Intervista esclusiva WFS: Gioele Zacchi, talento italiano classe 2003 del Sassuolo

GIOELE ZACCHI (portiere) – U.S. SASSUOLO CALCIO S.r.l.

Data di nascita: 10.7.2003

Luogo di nascita: Modena

Altezza: 1.83

Peso: 82 kg

A cura di Christian Maraniello

Fino a poco tempo fa, la scuola italiana dei portieri era universalmente riconosciuta come la migliore del mondo, ma cosa è cambiato oggi?

Dal punto di vista tecnico forse poco, ma scorrendo le formazioni delle squadre di serie A, pare che la trasformazione sia stata radicale, soprattutto grazie alla estenuante e fastidiosa avanzata straniera, che è invero iniziata da un po’.

Permettetemi di criticare i numeri, che sono a mio parere inopportuni: ben 11 società hanno come portiere titolare un forestiero, e – aprite bene le olane – solamente 4 squadre su 20 (si, avete capito bene) hanno in rosa solo portieri italiani.

Tra i virtuosi, c’è il Sassuolo, ossia un club che ho già elogiato in occasione della intervista a Raspadori (leggi qui), e che sta proseguendo nella sua progettualità con profonda competenza, tanto che, a mio parere, è ormai proiettata nell’elite non solo del settore giovanile (inteso in senso generale), ma anche nella formazione dei portieri.

Alla scoperta di Gioele Zacchi

Ed uno dei migliori prospetti in assoluto che mi pregio di presentarVi oggi, è Gioele Zacchi, classe 2003, prodotto lineare della società emiliana, che ho finalmente avuto il piacere di conoscere, dopo che lo avevamo visto più volte già l’anno scorso, sia in under 16, ed anche in nazionale di categoria.

Le sue caratteristiche principali sono già state oggetto di relazione tecnica sulla Rivista (leggi qui), e, in ogni caso, Gioele ci ha descritto, a modo suo, i suoi pregi e difetti.

Fra le cose interessanti che dice, sono però emerse alcune peculiarità che raramente si leggono in dottrina e tra i ragazzi stessi, per cui ritengo opportuno segnalarle.

Per prima cosa partirei dalla sua presa di coscienza su una specialità, spesso poco dibattuta: sto cercando di migliorare, allenamento dopo allenamento, a riscoprire – secondo me – un fondamentale del portiere che oggi si insegna sempre meno, che è l’uscita in attacco palla”.

Ecco, fatemi dire due cosette sulla formalizzazione del tuffo/uscita in attacco-palla. Intanto, a me pare che – esclusi ovviamente i preparatori – chi scrive di calcio (opinionisti, giornalisti, ex calciatori) con l’idea di valutare l’evoluzione del ruolo, non sempre percepisce in chiave moderna questo specifico aspetto, vuoi perché fissati a modelli preistorici, o perché sedotti dal fascino di interventi più spettacolari.

Se però ci si addentra più in profondità, si scopre ad esempio che questo fondamentale non è poi così allenato, come mi ha infatti confermato Gioele: si insegna sempre meno”.

A tal riguardo, ho voluto chiedergli dei chiarimenti (che non leggerete nella chiacchierata che segue), e mi ha precisato che si preferisce addestrare la fase di uscita sfruttando il volume del corpo, non tanto l’attacco palla intesa come aggressione.

Poi secondo me va anche detto che non è da molto che questa locuzione viene utilizzata dai tecnici, almeno sulla base della mia esperienza. Tra l’altro, l’espressione non è un mero neologismo, bensì un vero e proprio atteggiamento comportamentale, direi quasi una filosofia del portiere evoluto, e per questo sono contento che Gioele ne abbia capita l’importanza.

In ogni caso, a me pare che Zacchi sia comunque già ben proiettato verso siffatto fondamentale, anche perché ha una esplosività, generale, nel primo passo, che impressiona. Lo ritengo, infatti, un portiere già in grado di dominare l’area e di essere proattivo, nel senso che ho come la sensazione che il suo modo di attaccare la sfera gli procuri quasi un piacere sensoriale.

