Intervista esclusiva WFS: Mattia Zennaro, talento italiano classe 2000 del Venezia

MATTIA ZENNARO (trequartista) – VENEZIA F.C. S.r.l.

Data di nascita: 03/08/2000
Luogo di nascita: Venezia
Altezza: 184 cm

A cura di Christian Maraniello

“In football you just have to relax and enjoy your game”.
Con questa meravigliosa testimonianza (reperita su www.onefootball.com del 6.3.2019), il sig. Dusan Tadic ha sintetizzato quella che è la vera essenza del calcio, e che mi permetto di proporre come incipit lirico di questa nuova chiacchierata.

Alla scoperta di Mattia Zennaro

Chi presentiamo oggi, infatti, si muove nel solco di questa essenzialità.
Mattia Zennaro, infatti, è un altro talento del 2000, che sta emergendo ad alti livelli al Venezia, ma prossimo al salto con il Genoa in Serie A.

Zennaro, però, non è un trequartista classico, come ci spiegherà il ragazzo: il suo calcio è “ tra le linee”, in un luogo, cioè, non tracciato dalle mappe, e dove il pensiero diventa costruzione, e dove i suoi colleghi falegnami ammassano la legna e la paglia, in attesa della scintilla eversiva.

Nella cattedrale del campo, pensare è una libertà autorizzata a pochi, così come mettere in pratica il pensiero con l’agire, ed il lanky veneziano è deputato all’uno ed all’altro compito.

Il talento in Mattia Zennaro è molto ben delineato, e del resto, anche in questa stagione, dove si è ritagliato un posto importante in serie B, le sue partite sono sempre state serie e caparbie.

E tale aspetto non è di poco conto, se consideriamo che la serie B è un campionato difficile, sporco, frenetico dove la fisicità diventa un parametro essenziale per poter emergere, crescendo in continuità e forza mentale.

Il torneo cadetto, allora, per Mattia è la scuola Superiore. Ed il diploma in arrivo gli consentirà di superare il test d’ingresso all’Università del calcio. Non solo, quindi, il passaggio al Genoa dall’anno prossimo, ma anche la chiamata nella nazionale under 19, con battesimo di fuoco contro la Spagna, dove peraltro si è presentato con un gol a rimorchio, tipico del suo gioco libero ed energico.

Quanto alle sue qualità tecniche, l’intervista che segue è già esplicativa, ma abbiamo anche pubblicato recentemente una sua scheda tecnica (il 2.3.2019), pertanto non mi dilungo oltre.

Quello che però mi preme farvi conoscere è la sua metodologia di gioco. Zennaro, infatti, sembra essere un trequartista per pochi, cioè per chi ama giocatori in grado, con la loro intelligenza, di controllare gli spazi ed i tempi di gioco.

Non parlo di questione tecnica strettamente intesa, che comunque è ben solida, quanto di idoneità ad influire nel gioco, con la sua sagacia nei movimenti e l’ispirazione delle decisioni attuate.

Mi piace pensare, però, che questa tipologia di calciatori da half-spaces siano frutto di una inclinazione – tutta italiana – del gusto “breriano” della praticità, che alla creatività geniale del n. 10 ha sempre preferito la concretezza dei moduli, anche se devo dire che finalmente negli ultimi anni si stanno intravedendo aperture, verso concetti di semplicità e libertismo.

Ed a mio modo di vedere Mattia Zennaro rientra perfettamente in questa aura di praticità tecnica, intesa come senso di vocazione mistica – come ci dice lui stesso – a “lavorare molto sulla capacità di riuscire a vedere prima il gioco rispetto agli altri: sapere già dove scaricare palla ancora prima di riceverla”.

Mattia ha sintetizzato, forse senza volerlo, quella che è la simbologia del trequartista evoluto, l’incarnazione cioè del “libero pensiero” contrapposto alla visione vitrulea del “pensiero unico”, tipico di chi siede in panchina.

La guida tecnica, difatti, ha altri compiti: prova moduli, schemi, prevede soluzioni offensive, difensive, come ricette consolidate, adatte per ogni situazione di gioco. Ma se poi hai in campo un certo tipo di trequartista, libero di muoversi negli spazi, di aprirsi sovraccaricando uno dei due binari, e di rompere le linee, o di disegnare traiettorie in corto ed in lungo, il coach gode, e sta zitto.

Lasciare quella che io chiamo “libertà discrezionale” a questi ragazzi è futurismo estetico, e prima lo si capisce e meglio è per tutto il movimento.

Ma Mattia Zennaro ne è ben conscio, tanto che senza mezzi termini enfatizza la mia richiesta: “fortunatamente ho sempre avuto molta libertà da parte di tutti gli allenatori”.

La “libertà” è la parola magica. Ma non la sola.

Queste doti, che Mattia Zennaro ha nelle corde, sono istintive, non te le insegna nessuno, e di questo ne sono particolarmente convinto. Anzi, a supporto vorrei citare un allenatore di altissimo livello, Massimiliano Allegri, che giusto ieri (9 aprile 2019) ha pubblicato un interessante libro dal titolo indicativo: “è molto semplice”.
Allegri, per chi segue il calcio con attenzione – cioè libero dalla cultura reazionaria del tifosismo esasperato e complottista – sa che è uno dei massimi assertori della “semplicità” nel calcio. Ecco la seconda parola.

Ed in questo libro, come regola n. 1 della sua filosofia, scrive testualmente: “se ci avessero insegnato di meno, avremmo imparato di più”. Calibrando questo breve (ma influente) pensiero di Allegri, sulla giovane promessa veneziana, allora potrei dire che la teoria scientifica ha fallito, e che ormai ciò che davvero conta nel calcio sono i giocatori pensanti e liberi, che sappiano fare “cose semplici”, nell’accezione sopra vista: l’atto tecnico in sé (passaggi, tiri, trick), la singola giocata creativa, od anche un semplice movimento.

Il tutto, però, orientato verso un’unica e religiosa massima, sempre di mister Allegri, da leggersi – mi raccomando – insieme a quella lirica in apertura, di Tadic:
“Il calcio è fatto di ragazzi che giocano in libertà e per divertimento” e “devi solo rilassarti e goderti la tua partita”.

INTERVISTA a Mattia Zennaro

Mattia, descrivici, brevemente, il percorso che hai fatto prima di arrivare al Venezia

Prima di arrivare al Venezia F.C. ho sempre giocato in squadre provinciali, ho giocato nell’Alvisiana un anno, Edo Mestre un anno e poi sono andato al Laguna di Venezia (vecchia Alvisiana) che poi si si è trasformata nuovamente in Pro Venezia.

Chi ti ha scoperto e come? Ricordi un episodio specifico del provino (o dei provini)?

Mi ha “scoperto” Mattia Collauto tramite Claudio Di Spirito (mio allenatore in quella stagione). A fine stagione andai a fare un torneo con il Venezia in Croazia (arrivammo terzi) e successivamente venni confermato dal direttore Mattia Collauto.

Sei entrato nelle giovanili del Venezia tre anni fa. Proviamo a fare un excursus sulla tua carriera: puoi raccontarci la metodologia di lavoro da quando sei qui? Il “progetto” tecnico è simile in ogni categoria oppure varia a seconda dell’età? E soprattutto, venendo a te nello specifico, cosa ti chiedevano tatticamente i vari allenatori che hai avuto (fase offensiva, fase difensiva, associazione, tecnica, movimenti).

Sono arrivato qui esattamente tre anni fa, e ovviamente il lavoro richiesto variava anche in base all’età del calciatore. Personalmente e fortunatamente ho sempre avuto molta libertà da parte di tutti gli allenatori anche se ognuno ha le sue opinioni e le sue richieste specifiche. Devo dire però che quasi tutti mi chiedevano il lavoro in fase difensiva che mi è sempre mancato e di lavorare molto sulla tecnica: la richiesta era sempre quella di sbagliare il meno possibile e di immaginare prima di ricevere il pallone la giocata da fare.

Da quanto abbiamo avuto modo di vedere, sei un trequartista molto mobile, abile a giostrare tra le linee, ed a inserirti nello spazio anche per andare direttamente al tiro. Ti sei meritato una nostra “scheda tecnica”, pubblicata il 2.3.2019, però come per altri talenti da noi intervistati, ti chiediamo di parlarci delle tue caratteristiche principali e del tuo modo di giocare. E soprattutto, dove, secondo te, dove puoi migliorare.

Il mio modo di giocare è molto semplice, come già sapete mi piace farmi trovare tra le linee. Ogni giorno cerco di lavorare molto sulla capacità di riuscire a vedere prima il gioco rispetto agli altri giocatori: sapere già dove scaricare palla ancora prima di riceverla.
Devo migliorare sicuramente sotto l’aspetto fisico e imparare a usare meglio il piede debole (sinistro). Poi ci sono ovviamente tanti piccoli dettagli da limare, ma l’ottimo non esiste, va conquistato quotidianamente.

Quest’anno sei stabilmente in prima squadra, in serie B. Ci puoi parlare dell’emozione di poter giocare con così tanti giocatori importanti, ed in che modo i compagni e lo staff tecnico ti aiutano.

L’emozione di giocare con così tanti giocatori importanti è sempre stata tanta fin dall’inizio, mi reputo molto fortunato e devo dire che tutti i miei compagni dai più giovani a quelli più “esperti” mi hanno sempre dato un grande aiuto. Ovviamente anche lo staff mi aiuta molto, dandomi sempre consigli preziosi.

