Intervista esclusiva WFS: Luca Scarlino, talento italiano classe 2000 della Sampdoria

LUCA SCARLINO (attaccante/trequartista ) – U.C. SAMPDORIA S.P.A.

Data di nascita: 16/02/2000
Luogo di nascita: Pontremoli
Altezza: 1.68

A cura di Christian Maraniello

Roberto Baggio, parlando degli albori della propria carriera, disse: “Avevo solo un pensiero: prendere la palla e andare dritto in porta!”. La citazione è impegnativa, e non la utilizzo per fare paragoni, ma solo come spunto per presentarVi l’ultima pepita uscita dal nostro comparto: Luca Scarlino, classe 2000.

Alla scoperta di Luca Scarlino…

Il talento di Pontremoli, infatti, come spiegherò meglio più avanti, condivide con il divin codino il mind games sopra citato, spiegato però in altri termini: “puntare i difensori guardandoli occhi negli occhi”.

Scarlino è – per il vero – un attaccante multitasking, che si è messo in mostra nello Spezia prima, in nazionale under 16 e 17 poi, e da gennaio di quest’anno nella Sampdoria, che lo ha prelevato per aumentare il carico offensivo della rosa.

In tal senso, quindi, Luca, armonizzando le sue caratteristiche con la proposta tattica, diventa un giocatore che definirei anche “liquido”, nel senso che non pare avere una collocazione tattica codificata – sebbene nel club spesso giochi largo – ed anzi meno lo si comprime nel contesto di gioco, più ti ringrazia della libertà concessa garantendoti opzioni ed idee.

E’ questa, d’altra parte, la vita dei giocatori di talento che, come Luca Scarlino, sono in possesso di qualità tecniche diverse dagli altri, e che devono poterle esprimerle in totale autonomia.

Come ci ha infatti raccontato lo stesso talento, tra le sue principali attitudini, oltre alla rapidità, vi è la ricerca perpetua dell’ 1 vs 1, ma non per proprio vezzo celebrativo, fine a sé stesso, bensì finalizzato alla maniacale scoperta dello spazio giusto, per l’imbucata decisiva.

L’idea di avere in rosa gente che crea superiorità numerica è un quid per le moderne concezioni tattiche, perchè ti aprono vie alternative specie quando affronti difese da trincea selvaggia.

Chiaro che va tutto rapportato tenendo ben presente che Luca Scarlino ha dovuto ambientarsi in fretta, saltando dalla Primavera 2 alla 1 in poco tempo, ma secondo me non ha troppo risentito del cambio repentino. Anzi.

Comunque sia, sono convinto che il gioco della Sampdoria sia migliorato con l’arrivo di Luca. La sua abilità nel gioco associativo ha contribuito alla crescita della proposta offensiva, anche perché la sua interpretazione del ruolo in maniera fluida – svariando molto e scambiandosi di posizione con Bahlouli – ha esaltato le doti di entrambi.

Con il tempo, infatti, il processo di editing portato da Luca Scarlino ha concorso a sviluppare una partnership con il compagno francese, tanto che tra i due c’è molta stima, come si nota dalle belle parole che Luca gli ha tributato, da leggersi come delle autentiche carezze.

Il suo mondo, quindi, è tra le linee, ossia in quelle zone di campo non segnate dalle mappe, ma che si aprono come un universo in espansione, e si comprimono, creando flash e disconnessioni alle difese avversarie.

Prendete l’ultima partita giocata contro il Chievo e vinta 6-1. I clivensi passano in vantaggio, e la notizia non è certo buona per la classifica doriana, però Luca ci pensa sù un attimo e dopo 10 minuti rimette le cose apposto.
E’ il minuto 28 del primo tempo: fallo su Bahlouli, Scarlino detta l’affondo nello spazio e, ricevuta palla, saluta il difendente avversario con una finta da repertorio di strada, e dopo una piccolissima – ma letale – pausa in movimento conduttivo, scaraventa in rete, anticipando il portiere avversario.

Mi soffermo su questo gol, perché la velocità con cui ha armonizzato il primo tocco con il piatto, sino al tiro (in tutto tre tocchi) ha scollegato l’intera fase difensiva avversaria: intanto ha impedito al difendente di coprire la linea di sviluppo, mandandolo a vuoto, e poi ha anticipato qualsiasi scelta del portiere, che in quel frangente ha potuto solo raccogliere la palla in fondo alla rete.

Questo gol mi ha ricordato una tipica jam session da futsal: un tocco per il controllo, uno verso la direzione della porta, ed in ultimo il tiro, in spazi ridottissimi: pum. Gol.

