Intervista esclusiva WFS: Luca Belardinelli, talento italiano classe 2001 dell’Empoli

LUCA BELARDINELLI (centrocampista) – EMPOLI F.C. S.p.A.

Data di nascita: 14/03/2001
Luogo di nascita: Senigallia
Altezza: 185 cm.

A cura di Christian Maraniello

Conoscevo già calcisticamente il talento che presento oggi, ma ho atteso l’ultima – e più importante – partita della stagione, disputata pochi giorni fa contro il Genoa, e valevole per la salvezza in Primavera 1, per calibrare bene il suo processo di crescita, all’interno di un match ad altissimo impatto psicologico.

Alla scoperta di Luca Belardinelli…

E Luca Belardinelli, classe 2001, non ha deluso le mie aspettative, confermandosi ad alti livelli. La partita disputata è stata infatti, a mio parere, seria ed efficace, sotto ogni aspetto: cognitiva, fisica, tecnica e tattica.

Sono queste, del resto, le attitudini fondamentali che si richiedono ad un moderno centrocampista, come è senza dubbio Luca.

Ma – come dire – ad Empoli sanno come si fa. I talenti che crescono qui cominciano ad essere molti, e quindi mi permetto di fare i complimenti per il lavoro che svolgono; lavoro che poi viene ripagato dalle frequenti convocazioni nelle varie categorie della nazionale (da Ricci, a Belardinelli, sino a passare per Canestrelli, Ricchi, Bertolini, ecc.).

Ed allora, all’interno di quella partita – che ricordiamolo è stata vinta meritatamente dai ragazzi di Zauli per 3-1 – Luca si è preso la squadra sulle spalle, agendo da mezzala sinistra di “raccordo”, non disdegnando ripiegamenti passivi molto importanti.

Dal punto di vista generale – quindi esulando dalla partita specifica – l’abilità che più mi ha colpito di Luca è la sua predisposizione a giocare ordinato, agendo come un facilitatore di gioco, non solo dal basso, ma anche tra le linee.

Vero è che il modello tattico ha una sua rilevanza nella collocazione di un singolo giocatore. La brigata di Zauli ha una proposta di gioco molto dinamica, che si regge su una mediana a tre, con Ricci perno basso, due intermedi (appunto uno è Luca), e Montaperto libero di agire sull’ultimo terzo di campo.

Ed in questa architettura proteiforme c’è una energia di fondo particolarmente frizzante. L’input del coach è del resto chiarissimo: “grande movimento e applicazione”.

Aggiungerei però un’altra meccanica molto ben visibile nella jam session zauliniana, e cioè i frequenti cambi di posizione tra Ricci, Belardinelli e Montaperto, che quasi creano un vortice ombroso di difficile lettura per gli avversari.

E’ un disegno che peraltro richiede massima comunicazione tra i ragazzi, che diventa decisiva se all’interno di essa passa anche un supplemento di armonia, passione e di anima relazionante.

E’ in questo sistema che Luca Belardinelli fuoriesce dall’ordinario, facilitando lo sviluppo, alle volte aprendosi, alle volte abbassandosi sulla linea di Ricci dandogli appoggio, alle volte invece spingendosi vicino a Montaperto per poetare come gli antichi Notai ai bordi degli atti.

Ecco perché mi permetto di fare un paragone che mi è subito venuto in mente guardandolo giocare: Rodrigo Bentancur.

L’uruguaiano è un giocatore di grande completezza, eleganza, e fisicità, però ha quella sagacia tattica e tecnica che gli permette di semplificare il gioco, agendo da fonte attiva.

Se guardate giocare Belardinelli vi accorgerete delle similitudini con “Lolo”, proprio per il modo di stare in campo e di vivisezionare le giocate, a seconda dei momenti.

Per il vero, Luca mi ha parlato anche del suo idolo, Pogba, e non ho certo fatto fatica a comprenderne le motivazioni.

Anche Luca (come detto), con le dovute proporzioni, sa uscire con eleganza dalle fasi di pressing, distribuendo gioco (anche) tra le linee, e sapendo fare la differenza interpretando nella stessa partita più ruoli, dando quindi profondità, con passaggi puliti.