Il tutto, però, condito da una partecipazione emotiva nella partita, già di altissimo livello. Gioele infatti si pregia di essere sempre collegato alla partita, cioè concentrato, dentro di essa”.

E’ quasi un rituale, questo, che oltretutto possiede anche il suo modello Ter Stegen, il quale recentemente ha infatti detto che “a veces hablo conmigo mismo durante los partidos, para estar siempre concentrado”. In buona sostanza, il monumentale portiere tedesco parla con sé stesso per restare sempre attento e partecipativo.

Sono metodiche che non vengono celebrate a sufficienza, perché liquide, invisibili, ma che hanno una rilevanza vitale per la professione.

Ma c’è di più. Gioele mi ha menzionato la sua specialità assoluta, ossia il rilancio con le mani, altro tema solitamente poco discusso, ma sempre attinente all’attrazione fisica con la palla ed alla sua signorìa.

E’ chiaro che avere in squadra un portiere canalizzato mentalmente a rendere offensiva la manovra con il solo rilancio con le mani, ti dà un potere in più, quello cioè di incendiare in modo radioattivo la c.d. fase di transizione: più sarà breve e violenta, maggiori saranno i pericoli che si creano, soprattutto per l’effetto sorpresa e per il posizionamento errato degli avversari, in quel preciso momento.

Il tema è affascinante e non voglio rovinarlo, ma il fatto che Gioele ne abbia compresa l’influenza a livello tattico, fa (o dovrebbe far) capire come non mi sorprenda affatto questa sua crescita evolutiva, che ormai appare inarrestabile.

Abbiamo certamente di fronte un ragazzo molto ben formato, non solo calcisticamente, ma anche caratterialmente ed umanamente, e la cosa fa ben sperare per il futuro.

Chiudo con una speranza, che in realtà è più un monìto per gli addetti ai lavori, anzi una sculacciata: siamo in buone mani, mettetevelo in testa. La nostra scuola è ancora all’avanguardia.

Buona lettura.

Intervista a Gioele Zacchi

Gioele, intanto ti ringraziamo della disponibilità. Raccontaci come è nata la passione del calcio e se hai dei ricordi particolari delle prime partite giocate da bambino.

Grazie a te. Guarda, ti dico una cosa che farà sorridere: fino all’età di 6 anni il pallone non mi piaceva, tanto è vero che mio padre mi ha sempre detto che ogni volta che mi passava la palla, mi scansavo. Poi, da un giorno all’altro, mi innamorai di questo magnifico sport, e spero davvero di proseguire. Quindi, ti dico che la mia passione è nata un po’ più tardi rispetto alla media dei bambini. Ho iniziato a giocare nel Valsa e di ricordi ne ho tanti, ma mi hai fatto tornare in mente una partita contro il Vignolese, dove stavamo vincendo nettamente, ed il mister mi chiese di battere un rigore a favore nostro, ma io non mi volli spostare dalla porta. Avevo già le idee chiarissime [ride]

Ricordi i provini?

Mi ricordo benissimo i vari provini a Sassuolo dove mi trovai subito bene sia con gli allenatori sia con i compagni, che mi fecero subito sentire come in una famiglia, per questo ringrazio gli scout.

Cosa rappresenta per te questo meraviglioso sport?

Il calcio è parte integrante della mia vita, non potrei farne a meno, poichè riempie gran parte delle mie giornate rendendomi una persona più tranquilla e felice.

Interessante questo aspetto. Lo riprenderemo dopo. Prima di proseguire sulle tue caratteristiche tecniche, vorrei soffermarmi su alcune tematiche, spesso sottovalutate. Ad esempio, recentemente Carlos Tevez, in una intervista ha detto: ho la stessa sensazione di quando giocavo da voi: i ragazzini sanno tutto di tattica ma la palla non la toccano bene. In Argentina si gioca ancora per la strada”.  La tematica della “strada” la riteniamo fondamentale, per la crescita di questo sport, e sappiamo che ormai i bambini ed i ragazzi non giocano più come una volta, preferendo rimbambirsi al telefonino o alla playstation. Cosa ti senti di dire ai bambini che si affacciano al calcio?