In tutto questo, merita attenzione, come dicevo prima, la prosaica e deliberata ricerca dello spazio, che in altri termini significa anche capacità di smarcamento.

Le due cose sono collegate. Ed in tal senso, Luca Scarlino ha innato questo gesto tecnico speciale, che implica il dominio dello spazio-tempo: con il gol che ho descritto sopra, ma potrei anche citare la rete contro l’Empoli, evidenzio lo smarcamento verso lo spazio libero, che dà una soluzione di passaggio (poi tramutata in gol).

In questo calcio evoluto, la cui copertura degli spazi ha assunto un ruolo decisivo nella fase di possesso, un calciatore in grado di generare soluzioni di passaggio, per sé o per un compagno, sarà sempre necessario.

E non solo: se oltre a questo, hai in campo anche libellule libere di muoversi, di aprirsi sovraccaricando uno dei due binari, di rompere le linee, possiamo solo condividere la goduria dei coach che, evidentemente, sfruttano soluzioni di tal fatta, senza batter ciglio.
Ecco, diciamo che lasciare quella che io ho chiamato “libertà discrezionale” a questi ragazzi è pura liturgia futurista.
La “libertà” è sempre la parola magica.

Intervista a Luca Scarlino

Luca descrivici brevemente la tua storia: dove hai iniziato a giocare e il percorso che hai fatto prima di approdare alla Sampdoria.

Ho iniziato a giocare a calcio molto presto, a 4 anni a mezzo, in una squadra dilettantistica del mio paese: il Villafranca. Ho cominciato da sottoleva, perché avevo tanti amici tra i ’99. Insomma, ero il più piccolo della squadra. A 8 anni ho fatto il primo provino: con l’Empoli. Proposero a me e alla mia famiglia di portarmi a giocare lì, ma ero ancora piccolo e cambiare scuola sarebbe stato un problema, quindi la mia famiglia ed io decidemmo che non era il momento giusto per lasciare il Villafranca. Il momento è arrivato due anni dopo, quando sono passato alla Palleronese, dove ho giocato per tre stagioni. Poi il provino allo Spezia. E sette anni dopo quel primo campionato Giovanissimi, è arrivata la chiamata della Sampdoria.

Ricordi chi ti ha scoperto, e hai qualche ricordo particolare del primo provino effettuato?

Come ho detto, il primo provino l’ho fatto ormai più di dieci anni fa. Ero solo un bambino. L’osservatore dell’Empoli era Borghetti, mentre il Direttore del Settore Giovanile all’epoca era Innocenti. Paolo Rovani invece è chi mi ha segnalato e portato allo Spezia.

Quindi, dallo Spezia passi alla Sampdoria, a gennaio. Dal punto di vista tecnico, puoi brevemente descriverci cosa ti chiedevano tatticamente gli allenatori che hai avuto in queste due società? Parliamo ovviamente della fase offensiva, della associazione con i compagni, e dei movimenti.

A Spezia negli ultimi anni ho ricoperto un po’ tutti i ruoli offensivi: dalla prima punta, all’esterno, fino al trequartista. Quando sono arrivato a Genova, Pavan mi ha subito utilizzato come seconda punta, poi mi ha spostato più largo, sulla fascia, nel nostro 4-2-3-1.
A dirla tutta, durante un allenamento il mister mi ha provato come mezzala e mi ha chiesto se fossi disposto a giocare a centrocampo, visto che eravamo in emergenza. Fatto sta che ho disputato tre partite in mezzo al campo, dove il modo di giocare è tutto diverso.
Penso che questa esperienza mi abbia arricchito. Non sono molti gli attaccanti capaci di ricoprire più ruoli, quindi credo che essere polivalente sia una qualità in più. Devo dire che le richieste di Pierini e Pavan sono molto simili: mi hanno sempre incitato a ingaggiare l’uno contro uno per creare la superiorità e andare al tiro o servire i compagni.

Da quanto abbiamo avuto modo di vedere, sei un attaccante versatile, brevilineo, rapido, abile a svariare tra le linee o ad allargarti, ed inoltre segni molto. Come per altri talenti da noi intervistati, ti chiediamo di parlarci delle tue caratteristiche principali e del tuo modo di giocare. E soprattutto, dove, secondo te, dove puoi migliorare.

