Intervista esclusiva WFS: Gianmarco Cangiano, talento italiano classe 2001 del Bologna

GIANMARCO CANGIANO (esterno offensivo) – F.C. BOLOGNA 1909 S.p.A.

Data di nascita: 16.11.2001
Luogo di nascita: Napoli
Altezza: 170 cm.

A cura di Christian Maraniello

Pier Paolo Pasolini, indimenticato poeta e regista friulano, nonché grande tifoso del Bologna, nel lontano 1971 scrisse: “il football è un sistema di segni, cioè un linguaggio (…). Ci può essere un calcio come linguaggio fondamentalmente prosastico e un calcio come linguaggio fondamentalmente poetico (…). Ci sono nel calcio dei momenti che sono puramente poetici: si tratta dei momenti del goal. Ogni goal è sempre un invenzione, è sempre una sovversione del codice, ogni goal è ineluttabilità, folgorazione, stupore, irreversibilità” (da “Il Giorno”, del 3.1.1971).

Voglio celebrare il grande Pasolini per calibrare la sua visione liturgica del calcio al talento che, finalmente, riesco a presentarVi, sempre a modo mio: Gianmarco Cangiano, classe 2001, ora di proprietà del Bologna.

Abbiamo già avuto modo di elogiare la società emiliana per la competenza dimostrata con i giovani, come testimoniano gli ottimi risultati raggiunti in questi anni, per cui rinnovo loro i complimenti.

Alla scoperta di Gianmarco Cangiano

Su Cangiano, che già conosciamo da un pò (qui la sua scheda), quello che ancora non sapete è che, secondo la maieutica del grande regista, va dipinto come un esterno offensivo che simboleggia “un calcio come linguaggio fondamentalmente poetico”, visionario ed extravagante.

E’ d’altra parte la moderna concezione degli attaccanti maudit che, in ampiezza, provocano una babilonia tale che il caos creato rende problematica ogni contromisura difensiva.

Due aspetti sono però difficilmente manipolabili, perché ineriscono ad una dimensione talmente profonda, che è inverosimile aggiungerci sovrastrutture: sono il suo modo di giocare divertendosi ed il piacere di muoversi nel campo.

Ed è proprio il divertimento ad essere, in una scala ontologica di valori, la massima espressione possibile della sua metodologia, che all’occhio disattento potrebbe sembrare sinottica, ma che invece ai puristi dell’estetismo, come me, è semplicemente fantastica.

Cangiano produce calcio con pedante acribia, e la sua efficacia è talmente semplice e violenta al tempo stesso, che influenza nell’ultimo terzo di campo con puntiglio bisturico, esercitando con il pallone una potente alchimia.

Quello con l’attrezzo è infatti un rapporto trascendente: lo arpiona, lo accarezza, lo pettina, gli sussurra tra le pieghe delle cuciture, e poi lo incendia fino a picchiarlo con uno slavadenti che poi termina in porta.

Va da sé che ciò che genera sul campo viene poi tradotto in numeri e statistiche, che sono assolutamente impressionanti per un esterno, ed è questo che rende il giocatore ai livelli della predestinazione.

Ecco allora che il paragone più immediato, che lo stesso “Giammy” (come lo chiama il padre) mi conferma, è con Lorenzo Insigne, il suo grande idolo: ala brevilinea, con grande esplosività nei primi metri, e soprattutto per la tendenza a partire dal binario sinistro, per poi rientrare e calciare, o dialogare.

Però, al di là dei paragoni, Cangiano ha migliorato alcune variabili del ruolo, ampliandone le dinamiche.

Da questo punto di vista, infatti, sta dimostrando (per ora con i pari età), oltre ad un discreto arsenale di tricks, anche una corsa più esplosiva in conduzione, così come mi pare più accentuata – rispetto all’anno scorso – la sua dimensione fisica dell’interpretazione del compito.

Ho visto le prime due giornate di campionato, contro Fiorentina e Napoli, e devo dire che è stato un piacere vederlo creare, dialogare sul binario sinistro con Visconti (l’intesa migliora di partita in partita) e poi incidere, muovendosi in libertà, come gli chiede mister Troise.

Contro il Napoli è stato decisivo, e non solo per la doppietta, ma anche per l’assist architettonico a Juwara in occasione del terzo gol, ed in generale per le giocate e le scelte, sempre corrette ed efficaci.