Tu pensa il caso: al minuto 79 di quel 5 giugno pensavo esattamente al “polpo”, quando Belardinelli, in mezzo a due, si è divincolato come una libellula in un’onda emotiva che ha generato la sua risacca, costringendo al fallo Giacomo Gasco, poi risultato decisivo (sulla punizione seguente battuta da Ricchi, Canestrelli ha insaccato di testa chiudendo il match e la salvezza).

Una combinazione palla-suola-veronica che andrebbe distillata in un claim d’alta avanguardia semantica: “mamma mia”.

E come noto, spesso i singoli episodi come questi ti fanno vincere le partite e svoltare intere stagioni.

Ad ogni modo, oggi devi saper essere multitasking, e muoverti nelle viscere di quella specialità intrinseca che devi saper trovare, nella partita. Penso che del resto i centrocampisti evoluti siamo meno caratterizzati dalle loro posizioni, rispetto a molti anni fa.

Ecco, non dimentichiamoci che stiamo pur sempre parlando di un 2001: i margini di crescita sono notevoli, ma come mi ha detto lo stesso Luca “la strada per arrivare ad alti livelli è ancora lunga e difficile, devo solo lavorare ogni giorno per migliorarmi in ogni fondamentale”.

Resto convinto che Belardinelli, lavorando sull’armonizzazione delle attitudini principali sopra descritte (cognitiva, fisica, tecnica e tattica), innalzerà il livello prestativo globale, garantendogli equilibrio e continuità non solo nel lungo (stagione complessiva), ma anche nei singoli momenti della partita.

Entrando più nello specifico, mi piacerebbe insistesse nella ricerca sistematica della sua libertà gestionale, ossia nel decidere come e dove giocare, ovviamente tenendo bene presente le due fasi.

Come spesso infatti scrivo, credo poco alla cultura dello “specialismo” nel calcio moderno (anche se in determinati contesti servono), mentre sostengo maggiormente la teoria della universalità, intesa come capacità di saper interpretare soggettivamente – con input più o meno visionari – le due fasi senza stravolgere le proprie peculiarità.

Uccidiamo il fanatismo del calcio codificato, per favore, perché è dalla capacità di adattarsi ai vari momenti situazionali del match che si gioca il futuro.

Intervista a Luca Belardinelli

Luca, raccontaci come è nata la passione del calcio, e se c’è stato un episodio scatenante.

Giocavo con i miei amici e guardavo il calcio in tv fin da piccolo e da lì è nata la passione.

Dunque, arrivi ad Empoli nel 2015. Certamente il salto in una società professionistica è stato difficile da assorbire. Ci racconti come è cambiata la metodologia di lavoro (tattico e fisico), e soprattutto in quali attitudini sei migliorato rispetto alle precedenti esperienze.

Appena arrivato mi sono accorto che i ritmi erano diversi, ma grazie al lavoro e allo staff azzurro mi sono adottato al gruppo e sono cresciuto sia fisicamente che mentalmente.

In questa stagione avete lottato per raggiungere la salvezza, e dopo due partite combattutissime ai playout contro il Genoa, siete riusciti a centrare l’obiettivo. Le difficoltà erano preventivate, oppure pensi che potevate dare di più?

È stata una stagione lunga e combattuta, l’obiettivo era quello di salvarsi e grazie al lavoro lo abbiamo centrato in una doppia sfida bella ed emozionante.

Ti sei confermato ad alti livelli, e per questo hai avuto la possibilità di annusare la serie A, con la prima convocazione contro il Cagliari, e poi successivamente contro il Napoli. Posto che l’esordio sarà solo questione di tempo, ti chiedo se puoi raccontare l’emozione che hai provato quei giorni, e in generale le sensazioni di giocare con tanti giocatori importanti.

La prima convocazione con la prima squadra è per tutti una cosa che si sogna sin da piccoli: è stata una bella soddisfazione ma vista oggi la vedo solo una grande motivazione in più per lavorare ogni giorno e poter accarezzare altri sogni.