Mi ci rivedo molto nelle parole di Tevez, e comunque vedo sempre meno ragazzi frequentare lo sport in generale, non solo il calcio. Inoltre noto che molti di essi mettono poca costanza in quello che fanno, ritagliandosi quindi momenti sempre maggiori dove poter giocare alla playstation, senza fare attività fisica. Questo è un grosso problema secondo me.

 Bravissimo Gioele, hai colto in pieno. Di questo argomento specifico ne ho parlato con Mister Franzoso (leggi qui).

Credo sia importante parlarne. Comunque, ai bambini che si affacciano al calcio mi sento di consigliare di affrontare questo sport con spensieratezza e divertimento, senza però tralasciare impegno e dedizione in ciò che si fa.

La nostra Rivista ha pubblicato, recentemente, una scheda molto dettagliata sulle tue principali attitudini (leggi qui), quindi ti conosciamo molto bene. Come abbiamo già chiesto ai Tuoi colleghi di ruolo (Alessandro Russo, Manuel Gasparini e Federico Brancolini), vorremmo sia tu a descrivere le tue caratteristiche principali, come interpreti il ruolo di portiere, e soprattutto, dove, secondo te, devi migliorare.

Le mie caratteristiche principali sono l’esplosività e la tranquillità che cerco di trasmettere ai miei compagni di squadra durante la partita. Sto cercando di migliorare, allenamento dopo allenamento, a riscoprire – secondo me – un fondamentale del portiere che oggi si insegna sempre meno, che è l’uscita in attacco palla. Devo dire che da  portiere cerco sempre di restare collegato alla partita, cioè concentrato, dentro di essa,  e quindi di non farmi condizionare troppo dai miei errori.

E’ una dote interessante, che poi però svilupperemo meglio più avanti, perché ti farò una domanda specifica. Adesso però vorrei facessi un excursus sulla tua carriera con il Sassuolo, cioè se puoi raccontare, brevemente, la metodologia di lavoro specifica per voi portieri nelle varie categorie.

La metodologia di lavoro è molto soggettiva in base all’allenatore, ma io cerco di raccogliere ed imparare ciò che sembra più adeguato alle mie esigenze.

Ci racconti cosa significa far parte del Sassuolo? dell’ambiente che si respira, ed il senso di appartenenza a questa società.

Il Sassuolo mette a disposizione staff molto qualificati e di altissimo livello e la società lascia lavorare i giovani senza troppe pressioni, lasciando quindi liberi i ragazzi di esprimere le proprie qualità al meglio.

Scusa se ti fermo: hai parlato dell’assenza di pressioni, e ritengo questa parte del lavoro molto importante e da sottolineare. Posso dire che la società vi lascia quindi anche liberi di sbagliare?

Certamente. Quando parlo di mancanza di pressioni intendo anche questo, e ti ringrazio di avermelo chiesto perché in questa società c’è un ambiente sereno e al tempo stesso qualificato…Reputo il Sassuolo una delle primissime società in Italia. Noi tutti ci sentiamo di dovere scrivere un pezzo della giovane storia del Sassuolo, spronandoci a fare del nostro meglio ogni allenamento e ogni partita

 E ti dico che si capisce il motivo per cui escono tanti ragazzi interessanti. Difatti, restando in tema di portieri, stanno emergendo alcuni ragazzi molto interessanti, da Turati (2001) sino ad arrivare al neo acquisto Russo, altro 2001 che ha esordito in Coppa Italia, e poi appunto tu che stai letteralmente bruciando le tappe. C’è un occhio di riguardo per la specializzazione in società? 

La società possiede allenatori dei portieri di alta qualità, non mi stupisco che il Sassuolo stia facendo così bene in termini di portieri. Poi sai, devo dire che vedere così tanti portieri giovani che stanno esplodendo mi sprona tantissimo.

Mi racconti una partita,  in particolare, che ricordi nelle giovanili, ed una tua parata?

Mi ricordo di un Juventus-Sassuolo under 15 finito 0 a 1 in nostro favore dove facemmo una partita a dir poco perfetta. Per parte mia, oltre a parare un rigore, feci una parata che non scorderò mai sulla punta bianconera, che colpì a botta sicura davanti alla porta, ma io riuscii a deviare il tiro in calcio d’angolo, grazie ad un intervento incredibile all’angolino basso.

Ecco, sono questi gli interventi clamorosi, quelli che non sai come sono avvenuti. Fu come segnare un gol?

Esattamente. Ricordo che impazzii di gioia, e con me tutti i compagni, che non credevano in quello che avevano visto [ride]

Il ruolo del portiere – affascinante di per sé – nel calcio moderno ormai è determinante, e continuerà ad evolversi. Al portiere si chiede molto: spiccata personalità, coraggio, reattività tra i pali, sicurezza nelle uscite, e addirittura piedi “educati”, ossia maggior coinvolgimento nei contesti tattici. Hai dei modelli di riferimento? Credi di somigliare a qualcuno? E cosa ruberesti al tuo “idolo”?

Il portiere al quale mi ispiro è sicuramente Ter Stegen, anche se credo di assomigliare di più a Cragno del Cagliari. Al tedesco ruberei la capacità di usare entrambi i piedi nello stesso modo. Ormai, come dici tu, il ruolo si evolve di continuo e quindi bisogna sempre allenarsi con impegno.

L’uso dei piedi per favorire anche la prima uscita è un refrain modernista.

Esatto. Ma ti dico che è la prima cosa facciamo appena iniziamo gli allenamenti. Ci puntiamo molto su questo fondamentale, e quindi ci alleniamo tantissimo, e penso di poter migliorare giorno dopo giorno, ad esempio nell’uso del sinistro. Però se devo dire una mia specialità ti dico che è il rilancio con le mani.

Sulle tue specialità c’è una domanda specifica più avanti, quindi ti fermo un attimo. Mi interessava prima discutere di una peculiarità che i tuoi colleghi (Russo, Gasparini e Brancolini) mi hanno confermato essere determinante, ossia la forza mentale. Federico Brancolini peraltro mi ha parlato anche della “lettura del gioco”. Come la vedi?

La forza mentale è la caratteristica che più influisce in un portiere moderno, perchè a volte sei chiamato a fare interventi al 90’ minuto quando è tutta la partita che non effettui una parata, ma la forza mentale è anche essere costante nella prestazione negli incontri di campionato.  Penso che comunque Brancolini, che saluto, abbia ragione quando parla delle letture di gioco, e quindi ritengo siano parimenti fondamentali così come le varie situazioni della gara. Sono peculiarità che vengono richieste in un portiere moderno.  

Quanto è importante, per te – in una scala di valori – la fiducia, intesa non solo in te stesso, ma soprattutto dei compagni? Te lo chiedo perché, a mio avviso, il discorso che abbiamo appena fatto sulla “lettura del gioco” si riverbera qui, sulla fiducia, nel senso che un portiere che aspira a diventare un professionista importante dovrebbe in qualche modo sottovalutare il compagno di difesa, così da rimanere sempre all’erta. Cosa ne pensi?

In una scala da 1 a 10 la fiducia nei compagni dev’essere più o meno la metà quindi secondo me 5. Quanto al discorso di sottovalutare il compagno, è molto interessante e secondo me l’analisi che hai fatto è totalmente corretta. Bisogna sempre pensare che il compagno possa sbagliare, quindi essere in qualche modo “negativi”, come dici tu, per essere sempre pronto ad ogni evenienza. Ci penso spesso a questa situazione particolare ed in effetti se ne parla sempre meno.

Attento che ora arriva la domanda filosofica. Il portiere è visto come un personaggio epico, per la “solitudine” in campo, perché da sempre vi portate sulle spalle il peso della vittoria o della sconfitta: giochi da solo, comandi la difesa, non hai obblighi tattici e sei sempre protagonista, nel bene e nel male. Secondo te si “nasce” portiere o si può diventare?

Sono abbastanza convinto che portieri si nasce. Il discorso della solitudine, secondo me, va un po’ rivisto, anche se ovviamente è così, se stiamo lì a vedere. Però nel calcio moderno il portiere è molto più coinvolto nel gioco e quindi è sempre meno solo, essendo sempre di più parte integrante della squadra.

Cosa ti attrae di più del ruolo?

Del mio ruolo mi attrae di più la possibilità di essere indipendente rispetto al resto della squadra, ed essere diverso rispetto agli altri giocatori

Anche per te il portiere deve avere una buona dose di pazzia?

Il calcio di oggi non permette pazzie soprattutto per un portiere. Coraggio e pazzia sono due cose totalmente diverse; nel mio ruolo devi essere molto intelligente ma non pazzo. Detto ciò non mi ci rivedo in questo stereotipo.

Arriviamo ora alla tua “specialità”. Prima mi hai parlato del rilancio con le mani, e un po’ – ti dico la verità – mi hai sorpreso, anche perché io pensavo ad esempio alla esplosività in distensione.

No beh, chiaro che come ti ho detto prima l’esplosività e la tranquillità sono le mie doti migliori, ma parlando di specialità penso che il rilancio con le mani sia quella che mi identifica, e devo dirti che purtroppo di allenamenti specifici per questo gesto non ne facciamo tanti, poichè preferiamo rilanciare prevalentemente con i piedi.

Però aspetta, che mi interessa. Il rilancio con le mani è una peculiarità di cui non mi ha mai parlato nessuno tra i tuoi colleghi. E’ una aspetto che tocca diverse calibrazioni tattiche, tra cui quella ormai fondamentale della transizione.

Beh si. Però penso sia una dote naturale, anche se ovviamente io mi esercito tantissimo, da anni, e da solo. Personalmente la trovo una caratteristica importante, perché appunto quando riesco ad uscire in presa ho subito in mente che devo rilanciare velocemente per guadagnare tempi, ed indirizzare immediatamente l’azione di transizione.

Video ne guardi?

Di video per migliorare ne guardo molti perchè credo siano molto istruttivi, ma guardare solo video non basta per imparare qualcosa, infatti dopo avere capito la tecnica bisogna provare e riprovare tante volte.  

Con Federico Brancolini abbiamo parlato di aspetti anche un po’ filosofici del ruolo, ossia di gesti tecnici ed in particolare di “esteticità della parata”. Tu in che categoria ti poni?

Sono discorsi affascinanti. Io rinuncerei all’estetica a favore dell’efficacia perché la reputo più importante. Personalmente non credo di essere un portiere brutto da vedere, ma preferisco essere più concreto possibile.

Domanda d’obbligo: il tuo ruolo naturale è quello di portiere, ma hai giocato in altre posizioni durante il tuo percorso nelle giovanili, oppure hai sempre giostrato da ultimo baluardo?

Sono sempre stato portiere sin da quando ho iniziato a giocare a calcio.

Sei ormai presenza fissa nella nazionale giovanile. E come avrai avuto modo di vedere, stiamo intervistando molti tuoi colleghi che vivono come te questa meravigliosa esperienza. Puoi parlarci delle emozioni a vestire la casacca azzurra? E soprattutto se puoi dirci come lo staff tecnico lavora come collettivo e singolarmente (con voi portieri ovviamente).

L’emozione di vestire la maglia azzurra è qualcosa di indescrivibile e magnifico. Rappresenti non una squadra ma una nazione. Lo staff tecnico più che fare allenamenti come nei club si concentra di più sul lato mentale e psicologico che a questi livelli è molto importante

Torniamo sempre alla forza mentale, che nel calcio, in generale, fa sempre la differenza. Cambiamo però discorso. Si è parlato, specie dopo l’eliminazione dell’Italia dai mondiali in Russia, della pochezza tecnica delle nuove generazioni, anche se a mio parere sta cambiando molto, specie a livello giovanile. In Primavera, ma anche in serie A e B, ci sono ragazzi interessanti e forti, e non solo come portieri. In generale, si è alzato il livello secondo te?

Secondo me c’è stato un vero e proprio scossone che ha fatto bene al nostro calcio, perciò il livello tecnico e tattico si sono molto alzati.

Quindi il livello cresce e del resto lo si vede anche – ripeto – nelle nazionali giovanili. Dalla under 21 passando per la 20 (Mondiali), e sino ad arrivare alla 19 e 17. Ci puoi raccontare il nuovo progetto tecnico in seno alla Federazione? Lo staff tecnico vi parla in questo senso? E voi, come portieri, vi sentite coinvolti in questa nuova “proposta” e se sì in che modo?

Il progetto per ora in Federazione è portare giovani il più preparati possibile per affrontare il mondiale che ci sarà in Qatar nel 2020, perciò si cerca di dare sempre il massimo anche in Nazionale. La scuola dei portieri italiana è sempre stata di ottimo livello, basti pensare a Buffon o Donnarumma e altri grandi portieri.

Restiamo ancora in tema di calcio giovanile. Recentemente abbiamo pubblicato delle interessanti interviste sui problemi del settore, con Dino Baggio, Antonio Cabrini, David Di Michele. Ad esempio, Di Michele mi ha detto testualmente che “I ragazzi, come sottolineate spesso, stanno perdendo i valori dello sport, e le colpe sono da attribuirsi un po’ a tutti i livelli: dagli stessi ragazzi, sino ad arrivare ai genitori, al sistema calcio in generale, e poi i social media”. Come vedi la situazione vivendola in prima persona?

Secondo me i genitori a volte possono, anche inconsciamente, sovraccaricare i figli di responsabilità e a volte danno anche consigli talvolta opposti a quelli dell’allenatore; mentre un ragazzo quando scende in campo deve essere libero da ogni pressione extracalcistica. I ragazzi stessi molte volte preferiscono fare altro piuttosto che andare ad allenarsi sotto la pioggia, oppure fare allenamenti faticosi,  per cui credo si stia perdendo la voglia di sacrificio. I social media non li reputo un pericolo per i ragazzi se usati con criterio e responsabilmente.

Parliamo un po’ di magia e di passione. Il 24 maggio in Vaticano si è tenuto un evento dal titolo “Il calcio che amiamo”; tra i tanti passaggi più emozionanti del Pontefice, vi sono questi: “La felicità è dare un pallone a un bambino per giocare (…), dietro a una palla che rotola c’è quasi sempre un ragazzo con i suoi sogni e le sue aspirazioni (…). Spesso si sente dire anche che il calcio non è più un gioco: purtroppo assistiamo, anche nel calcio giovanile, a fenomeni che macchiano la sua bellezza. Ad esempio, si vedono certi genitori che si trasformano in tifosi-ultras. Il calcio è un gioco, e tale deve rimanere (…). Si rincorre un sogno, senza però diventare per forza un campione. È un diritto non diventare un campione”. Ecco, riflettendo un attimo davanti a queste parole significative, credi che il calcio stia davvero perdendo la magìa che aveva nella nostra infanzia?

Visto che nel mondo del calcio Italiano ci sono tantissime categorie che vanno dalla serie A alla 3° categoria non tutti possono diventare calciatori professionisti, ma il mio pensiero è che in ogni categoria ognuno deve dare il massimo

Noi teniamo molto agli ideali dell’etica e del rispetto nel calcio, e proprio sul tema, l’U.S. Sassuolo ha recentemente approvato e pubblicato un “codice Etico”, che – in breve – valorizza l’osservanza dell’etica sportiva, intesa come onestà, lealtà, correttezza e conformità alle leggi. Cosa pensi di questi valori, in generale?

Questi valori sono l’essenza non solo del calcio ma dello sport in generale, penso inoltre che per vivere al pieno l’essenza di quest’ultimo bisogna impegnarsi a rispettarle.

Abbiamo parlato con diversi talenti (nel giro delle nazionali giovanili) anche sul tema di come, in Italia, si dia poca fiducia ai giovani. Ad esempio, Flavio Bianchi,  capitano della Primavera del Genoa, mi ha detto testualmente: “in Italia è molto difficile emergere, perché i giovani hanno poco spazio e non riescono a dimostrare le proprie capacità, giocando pochi minuti o addirittura niente”. Cosa pensi di questo grandissimo problema?

Sicuramente il minutaggio dei giovani italiani è molto scarso, purtroppo, ma sono anche consapevole che gli addetti ai lavori capiscono un talento anche in pochi minuti.

Purtroppo assistiamo a frequenti episodi di razzismo (da ultimo a Verona, con Balotelli che scaraventa il pallone in curva). Voi ragazzi come vivete queste situazioni? Hai mai assistito ad episodi simili? Vi infastidiscono? Credi che si possa migliorare, ed in che modo?