Penso sia molto interessante la proposta offensiva di mister Troise, perché ha delineato un tridente effervescente, composto da esterni brevilinei e rapidi (Gianmarco e Juwara) e da una punta associativa, poco fisica (Cossalter), che peraltro si muove molto, svuotando l’area e cercando il dialogo.

Io credo che, al di là di tutto, l’evoluzione di Gianmarco potrebbe espandersi, perché il continuo movimento sull’ultimo terzo lo rende liquido e di difficile lettura per i difendenti.

In linea puramente teorica, sulla stessa falsariga della metamorfosi di Insigne, potrebbe trasformarsi in un trequartista periferico, ossia una ibridazione estrema tra un’ala pura ed un trequartista, ovvero in attaccante puro, globale, diretto.

Ecco perché è lecito pensare potenzialmente in grande. Cangiano resta, a mio giudizio, un giocatore virtualmente raro nel suo genere, perché  pluridimensionale, ossia capace di fondere le caratteristiche precipue dell’offendente “box to box” alla capacità di lettura e reazione tra le linee, con picchi di cognitività in grado di attivare, a suo piacimento, occasioni da rete (per sé e per i compagni).

Tutta questa prosopopea per dire cosa? Semplicemente che il talento è il paradigma da glorificare contro il pensiero assoluto; ce lo hanno insegnato i filosofi ipnotici, come Ludwig Wittgenstein, ma a me non basta. Abbiate il coraggio di ricercare assiduamente questa forma d’arte, perché solo così possiamo tornare a crescere, dopo anni di sterminata cianfrusaglia.

Ragazzi, come diceva Osvaldo Soriano, “in fin dei conti il calcio è fantasia, un cartone animato per adulti”.
Concludo, regalando a Gianmarco una piccola perla di Cristiano Ronaldo – il calciatore con cui vorrebbe giocare un giorno – pubblicata ieri sul suo profilo, sperando possa farne tesoro: “pazienza e costanza sono le caratteristiche che differenziano il professionista dal dilettante”.
Non avere fretta di arrivare, perché tra poco arriva la tua alba.
Buona lettura.

Intervista a Gianmarco Cangiano

Gianmarco, raccontaci come è nata la passione del calcio, e se c’è stato un episodio scatenante.

Non c’è stato un episodio scatenante, però ho iniziato sin da piccolissimo, con mio padre. E’ stato lui a trasmettermi questa passione, e ad insegnarmi tanto. Diciamo che ho iniziato che avevo 4 anni, ma lui mi dice che già quando avevo un anno o due anni mi metteva il pallone tra i piedi ed io giocavo tantissimo, senza stancarmi mai.

Descrivici, brevemente, il percorso che hai fatto prima di arrivare all’A.S. Roma, e se hai dei ricordi particolari delle prime partite giocate da bambino.

Prima di arrivare alla Roma ho giocato in qualche scuola calcio in Sicilia, poi ci siamo trasferiti a Roma e lì ho iniziato il mio percorso alla Palestrina. In un torneo, quando avevo 9 anni, mi ha visto qualche osservatore della Roma e mi hanno chiamato, chiedendomi di provare.
Così ho fatto qualche allenamento, anche se era già iniziata la stagione, ma dopo due o tre allenamenti mi hanno chiesto di restare. Fu una grande emozione per me.

Fai quindi tutta la trafila nella Roma, togliendoti tante soddisfazioni personali, ed anche collettive. Vincete campionati, e tanti trofei.
Ci puoi parlare della tua esperienza nella società giallorossa?

E’ stata una esperienza senza dubbio importante, perché nella Roma sono cresciuto calcisticamente, anno dopo anno, ed ho imparato tantissimo in questi 9 anni.
Ringrazio tutti, dai mister, ai collaboratori, ai ragazzi che hanno condiviso con me questi anni che non dimenticherò e porterò sempre con me.

Dopo la Roma, arriva il Bologna, ma prima dell’ufficialità le voci di mercato su di te erano all’ordine del giorno (si è parlato anche della Juventus). Alla fine hai scelto il Bologna.
Queste voci ti hanno dato pressione, oppure sono uno stimolo in più per fare bene?

