Intervista esclusiva WFS: Manuel Gasparini, talento italiano classe 2002 dell’Udinese

MANUEL GASPARINI (portiere) – UDINESE CALCIO S.p.A.

Data di nascita: 19/05/2002
Luogo di nascita: San Daniele del Friuli
Altezza: 1.90

A cura di Christian Maraniello

Febbraio è un mese silenziosamente insignificante, incompleto, come le giornate che lo scandiscono, ma quello appena passato è stato diverso.

Si disputa Napoli-Udinese, valevole per il campionato Primavera 1: la partita è aperta, combattuta ed i friulani stanno reggendo l’urto degli attacchi partenopei, quando all’improvviso assisto ad una autentica follia.

Arriva un cross perfetto di Mezzoni per Gaetano, il quale colpisce di testa a tu per tu in religiosa tranquillità, con la porta spalancata. Per tutto il mondo quello è gol, ma non per Manuel Gasparini, che da ultimo baluardo si è mosso impetuoso come un kraken dei racconti settecenteschi di Pontoppidan.

Il talento del 2002, infatti, con un colpo di reni metafisico ha respinto quella palla destinata in rete, salvando poi anche sulla successiva ribattuta di Palmieri, tenendo quindi i bianconeri ancora in partita.

Quel gesto è stato talmente ipnotico che mi ha riportato alla mente un passo interessante di un giornalista americano, Brian Phillips, il quale nel lontano 2008 descrisse una parata pazzesca di Casillas, identificandola con un avverbio talmente semplice da diventare per me icastico: “somehow”, cioè “in qualche modo” (“the tuesday portrait: Iker Casillas”).

Si, perché quando vedi parate irrazionali come quella, non c’è la tecnica impostata (che pure riveste senza dubbio un ruolo importante) ma solamente istinto, natura, appunto somehow.

In qualche modo Manuel non ha scelto la parata, ma l’ha inventata. Quel flusso di reattività ha sprigionato il “chakra”, ossia tutti i centri di energia presenti nel suo corpo, realizzando una coreografia stravagante e sublime al tempo stesso.

Alla scoperta di Manuel Gasparini…

Ecco chi vi presento oggi: un portiere che ha esordito in Primavera a soli 15 anni, nel 2017, da sotto età di ben quattro anni, e che ha mantenuto una continuità di rendimento incredibile, non solo nel club ma anche in nazionale, dove è presenza costante.

Allora, all’interno di un flashforward narrativo, devo ricalibrare la litanìa generalista dell’Italia come terra di grandi portieri, perché è il Friuli che sta diventando l’avanguardia del ruolo: Dino Zoff è una leggenda, e lo sappiamo, ma Manuel Gasparini è cresciuto in un vivaio che ha portato alla ribalta Meret, Scuffet e Perisan, grazie ad una filiera didattica che parte dal preparatore degli allievi (prima Del Piccolo, ed ora Sellan), e prosegue con Camatta nella Primavera (prima c’era Marcon, ora passato in prima squadra, con Brunner).

Come, infatti, sottolinea Brunner in una intervista recentissima (sul sito www.messageroveneto.geolocal.it) “il nostro è un lavoro di squadra con una metodologia comune”.

Parte da qui la crescita dei portieri in terra friulana, come peraltro ha ricordato lo stesso Manuel nell’intervista che segue.

Fatta questa breve premessa, andiamo quindi a scoprire quelle che sono le peculiarità di Manuel, perché sopra ho descritto una parata illegale, ma il talento di Flaibano non è nuovo ad estremismi e parate pazzesche.

Parto però da un aspetto che ritengo determinante per un portiere, e chiedo aiuto allo stesso Gasparini, il quale spiega che “secondo me un portiere deve avere l’equilibrio mentale per affrontare sia la partita che l’allenamento, ovvero cercare di essere sempre sereno, ma avere quella sana tensione che ti aiuta a stare concentrato per tutti il tempo”.

A me pare un principio che può tranquillamente valere come massima calcistica, da insegnare ai bambini sin dai primi calci.

Lo stesso Alessandro Russo, altro talento da me intervistato il 27 aprile, ha posto l’accento sulla forza mentale che deve necessariamente far parte del carattere di un portiere, per trovare quella serenità necessaria per emergere.

Quindi è la solidità mentale un parametro decisivo per capire se il portiere che abbiamo davanti è destinato ad alti livelli, ed al riguardo non ci sono compromessi, come ci insegna un certo Oliver Kahn: “il portiere gioca sempre in una posizione psicologica ed è costantemente di fronte a situazioni mentali”.

L’equilibrio poi ti porta tranquillità tra i pali, che serve per dare sicurezza ai tuoi uomini, guidarli nella difesa del castello, dominando l’area che sembra invero un universo in espansione.

