Intervista esclusiva WFS: Leonardo Mazza, talento italiano classe 2000 del Bologna

LEONARDO MAZZA (centrocampista) – F.C. BOLOGNA 1909 S.p.A.

Nome: Leonardo Mazza
Data di nascita: 27/09/2000
Luogo di nascita: Bologna
Altezza 1.70

A cura di Christian Maraniello

“Ahora lo que falta por explotar es la técnica, el por qué suceden las cosas, el cómo atacar. Eso es el talento!”

Con questa lirica psichedelica, Xavi Hernandez, in una recente intervista rilasciata al noto quotidiano spagnolo “El Pais” (reperibile al seguente link https://elpais.com/deportes/2018/01/08/actualidad/1515368650_150263.html), ci ha spiegato l’essenza del calcio propositivo, e che prendo come incipit – poi capirete il perché – per iniziare questa chiacchierata con l’ennesimo talento che voglio presentarVi, sempre a modo mio: Leonardo Mazza.

Per la verità, il suo nome l’avevo segnato già da un po’, ma ho voluto attendere gli sviluppi della finale di Supercoppa, giocatasi recentemente contro il Pescara al Dall’Ara, e che ha consentito al Bologna di sollevare il terzo trofeo stagionale, dopo la vittoria in campionato e nel Torneo Viareggio.

Al riguardo, mi permetto di evidenziare come questa indimenticabile stagione sia stata dedicata, dalla Primavera, al ricordo di Niccolò Galli, con la commovente lettera scritta da mister Troise e dal capitano Leonardo Mazza, di cui riprendo solo una parte per ragioni spazio: “Vogliamo dedicare questa indimenticabile annata alla famiglia Galli. Purtroppo non abbiamo avuto l’onore di conoscerlo personalmente, ma da quanto ascoltato e raccontato era l’esempio e il prototipo di ragazzo necessario a tutti i compagni per diventare grandi calciatori. Il Settore Giovanile del Bologna sta facendo leva su questi principi, soprattutto umani”.

Ecco, al di là del bellissimo ricordo (a cui ci uniamo), vorrei sottolineare la locuzione “principi umani”, che a me ed a tutta la Rivista sta particolarmente a cuore, specie se calibrata al settore giovanile inteso in senso generale.
E sono – come detto – contentissimo di poter presentare Leonardo Mazza, che di questa Primavera è il degno capitano.

Alla scoperta di Leonardo Mazza…

La storia di Leonardo peraltro è particolare, perchè strettamente collegata alla società Bologna: è cresciuto al suo interno sin dalla scuola calcio, respirandone l’essenza ed i principi (appunto), tanto che, essendone il germoglio, vive la maglia come una seconda pelle.

Ora però è il momento di uscire dalla pelle adolescenziale, ed entrare nel mondo dei grandi.
Conosciamo allora Leonardo Mazza dal punto di vista tecnico e tattico, ed al riguardo partirei da quelli che sono i suoi modelli, ossia Iniesta, Verratti e Torreira, così da modellarne le caratteristiche.

La lirica di Xavi in apertura significa proprio questo: la proposta, la filosofia di gioco e di interpretazione del compito.

Per cui, mi sta bene avere l’”Illusionista” come modello, perché è noto che Iniesta (con Xavi) ha segnato un epoca, ma a mio avviso Leonardo Mazza deve pensare ad uno step successivo, calibrando le sue qualità naturali ed indubbie, alle moderne concezioni offensive.

Non voglio però addentrarmi sul ruolo specifico o sui moduli, perché già ne parla – e bene – Leonardo nell’intervista, e quindi non mi dilungo oltre.
Voglio però stigmatizzare una cosa. Prima della pubblicazione, ci siamo confrontati telefonicamente, e mi ha detto, molto garbatamente, che “il mio calcio è propositivo, cerco sempre la verticalità per un unico scopo: arrivare al gol. Questo è l’obiettivo”.

Ecco perché mi auguro che Leonardo voglia richiedere a sé stesso un quid che si avvicini ad un’identità precisa: deve andare oltre perché guardandolo giocare si vede da subito che ha la comprensione del gioco, ed è una qualità che hanno in pochi.