No, pressione non direi, semmai, come dici tu, sono state uno stimolo ed un incoraggiamento.
Devo dirti che ci sono state tante trattative, ma ho preferito restarne fuori e lasciare curare i miei interessi al mio procuratore.

Però la decisione di scegliere Bologna è stata tua? Pensa che quando ho saputo della tua scelta, sono stato proprio contento, e non solo perché finalmente avrei potuto conoscerti e farti conoscere ai nostri lettori, ma anche perché seguiamo la società emiliana da un po’, e sappiamo che lavora benissimo con i giovani.

Si, assolutamente [ride]. Ricordo che ci siamo sentiti all’epoca della primavera della Roma, per una intervista, che però la società non ha autorizzato per policy interne. Diciamo però che almeno dopo un anno potrai dire che sono cresciuto, tecnicamente e tatticamente!

Non c’è alcun dubbio. Anzi, della tua crescita ne ho parlato anche nell’articolo introduttivo, che poi leggerai.
Piuttosto, parlami dei motivi per cui hai scelto Bologna, al di là del fatto che hanno speso una cifra considerevole per un 2001.

Intanto, tornando alla domanda di prima, la scelta finale è stata assolutamente mia. Ne abbiamo parlato tutti insieme, in famiglia, con Luci [il procuratore], ma a dire la verità la scelta è stata solo ed unicamente mia.
Hai ragione comunque, il Bologna è una società importante che lavora molto bene con i giovani, ed inoltre è un ambiente tranquillo, si lavora bene. Sono tutti fattori determinanti per me.
Senza contare che poi mi hanno voluto a tutti i costi, facendomi sentire un giocatore importante, dicendomi che posso salire in prima squadra, ed esordire in serie A. E’ una società che punta sui giovani e per me questa è la cosa più rilevante.

A livello giovanile, il Bologna ha vinto molto in questi anni, segno che il vivaio è di alto livello. Peraltro, abbiamo conosciuto due talenti importanti ossia Corbo (intervista del 29.3.2019) e Mazza (intervista del 17.5.2019), ed entrambi mi hanno parlato del gruppo, della coesione e in generale di come questa società aiuti i giovani ad emergere.
Come stai vivendo questa nuova esperienza? I ragazzi e lo staff come ti hanno accolto?

Mi hanno accolto benissimo. Lo staff tecnico, i compagni, i collaboratori, il direttore sportivo. Tutti. E sono molto felice per questo e li ringrazio pubblicamente, anche perché all’inizio non è stato facile.

Veniamo alle tue caratteristiche tecniche e facciamo un passo indietro: nel 4-3-3 o 4-2-3-1 della Primavera di Alberto De Rossi, le ali erano essenziali, per creare superiorità ed imprevedibilità. Vorrei sapere se avevi delle indicazioni ben precise dallo staff tecnico a livello tattico, e se lo staff tecnico ti chiedeva movimenti codificati, o ti lasciavano decidere in autonomia cosa fare durante le situazioni di gioco.

Guarda, avevo compiti soprattutto per quanto riguarda la fase difensiva, nel senso che mi chiedevano di aiutare la squadra in fase di non possesso. Poi c’è un aspetto sul quale puntavano tanto, perché io sono un giocatore che ama ricevere palla sui piedi, mentre lo staff mi chiedeva di dare più profondità al mio gioco, e quindi ho lavorato molto su questa particolarità.
Per il resto, ero abbastanza libero di decidere in autonomia la giocata da fare in ogni situazione di gioco.

Ecco diciamo che la libertà discrezionale poi è quella che determina ogni scelta, specie nei giocatori di grande talento.

Certamente.

Mentre invece al Bologna, come ti trovi con l’assetto tattico di mister Troise? Ti chiede qualcosa in particolare, e soprattutto hai cambiato modo di giocare, o comunque di interpretare il ruolo? Vi siete parlati prima di iniziare questa nuova avventura?

Si. Diciamo che mister Troise già mi conosceva, difatti abbiamo parlato molto del mio modo di giocare, e secondo me è stato bravissimo a capire che giocatore sono e ad aiutarmi sulla posizione, che è a sinistra, dandomi libertà di scegliere le giocate.

