Intervista esclusiva WFS: Fabian Pavone, talento italiano classe 2000 del Pescara

FABIAN PAVONE (esterno offensivo) – DELFINO PESCARA 1936 S.R.L.

Data di nascita: 05/02/2000
Luogo di nascita: Atri
Altezza: 1.69

A cura di Christian Maraniello

Guardando giocare Fabian Pavone, anche recentemente, ho avuto uno dei miei flash lisergici, che mi han portato alla mente un breve tracciante di un rapper nostrano, Madman, a mio avviso perfetto per iniziare questa nuova chiacchierata: “da una parte la vita, dall’altra il talento e l’estro”.

Al di là dei gusti musicali (ed a me il rap non piace) ciò che scrive il cantante è sintomatico della situazione generazionale. La frase citata, infatti, descrive sì un contesto particolare, ma mi piace perché racconta una contrapposizione apparentemente innaturale, ma che se viene contestualizzata diventa genuina.

Ed allora il rimando mi è parso calzante, viste le note difficoltà dei nostri talenti ad emergere in un mondo complicato come quello del calcio, troppo spesso sacrificati nel nome del “risultatismo”, che apre a sua volta una serie di problematiche fastidiose come quella degli acquisti di numerosi stranieri (ben evidenziate da Dino Baggio nella intervista da noi pubblicata di recente).

Alla scoperta di Fabian Pavone…

Ad ogni modo, la storia di Fabian Pavone ricorda quella di molti altri talenti che vi ho fatto conoscere: arriva al Pescara Calcio all’età di 10 anni e si fa tutta la trafila, crescendo in un club da sempre attento alla crescita dei ragazzi, tanto che quest’anno hanno centrato una favolosa e meritata promozione in Primavera 1.

Peraltro, nel corso degli anni, Fabian è stato uno dei pochi ad essere sempre confermato nella cantera pescarese; gli altri giocatori che hanno condiviso con lui questa crescita sono Alessandro Martella, Roberto Scuccimarra, e Davide Zugaro De Matteis.

Ho contattato Fabian Pavone perché, a mio parere, è stato uno dei principali artefici della risalita, contraddistinguendosi a suon di gol, assist e giocate decisive.

Ho sempre pensato che chi sa determinare in una singola partita od in una intera stagione vada conosciuto, e quindi a modo mio, come sempre, ci proverò.

Dunque comincerei a delinearne le principali attitudini, cercando di calibrarne le doti all’interno del contesto tattico di riferimento.
Intanto il giovanotto porta sulle spalle un numero che qualifica già di per sé chi lo indossa: il 10.

Portare il “diez” è una filosofia, ed al riguardo ne abbiamo parlato vis a vis, dopo l’intervista: quando gli dissi che era un 10 atipico mi ha confermato la circostanza, aggiungendo che “è un numero che amo e significa molto per me. E’ il numero più importante e pesante”.

Ed allora l’atipicità di Fabian è disegnata nel suo compito di esterno offensivo in un 4-3-3. Così lo abbiamo conosciuto nella meccanica che mister Zauri ha proposto, con sapiente professionalità.

Senza però parlare di freddi numeri, ma solo di movimenti e compiti, Fabian Pavone agisce partendo dal binario di destra, e devo dire che mi sembra ben collocato in quella impostazione tattica.

Intanto perché è un attaccante diretto, molto bravo ad aggredire gli spazi, così esaltando la sua corsa rapida e violenta.

E poi perché questo contesto lo agevola anche nella fase difensiva, che lui sa bene di dover migliorare, visto che comunque è abbastanza coperto dalle chiusure dei compagni (terzino e mezzala).

Per il vero, quando si parla di esterni offensivi si pensa a quei giocatori funamboli, estrosi, dribblomani e poco dentro alle dinamiche collettive, però Fabian Pavone, pur avendo molte qualità tecniche, è anche un giocatore associativo.

In tal senso, nonostante Fabian parta largo, lo si vede spesso giocare di prima in associatività, creando disconnessioni agli avversari, così come, alle volte, sa orientarsi nell’half space di destra, permettendo al terzino di trovare lo spazio per il rimorchio aggressivo.

A me pare che il Pescara abbia un mood offensivo ben delineato, che è quello di mettere pressione agli avversari, cercando duelli individuali per creare spazi dietro la linea difensiva. Chiaro che la volontà primaria sia quello di servire il riferimento centrale (Borrelli) o di arrivare al tiro, però le molteplici soluzioni che ti garantisce uno come Pavone sono determinanti.

Penso che giocando in questo modo si esaltino maggiormente le sue caratteristiche, perché può avere la meglio suoi difendenti avversari, sia nel lungo e sia nel corto-stretto, dimostrando peraltro di avere un’ottima sensibilità nell’individuare i movimenti dei suoi compagni, per creare occasioni da gol (molto bella la giocata contro il Bologna, in Supercoppa, in occasione del gol di Palmucci).

