Intervista esclusiva WFS: Gabriel Rocchi, talento italiano classe 2001 del Parma

GABRIEL ROCCHI (terzino destro) – PARMA CALCIO 1913 S.r.l. (Under 19)

Data di nascita: 17/04/2001
Luogo di nascita: Casalmaggiore
Altezza: 1.88

A cura di Christian Maraniello

Il 9 luglio del 2018, il D.S. del Settore Giovanile del Parma Calcio 1913, Luca Piazzi, durante la presentazione a Collecchio dei nuovi quadri tecnici per la stagione attuale, ha ricordato che “l’anno passato l’attività agonistica è stata di up and down, con periodi buoni ed altri meno buoni. Nell’attività di base, invece, abbiamo fatto delle ottime cose: abbiamo lavorato bene formando dei giovani importanti e con loro raggiungendo anche dei risultati. L’anno scorso, in alcune categorie, siamo stati in difficoltà anche perché lavoravamo con delle rose che erano state ricostruite, dopo il fallimento, prendendo dei giocatori esclusivamente dai Dilettanti (…). Partiamo con entusiasmo e la voglia di fare bene”.

In effetti quello che è successo a Parma è una sorta di miracolo sportivo in chiave moderna. Dopo un fallimento, ricostruire è difficile per tutti, ma questa società ha saputo farlo in pochissimo tempo, in soli 4 anni. Come una sorta di cellula in grado di rigenerarsi per autodifesa immunitaria.

E per come la vediamo noi, questa risalita è solo un bene, per il calcio italiano.
Ma proprio partendo da qui, quindi dal fallimento di questa importante società, che vogliamo raccontarvi la storia di Gabriel Rocchi, uno dei germogli del vivaio crociato, nato calcisticamente al suo interno, e rimasto “fedele” al club anche durante il calvario concorsuale, condividendo totalmente il nuovo progetto di rinascita, nonostante la possibilità di accasarsi altrove.

E la scelta è risultata oltremodo vincente, non solo dal punto di vista umano (come mi ha raccontato il padre di Gabriel, persona garbata e che ha ben presente la storia del club), ma soprattutto sportivo. I frutti del lavoro sin qui svolto, infatti, si sono visti, atteso che sono valsi la sua chiamata in nazionale. Un grande risultato, a mio modo di vedere, non solo per lui, ma anche per la società.

Certo, forse è ancora presto per parlare di “bandiera”, quantomeno nell’accezione conosciuta nel mondo del calcio, ma senza dubbio possiamo dire che Gabriel ha dimostrato, con la sua scelta (e quella della sua famiglia), un forte attaccamento alla società, per nulla scontato al giorno d’oggi, per la verità.

Venendo agli aspetti tecnici, Gabriel è un terzino destro dotato di una prestanza fisica esuberante, dalla grande corsa e con notevoli capacità di aggressione sul binario, essendo una presenza costante sull’out di competenza. E’ un giocatore molto concreto, concentrato e con la giusta dose di umiltà, come chi, cioè, sa di dover sempre migliorare per arrivare a raggiungere gli obiettivi che si è prefissato.

Quel che conta, comunque, ossia il key concept di qualsiasi contesto tattico utilizzato, è la “doppia fase”, che Gabriel ha certamente nelle corde. A tal proposito, mi sia consentito il rimando ad un breve obiter di uno dei più importanti terzini destri italiani, Mauro Tassotti (che non ha bisogno di presentazioni), il quale, nella sua tesi al master 1999/2000 di Coverciano, così spiega la faccenda: “Gli esterni difensivi del calcio moderno, oltre che contrastare e marcare i giocatori esterni della squadra avversaria e coprire le fasce laterali e centrali attraverso la diagonale, dovranno iniziare la manovra, cercare l’aggiramento e inserirsi negli spazi lasciati liberi dai compagni sulle fasce laterali per crossare o concludere a rete”.

Al riguardo, non vi è alcun dubbio che Rocchi, oltre ad essere un prospetto molto interessante, ha tutte quelle qualità descritte da Tassotti, in questa breve disamina, che considero appagante, oltre che veritiera.