In che modo ti hanno aiutato i calciatori professionisti e lo staff tecnico? Hai legato con qualcuno?

Sono stati tutti splendidi, dal mister ai collaboratori, fino ad i compagni professionisti che mi hanno aiutato e consigliato in tutto.

Recentemente abbiamo pubblicato una interessante intervista sul calcio giovanile, con Dino Baggio, grande ex centrocampista degli anni ’90. Gli ho chiesto se c’è un giovane che lo ricorda, ed abbiamo parlato anche di te, perché in qualcosa gli somigli (fisicità, corsa, e feeling con il gol). Il paragone ti lusinga, e credi ci possa stare?

Un paragone del genere è sicuramente importante, Dino Baggio è stato un grandissimo interprete in mezzo al campo che ha segnato la storia del nostro calcio quando io stavo nascendo: crescendo ho visto molti filmati di lui ed essergli paragonato è una cosa che mi riempie di orgoglio. Abbinava fisicità, quantità, qualità e gol, io posso solo sperare un giorno di potergli assomigliare.

Restando in tema “calcio giovanile”, Giovanni Galli, grandissimo portiere della nazionale e di tante squadre di club, prendendo spunto dal recente episodio accaduto qualche giorno fa (rissa tra genitori) ha fatto una proposta interessante, ossia obbligare i genitori a partecipare ad “allenamenti pedagogici” (su come cioè ci si comporta sugli spalti e quali valori sportivi devono essere trasmessi ai figli): noi teniamo molto a questi ideali dell’etica e del rispetto, per cui ti chiediamo di dirci due parole al riguardo.

I genitori sono i primi tifosi dei figli, ma è fondamentale trovare sempre un punto di equilibrio per lasciare esprimere noi che scendiamo in campo con i nostri errori e le nostre virtù.

Il 24 maggio in Vaticano si è tenuto un evento dal titolo “Il calcio che amiamo”, organizzato dalla Gazzetta dello Sport con la Santa Sede. Tra i tanti passaggi più emozionanti del Pontefice, vi sono questi: “La felicità è dare un pallone a un bambino per giocare (…), dietro a una palla che rotola c’è quasi sempre un ragazzo con i suoi sogni e le sue aspirazioni (…). Spesso si sente dire anche che il calcio non è più un gioco: purtroppo assistiamo, anche nel calcio giovanile, a fenomeni che macchiano la sua bellezza. Ad esempio, si vedono certi genitori che si trasformano in tifosi-ultras. Il calcio è un gioco, e tale deve rimanere (…). Si rincorre un sogno, senza però diventare per forza un campione. È un diritto non diventare un campione”. Ecco, riflettendo un attimo davanti a queste parole significative, credi che il calcio stia davvero perdendo la magia che aveva nella nostra infanzia?

Da piccoli si gioca a calcio per divertirsi e anche se si ha la fortuna di poterlo praticare ad livelli più alti, lo scopo ludico deve restare alla base. Fare i genitori non credo sia semplice, ma credo che dovrebbero lasciare più spazio possibile ai ragazzi che praticano in prima persona questo meraviglioso sport.

Parlando quindi di caratteristiche tecnico-tattiche, come già facciamo con altri tuoi “colleghi”, vorremmo sia tu a parlarci delle attitudini principali. E soprattutto, dove, secondo te, devi migliorare.

Sono un ragazzo appena maggiorenne, la strada per arrivare ad alti livelli è ancora lunga e difficile, devo solo lavorare ogni giorno per migliorarmi in ogni fondamentale.

Sei un “mediano” secondo la classica concezione del ruolo, però – a mio parere – hai una caratteristica, tra le altre, che ritengo fondamentale nel calcio moderno, e cioè la versatilità.
Puoi giocare indifferentemente come vertice basso in una mediana a tre, ma anche da mezzala a seconda dello sviluppo del gioco.
Ad esempio contro il Genoa, nell’ultima trionfale partita vinta ai playout il 5 giugno, hai giostrato come mezzala sinistra, con Ricci vertice basso, e Montaperto trequartista. E’ una soluzione che avete adottato spesso, però ho notato che avevi molta libertà di movimento, tra le linee.
Al riguardo, vorrei sapere se è una precisa richiesta di Mister Zauli, oppure se è una tua “libertà”.
E poi vorrei sapere cosa ti chiede Zauli a livello tattico, e cioè se voi centrocampisti avete dei movimenti “codificati”, oppure se vi dà – appunto – libertà di muovervi.