Sono un giocatore rapido, che ama provare l’uno contro uno e trovare lo spazio per imbucare la palla giusta per i compagni. La mia posizione ideale è tra le linee, dove posso puntare i difensori guardandoli occhi negli occhi. Ho giocato tante volte spalle alla porta, ma non sempre mi trovo a mio agio, anche per via delle mie caratteristiche fisiche, grazie alle quali mi esprimo meglio in campo aperto.
Mi piace il dribbling e penso che sia uno degli aspetti che più mi contraddistingue, anche se vorrei migliorare ulteriormente la percentuale degli uno contro uno vinti. Saper creare la superiorità numerica è davvero importante.

Dopo la bella vittoria contro l’Udinese (dove hai anche segnato), avete fatto un balzo in avanti verso la zona salvezza. Stai decisamente contribuendo a migliorare la fase offensiva. Dai freddi numeri statistici si direbbe che non hai avuto difficoltà ad integrarti. Ci parli delle prime impressioni?

L’ambientamento è stato subito ottimo. A Genova ho ritrovato Benedetti, con cui ho giocato allo Spezia per ben sette anni. Avere già un amico nello spogliatoio è stato decisamente d’aiuto. Ma l’accoglienza da parte di tutti i ragazzi è stata molto buona. Mi sono integrato in fretta, pur essendo alla prima vera esperienza via da casa. Stare lontano dalla famiglia ti costringe a crescere in fretta, ma penso sia una cosa positiva. Anche con il mister si è creato subito un bel rapporto: mi ha dato fiducia e una maglia fin dall’inizio. Anche questo è importante.

Fiducia che hai ripagato sul campo. Difatti stai disputando un’ottima annata a livello personale: fino a gennaio ben 10 reti e tanti assist, poi il salto e i due gol in Primavera 1 TIM. Giocate con il 4-3-1-2, ma tu e Bahlouli vi muovete molto, anche aprendovi in ampiezza e dialogando. Cosa ti chiede tatticamente mister Pavan? Hai dei movimenti codificati, o ti lascia decidere in autonomia cosa fare durante le situazioni di gioco?

In settimana lavoriamo molto sugli sviluppi offensivi, cercando di aprirci sbocchi e creare situazioni di superiorità numerica in attacco. Il mister studia il modo di giocare dell’avversario e ci fa esercitare così da comprenderne i punti deboli, senza tralasciare nessun dettaglio. Insomma, l’organizzazione non ci manca.
Spesso con Bahlouli giochiamo vicini, io più laterale e lui alle spalle della punta. Lo considero un giocatore di grande qualità, e con cui mi integro bene. Ha piede, si propone sempre per gli scambi stretti e ti restituisce la palla al meglio: dialogare con lui è un piacere.
Il livello del campionato rispetto al Primavera 2 è diverso, ma so che posso crescere dal punto di vista realizzativo. Finora con la Samp ho fatto due gol, spesso perché mi è mancata la giusta lucidità davanti alla porta, ma ci sto lavorando e settimana dopo settimana so che posso migliorare anche sotto questo aspetto.

Credi che questa tua “versatilità” ti possa aiutare in futuro, magari giocando come esterno offensivo in un tridente classico, o ti trovi meglio in un modulo a due punte? Prima mi hai detto che sei stato provato anche da mezzala, quindi possiamo dire che la disponibilità è ampia.

Come dicevo, essere polivalente è un vantaggio. Nella mia vita ho ricoperto tanti ruoli offensivi, ma quello che preferisco è quello che mi mette in condizione di giocare faccia alla porta. Quando giochi da punta, non sempre questo accade.

Riallacciandomi alla domanda precedente, anche se hai già risposto, vorremmo ci dicessi i ruoli che hai provato durante il tuo percorso nelle giovanili.

Prima punta, seconda punta, esterno offensivo, trequartista, ora anche mezzala. Posso dire di aver fatto un po’ di tutto.

Giovanni Galli, grandissimo portiere della nazionale e di tante squadre di club, prendendo spunto dal recente episodio accaduto qualche giorno fa (rissa tra genitori) ha fatto una proposta interessante, ossia obbligare i genitori a partecipare ad “allenamenti pedagogici” (su come cioè ci si comporta sugli spalti e quali valori sportivi devono essere trasmessi ai figli): noi teniamo molto a questi ideali dell’etica e del rispetto, per cui ti chiediamo di dirci due parole al riguardo.

Fin da quando i bimbi sono piccoli, i genitori spesso si lamentano con gli allenatori o i bambini stessi perché a loro dire avrebbero dovuto fare una cosa piuttosto che l’altra. Non si fa così: i ragazzi vanno lasciati liberi di sbagliare, perché solo così si impara. Non è giusto giocare pensando alla ramanzina che ti potrebbe fare tuo padre quando sali in macchina a fine partita.
Quindi, il consiglio che mi sento di dare è: tappi alle orecchie quando si entra in campo. Bisogna giocare senza pensare a quello che si sente dire sugli spalti, ma piuttosto dare ascolto al mister e ai compagni.