Quindi non basta essere un centrocampista pensante, perchè devi capire anche lo sviluppo. In questo senso penso che Leonardo debba formarsi avendo come obiettivo quello di decidere i tempi della partita, di alterarli, ed infine di dominarli.

In questo solco evolutivo mi permetto, allora, di citare un altro centrocampista (oltre a quelli indicati sopra), perché a mio giudizio Leonardo si avvicina tantissimo a questo nuovo prototipo xavista, che è Arthur.

Emblematico, al riguardo, il primo gol di Rabbi, contro il Pescara in Supercoppa. I frettolosi descriverebbero solo la parte finale dell’azione, quando Visconti, tra le linee, imbuca molto bene il 9 rossoblù. Ma gli empatici come me diventano matti a guardare tutto lo sviluppo precedente.

Ecco dove sta la comprensione del gioco e, aggiungo, lo “spacetime”, lo spazio-tempo. Quel gol è determinato dalla visione futurista di Leonardo Mazza, che già prima di ricevere la trasmissione da Corbo, aveva visto il corridoio onirico tra lui e Visconti, ben posizionato tra le linee.

La trasmissione d’esterno di Leonardo al n. 7 felsineo è l’alterazione dello spazio-tempo, che ha determinato il flusso finale del gol.

Questo, ragazzi miei, è il pattern di Arthur, ecco perché gli somiglia: si avvia verso la sfera indagando il campo intorno, prima di ricevere, anche grazie all’uso del corpo per orientare la giocata nel verso voluto.

E’ in sostanza il key grip in chiave evoluta del centrocampista odierno, ossia l’avere in testa il passaggio prima di eseguirlo. E’ qui che deve insistere: lui stesso, quando parla dei suoi modelli, riconosce che ruberebbe loro “la velocità di pensiero nel vedere una giocata”.

Invero, ricorda Arthur anche per la muscolatura strutturata, specie sulle gambe, e per il baricentro basso, ideale per chi deve proteggere il pallone con l’equilibrio.

Tutto questo, in virtù di una cinestesica in via di sviluppo, e che va orientata anche per chinare le esigenze fisiche a quelle tecniche, e viceversa, le quali – come noto – hanno contribuito alla singolarità del suo idolo Iniesta, ossia usare il telaio fisico per evitare i contatti ed allontanarsi dalla controparte. Poi è chiaro che tutto dipende dalla proposta tecnica collettiva.

Ecco perché ritengo che questa continua ricerca del passaggio che ordina la squadra, non solo mediante una circolazione corretta, ma anche attraverso la ricerca maniacale del compagno libero dietro la linea di pressione, debba diventare la sua filosofia.

Ad esempio, a mio parere Leonardo Mazza si associa benissimo in quella che è la creatura di Troise: spesso vedo un buon fraseggio, favorito dalla densità di uomini in zona palla. Non vedo un gioco precostituito, insomma, perché i giocatori si muovono dentro soluzioni che interpretano a seconda della situazione, frazionati su linee differenti, anche in ampiezza, e negli half-space.

Questo non significa che Leonardo Mazza debba disimpegnarsi solo in strutture propositive, però è altrettanto vero che il calcio va in questa direzione, e quindi l’augurio è di vederlo collocato in situazioni di gioco a lui congeniali, ben sapendo che, comunque, il ragazzo ha una versatilità tale che lo agevolerà ovunque.

Intervista a Leonardo Mazza

Leonardo, raccontaci come è nata la passione del calcio, e se c’è stato un episodio scatenante.

Mio papà giocava a calcio e mi ha trasmesso la passione portandomi sempre con sè quando giocava i calcetto. Poi mi portò a vedere la finale del Milan in Champions League contro il Liverpool (vinta per 2-1) e da lì scoppio tutta la mia passione.

Che percorso hai fatto prima di arrivare al Bologna? Hai dei ricordi particolari, come ad esempio un episodio specifico del provino?