Resta interessante la libertà consentitagli da mister Zauri negli ultimi 20 metri, ed a mio parere – proprio perché ha qualità da vendere – dovrebbe forse sviluppare maggiormente la propria consapevolezza calcistica.

Questo è una delle attitudini da migliorare, che poi si riflette sulla sua poca propensione all’uso del piede destro: nonostante sia abile nel confondere l’avversario diretto, usa quasi esclusivamente il mancino.

Senza voler fare paragoni scomodi, ma usando solo la mia memoria, ricordo a Fabian che ad esempio un certo Robben, in carriera, ha saputo compensare questo difetto masterizzando il suo (tipico movimento), rendendolo “illegale”. Ecco cosa intendo quando parlo di miglioramenti, se proprio non si accetta l’uso costante del piede debole.

Ovviamente l’idea che Fabian voglia crescere guardando un grande attaccante come Dries Martens lo agevolerà senza dubbio.

Chiudo con una citazione di un grande filosofo del XX secolo, che regalo a Fabian, ben sapendo che ne farà tesoro “Il talento è una fonte da cui sgorga acqua sempre nuova. Ma questa fonte perde ogni valore se non se ne fa il giusto uso” (Ludwig Josef Johann Wittgenstein).

Intervista a Fabian Pavone

Fabian, ci racconti, brevemente, i tuoi ricordi delle prime partite giocate da bambino, prima di arrivare al Pescara? Ci sono episodi particolari che vuoi raccontare?

Ho iniziato a giocare all’età di 4 anni con il Silvi Calcio, una squadra del mio paese. Mi ricordo che feci il mio primo torneo a 5 anni contro il Chieti, ero il più piccolo del gruppo, mi stancai talmente tanto che al ritorno in macchina mi addormentai tra le braccia del mister che io chiamavo “mistera” perché era una donna: Gloria Mariani.
Già da li iniziò la mia piccola carriera da calciatore vincendo negli anni successivi vari premi di riconoscimento.

Sappiamo che hai fatto tutta la trafila delle giovanili al Pescara, dove sei arrivato da bambino. Chi ti ha scoperto, e come? Ricordi un episodio specifico dell’eventuale provino (o dei provini)?

Sono arrivato a Pescara all’età di 10 anni, categoria esordienti, dopo essere stato chiamato dal mister di quell’anno Ermanno De Leonardis e dall’attuale direttore sportivo della Primavera Antonio Palladinetti.
Mi hanno visto giocare in diverse partite e mi hanno contattato dopo aver vinto il trofeo come miglior giocatore del torneo.
Ho fatto 3-4 giorni di prova, ma già dopo il primo giorno mi dissero che ero stato preso dopo averli stupiti con una tripletta tra cui un goal in rovesciata.

Ci racconti l’annata trionfale di quest’anno, l’emozione di far parte del Pescara, dell’ambiente che si respira, ed il senso di appartenenza a questa società?

Inizialmente nessuno pensava che la Primavera della Pescara calcio potesse vincere il campionato,anche perché tutti davano per favorita la Lazio.
Giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento, con il duro lavoro di tutto il gruppo e dello staff ci siamo avvicinati sempre di più ad un sogno che poi è diventato realtà.
Sin dal primo giorno il mister ci ha trasmesso tranquillità facendoci vivere ogni allenamento con la massima serenità e senza pressioni. Ci faceva sempre ridere e scherzare ma nello stesso tempo ci faceva rimanere concentrati sul nostro lavoro e ci ha sempre fatto capire che la parola “successo” viene prima di “sudore” solo nel vocabolario.
Sin da bambino ho sempre tifato Pescara, andavo allo stadio a vedere ogni partita con mio padre e già da li sognavo di giocare in quel rettangolo verde indossando quei colori che ormai li ho stampati nel cuore.

C’è una partita, in particolare, che ricordi nelle giovanili del Pescara?

Si, due anni fa. Ero negli allievi nazionali allenati dal mister Felice Mancini, stavamo disputando gli ottavi dei play off contro il Napoli in casa loro; subentrai al 14′ del primo tempo dopo un infortunio di un mio compagno.
Stavamo perdendo 1-0 dopo un goal su rigore di Gaetano, e nel secondo tempo pareggiammo con Marco Pompetti. Erano i minuti di recupero, presi palla dalla trequarti dribblai tre avversari e con un tiro a giro sotto l’incrocio feci il 2-1 che ci portò direttamente ai quarti contro lo Spezia.
Un emozione unica che terrò per sempre nel cuore.

Il tuo ruolo naturale è quello di esterno offensivo. Hai delle indicazioni precise dallo staff tecnico a livello tattico? E venendo a te nello specifico, mister Zauri ti chiede movimenti codificati, o ti lascia decidere in autonomia cosa fare durante le situazioni di gioco?

Sinceramente il mister Zauri ed il secondo Mauro Esposito negli ultimi 20 mt, per fortuna, mi lasciano la libertà di gioco.
Durante gli allenamenti però mi danno sempre consigli in base alle loro esperienze da calciatori professionisti per farmi migliorare sempre di più, curare i particolari per essere sempre più efficace.
Grazie al loro lavoro, quest’anno mi sento maturato molto anche se ho ancora da imparare tanto.