Ho visto la prime due partite del campionato: la prima contro la Fiorentina, molto piacevole ma pirotecnica (persa 6-3) e la seconda contro il Napoli, vinta 3-2, dove peraltro sei stato decisivo, non solo per la doppietta ma anche per l’assist architettonico a Juwara.
Ecco, a me pare che la squadra stia migliorando, però tu sei stato quello ha dato la scossa a livello di posizione, di efficacia, ma anche di amalgama sul binario sinistro, che è stato devastante. Tu alto, e Visconti che parte da esterno basso, avete mandato in corto circuito la fase difensiva napoletana.

La prima partita contro la Fiorentina è stata particolare, ma di certo contro il Napoli siamo migliorati tutti, anche a livello di intesa. Non è facile, anche perché alcuni sono nuovi come me, e bisogna lavorare tanto per trovare l’amalgama, capirci soprattutto.
Però si, devo dire contro il Napoli il binario di sinistra è andato benissimo, ma ti dico che secondo me l’intesa con Visconti è stata trovata sin da subito, solo che contro i partenopei siamo riusciti a giocare con i tempi giusti, e ci siamo divertiti.

Secondo me il vostro reparto offensivo è potenzialmente batteriologico. Avete un tridente naif, particolare, tutti brevilinei, rapidi ma molto associativi: tu e Juwara sugli esterni e Cossalter che si muove molto come punta centrale un po’ atipica. Avete dei movimenti codificati, oppure il mister vi lascia libertà?

Si, in generale il mister chiede alla squadra movimenti particolari, ma come ti dicevo è bravissimo a farci capire cosa vuole, specie come andare a prendere la squadra avversaria, così come ad esprimere il nostro gioco.
Per quanto riguarda noi attaccanti, siamo senza dubbio un tridente particolare, perché siamo tutti molto veloci, però il mister ci dice di giocare partendo da posizioni stabilite, salvo poi decidere da soli i movimenti da fare e le giocate.
Tra di noi c’è molta intesa. Siamo forti davanti, ma anche tutta la squadra in generale, quindi ho molta fiducia.

In un tridente, ti trovi meglio con una punta centrale fisica, oppure preferisci un attaccante rapido ed associativo?

Guarda, ho giocato con tanti attaccanti con caratteristiche diverse, per cui ti posso dire che è indifferente, nel senso che non ho preferenze.

Come sai, il ruolo degli esterni offensivi, nel calcio moderno, è diventato fondamentale, e con il tempo si è evoluto tantissimo. Seguendoti da un po’ abbiamo già pubblicato una tua scheda tecnica, tuttavia, come già facciamo con altri tuoi “colleghi”, vorremmo sia tu a parlarci delle attitudini principali. E soprattutto, dove, secondo te, devi migliorare.

Sono un calciatore a cui piace giocare con il pallone, ricevere palla sui piedi più che in profondità, come dicevo prima, anche se so che posso migliorare, e poi mi piace provare i dribbling e calciare in porta, partendo da sinistra e poi convergendo.
Quanto ai difetti, penso di averne tanti, ma secondo me bisogna migliorare in tutto, anche nelle cose che so fare meglio. So che devo lavorare molto su tutto, se voglio emergere.

Confermandoti ad alti livelli (l’anno scorso ben 14 reti in 29 presenze, e 5 assist decisivi) hai avuto la possibilità di annusare la serie A, con due convocazioni da parte di mister Di Francesco. Posto che l’esordio per me sarà solo questione di tempo, ti chiedo se puoi raccontare l’emozione che hai provato quei giorni, e in generale le sensazioni di giocare con tanti giocatori importanti.

Innanzitutto ti ringrazio dell’augurio. Però si, non sono ancora riuscito ad esordire in serie A, nonostante le due convocazioni con la Roma, ma ti posso dire che calcare quei campi è stata una emozione indescrivibile.
Vedere da vicino tutti quei giocatori così importanti, ed in uno stadio così grosso, è stato unico.
Spero di rivivere queste sensazioni con il Bologna.

Si parla tanto della pochezza tecnica delle nuove generazioni, in Italia, ma ultimamente il trend un po’ si è capovolto. Ci sono stati buonissimi risultati anche a livello di nazionale. In Primavera, comunque, ci sono tanti ragazzi interessanti e forti, penso a te, ad Esposito, Candela, Russo, Corbo, Gaetano, Riccardi, Piccoli, Tongya, Gasparini, Ricci, Mazza, Millico, e tanti altri.
Si è alzato il livello secondo te?