Si diceva dunque della reattività e agilità. Tutto vero, ma specifico che queste innate qualità Manuel Gasparini le possiede sia tra i pali e sia nelle uscite basse.

Al riguardo, mi sia consentito il rimando alla prima partita di campionato contro l’Empoli, dove i bianconeri vincono 3-2, con Manuel assoluto protagonista di alcuni interventi esagerati.

Ritengo abbia salvato il risultato in almeno due interventi: il primo, con una uscita bassa fantastica contro un attaccante lanciato a rete (se non erro Ekong), ed il secondo con un intervento psichedelico su uno slavadenti terrificante da fuori, e respinta sul palo con il palmo della mano, che ricordiamolo è la parte del corpo in cui confluiscono le linee vitali dell’intuito, dell’istinto e della felicità.

Ora, parlare delle cose positive è ovviamente un bene, ma ci sono anche quelle da migliorare, e Manuel Gasparini, come sa, deve lavorare sull’uso dei piedi e nelle uscite alte.

Sotto quest’ultimo aspetto, prendendo ad esempio la partita contro l’Empoli, il gol del pareggio è arrivato su colpo di testa in area piccola, dopo un cross certamente bello, ma non tagliato; qui – a mio parere – quel cross andava letto meglio.

La critica però spero colga nel segno, anche se mi rendo conto che sto cercando di spaccare il capello in 4 parti. D’altra parte, se poi penso a cosa significhi governare un’area di quella misura, allora forse è meglio andarci cauti nei giudizi critici.

Per curiosità, infatti, sono andato a cercare le misure: l’area piccola ha due linee verticali di 5,50 metri (distanti 5,50 metri dall’interno dei pali), congiunte da una orizzontale (18,32 metri); sapete che significa? che questo pezzo di terra misura ben 100,76 metri quadrati, quindi come un quadrilocale moderno.

Tornando un attimo all’uso dei piedi, lo stesso Brunner (in quella intervista sopra riferita) ha spiegato che all’Udinese si crescono portieri aggressivi, in grado cioè di coprire la profondità che si crea tra il portiere e la linea di difesa.

Ecco, è un po’ il discorso che già facevo a proposito della chiacchierata con Russo: la didattica di alcune squadre è specificamente orientata a crescere (anche) gli sweeper keeper (portiere-libero), così da non essere impreparati di fronte a coach che utilizzano la linea difensiva alta e prepotente.

Intervista a Manuel Gasparini

Manuel, intanto ti ringraziamo della disponibilità.
Che percorso hai fatto prima di arrivare all’Udinese? Hai dei ricordi particolari delle prime partite da bambino?

Grazie a voi!
Ho iniziato a giocare nei pulcini del Flaibano, la squadra del mio paese, all’età di 5 anni, dove ci ho giocato per 3 anni, prima di passare all’Udinese. Sicuramente le prime partite sono state le più emozionanti e che mi lasciano un bel ricordo

Chi ti ha scoperto? Ricordi un episodio specifico dell’eventuale provino?

All’Udinese sono arrivato grazie al dirigente che c’era in quel periodo, e del responsabile del settore giovanile, Angelo Trevisan, dopo una partita contro i pulcini dell’Udinese, che a quel tempo per me era come giocare contro degli alieni, infatti quella partita finí 8-1 [ride].

C’è una partita, in particolare, che ricordi nelle giovanili dell’Udinese?

Credo che uno dei ricordi migliori di quando ero un pulcino è quando vincemmo il primo torneo a Torino e io vinsi anche il premio come miglior portiere.

La nostra Rivista ha pubblicato, recentemente, una scheda molto dettagliata sulle tue principali attitudini, quindi ti conosciamo molto bene. Come abbiamo già chiesto ad un tuo collega (Alessandro Russo), vorremmo sia tu a descriverci le tue caratteristiche principali, come interpreti il ruolo di portiere, e soprattutto, dove, secondo te, devi migliorare.

Credo che le mie caratteristiche principali siano la reattività e l’agilitá, mentre devo migliorare il gioco con i piedi, perfezionare la posizione, ed avere più coraggio nelle uscite alte.
Secondo me un portiere deve avere l’equilibrio mentale per affrontare sia la partita che l’allenamento, ovvero cercare di essere sempre sereno, ma avere quella sana tensione che ti aiuta a stare concentrato per tutti il tempo.

Vorremmo facessi un excursus sulla tua carriera nell’Udinese: puoi raccontarci la metodologia di lavoro specifica per voi portieri nelle varie categorie. Cosa ti chiede lo staff tecnico in particolare?