Dal punto di vista balistico, poi, in questi anni Gabriel ha dimostrato di saperci fare. Il gol contro il Carpi, in under 17 l’anno scorso, peraltro di sinistro ed al volo, è la dimostrazione che la caparbietà e la forza mentale, oltre che fisica, sono doti innate. O ce le hai, o non le avrai mai. E nel calcio che conta, bisogna saper rischiare, e capire i momenti.

Chiudo questa breve introduzione, soffermandomi su un’altra attitudine importante di Gabriel, ossia la duttilità; caratteristica, questa, ormai fondamentale nel calcio moderno. Durante il percorso nelle giovanili, infatti, ha potuto districarsi sia come difensore centrale e sia come terzino sinistro. Un bagaglio questo che certamente si porterà dietro durante la sua carriera.

Lasciamo a te la parola.

Gabriel, che percorso hai fatto prima di arrivare al Parma? Raccontaci i primi approcci con il calcio e le prime partite.

Ho iniziato a giocare a calcio nella società Juventus Club di Parma. Nei due anni passati in questo club ho imparato molto, e ciò mi ha permesso, una volta arrivato al Parma, di potermi mettere subito in gioco ed in luce in una squadra di rango professionistico, dove il livello era decisamente più elevato.
Delle prime partite non ricordo molto, però ti posso dire che prima di arrivare al Parma giocavo esterno ed oltretutto segnavo parecchi gol.
Appena arrivato a Parma, mi hanno messo sin da subito come terzino.

Chi ti ha scoperto e come?

Sono stato scoperto da Andrea Monica, che era uno degli osservatori del Parma, che spesso frequentava il club dove giocavo da piccolo.

Hai dei ricordi particolari, come ad esempio un episodio specifico del provino (o dei provini)?

Di ricordi particolari no, anche perché non ho mai fatto provini, visto che sono stato selezionato alla fine di una partita.

C’è una partita che ricordi nelle varie categorie in cui hai giocato?

Di partite che non dimentico ce ne sono più di una. Buona parte di esse sono i derby con la Reggiana, mentre un’altra partita indimenticabile è stata contro la S.P.A.L., a Ferrara, nei giovanissimi nazionali: dopo essere andati sotto 2-0 alla fine del primo tempo, nella ripresa siamo riusciti a riprenderla e addirittura ribaltarla 2-4. Questa è stata una delle vittorie più belle e sofferte che io ricordi.

C’è un allenatore che ricordi con più affetto nella tua carriera? Perché?

Diciamo nessuno e tutti, perché alla fine ogni allenatore, a modo suo, mi ha lasciato qualcosa che mi ha aiutato nella mia crescita.

Hai passato tanti anni nel vivaio del Parma. Ci puoi parlare brevemente di questa esperienza, e di come i ragazzi vengono formati dal punto di vista tecnico e caratteriale? In particolare, le metodologie di lavoro, i progetti tattici e come lo staff tecnico ha lavorato su di te, nelle varie categorie.

Posso dirti che fino a circa 12 anni i ragazzi vengono lasciati abbastanza liberi di esprimersi come meglio credono, così esaltando i loro punti di forza, e ovviamente migliorando i punti deboli e le lacune.
Superata quella età, il lavoro comincia ad essere più intenso, e le pretese da ogni giocatore sono sempre di più.
Più sale l’età più ci si avvicina anche al gioco della prima squadra.

Le tue prestazioni non sono passate inosservate, tanto che sei stato convocato in nazionale under 17, per il torneo dei Gironi. Parlaci delle emozioni che hai provato a vestire la casacca azzurra e se puoi dirci che ambiente hai trovato (metodologie di lavoro, ecc.).

Vestire la maglia della nazionale è veramente qualcosa di unico, ed è un’emozione indescrivibile, perché senti davvero troppe cose in quel momento.
Parlando invece dell’ambiente, ti posso dire che lo staff tecnico è di altissimo livello, come del resto anche i compagni. Lo staff tecnico, inoltre, è molto rigido ed ovviamente pretendono molto dai giocatori.

E’ iniziato il torneo di Viareggio. Ci racconti l’esordio della tua squadra, e che obiettivo avete?

Il Viareggio è un torneo speciale, di altissimo livello, dove squadre di tutti i Paesi si scontrano. E’ una competizione unica nel suo genere.