Al Bologna sono arrivato che ero davvero piccolo. Non c’è stato un provino poiché nella scuola calcio possono entrare tutti. Ricordo però che ero molto emozionato e teso sopratutto perché, da piccolo, ero molto timido e riservato.
Guardando dietro, mi rendo conto di aver fatto tutta la trafila delle giovanili, e per me è davvero un’emozione indescrivibile, perché sono nato a Bologna e questa maglia me la sento addosso come una seconda pelle.

C’è una persona in particolare che ti ha scoperto? In che modo?

Mah in particolare nessuno, forse papà aveva capito qualcosa. Da piccolino facevo pure tennis, ma lui ha insistito indirizzandomi nell’altro ambito calcistico.

Dagli addetti ai lavori sei considerato uno dei migliori talenti del vivaio bolognese, e non solo. Come già facciamo con altri tuoi “colleghi” intervistati, vorremmo sia tu a parlarci delle tue attitudini principali. E soprattutto, dove, secondo te, devi migliorare.

Parto dal presupposto che si possa sempre migliorare in qualsiasi cosa, ho ancora tanto da imparare su aspetti sia tecnici, sia tattici.
Gioco play davanti alla difesa e mi piace giocare la palla e manovrare insieme ai compagni, ma posso fare anche la mezzala in un centrocampo a 3, ed essere più pericoloso in zona gol.
Mi piace molto muovermi e trovare sempre soluzioni. In questo senso devo ringraziare, tra tutti, mister Troise.

A mio parere hai una caratteristica – tra le altre – che ritengo fondamentale nel calcio moderno, e cioè la versatilità. In tal senso, non ti si identifica in un solo ruolo, perché giochi sia da play in una mediana a tre, sia come mezzala.
Parlando del ruolo di play, credo di poter dire che Troise ti abbia migliorato molto. Mi sembra che giocando nel vivo della mediana puoi dare libero sfogo alla tua tecnica (visione periferica, gioco lungo e corto) ed alla tua forte personalità: lo senti “tuo” questo compito? E soprattutto vorrei sapere cosa ti chiede mister Troise, a livello tattico/tecnico.

Mister Troise mi ha cambiato ruolo perché ha visto sicuramente in me “qualcosa” e ad oggi gliene sono riconoscente, come ti ho accennato prima.
Mi piace giocare play perché sono nel vivo della manovra e mi piace giocare la palla.
Il mister mi chiede di capire i momenti della gara, di avere personalità e di dettare i tempi di manovra. Per quanto riguarda la fase difensiva ovviamente chiede di vincere tutti i duelli, gli scontri diretti in 1 vs 1, e di stare attento ai movimenti in generale degli avversari.

Veniamo al ruolo di mezzala: sai bene che è un ruolo che ha avuto una notevole evoluzione. Ci sono tanti “tipi” di intermedi, però nel calcio moderno ciò che si richiede è la “tecnica individuale” (che è alla base di ogni scelta) – con l’obiettivo di usare il palleggio per creare spazi alle spalle delle linee di pressione – nonché corsa, intelligenza calcistica e movimento costante senza palla.
Ho notato che spesso cercate uomini tra le linee (contro il Pescara, ad esempio, avete trovato con grande facilità Visconti): questo continuo movimento ti agevola, perché hai riferimenti continui. E’ una specifica richiesta di mister Troise la ricerca costante dello spazio?
E comunque, questa nuova concezione di “intermedio” ti trova in qualche misura coinvolto?

La mezzala l’ho ricoperta varie volte in questi anni con il mister. Mi piace perché riesco ad arrivare in zona di rifinitura, oppure direttamente in zona gol più facilmente.
L’interno deve aggredire gli spazi e trovare i corridoi alle spalle dell’avversario, per poi imbucare e attaccare bene la porta. Ti dico che quando gioco come intermedio spesso cerco di fare da raccordo, oltre che a smistare la palla, e devo dire che questi compiti mi piacciono molto.
Quanto alla partita di Supercoppa, in effetti abbiamo giocato molto bene a livello di centrocampo, perché, come ti dicevo prima, cerchiamo spesso di trovare i corridoi tra le linee, e in quella partita Visconti ha saputo smarcarsi bene, e quando hai giocatori che sanno muoversi è più facile trovare corridoi.
In occasione del primo gol di Rabbi, ho trovato il corridoio giusto servendo Elia tra le linee, e poi lui è stato bravissimo ad imbucare per Simone.