Grazie per avermi messo in un gruppetto del genere! Si, comunque sono assolutamente d’accordo.
Secondo me il livello si sta alzando parecchio. Poi considera che c’è la possibilità di avere ben 5 ragazzi classe 2000, e quindi la presenza di tanti calciatori forti, e diciamo di “esperienza”, in questa categoria, è di aiuto.
Tanti comunque sono pronti per giocare in serie A, ed io spero di essere uno di questi [ride].

Recentemente abbiamo pubblicato delle interessanti interviste sui problemi del calcio giovanile, con Dino Baggio, Antonio Cabrini, David Di Michele, e sono venute fuori argomentazioni molto stimolanti, soprattutto su come i ragazzi stiano perdendo un po’ di vista la vera essenza del calcio, che è passione, divertimento, e cultura del sacrificio.
Ad esempio, Di Michele mi ha detto testualmente che “I ragazzi, come sottolineate spesso, stanno perdendo i valori dello sport, e le colpe sono da attribuirsi un po’ a tutti i livelli: dagli stessi ragazzi, sino ad arrivare ai genitori, al sistema calcio in generale, e poi i social media”
Come vedi la situazione vivendola in prima persona?

Domanda complicata ma molto interessante. Io credo che bisogna distinguere, nel senso che effettivamente alcuni ragazzi si fanno condizionare dai social media, oppure dai videogiochi, e quindi i valori di un tempo poi piano piano si perdono.
Io devo dire che ho avuto la fortuna di avere una famiglia alle spalle che mi ha insegnato i giusti valori.

Allora faccio i complimenti ai tuoi genitori!
Parliamo un po’ di magia e di passione, perché secondo me si sta perdendo un po’ la vera essenza del calcio
Il 24 maggio in Vaticano si è tenuto un evento dal titolo “Il calcio che amiamo”; tra i tanti passaggi più emozionanti del Pontefice, vi sono questi: “La felicità è dare un pallone a un bambino per giocare (…), dietro a una palla che rotola c’è quasi sempre un ragazzo con i suoi sogni e le sue aspirazioni (…). Spesso si sente dire anche che il calcio non è più un gioco: purtroppo assistiamo, anche nel calcio giovanile, a fenomeni che macchiano la sua bellezza. Ad esempio, si vedono certi genitori che si trasformano in tifosi-ultras. Il calcio è un gioco, e tale deve rimanere (…). Si rincorre un sogno, senza però diventare per forza un campione. È un diritto non diventare un campione”.
Ecco, riflettendo un attimo davanti a queste parole significative, credi che il calcio stia davvero perdendo la magìa che aveva nella nostra infanzia?

Sono parole bellissime e sono d’accordo. Io ti posso dire che per me giocare a calcio è sempre stato nella mia testa, nel senso che tutta la mia infanzia l’ho passata giocando a calcio, e pensando solo al calcio, come ti ho detto all’inizio.
Adesso, è vero, le cose sono cambiate, ma come ha detto giustamente il Papa, il pallone deve restare solamente un gioco ed un divertimento.

Senza il divertimento non esiste il gioco del calcio. Lo dobbiamo urlare, ma a quanto pare nessuno ascolta.
Ed anzi, capitano ancora episodi come quello raccontato da Giovanni Galli, grandissimo portiere della nazionale e di tante squadre di club, il quale peraltro, prendendo spunto dal recente episodio accaduto in primavera (rissa tra genitori) ha fatto una proposta interessante, ossia obbligare i genitori a partecipare ad “allenamenti pedagogici” (su come cioè ci si comporta sugli spalti e quali valori sportivi devono essere trasmessi ai figli).
Lo stesso Di Michele (leggi qui) mi ha parlato di aspetti interessanti: “Sono convinto che sia molto più importante parlare con i ragazzi di etica e di rispetto, piuttosto che di calcio giocato, di tattica e di tecnica”.
Ecco, noi teniamo molto a questi ideali dell’etica e del rispetto, per cui ti chiediamo di dirci due parole al riguardo.

Diciamo che la proposta di Galli è interessante, anche perché i genitori devono imparare il rispetto e soprattutto non mettere pressione ai figli, visto che il calcio deve essere solo divertimento, come dicevamo prima.
Mentre mi trovo totalmente d’accordo con le parole di mister Di Michele.

