ti ha dimostrato grandissima fiducia in te. E peraltro si legge spesso il tuo nome accostato a grandissime squadre, e non solo in Italia. Queste voci ti infastidiscono, nel senso che ti danno pressione, oppure sono un pretesto per fare meglio?

Cerco sempre di pensare al campo, il mercato e le voci non sono un mio pensiero, quello che conta per me è giocare e farlo al meglio.

C’è una domanda che vorrei farTi ma che hai già risposto prima. Riguarda il tuo modello di riferimento.

Si, beh come modello ho Alexander Arnold e gli ruberei tutto (ride)

C’è un allenatore che ricordi con più affetto nella tua carriera? Perché?

Un allenatore importante per me è sicuramente il Mister Banchieri che mi ha lanciato in prima squadra, e di certo questo non potrò mai dimenticarlo. Ricordo con affetto anche l’allenatore Amato, perché oltre ad essere una bravissima persona è anche un buon allenatore. 

C’è un calciatore con cui vorresti giocare un giorno? Ed un allenatore? Se si, puoi descriverci le motivazioni?

Beh se devo sognare sogno in grande…Lionel Messi…. E come allenatore sogno di poter essere allenato da Conte perché mi piace la passione che trasmette ai suoi giocatori.

Ci dai la tua personale classifica dei migliori terzini, in assoluto (anche non in attività, a tua discrezione)? Almeno i primi 3, o 4.

Come ho detto prima il mio preferito in assoluto è Alexander Arnold quindi lui al primo posto, poi Dani Alves, al terzo posto Marcelo, e quarto Cancelo.

Hai un obiettivo specifico, a livello calcistico, nel breve periodo?

Il mio unico obiettivo è quello di migliorami sempre allenamento dopo allenamento, imparando dai miei compagni che sono tra l’altro tutti molto bravi.

Segui il calcio estero? Quale?

Si certo, adoro la Premier League inglese.

Ci parli del Tommaso “ragazzo”? Passioni, hobby, studio, amicizie.

Nel tempo libero come tutti i ragazzi della mia età, mi piace uscire con gli amici, ma uscite semplici per stare assieme, non mi piacciono i giochi alla playstation, perché preferisco passare il tempo con i miei amici. Per me sono molto importanti, in generale nella vita intendo, perché nei momenti di sconforto possono darci una grossa mano, sono dei punti di riferimento. E poi studio, sono al quarto anno dell’istituto professionale per geometri.

Ultima domanda: il ruolo della tua famiglia rispetto alla tua carriera.

Nella mia carriera la mia famiglia è fondamentale per la tranquillità che sa darmi, in particolare i miei genitori cercano di starne fuori, mi spiego: lo fanno per non mettermi pressione e saranno felici per me qualsiasi cosa io scelga per il mio futuro.

Grazie caro Tommaso.

Grazie a Te ed un saluto a tutta la rivista ed ai lettori.

Ringraziamenti

Termina così anche questa interessante chiacchierata. Ringrazio quindi Tommaso, a nome della Rivista, per la disponibilità e la cortesia dimostrata, e gli auguro una proficua carriera. Ringrazio ovviamente anche la società Novara Calcio 1908, ed in particolare l’Ufficio Stampa, nella persona di Giusy Tartana, per la cortese autorizzazione e la fiducia accordatami.

(Fonte foto: www.latribuna.com)

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *