Intervista esclusiva WFS: Mattia Motolese, talento italiano classe 2004 del Bologna

MATTIA MOTOLESE (difensore centrale) – F.C. BOLOGNA S.P.A.

Data di nascita: 13.4.2004

Luogo di nascita: Taranto

Altezza: 188 cm.

A cura di Christian Maraniello

Oggi Vi parlo di Mattia Motolese, difensore centrale mancino del 2004, che gioca nel Bologna da sotto età, e nella nazionale under 16.

La rivista ha già invero pubblicato una relazione tecnica del ragazzo (leggi qui), però ritengo opportuno aggiungere alcune brevi precisazioni.

Intanto, uno degli aspetti più sorprendenti che sono venuti fuori da questa intensa chiacchierata, è che Mattia ha iniziato a giocare difensore centrale solo tre anni fa; e credo che, al riguardo, ogni considerazione appare superflua.

C’è poi un aspetto che mi entusiasma, e che annusavo durante la visione della partita internazionale tra Italia e Svizzera under 16: l’avere davanti agli occhi un difensore di nuova genesi, perché già dal quinto minuto mi è esplosa in testa una tracklist caratterizzata da tre peculiarità del calcio evoluto: lettura, affronto, e pressione in avanti.

Siamo in fase di prima costruzione svizzera, e la palla viene governata con scarichi semplici a ridosso dell’area, quando improvvisamente viene recapitata (almeno nelle intenzioni) sull’offendente posto prima del cerchio di centrocampo. E’ in questo preciso istante che Motolese si infiamma, disordinando la linea di difesa con una violenta offensive marking pulita ed efficace, nella metà campo avversaria, che ha stravolto l’abbozzo offensivo svizzero, generando – a sua volta – una tensione verticale, funzionale ai dettami sopra accennati.

E’ quindi l’aggressività proattiva il primo modello costitutivo di Mattia, che grazie ad essa, poi, crea una sequence offensive.

Ora, però state a sentire. Il termine “aggressività” deriva dal latino ad gradior, dove gradior significa “andare”, e ad indica “verso”. Dunque, il significato del termine, nella mia accezione, rimanda ad intenzioni non negative, bensì strumentali, intese cioè – filosofeggiando – come atti eversivi volti a soddisfare il proprio bisogno immediato, che è la conquista palla. Eccola dunque la sua anamnesi.

Ci sono poi altre dinamiche di rilievo. Con lo scorrere della partita, infatti, ho appuntato alcuni dati, come i contrasti vinti (ne ho contati ben 7), i duelli aerei di pura dominanza gravitazionale (tutti), ed alcuni mental games che tanto piacciono alla dottrina, come la gestione dello spazio e le letture anticipate dei tempi (anche) di pressione.

I giochi mentali sono peraltro una costante di Mattia. Come leggerete, infatti, ci siamo soffermati su questi temi, ma uno in particolare mi ha sorpreso, e cioè quello che viene definito come problem solving.

Sono partito cioè da una domanda molto semplice (chi lo ha messo più in difficoltà nelle giovanili), per poi arrivare a chiedergli come si risolve la grana. Ebbene, Mattia mi ha parlato di un attaccante del Milan molto bravo tecnicamente, e di come si è adeguato: mentalmente cambio tutto. Cerco un modo per contrastare dinamiche che non conoscevo, per trovare risposte al problema. Poi certo (…) ne parlo con il Mister. Ma in linea generale, trovo sempre la risposta da solo”.

Sono metodiche induttive, tanto care ai formatori di alto lignaggio, come l’amico Diego Franzoso (leggi qui l’intervista), che son certo apprezzerà questo passaggio concettuale, specie perché espresso da un giocatore così giovane.

L’altra peculiarità – spesso poco dibattuta, ma di grande importanza, a livello posturale – è che “Moto”, come anticipato in apertura, è mancino, e gioca sul mezzo sinistro, con tutto ciò che ne consegue, sia in termini di efficacia della prima costruzione e sia per le situazioni di transizioni passive, anche in campo aperto.

La cosa disturbante resta però l’età. Questi 15 anni vanno contestualizzati, perchè avere già in saccoccia siffatte meccaniche lo rendono molto più che una semplice proiezione.

Per carità, deve ancora crescere tatticamente, costruirsi probabilmente una propria identità, e migliorare la gestione della palla, come gli ho accennato (specie quando deve superare la prima pressione), però il materiale a disposizione è veramente di alto livello.

Intervista a Mattia Motolese

Caro Mattia, intanto ti ringraziamo della disponibilità. Ti abbiamo seguito in alcune partite, anche della nazionale di cui fai parte ormai in pianta stabile, ed abbiamo pubblicato una relazione tecnica, la prima in Italia. So che l’hai letta, ma vorrai sapere cosa ne pensi.

Grazie a voi della splendida opportunità. Si devo dire che è stata una bella relazione, e onestamente sono lusingato, per cui vi ringrazio della ottima descrizione che avete fatto. Penso che rispecchia in pieno le mie caratteristiche ed è stato proprio un piacere leggerla.

A dir la verità, c’è un aspetto che non è stato affrontato, come la gestione della palla, sul quale però tornerei dopo, quando mi addentrerò nelle domande più tecniche. Parliamo di come è nata la passione del calcio, chi te l’ha trasmessa, e cosa rappresenta per te questo meraviglioso sport.

Guarda, ho iniziato a giocare a calcio grazie a mio padre, che mi portava sempre al campo del nostro paese, a Lizzano, a vedere le partite. Poi quando finivano, mi fermavo sempre a giocare con lui. Quindi, la mia passione la devo sicuramente a lui. Comunque considera che da bambino giocavo dappertutto, per strada, nei campi, con gli amici, proprio sempre. Ed a 4 anni ho iniziato a giocare nella squadra del Lizzano, la Stella Azzurra, fino a 9 anni. Poi sono passato nella Cryos fino a 14 anni.

La Cryos è una società pugliese che ha una sorta di sinergia con il Bologna?

Si, diciamo che sono associati. Penso sia una società satellite. E quindi sapevo già da un po’ di tempo che mi stavano osservando, tanto è vero che prima di arrivare al Bologna, avevo fatto spesso provini con loro nei due anni precedenti. Arrivo al Bologna a 14 anni, ed è stato davvero emozionante.

Certamente. Arrivi quindi in una società prestigiosa l’anno scorso, e giochi quindi in under 15. Quest’anno passi in under 16, e addirittura da un po’ ti ritrovi anche da sotto età in under 17.

Si, esatto. Sto giocando in under 17 da gennaio, e devo dire che mi trovo molto bene, sia con i compagni e sia con il Mister.

Stai trovando delle difficoltà con il salto di categoria, giocando con i più grandi? Hai subito contraccolpi di natura condizionale o tecnica? 

Sinceramente il salto non è stato problematico. Non ho subito contraccolpi, anche se certamente ci sono differenze, sia dal punto di vista fisico e sia il passo e l’intensità di gioco, che sono diversi. Anche il modo di giocare, poi, è un po’ cambiato. Ma per quanto mi riguarda, sono differenze che mi immaginavo, ed a cui ero pronto, per cui non ho sofferto il cambio di categoria e non avuto necessità di ambientamento.

Diciamo che questa maturità l’avevo intuita, e che in un certo senso riecheggia una delle tue grandi doti, che è il problem solving, ma anche su questo aspetto torniamo più avanti. Hai dei ricordi particolari delle prime partite giocate da bambino? C’è una partita, in particolare, che ricordi nelle giovanili, e perchè?

Assolutamente si. Mi ricordo un torneo quando giocavo nella Cryos, ed era una semifinale, oltretutto molto sentita ed equilibrata. E in pratica all’ultimo minuto, sul risultato di 1-1 sono riuscito a fare gol, ed è stato decisivo per il passaggio in finale. Impazzii dalla gioia, e sono sensazioni che mi porterò dietro per sempre. Tra l’altro giocavo esterno di centrocampo, e in quel frangente superai in dribbling due avversari.

Giocavi anche esterno, allora. Quindi aggiungiamo anche la versatilità. Ci arriviamo più avanti su questo discorso. C’è un osservatore che ti ha scoperto? Ricordi qualcosa di quel periodo?

Guarda, su questo aspetto io ricordo che chi mi ha scoperto davvero è stato il mio Mister alla Cryos, Fabio De Vita.

Quindi arrivi al Bologna nel 2018, in una società prestigiosa e che a livello di settore giovanile ormai è all’avanguardia. Mi racconti cosa significa farne parte, il senso di appartenenza, ma soprattutto che ambiente hai trovato, anche a livello tecnico.

Ti dico che sin da subito ho capito che la società è davvero grandissima, importante, e che quindi la mia scelta è stata premiata. Poi so che il Bologna sta investendo tanto a livello di settore giovanile, per cui sono veramente contento di fare parte di questa società e li ringrazio. Anche gli stessi dirigenti mi hanno parlato dell’ambiente, dei progetti, e quindi ribadisco di essere molto orgoglioso

Adesso parliamo delle tue caratteristiche, ma consentimi una richiesta, che peraltro faccio a tutti i talenti che intervistiamo. Vorrei sia tu a descrivere che tipo di difensore sei, le tue peculiarità principali e del tuo modo di giocare ed interpretare il ruolo. E soprattutto, dove, secondo te, dove puoi migliorare.

Intanto sono un difensore centrale mancino, e già questo penso sia uno dei pregi, visto che non ce ne sono molti. Poi sono abbastanza bravo nel saper leggere le varie situazioni, di essere veloce nell’allungo e penso di essere forte nel colpo di testa. Secondo me devo migliorare nel piede debole, ma sto già cercando di impegnarmi negli allenamenti, anche specifici. 

In effetti, l’uso del piede debole, o quantomeno la frequenza, è un fattore da non sottovalutare. Se mi è concesso, caro Mattia, vorrei però esporti un altro difetto, secondo me, e che ti avevo accennato prima, anche se è come trovare il pelo nell’uovo, e che comunque sono certo che migliorerai.

Forse ho capito..

Te lo dico io però! la gestione della palla con il lancio lungo, anche se viene in rilievo maggiormente quando devi superare la prima pressione. Ad esempio, nella partita in nazionale, contro la Svizzera, ho notato che alle volte, pur in situazione di controllo e tranquillità, hai provato spesso il lancio, sbagliando intensità.

Si esatto, sapevo che mi avresti parlato della gestione della palla. Comunque, sono d’accordo con te, e tra l’altro quella partita me la ricordo molto bene perché in effetti qualche lancio di troppo l’ho fatto.

Parliamo di marcatura, ma prima una domanda semplice su questo tema: c’è un attaccante che in questi anni, almeno da quando sei al Bologna, ti ha dato più fastidio?

Allora, problemi in assoluto no, però un attaccante con cui ho avuto più difficoltà a marcare è stato Rossi, del Milan. Diciamo che lui sa giocare bene la palla, è molto tecnico per cui non sai mai cosa fa.

In questi casi, quando trovi delle difficoltà impreviste, come ti poni durante la partita?

Mentalmente cambio tutto. Cerco un modo per contrastare dinamiche che non conoscevo, per trovare risposte al problema. Poi certo, anche tra il primo ed il secondo tempo ne parlo con il Mister. Ma in linea generale, trovo sempre la risposta da solo.

Interessante questa risposta. Trovare “la risposta da solo” è la vera essenza del calcio, anche perché non c’è tempo di parlare, perché parla il campo e devi subito mettere sul tavolo delle soluzioni. Comunque, l’aspetto mentale è una grande dote, anche in un ruolo molto complicato come il tuo.

Esatto. Ne sono convinto anche io.

Nel calcio moderno, però, come sai, ciò che si richiede al difensore centrale non è solo marcatura, tempismo sulle palle inattive, letture, ma anche partecipazione alla costruzione. Questa nuova concezione ti trova in qualche misura coinvolto?

Diciamo che a me piace molto giocare a calcio, partecipare al gioco, anche in fase di prima costruzione, come dici tu, e per fortuna anche nel Bologna il Mister ci chiede di iniziare l’azione. Quindi si, mi sento coinvolto in questa concezione.

Ed anche in nazionale. Da un po’ di tempo, si notano dei cambiamenti a livello federale, come gioco, tecnica. Poi tu, riprendendo il discorso di prima, sei un difensore mancino, per cui sei anche facilitato nella tua zona di competenza.

Si. Anche in nazionale ci alleniamo tanto sulla prima fase di uscita. Eco perché, come ti dicevo prima, devo migliorare nell’uso del piede debole. Poi sai, allenarsi in nazionale è più complicato perché il tempo a disposizione è sempre molto poco, per cui la concentrazione è alta e si cerca di imparare il più possibile.

Fammi aggiungere una cosa: a mio parere un difensore evoluto non deve limitarsi alla marcatura secca, ma deve saper lavorare sullo spazio e sul riferimento dato all’attaccante avversario di riferimento. Difendere diventa una lettura complicata, dove il difensore deve saper valutare la palla, la porta, gli avversari ed i compagni. Anche in questo caso, vorrei chiederTi, data la tua giovane età, se queste peculiarità le stai studiando, e soprattutto se questi principi vengono insegnati.

Nel Bologna, durante la settimana si fanno tanti allenamenti specifici su questi punti, e soprattutto sulla linea difensiva, e lo staff tecnico ci fa vedere i movimenti, ed i concetti. Ho iniziato già l’anno scorso, in under 15, a lavorare su questi principi. Poi comunque a me piace tantissimo guardare e studiare i video dei grandi campioni, per prendere spunto da loro.

la dottrina è sempre molto attenta a pubblicare articoli sulla meccanica del difensore centrale, e ad esempio uno degli aspetti più sottovalutati è la comunicazione tra il reparto inteso globalmente, ma anche tra i due centrali. Questa anamnesi me l’hanno confermata anche due ragazzi molto interessanti, Corbo, che gioca nel tuo club (leggi qui l’intervista) e Bellodi (leggi qui l’intervista). Cosa ne pensi?

Ho letto le interviste e devo dire che sono d’accordo con Gabriele e Bellodi. Quindi la comunicazione penso sia un aspetto importante nel lavoro di linea. Ti dico che per quanto mi riguarda sono io quello che chiama la difesa, che decide quando scappare dietro, alzarci, ordinando quindi i movimenti.

Nel dettaglio, hai delle indicazioni ben precise dallo staff tecnico del Bologna a livello tattico? E venendo a te nello specifico, il Mister ti chiede qualcosa in particolare?

Guarda, come detto mi chiedono tanto la prima costruzione ed il lavoro di linea, spesso alta.

Ecco, questa tematica del lavorare alti mi interessa. Anche in Under 17, quindi, la linea lavora pensando in avanti. Sono concetti moderni.

Si, diciamo che non è una richiesta proprio sistematica, perché dipende anche in base all’avversario. Chiaro che quando affronti squadre che ti chiudono ed hanno un buon possesso è più difficile lavorare alti, però il concetto è interessante.

Si chiaro.

Peraltro anche a livello federale ho notato che da un po’ di tempo si lavora molto sull’aggressione in avanti. Ad esempio, contro la Svizzera ti ho visto incendiarti altissimo, disordinando la linea di difesa in aggressione violenta nella metà campo avversaria.

Esattamente. In nazionale la richiesta è costante, sistematica. Si lavora pensando in avanti. I difensori aggrediscono molto alti, ed a me piace questo aspetto perché è una mia caratteristica, e mi piace, anche perché poi si creano occasioni immediate e rapide. 

A questo punto ti chiedo se hai un modello di riferimento tra i difensori centrali, e cosa ti manca, o comunque cosa “ruberesti”?

Si, anche se preferirei distinguere. Allora, diciamo che per quanto riguarda l’impostazione il mio modello è Bonucci, perché è molto bravo in quel fondamentale e lo guardo tantissimo. Nella difesa secca, cioè nella marcatura sull’uomo il mio modello è Chiellini, perché a difendere è uno dei migliori al mondo. Diciamo che a Chiellini ruberei la cattiveria, e la forza fisica, anche se è un difensore molto leale, e poi il fatto che non molla mai. A Bonucci invece ruberei la sua capacità di saper gestire la palla, anche quando non è pressato, e soprattutto i suoi lanci, che sono sempre efficaci e precisi.

Sul lancio, in generale, o per superare la prima pressione te ne ho parlato prima, ed in effetti mi hai confermato che è una peculiarità che devi migliorare.

Si, hai ragione [ride]

Hai giocato in altre posizioni durante il tuo percorso nelle giovanili?

Si, nella Cryos ho giocato esterno sinistro alto, mediano, e poi l’ultimo anno come difensore centrale, mentre a Lizzano come attaccante puro.

Quindi hai iniziato a giocare difensore centrale dall’ultimo anno di Cryos, quindi dall’età di 13 anni. Tre anni fa circa. Interessante.

Si, da poco. Ah, poi comunque a Bologna ho anche giocato terzino sinistro. Diciamo che ora il ruolo di difensore lo sento proprio mio. Mi piace e penso di avere tutte le caratteristiche per crescere. Mi adatto, per carità. Se il mister ha bisogno do sempre la massima disponibilità.

Il tuo livello performante ormai sta catalizzando tutte le attenzioni, complice anche il fatto che sei mancino, e come sai in questo periodo storico non è facile trovare difensori centrali come te. E’ un vantaggio, a tuo parere, questa caratteristica specifica?

Secondo me non è propriamente un vantaggio, anche se è ovvio che si viene facilitati nella costruzione, ma di base a questa particolarità non ho mai dato ampio risalto.

Parliamo di nazionale. Sei ormai presenza fissa, segno evidente della fiducia riposta anche ai livelli federali. Puoi parlarci delle tue emozioni a vestire la casacca azzurra e se puoi dirci che ambiente trovi (metodologie di lavoro, ecc.), e soprattutto se hai dei sogni particolari legati alla nazionale.

Sicuramente giocare per la nazionale è un’emozione incredibile. Vestire la maglia del tuo Paese ti dà la carica e tantissime emozioni. Sul lavoro che facciamo devi anche considerare che il tempo è sempre molto poco, e quindi tutti gli allenamenti sono concentrati sulla tattica: Quanto a noi difensori lavoriamo tanto sulla pressione, appunto – come dicevamo prima – sempre molto alta. 

Guardi dei video specializzati per comprendere dinamiche e movimenti offensivi?

Si ne guardo davvero tanti. Secondo me sono utili

E invece con riferimento alle statistiche? Ormai tutto il calcio le catalizza ed anche Voi ragazzi ne siete giocoforza coinvolti. Come ti poni di fronte alle tue statistiche? Le studi o le studiate, con lo staff?

No, sulle statistiche non abbiamo nulla. Ma sono sicuro che più avanti comincerò anche io a studiarle, perché secondo me hanno la loro importanza.

Parliamo di aspetto mentale. Quanto conta nella tua crescita professionale? E’ una domanda complicata, che appare anche un po’ astratta in sé, però a me pare che il tuo modo di stare in campo, di capire la partita, interpretarla, derivi appunto da una forza mentale intrinseca. Che hai dentro.

Io credo che l’aspetto mentale è davvero fondamentale, perché se non hai la testa non puoi giocare a calcio. Poi oltre alla testa, c’è il sacrificio, lo studio, l’alimentazione ed una vita regolare.

Te lo chiedo perché di questa peculiarità ne ho discusso con tanti tuoi colleghi anche di nazionale, sulla nostra Rivista (Bianchi, Cangiano, Brancolini, Candela, Zennaro, ecc.). E’ una attitudine che viene in qualche modo allenata, magari attraverso l’aiuto di figure professionali all’interno del club? oppure si privilegia solo l’aspetto tattico e tecnico?

Si, diciamo che al Bologna abbiamo uno psicologo cui possiamo rivolgerci per ogni problema.

Parliamo un po’ di calcio giovanile, in generale. Tanti ragazzi, purtroppo, sono costretti ad emigrare per giocare, e questo, a mio avviso è una sconfitta per il nostro calcio, come ad esempio Arlotti, Cudrig, Pellegri ed altri. Puntare sui giovani italiani è un refrain che sto portando avanti da molto, e quindi bisognerà che il sistema calcio faccia qualcosa. Ti chiedo, quindi cosa pensi della situazione, e se noti ad esempio ancora una certa mancanza di fiducia nei giovani.

Si, in effetti è un problema che c’è da tempo. Sai bene anche tu che ad esempio in Inghilterra i giovani giocano e lì le società, anche importanti, non si fanno problemi a farli esordire.

Adesso arrivano le domande un po’ complicate ma secondo me stimolanti, per voi. Recentemente abbiamo pubblicato delle interessanti interviste sui problemi del calcio giovanile, con Dino Baggio, Antonio Cabrini, David Di Michele, e sono venute fuori argomentazioni molto stimolanti, soprattutto su come i ragazzi stiano perdendo un po’ di vista la vera essenza del calcio, che è passione, divertimento, e cultura del sacrificio. Ad esempio, Di Michele mi ha detto testualmente che “I ragazzi, come sottolineate spesso, stanno perdendo i valori dello sport, e le colpe sono da attribuirsi un po’ a tutti i livelli: dagli stessi ragazzi, sino ad arrivare ai genitori, al sistema calcio in generale, e poi i social media”. Come vedi la situazione vivendola in prima persona? 

Si, diciamo che effettivamente molti ragazzi si perdono dietro ai social media, o alla playstation, e questo di certo non aiuta nella crescita. Io però devo dire che noi al Bologna ci impegniamo sempre tantissimo, anche durante gli allenamenti, quindi tutti i compagni sono ragazzi seri.

Magia e passione. Secondo me si sta perdendo un po’ la vera essenza del calcio. Il 24 maggio in Vaticano si è tenuto un evento dal titolo “Il calcio che amiamo”; tra i tanti passaggi più emozionanti del Pontefice, vi sono questi: “La felicità è dare un pallone a un bambino per giocare (…), dietro a una palla che rotola c’è quasi sempre un ragazzo con i suoi sogni e le sue aspirazioni (…). Spesso si sente dire anche che il calcio non è più un gioco: purtroppo assistiamo, anche nel calcio giovanile, a fenomeni che macchiano la sua bellezza. Ad esempio, si vedono certi genitori che si trasformano in tifosi-ultras. Il calcio è un gioco, e tale deve rimanere (…). Si rincorre un sogno, senza però diventare per forza un campione. È un diritto non diventare un campione”. Ecco, riflettendo un attimo davanti a queste parole significative, credi che il calcio stia davvero perdendo la magìa che aveva nella nostra infanzia?

Del problema dei genitori ultras ne ho sentito parlare, anche se a noi non è mai capitato. Per me il calcio è divertimento, e come tale deve essere vissuto, da tutti. Sia dai grandi e sia dai ragazzi, o dai bambini.

E’ proprio questo il punto, caro Mattia: il divertimento. I tuoi genitori ti hanno messo pressione in questi anni?

No no. Per niente. Mi davano consigli, ma pressioni mai. Anzi mi hanno sempre dato tanta libertà.

Capitolo razzismo. Da anni assistiamo a frequenti episodi di razzismo (da ultimo a Verona, con Balotelli che scaraventa il pallone in curva). Voi ragazzi come vivete queste situazioni? Hai mai assistito ad episodi simili?

Penso che sia una piaga, ed in effetti sentire ancora episodi come quello accaduto a Balotelli fa riflettere molto. Bisogna fare qualcosa certamente, magari inasprendo le pene, o intervenire con più cattiveria. Comunque a dirti la verità, io non ho mai assistito ad episodi del genere.

Cambiamo argomento, perché vorrei soffermarmi su alcune tematiche secondo me importanti, che spesso sono sottovalutate. Ad esempio, recentemente Carlos Tevez, in una intervista ha detto: ho la stessa sensazione di quando giocavo da voi: i ragazzini sanno tutto di tattica ma la palla non la toccano bene. In Argentina si gioca ancora per la strada”. La tematica della “strada” la riteniamo fondamentale, per la crescita di questo sport, e sappiamo che ormai i ragazzi non giocano più come una volta, preferendo rimbambirsi al telefonino o alla playstation.

Guarda, come ti dicevo prima, io giocavo per strada con gli amici, oppure con mio fratello vicino al campetto di casa. Giocavamo sempre, tutti i giorni. Cioè ogni volta che potevo andavamo a fare una partita, anche dove capitava. In effetti forse si sta perdendo un po’ questo aspetto, ed è importante parlarne. 

Direi di si. Cambiamo argomenti. C’è un allenatore che ricordi con più affetto nella tua carriera? Perché?

Sicuramente Fabio De Vita, e poi vorrei citare il mister del Lizzano, sig. Monopoli.

C’è un calciatore con cui vorresti giocare un giorno?

Si, con Skriniar.

Già che ci siamo, fammi una classifica dei migliori tre difensori al mondo.

Sicuramente Van Dijk, poi Ramos e Skriniar. Questi secondo me sono i tre difensori più forti, nel senso che secondo me sono i più completi.

Hai un obiettivo specifico, a livello calcistico?

Il mio sogno è quello di giocare in serie A

Segui il calcio estero? Quale in particolare?

Si, seguo soprattutto la Premier

Ci parli del Mattia ragazzo? Passioni, hobby, studio, amicizie.

Credo di essere un ragazzo normale, semplice diciamo. La mia più grande passione è il calcio, e non ho altre passioni oltre a questo. Lo studio non è proprio di mio gradimento [ride], però comunque mi impegno perché so che è importante. Studio “scienze applicate”, qui al Liceo, vicino al convitto, e sono in seconda.

Ultima domanda: il ruolo della tua famiglia rispetto alla tua carriera.

Il ruolo dei miei genitori è stato determinante. Loro, quando ancora ero a Lizzano, facevano un sacco di sacrifici, per accompagnarmi al campo, venire a prendermi, e quindi li ringrazierò sempre. Anche adesso ad esempio mio padre appena riesce viene a vedermi a Bologna o in trasferta, ma resta un sacrificio perché sono migliaia di chilometri ogni volta.

Ringraziamenti

Termina qui anche questa chiacchierata, che a mio parere è stata sorprendente, tenendo conto dell’età di Mattia. Trovare spunti, soprattutto tecnici e tattici, in ragazzi di 15 anni ti fa capire che il nostro movimento è vivo, frizzante, e che ci sono società – come il Bologna – che sanno lavorare con i giovani, dando loro la possibilità di esprimersi non solo sul campo, ma anche dialetticamente. Peccato che molte altre società non sono dello stesso avviso, ma la mia ricerca del talentismo proseguirà, con o senza di loro. Auguro a Mattia di poter esaudire, un giorno, il sogno di giocare in serie A, magari proprio con la maglia del Bologna. Lo ringrazio, quindi, della disponibilità, e ringrazio anche il padre, Alessandro, per l’autorizzazione concessami, oltre che per la simpatia e serietà. Ringrazio infine per la consueta fiducia la società F.C. Bologna 1909 S.p.A., nella persona del Responsabile Area Comunicazione Dr. Caliceti Carlo, e dell’Ufficio Stampa Sportivo, Federico Frassinella.

Mattia Motolese
Mattia Motolese

Una risposta a “Intervista esclusiva WFS: Mattia Motolese, talento italiano classe 2004 del Bologna”

  1. Ho conosciuto Mattia e in lui, la prima cosa che si nota è “la fredda determinazione” nel perseguire un obiettivo.
    La voglia di migliorarsi anche facendo enormi sacrifici, arrivando al campo anche da solo con i mezzi pubblici. Anche nella semplicità si è sempre distinto, inseguendo cose reali e non la futilità. È un ragazzo che oltre ad essere bravo nel giocare a calcio, merita di arrivare ai massimi traguardi perché ha le idee chiare e molta, molta “fame” oltre ad essere un bravissimo ragazzo.
    Forza Mattia tutta la famiglia CRYOS è con Te.

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