Il tuo ruolo è terzino destro. Da quanto abbiamo avuto modo di vedere, sei un terzino di spinta, dotato di una buona fisicità, molto bravo nella fase offensiva, ed attento e sicuro in quella difensiva. Come per altri talenti da noi intervistati, ti chiediamo di parlarci delle tue caratteristiche principali. E soprattutto, dove, secondo te, puoi migliorare.

Si esatto, sono un terzino, però all’occorrenza posso giocare anche da centrale. Le mie caratteristiche principali sono la corsa, la capacità di inserimento e la prestanza fisica. Secondo me posso migliorare in tutto, anche dove sono più forte, perché alla fine non si smette mai di imparare e migliorare.

Hai avuto modo di giocare in altre posizioni durante la tua carriera? Pensi che un domani ti evolverai in altri ruoli, magari avanzando il tuo raggio d’azione?

Ho potuto provare il ruolo di difensore centrale ed anche quello di terzino sinistro. Non credo che cambierò in futuro, ma non si sa mai, anche perché se il mister mi chiede di giocare in altre posizioni mi adatto e gioco, senza grossi problemi.

Come “gioco” hai dei modelli di riferimento? Credi di somigliare a qualcuno?

Di somigliare a qualcuno lo lascio dire agli addetti ai lavori. Però posso dirti che un giocatore che mi piace molto è Cancelo.

C’è un calciatore con cui vorresti giocare un giorno? Ed un allenatore? Se si, puoi descriverci le motivazioni?

Un calciatore in particolare no, mentre come allenatore mi piacerebbe avere Mourinho, semplicemente perché è un allenatore che ha vinto tutto e secondo me è capace, con questo suo modo di fare, di trasmetterti un qualcosa di speciale.

Hai un obiettivo specifico, a livello calcistico?

L’obiettivo è arrivare più in alto possibile.

C’è un talento nelle giovanili (in tutta Italia) sul quale scommetteresti ad occhi chiusi, e perché?

Di talenti ce ne sono tanti, ed altrettanti si sono persi con il tempo, quindi non mi sento di citare nessuno in particolare.

Segui il calcio estero? Quale in particolare?

Seguo il calcio inglese, tra l’altro il mio preferito.

Ci parli del Gabriel ragazzo? Passioni, hobby, studio, amicizie.

Sono un ragazzo responsabile, maturo, altamente competitivo. Sono bravo nello studio, come anche nei rapporti con le persone, e con una vita sociale attiva, come un ragazzo normalissimo. Di carattere sono mite, però divento deciso quando devo raggiungere un obiettivo.

Ultima domanda: il ruolo della tua famiglia rispetto alla tua carriera, ed in che modo ti hanno aiutato.

I miei genitori posso solo ringraziarli, perché non mi hanno mai messo pressione e mi hanno sempre sostenuto, pure nei momenti difficili ci sono sempre stati, quindi li ringrazio veramente tanto anche perché senza di loro non sarei il ragazzo che sono adesso.

Chiudiamo questa bella chiacchierata facendo i nostri consueti auguri a Gabriel, e ringraziandolo della cortese disponibilità.
Mi permetto, altresì, di ringraziare il padre e la madre del ragazzo, sig.ri Lorenzo e Michela, che ho avuto modo di apprezzare in questi giorni, e chiaramente la società Parma Calcio 1913 S.r.l., nella persona di Gabriele Majo, dell’area comunicazione del club (settore giovanile), per la gentile autorizzazione.

Gabriel Rocchi
Gabriel Rocchi

 

 

 

Una risposta a “Intervista esclusiva WFS: Gabriel Rocchi, talento italiano classe 2001 del Parma”

  1. Ma Bravissimo Gabriel,sei un ragazzo meraviglioso parli , come un veterano del calcio..e questo per un giocatore della tua età è tanto.
    Sei un predestinato…non mollare non demoralizzarti mai.
    Il mondo del calcio è fatto di gioie e dolori…bisogna guardare avanti,e farsi trovare sempre pronti…ciao bravissimo Gabriel ,noi facciamo il tifo per Te ,per Voi, avremmo tanto bisogno di terzini di fascia….Benarrivo Di Chiara OLE’.

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