Ciò che impressiona in te è la forte personalità. Non è un caso che sei il capitano della squadra. Anche contro il Pescara, nella finalissima di Supercoppa, ti ho visto fare una partita seria, dinamica, esattamente come un centrocampista “totale”. I margini di miglioramento sono enormi, però l’impostazione che hai è ben delineata: hai buona visione, hai corsa, ottime letture difensive ed offensive, sai aggredire bene lo spazio, sai appoggiare la fase offensiva, e soprattutto hai una buona tecnica individuale, che ti agevola nel forzare la giocata. Hai poi una balistica già molto ben impostata. Prova ne sono i 10 gol realizzati sin qui in campionato, oltre a numerosi assist decisivi.
Ecco, vorremmo sapere se queste attitudini sono innate o se sei migliorato con il tempo, grazie al lavoro meticoloso tuo e dello staff tecnico.

Ti ringrazio.
Sicuramente mi ha aiutato giocare come trequartista negli anni prima all’under 17, dove poi ho cambiato ruolo. Alcuni colpi li ho sempre avuti, mentre altri con il lavoro, riprovandoli e riprovandoli, poi te li ritrovi in partita.

L’8 maggio avete conquistato, contro il Pescara, l’ennesimo trofeo (Supercoppa), completando, di fatto, il “triplete”. Queste vittorie rendono merito ad una società che a livello giovanile è ormai al top in Italia.
Ci racconti brevemente l’annata, con tutte queste vittorie?

Annata partita con qualche difficoltà ma poi ripresa conquistando tre bellissimi e importanti trofei. C’era bisogno di vincere a Bologna e ci siamo riusciti. Siamo stati uniti fino alla fine, e questo è tutto un lavoro di sacrificio con un gruppo a dir poco speciale.

ConfermandoTi a livelli altissimi in Primavera sei stato spesso aggregato alla prima squadra. Recentemente hai anche firmato il primo contratto da professionista.
Ci racconti l’emozione di poter indossare questa gloriosa maglia e di giocare con tanti giocatori importanti, ed in che modo questi ultimi ti aiutano? Hai legato con qualcuno?

Questa maglia, come detto poco fa, ormai è diventata la mia seconda pelle. Casteldebole è come se fosse casa mia, è da 13 anni che entro da quel cancello.
Si, sono riuscito ad allenarmi e fare una presenza in amichevole con il Perugia con Inzaghi ed è stata una bella soddisfazione. Giocare con giocatori della prima squadra è sempre bello e stimolante, tutti ti aiutano dandoti consigli e ti facendoti sentire parte del gruppo.

Le tue prestazioni non passano inosservate nemmeno a livello federale, tanto è vero che hai già indossato la maglia azzurra (under 17): puoi parlarci delle tue emozioni a vestire la casacca azzurra e se puoi dirci che ambiente trovi (metodologie di lavoro, ecc.), e soprattutto se hai dei sogni particolari legati alla nazionale.

Sono stato convocato da Mister Bigica prima dell’europeo under 17. E’ stata un’emozione bellissima cantare l’inno italiano e indossare la maglia azzurra. Un’esperienza che mi ha fatto crescere perché mi ha fatto capire il livello che c’è, che è molto alto. Spero di conquistarmela nuovamente perché è un emozione giocarci che non si può spiegare.

Abbiamo conosciuto Giovanni Galli, grandissimo portiere della nazionale e di tante squadre di club, a cui abbiamo chiesto di fare una intervista sui problemi del calcio giovanile in Italia. Sicuramente avrai letto di quell’episodio accaduto qualche mese fa, della rissa tra genitori e della proposta di Galli di obbligare i genitori a partecipare ad allenamenti “pedagogici”, per cui ti chiediamo di dirci due parole al riguardo, in particolare sul rispetto e l’etica nel calcio.