Sei stato un perno della nazionale in under 16: puoi parlarci delle tue emozioni a vestire la casacca azzurra? E puoi dirci che ambiente hai trovato (metodologie di lavoro, ecc.)?

Giocare con la nazionale è il massimo: è qualcosa che si fa fatica a descrivere. Indossare la maglia del tuo Paese è il riconoscimento più bello che si possa avere. Per di più la Nazionale è qualcosa che ti porta ad un altro livello: in Europa non ci si ferma un attimo, si va ai mille all’ora.
I giocatori hanno più malizia, sono più furbi. E per stare dentro alla partita la concentrazione deve essere al cento per cento. Tutti aspetti che una volta che torni a casa ti arricchiscono, ti rendono migliore come ragazzo e come giocatore. Vorrei tornare in Azzurro, ci credo fortemente: perché con sogni e fatica si arriva ovunque.

Hai un modello di riferimento? E cosa ti manca, o comunque cosa “ruberesti” al tuo “idolo”?

Kakà. E’ il migliore. Se vorrei rubargli qualcosa? No, gli vorrei rubare tutto. È un giocatore completo, elegante. Non tocca la palla, l’accarezza. E poi che progressione…

Hai già avuto modo di allenarti con la prima squadra di Mister Giampaolo? Se si, ci racconti com’è andata, e l’emozione che hai vissuto ad allenarti con tanti giocatori importanti? come ti aiutano i giocatori e lo staff tecnico? Che rapporti hai in generale con loro?

Quando ti chiamano con la prima squadra vivi un’esperienza molto importante, perché ogni singolo allenamento ti insegna tanto su che cosa voglia dire giocare in Serie A. Basta un attimo e ti rendi conto di ritmo e velocità della palla, che sono completamente diversi rispetto a quelli del campionato Primavera.
Poi capisci alcune piccole cose che fanno la differenza: dici a te stesso, “Questi sono campioni eppure si allenano sempre al cento per cento, hanno sempre voglia di migliorarsi”. Un insegnamento per tutti noi, che vogliamo arrivare a giocare a quei livelli. La prima volta che sono andato, un po’ mi tremavano le gambe, invece mi hanno subito messo a mio agio. E in partitella ho anche segnato.

C’è un calciatore con cui vorresti giocare un giorno? Ed un allenatore? Se si, puoi descriverci le motivazioni?

Uno dei miei sogni è di giocare con Paquetà, perché è molto forte, completo e ha personalità. Mi piace moltissimo, è appena arrivato ma si vede che è un giocatore di straordinaria qualità. L’allenatore? Davvero, non saprei.

Hai un obiettivo specifico, a livello calcistico?

Non voglio pormi limiti, ma andare il più lontano possibile.

Segui il calcio estero? Quale in particolare?

Più di tutti, seguo la Liga. E in particolare il Barcellona.

Ci parli del Luca ragazzo? Passioni, hobby, studio, amicizie.

Quando sono a casa mi piace molto il ciclismo, un hobby che condivido con mio papà, che da giovane ha fatto anche qualche gara a livello regionale. Da quando sono a Genova sto un po’ scoprendo la città: mi piace girare con i compagni a Bogliasco e in centro, così si fa gruppo.
E poi c’è FIFA, la Playstation è una passione che abbiamo un po’ tutti in comune. Si gioca, si vince, si perde e ci si scherza su. A scuola è un anno importante, quello della Maturità. Mi diplomerò in Grafica e Comunicazione.

Ultima domanda: parlaci del rapporto che hai con la tua famiglia ed il ruolo che hanno avuto rispetto alla tua carriera.

Il rapporto con la mia famiglia è spettacolare: i miei genitori mi hanno sempre dato tutto, mettendomi nelle migliori condizioni per giocare e portare avanti questo mio sogno. Mi hanno portato ad ogni singolo allenamento, standomi sempre vicino. Sono un punto fisso nella mia vita e non smetterò mai di ringraziarli per quello che hanno fatto.

Ringraziamenti

Ringrazio Luca, a nome della Rivista, per la disponibilità e la cortesia dimostrata.
Auguriamo al ragazzo una splendida carriera nel calcio che conta, nella speranza che prosegua a giocare come sa, in totale libertà di pensiero e di gioco.
Ringrazio anche l’Area Comunicazione della società U.C. Sampdoria S.p.A. per l’autorizzazione e la fiducia accordatami.

(Fonte foto: zimbio.com)

 

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