Intanto devo dirti che partire sin da piccolo nel settore giovanile dell’Udinese è stata una fortuna, anche perché lo staff è molto preparato, e poi arrivando da piccolo si imparano tantissime cose, che ti porti dietro mano a mano che cresci.
Devo ringraziare tutto lo staff perché sono cresciuto molto grazie a questa società, ed ho notato in questi anni una forte collaborazione e dialogo tra preparatori del settore giovanile e prima squadra, e questo è un bene per noi giovani.

Sai bene che il ruolo del portiere – affascinante di per sé – nel calcio moderno ormai è divenuto determinante, e con il tempo si è evoluto tantissimo. Al portiere si chiede molto: spiccata personalità, coraggio, reattività tra i pali, sicurezza nelle uscite, e addirittura piedi “educati”. Hai dei modelli di riferimento? Credi di somigliare a qualcuno? E cosa ruberesti al tuo “idolo”?

Tralasciando Buffon, che per ogni portiere è considerato un’icona ed una leggenda, mi ispiro molto a Meret anche perché il percorso che sto facendo ricorda il suo.
Inoltre mi piace molto Handanovic per come attacca la palla e per la freddezza e lucidità anche nei momenti critici.
Devo anche citare Alisson Becker per la tranquillità e continuità.
Diciamo che non ho un idolo vero e proprio, perché cerco di prendere quello che ritengo il meglio da tutti.

Intorno al portiere c’è sempre stata una sorta di aura da personaggio epico, sia per la “solitudine” in campo, ma anche perchè da sempre il portiere si porta sulle spalle il peso della vittoria o della sconfitta: giochi da solo, comandi la difesa, non hai obblighi tattici e sei sempre protagonista, nel bene e nel male. Secondo te si “nasce” portiere o si può diventare?

Secondo me si nasce portiere. Penso anche che questo ruolo ti fa crescere e maturare molto prima degli altri, per le responsabilità che ti vengono affidate.

Anche per te il portiere deve avere una buona dose di pazzia? Ti vedi in questa classificazione?

Per me per fare il portiere devi avere un po’ di sana pazzia e incoscienza all’ interno del campo, che ti aiutano ad essere sempre sereno.

Hai una “specialità” che puoi considerare tua? Quanto influisce l’allenamento specifico?

Mi reputo un portiere che cerca di curare tutti i minimi dettagli e quindi l’allenamento specifico è molto importante, per tutte le “specialità”.

Domanda d’obbligo: il tuo ruolo naturale è quello di portiere, ma hai giocato in altre posizioni durante il tuo percorso nelle giovanili, oppure hai sempre giostrato da ultimo baluardo?

No, fin da subito ho voluto fare il portiere perché mi entusiasmava la voglia di buttarmi e sporcarmi.

Sei ormai presenza fissa nelle varie nazionali giovanili. E come avrai avuto modo di vedere, stiamo intervistando molti tuoi colleghi che vivono come te questa meravigliosa esperienza. Puoi parlarci delle emozioni a vestire la casacca azzurra? E soprattutto se puoi dirci come lo staff tecnico lavora come collettivo e singolarmente (con voi portieri ovviamente).

Vestire la maglia azzurra è una delle cose più belle, è un orgoglio ed un emozione fortissima che non si può spiegare.
Ovviamente si ha anche una grossa responsabilità, perché rappresenti il tuo Paese. Per quanto riguarda quello che chiede lo staff è quasi uguale a ciò che faccio nel club.

Tutte le Under, dalla 21 passando per la 20 (Mondiali), e sino ad arrivare alla 19 e 17 sono ufficialmente qualificate alle fasi finali degli Europei. A mio avviso è un grande traguardo per il nostro calcio. Ci puoi raccontare il nuovo progetto tecnico in seno alla Federazione? Lo staff tecnico vi parla in questo senso? E voi, come portieri, vi sentite coinvolti in questa nuova “proposta” e se sì in che modo?

Credo che in Italia ci siano tantissimi ragazzi di talento e infatti questi risultati ne sono la conferma.
Purtroppo manca il coraggio di far giocare i giovani, anche se dopo la mancata qualificazione ai recenti mondiali in Russia, vedo che qualcosa sta cambiando. Speriamo, perché penso che il nostro calcio sia competitivo.

Al momento della redazione di queste domande non sappiamo com’è andata la semifinale dell’Europeo Under 17. Ti chiediamo, quindi di raccontarci questa avventura, che senza dubbio ti resterà dentro per tutta la tua carriera.

È ovvio che ci resta dell’ amaro in bocca perché eravamo a un passo dal nostro sogno, però dobbiamo essere orgogliosi di ciò che abbiamo fatto, perché comunque siamo arrivati secondi in Europa ed a ottobre andremo a giocarci i mondiali in Brasile. Credo che questa esperienza sia stata molto importante e mi abbia arricchito e fatto crescere molto.