Come ben sai, il ruolo del trequartista è in continua evoluzione. Nel calcio moderno si chiede ormai duttilità, ossia saper giocare in tanti moduli differenti, oppure anche sapersi adattare in ruoli diversi. Credi di avere caratteristiche diverse anche per giocare ad esempio come esterno, oppure come mezzala offensiva in un centrocampo a 3? o pensi che il tuo ruolo naturale sia quello di trequartista e che comunque vuoi proseguire su questa strada?

Il mio ruolo preferito è il trequartista però mi adeguo alle scelte del mister, come esterno giocavo da piccolo ma oggi penso che farei molta fatica a farlo soprattutto per le mie caratteristiche fisiche, posso giocare anche in un centrocampo a 3 potrei come mezzala ruolo che ho già ricoperto diverse volte quest’anno.

Hai un modello di riferimento? E cosa ti manca, o comunque cosa “ruberesti” al tuo “idolo”?

Mi piace guardare tutti i giocatori per magari cercare di rubare qualcosa ad ognuno. Ad oggi, secondo me, uno dei più grandi è Neymar, lui si diverte e soprattutto fa divertire tutta la gente che lo guarda, è un pó un “Ronaldinho” di adesso.

Le tue prestazioni non sono passate inosservate, tanto che sei stato convocato in Nazionale under 19, addirittura segnando un gol all’esordio. Parlaci delle tue emozioni a vestire la casacca azzurra, e se puoi dirci che ambiente hai trovato e trovi tutt’ora (metodologie di lavoro, ecc.)?

Sono stato contentissimo alla chiamata in azzurro under 19, un’esperienza nuova che non dimenticherò mai, si lavora molto con la palla e ci si diverte tanto.
Ho trovato un bell’ambiente, staff e compagni magnifici

Nel mercato invernale ti hanno cercato molte squadre (tra cui la Juventus), ma alla fine hai scelto il Genoa: tutte queste voci ti danno pressione, oppure sono uno stimolo in più per fare bene?

Io penso a lavorare duro ogni giorno per migliorarmi sempre di più, le voci non mi mettono pressione, anzi mi danno stimolo per cercare di fare sempre meglio.

A breve andremo in pubblicazione con una interessante intervista fatta a Giovanni Galli, grandissimo portiere della nazionale e di tante squadre di club, prendendo spunto dal recente episodio accaduto qualche giorno fa, della rissa tra genitori e della conseguente proposta di Galli, a cui aderiamo senza riserve, di obbligare i genitori a partecipare ad “allenamenti pedagogici”, su come cioè ci si comporta sugli spalti e quali valori sportivi devono essere trasmessi ai figli: noi teniamo molto a questi ideali dell’etica e del rispetto, per cui ti chiediamo di dirci due parole al riguardo.

Io dico semplicemente che i genitori debbano andare allo stadio per tifare e sostenere il proprio figlio. Questo è uno sport meraviglioso, che regala emozioni uniche, e per renderlo ancora migliore c’è bisogno di rispetto in campo e sugli spalti.

C’è un calciatore con cui vorresti giocare un giorno? Ed un allenatore? Se si, puoi descriverci le motivazioni?

Ce ne sarebbero molti di calciatori con cui vorrei giocare e stessa cosa vale per gli allenatori.

Hai un obiettivo specifico, a livello calcistico?

A livello calcistico spero di diventare un grande campione, e di vincere più trofei possibili.

Segui il calcio estero? Quale in particolare?

Seguo quasi tutti i campionati, in particolare mi piace guardare quello spagnolo.

Ci parli del Mattia ragazzo? Passioni, hobby, studio, amicizie.

Mi reputo un ragazzo semplice, la mia unica passione è sempre stata il calcio, mi piace uscire con gli amici (ne ho molti), e riguardo allo studio ho fatto il “Giorgio Cini”, un istituto professionale.

Ultima domanda: parlaci del rapporto che hai con la tua famiglia ed il ruolo che hanno avuto rispetto alla tua carriera.

Con la mia famiglia ho un bellissimo rapporto, la prima persona che devo ringraziare è mia mamma, grazie a lei sono arrivato fino a qui e non smetterò mai di ringraziarla.

Ringraziamenti

Ringrazio Mattia Zennaro, a nome della Rivista, per la disponibilità e la cortesia dimostrata.
Auguriamo al ragazzo una splendida carriera nel calcio che conta, nella speranza che prosegua a giocare come sa, con semplicità ed in totale libertà di pensiero e di gioco.
Ringrazio anche la società Venezia F.C. S.r.l., nella persona del Direttore Comunicazione, Veronica Bon.

(Fonte foto: www.veneziafc.it)

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