Penso che bisogna fare una distinzione. Secondo me il fenomeno del razzismo tra i ragazzi non è frequente come con gli adulti, intendendo a livello di calcio professionistica. Detto questo, però a volte accade che a qualcuno scappi qualche parola di troppo, a causa di eccessivo nervosismo derivante da un risultato negativo. Onestamente condanno questo tipo di atteggiamento, sempre e comunque. Per contrastarlo proporrei pene più severe e maggiori controlli per individuare i colpevoli.

 Tornando a te: sei proiettato verso il calcio che conta e mi pare che la società ti abbia dimostrato grandissima fiducia. Che obiettivi hai nel breve termine?

Prima di tutto mi piacerebbe molto fare l’esordio in prima squadra, anche se sono consapevole che davanti a me per ora ci sono ottimi portieri. Un altro obbiettivo che mi sono prefissato è essere convocato per gli Europei di maggio, che si svolgeranno in Estonia.

C’è un allenatore che ricordi con più affetto nella tua carriera? Perché?

L’allenatore che più mi ha segnato per ora è stato Fabio Gamberini (Valsa Gold), a cui devo molto, perché è stato il mio primo allenatore dei portieri e mi ha insegnato molte cose che conservo e applico tuttora. Senza però trascurare tutti gli allenatori che ho avuto fino ad ora a Sassuolo.

Ci dai la tua personale classifica dei migliori portieri, in assoluto (anche non in attività, a tua discrezione)? Almeno i primi 3, o 4, e perchè.

Il migliore per ora a mio parere è Ter Stegen seguito da Alisson e Oblak però mi piace molto anche Cragno, e nel passato ho stimato molto Angelo Peruzzi.

C’è un calciatore con cui vorresti giocare un giorno? Ed un allenatore? Se si, puoi descriverci le motivazioni?

Non mi interessa molto giocare con qualcuno in particolare, però mi piacerebbe essere allenato da Arrigo Sacchi, un allenatore che ha cambiato la storia del calcio

Segui il calcio estero?

Non seguo molto spesso il calcio estero a causa dei miei impegni scolastico-calcistici, quando ho tempo mi piace molto guardare il calcio spagnolo e quello inglese

Ci parli del Gioele ragazzo? Passioni, hobby, studio, amicizie.

Come passioni oltre al calcio ho la pallavolo, mi piace molto giocarla e guardarla in tv, sono amante della tecnologia e dell’informatica anche se non posso dedicarci tanto tempo. A scuola vado abbastanza bene, frequento il 3° anno di una scuola tecnica con indirizzo informatico. Quando ho del tempo libero mi piace divertirmi ed uscire con i miei amici, con i quali vado molto d’accordo

Ultima domanda: il ruolo della tua famiglia rispetto alla tua carriera.

Il ruolo della mia famiglia è importantissimo perché mi sostengono sempre e nei momenti di necessità non mi fanno mai mancare il loro supporto.

Ringraziamenti

Termina così anche questa chiacchierata, che mi auguro essere stata di Vostro gradimento.

Ringrazio ovviamente Gioele per la estrema cordialità con cui si è raccontato e messo a nudo, parlando a 360 gradi di tutti gli argomenti trattatati, compresi quelli effettivamente complicati per un ragazzo della sua età (come l’etica, il rispetto, il razzismo ecc.).

Per parte mia, sono sempre più contento di poterVi fare conoscere questi piccoli grandi Uomini, che cercano di cavalcare i propri sogni, senza però farsene travolgere.

Ringrazio poi il padre di Gioele, sig. Paolo Zacchi, per la disponibilità e simpatia, nonché la società U.S. Sassuolo Calcio S.r.l., nella persona del Responsabile del Settore Giovanile, sig. Francesco Palmieri, nonché del Segretario del Settore Giovanile, sig. Lorenzo Maria Casciello, per la cortese autorizzazione e per la fiducia, che spero di aver ricambiato.

Gioele Zacchi
Gioele Zacchi

(Fonte foto: ilfaro24.it)

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