Il rispetto nel calcio e nella vita secondo il mio punto di vista non deve mai mancare. L’obiettivo del calcio è quello di divertire e far appassionare chi ci guarda e non di fomentare odio o far nascere discussioni o risse, che lasciano il tempo che trovano (per me inutili)
Galli ha ragione poiché non è bello assistere a scene del genere, poiché questi valori sono importanti nel calcio, così come nella vita.

C’è una partita, in particolare, che ricordi nelle giovanili?

Nei giovanissimi nazionali vincemmo 2-1 contro l’Atalanta (squadra che non aveva mai perso nella regular season) conquistando il pass per le final eight. Feci doppietta, bellissima soddisfazione.

Hai un modello di riferimento tra i centrocampisti? Un idolo o più idoli, e perchè? E cosa ti manca, o comunque cosa “ruberesti”?

Guardavo Iniesta del Barcellona. Ora guardo molto Verratti e Torreira e cerco di imparare studiandoli.
Ruberei loro la velocità di pensiero nel vedere una giocata.

C’è un allenatore che ricordi con più affetto nella tua carriera? Perché?

Ogni mister ti lascia qualcosa, chi più chi meno tutti ti lasciano qualcosa. Con Troise sicuramente c’è un rapporto molto bello perché mi ha allenato 3 anni di fila.

Ci racconti qualche episodio simpatico accaduto durante gli allenamenti, oppure in qualche partita?

Al torneo di Viareggio che per alzare la coppa che pesava 23 chili fra un po’ cadevo, ero stremato [ride]

Domanda d’obbligo: hai giocato in altre posizioni durante il tuo percorso nelle giovanili?

Si, ho giocato sia esterno che trequartista.

C’è un calciatore con cui vorresti giocare un giorno? Ed un allenatore? Se si, puoi descriverci le motivazioni?

Il sogno sarebbe giocare con Messi per il semplice motivo che lo reputo il giocatore più forte al mondo, che ha dimostrato che l’altezza se uno la compensa con altri fattori, passa in secondo piano.
Come allenatore Guardiola, per lo stile di gioco e la sua filosofia.

Segui il calcio estero? Quale in particolare?

Seguo quello inglese e spagnolo.

Ci parli del Leonardo ragazzo? Passioni, hobby, studio, amicizie.

Quest’anno faccio l’ultimo anno di liceo economico sociale e prenderò la maturità. Nel tempo libero mi piace andare in giro per negozi in centro, stare con la fidanzata e con gli amici.
Mi piace mangiare sushi e giocare, quando il tempo me lo permette, a paddle.

Ultima domanda: il ruolo della tua famiglia rispetto alla tua carriera.

La mia famiglia ha un ruolo fondamentale. È tutta la mia vita, non c’è stata mai un’occasione dove mi abbiano lasciato da solo. Mi hanno seguito per tutta Italia incoraggiandomi e sostenendomi sempre. Mi hanno trasmesso valori importanti che cerco di far vedere in ogni cosa che faccio. Li ringrazio ma so che non sarà mai abbastanza.

Ringraziamenti

Chiudo questa interessante intervista con un appello agli addetti ai lavori: mi auguro ci sia una maggiore attenzione verso i nostri talenti, affinchè il nostro calcio torni ad essere un punto di riferimento mondiale. Mettete un freno, una volta per tutte, allo stranierismo incontrollato, perché abbiamo ragazzi molto forti, e settori giovanili attenti e professionali.
E Leonardo Mazza del Bologna, ne è una testimonianza molto forte
Ringrazio Leonardo, a nome della Rivista, per la fiducia, la disponibilità e la cortesia dimostrata.
Ringrazio anche il padre del ragazzo, sig. Cristian, per la cordialità, nonché la società F.C. Bologna 1909 S.p.A., nella persona del Responsabile Area Comunicazione Dr. Caliceti Carlo, l’Addetto Stampa Sportivo, Federico Frassinella e l’agente del giocatore, Davide Lippi.

(Fonte foto: www.bolognafc.it)

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