Sei nel giro della nazionale giovanile da anni: parlaci delle tue emozioni a vestire la casacca azzurra E se puoi dirci che ambiente hai trovato e trovi tutt’ora (metodologie di lavoro, ecc.)?

E’ un onore per me vestire la maglia della nazionale, una emozione fortissima, anche perché hai molte responsabilità addosso.
Quanto alla metodologia, certamente cambia molto rispetto al club, anche le partite sono diverse, si gioca un altro calcio, e bisogna adeguarsi. E’ molto importante allenarsi bene, al massimo, e trovare l’intesa con i compagni, perché chiaramente a livello calcistico non ci conosciamo bene, specie nei movimenti ecc.

Hai un modello di riferimento nel tuo ruolo?

Ammiro tanti calciatori, ma quello che considero il mio riferimento è senza dubbio Lorenzo Insigne, e non solo perché è un calciatore fortissimo, ma anche perché ha le mie stesse caratteristiche.
Sarebbe un sogno giocare insieme a lui, un giorno.

Domanda d’obbligo: hai giocato in altre posizioni durante il tuo percorso nelle giovanili?

No, ho sempre fatto l’esterno sinistro.

Ti vedi in altri ruoli in futuro?

Penso che ogni calciatore debba avere la capacità di adattarsi, anche se il mio ruolo, che oltretutto faccio da sempre, sin da quando sono bambino, è quello di esterno sinistro.

C’è un calciatore con cui vorresti giocare un giorno? Ed un allenatore? Se si, puoi descriverci le motivazioni?

Cristiano Ronaldo, anche se la vedo difficile.

Un allenatore?

Ammiro tantissimo Guardiola.

Hai un obiettivo specifico, a livello calcistico, nel breve periodo?

Ne ho tantissimi, però chiaramente al momento voglio e sto lavorando per esordire in serie A con la maglia del Bologna.

Segui il calcio estero?

Non in particolare.

Ci parli del Gianmarco ragazzo? Passioni, hobbies, studio, amicizie.

Guarda, ho sempre avuto solo la passione del calcio, sin da piccolo, quindi non ho altri hobbies particolari. Quest’anno farò la maturità, frequento il Liceo Sportivo.

Ultima domanda: il ruolo della tua famiglia rispetto alla tua carriera.

La mia famiglia mi ha aiutato tantissimo in questi anni. Sono stati sempre importanti, e difatti anche ora che gioco al Bologna ci siamo trasferiti tutti insieme, anche con la mia fidanzata.
Siamo tutti molto uniti.

Tuo padre è stato importante per la tua crescita. In che modo ti ha aiutato?

Si assolutamente. Poi lui è anche allenatore, e quindi mi ha insegnato tanto, sin da quando ero piccolo.

Ringraziamenti

Spero che anche questa chiacchierata sia stata di Vostro gradimento, e ricca di spunti.
Personalmente sono stato molto contento di poterla pubblicare, intanto perché Gianmarco è un ragazzo molto semplice, disponibile, e senza sbavature mentali, ma poi perché ho apprezzato in modo particolare la sua lucidità su argomenti spinosi e complicati, quali l’etica, il rispetto, e la cultura nel calcio.
Come poi non mettere risalto al richiamo di Gianmarco sull’infanzia, sulla passione per il calcio tramandata dal padre, ex calciatore ed attualmente allenatore, che ho avuto peraltro il piacere di conoscere, e che certamente ringrazio per la cortesia.

A questo proposito, vorrei pubblicare quanto ci siamo detti in questi giorni, perché lo trovo interessante: “quando tornavo dagli allenamenti portavo Giammy al parco a giocare a calcio, con gli altri bambini, ed ho evitato di farlo stare vicino ai videogiochi, preferendo la strada ed il gioco”.
La strada ed il gioco.
Giovanotti, capito bene?

Ringrazio per la fiducia anche il procuratore di Gianmarco, Alessandro Luci, e la società F.C. Bologna 1909 S.p.A., nella persona del Responsabile Area Comunicazione Dr. Caliceti Carlo, e dell’Ufficio Stampa Sportivo, Federico Frassinella.

Gianmarco Cangiano
Gianmarco Cangiano

Una risposta a “Intervista esclusiva WFS: Gianmarco Cangiano, talento italiano classe 2001 del Bologna”

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