Ormai sei proiettato verso il calcio che conta. La società ti ha dimostrato grandissima fiducia con la sottoscrizione del contratto. Si legge spesso il tuo nome accostato a grandissime squadre. Queste voci ti infastidiscono, nel senso che ti danno pressione, oppure sono un pretesto per fare meglio?

Fanno piacere perché vuol dire che sto lavorando bene, ma non mi monto la testa e penso solamente a migliorarmi e dare il massimo divertendomi ogni giorno. Quindi, Ti posso dire che le voci che sento sono certamente un pretesto per crescere in continuità.

Vorrei ci descrivessi cosa significa per te fare parte dell’Udinese. Sappiamo che vieni spesso aggregato in prima squadra, e quindi sei dentro al progetto tecnico. Peraltro è da almeno due anni che giochi da sotto età nella categorie, e questo significa che sei davvero considerato un predestinato.

Ma guarda, per un friulano far parte dell’Udinese è un orgoglio, visto che è la squadra della mia terra e ci sono entrato fin da piccolo.
E’ un sogno che si è avverato, e cerco quindi di ripagare la loro fiducia.

Sicuramente avrai letto della proposta di Giovanni Galli di obbligare i genitori a partecipare a riunioni rieducative e ascoltare i consigli di psicologi, dirigenti sportivi e pedagogisti, su come ci si comporta sugli spalti, per cui ti chiediamo di dirci due parole al riguardo, e cosa significa per te etica e rispetto nel mondo del calcio.

Trovo che la proposta sia da condividere, anche perché a volte certi genitori esagerano e portano il figlio a stufarsi, oppure addirittura a sentire timore, e quindi a non essere libero di giocare e divertirsi.

C’è un allenatore che ricordi con più affetto nella tua carriera? Perché?

Uno in particolare no perché mi sono sempre trovato benissimo con tutti, dai primi all’ Udinese, fino ai mister Brunner, Marcon e Camatta che mi allenano ora.
Spesso mi capita di ricordarmi del mio primo allenatore dei portieri, ai tempi del Flaibano, sig. Gianni, che purtroppo non c’è più.

Ci dai la tua personale classifica dei migliori portieri, in assoluto (anche non in attività, a tua discrezione)?

Almeno i primi 3, o 4, e perchè. Beh, oltre a Buffon, direi Alisson Becker, Oblak, De Gea, Ter Stegen per continuità e decisività.

C’è un calciatore con cui vorresti giocare un giorno? Ed un allenatore? Se si, puoi descriverci le motivazioni?

Come giocatore Van Dijk, oppure Cristiano Ronaldo: il primo perché mi piace moltissimo come difensore, penso sia impressionante. Ronaldo invece per la mentalità vincente e determinazione. Come allenatore mi piacerebbe Guardiola, per l’idea di calcio che ha; vedere le partite della sua squadra mi entusiasma.

Hai un obiettivo specifico, a livello calcistico?

Come obiettivo calcistico generale è quello di fare una carriera importante e arrivare alla nazionale, cercando di vincere il più possibile.

Segui il calcio estero? Quale in particolare?

Si, in particolare la Premier League, per la competitività tra le squadre e per l’intensità di gioco.

Ci parli del Manuel ragazzo? Passioni, hobby, studio, amicizie.

Mi reputo un ragazzo serio e tranquillo a cui piace scherzare nei momenti giusti.
I miei amici più stretti sono quelli del mio paese con cui mi piace molto stare assieme quando ho del tempo libero, magari per qualche partita alla playstation.
I miei hobby sono giocare alla play, leggere qualche libro e ascoltare un po’ di musica.
Per quanto riguarda lo studio frequento il liceo scientifico sportivo quando riesco visto che ho spesso allenamento al mattino.

Ultima domanda: il ruolo della tua famiglia rispetto alla tua carriera.

La mia famiglia copre un ruolo fondamentale nella mia vita perché mi è sempre vicina e mi aiuta molto, soprattutto mio fratello Mattia, a cui sono molto legato.

Ringraziamenti

Worldfootballscouting augura una splendida carriera a Manuel.
Personalmente ho apprezzato la sua disponibilità e la sua serietà. Mi pare un ragazzo serio, con la testa sulle spalle, e con una forza mentale ben delineata.
Ringrazio i genitori di Manuel, sig.ra Stefania e Mario, che hanno saputo comprendere la filosofia di questa chiacchierata, dandomi massima disponibilità.
Sono infine grato alla società Udinese Calcio S.p.a., ed in particolare all’Ufficio Stampa, per la cortese autorizzazione e per la fiducia accordatami.

Manuel Gasparini
Manuel Gasparini

(Fonte foto: mondoudinese.it)

 

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