Il mister in mezzo chiede grande movimento e applicazione, il mio ruolo è quello di cercare di seguire ogni suo input, solo giocando tutti da squadra abbiamo potuto centrare l’obiettivo arrivando a togliersi grandi soddisfazioni personali e di gruppo.

La tua duttilità potrebbe portarti, un giorno, a cambiare ruolo, ad esempio come difensore centrale (come ha fatto ad esempio Mandragora, per citarne solo uno)? Hai questa curiosità di cimentarti in ruoli differenti?

Come detto precedentemente, cerco di dare il massimo in ogni ruolo, seguendo le indicazioni di chi dalla panchina mi guida, non conta dove si gioca, ma solo impegnarsi al massimo per fare bene.

Riportandomi alla domanda precedente, hai giocato in altre posizioni durante il tuo percorso nelle giovanili?

Centrocampista e difensore.

Le tue prestazioni sono valse le chiamate in nazionale under 18. Già 5 le presenze con la casacca azzurra, segno evidente della fiducia riposta anche ai livelli federali. Puoi parlarci delle tue emozioni a vestire la maglia della nazionale e se puoi dirci che ambiente hai trovato, e se hai dei sogni particolari legati alla nazionale.

Indossare la maglia azzurra è sempre un onore, è normale che si lavora duro quotidianamente sognando di arrivare un giorno a vestire quella della nazionale maggiore.

Restando in tema nazionale, lo staff tecnico ti chiede un “gioco” diverso rispetto a mister Zauli?

Ogni tecnico ha le sue idee ed i suoi schemi, fondamentale da parte mia è l’applicazione e la determinazione per realizzare al meglio ciò che mi chiedono.

C’è una partita, in particolare, che ricordi nelle giovanili?

È passato troppo poco tempo per non dire che il match più importante e bello è stato il doppio playout col Genoa che ci ha regalato la salvezza.

Hai un modello di riferimento tra i centrocampisti? Un idolo? E cosa ti manca, o comunque cosa gli “ruberesti”?

Di campioni ce ne sono tanti, ma forse Pogba è quello in questo momento nel mio ruolo più completo ed è normale che vorrei rubargli tutto.

C’è un allenatore che ricordi con più affetto nella tua carriera? Perché?

Alla mia età non si può parlare di carriera, ogni mister che ho incontrato è stato fondamentale per la mia crescita.

C’è un calciatore con cui vorresti giocare un giorno? Ed un allenatore? Se si, puoi descriverci le motivazioni?

Mi piacerebbe fare della mia passione un giorno il mio lavoro, e credo che ogni giocatore o allenatore professionista potrebbe aiutarmi nella mia crescita, per me oggi è impossibile fare un nome in particolare.

Segui il calcio estero? Quale in particolare?

Premier League

Ci parli del Luca? Passioni, hobby, studio, amicizie.

Sono un ragazzo normale, che con fatica cerca di portare avanti il calcio e la scuola, coltivando le mie amicizie dentro e fuori dal campo.

Ultima domanda: il ruolo della tua famiglia rispetto alla tua carriera.

Alla mia famiglia devo solo dire “Grazie” ogni giorno mi sta vicino aiutandomi e sostenendomi sempre nei momenti di gioia e nelle tante difficoltà quotidiane.

Ringraziamenti

Ringrazio Luca per la disponibilità e la società Empoli F.C. S.p.A., nella persona di Luca Casamonti (addetto stampa del club), per la cortese autorizzazione, nonché per la consueta fiducia accordatami.
E’ sempre un piacere poter collaborare con società aperte e sensibili alla crescita dei propri ragazzi.
Complimenti ancora.

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