Parlando di collettivo, Mister Zauri gioca con un 4-3-3 propositivo. Quello che mi interessa, però, è il tridente offensivo, dove di norma giostrate tu e Palladini in ampiezza, e Borrelli (il cannoniere), come punta centrale. Ci racconti cosa vi chiede in particolare il Mister, e se certi movimenti vengono provati in allenamento?

Il mister a noi esterni chiede di muoverci in base agli avversari e al modulo con cui giocano.
Normalmente però io e Palladini stiamo stretti in fase di non possesso, mentre ci chiede di stare larghi ed alti in fase di possesso, per poi inventare giocate e servire il nostro appoggio centrale che è Borrelli.
Ovviamente ad ogni rifinitura il mister ci mostra i vari movimenti da fare poi in partita.

Come certamente saprai, il ruolo degli esterni offensivi, nel calcio moderno, è diventato fondamentale, e con il tempo si è evoluto moltissimo. Come per altri talenti da noi intervistati, ti chiediamo di parlarci delle tue caratteristiche principali. E soprattutto, dove, secondo te, puoi migliorare.

Sono un esterno offensivo che ama giocare a destra essendo mancino.
Mi definiscono un esterno con un ottima tecnica e con un buon dribbling, rapido ed imprevedibile nelle giocate.
Amo avere sempre la palla nei piedi e inventare giocate utili per la squadra.
Dovrei migliorare molto in fase difensiva e nei tagli dietro la difesa, che però già da quest’anno ci ho lavorato di più con il mister Esposito.

Quest’anno, in under 19, in Primavera 2, hai contribuito alla vittoria del campionato, con 8 reti in 20 presenze, e tanti assist e giocate decisive. Un bottino da attaccante puro. Le tue indubbie qualità non sono certo passate inosservate tra gli addetti ai lavori, e neanche in prima squadra, tanto che sei già stato convocato: puoi parlarci delle emozioni che hai provato ad allenarti con così tanti giocatori importanti, e in che modo essi ti aiutano?

La prima convocazione è stata ancora più emozionante in quanto mi è stata comunicata subito dopo la vittoria contro il Foggia, che ci ha portati alla vittoria del campionato.
Lì per lì non ci credevo, ma solo pochi minuti dopo ho realizzato che era tutto vero e che dovevo partire per Carpi con la prima squadra.
Ho fatto vari allenamenti in prima squadra e devo dire che sono un gran gruppo di ragazzi con voglia di far bene e dare il massimo per questa maglia.
Mi hanno aiutato tutti, ma in particolar modo Mancuso, Brugman e Scognamiglio, dandomi consigli e facendomi sentire uno di loro.

Hai giocato in altre posizioni durante il tuo percorso nelle giovanili?

Ho giocato diverse partite come trequartista, un ruolo che mi piace molto perché posso svariare su tutto il fronte d’attacco.
Però il ruolo che mi sento cucito addosso è quello di esterno offensivo di destra.

Riferendomi alla domanda precedente, come sai il calcio moderno richiede versatilità, ossia capacità di sapersi districare in altre zone ed in altri ruoli. Pensi che un domani ti evolverai in altre posizioni, ad esempio in contesti tattici che prevedono moduli a due punte?

Io mi vedo perfettamente nel mio ruolo, però come già detto mi piace molto quello di trequartista. Penso che in un attacco a due punte non mi troverei male, anche perché il mio giocatore preferito è Mertens del Napoli, che è nato come esterno e si è disegnato un ruolo di attaccante centrale.

Giovanni Galli, grandissimo portiere della nazionale e di tante squadre di club, prendendo spunto dal recente episodio accaduto qualche giorno fa (rissa tra genitori) ha fatto una proposta interessante, ossia obbligare i genitori a partecipare ad “allenamenti pedagogici” (su come cioè ci si comporta sugli spalti e quali valori sportivi devono essere trasmessi ai figli): noi teniamo molto a questi ideali dell’etica e del rispetto, per cui ti chiediamo di dirci due parole al riguardo.

Queste cose nel calcio come in ogni altro sport non dovrebbero accadere, perché lo sport per prima cosa è passione e divertimento, dovrebbe unire tutti e non creare queste brutte situazioni.
Per fortuna i miei genitori hanno sempre partecipato ma rimanendo al loro posto, tifando in silenzio ed esultando nei momenti opportuni ma sempre mantenendo il rispetto verso tutti.

C’è un calciatore con cui vorresti giocare un giorno? Ed un allenatore? Se si, puoi descriverci le motivazioni?

Sicuramente vorrei giocare con Dries Mertens perché amo i suoi movimenti, il suo stile e le sue giocate che non passano mai inosservate.
Per quanto riguarda l’allenatore in un futuro vorrei incontrare di nuovo mister Zauri, perché per me è stato un punto di riferimento, mi ha fatto crescere tanto sia umanamente che calcisticamente e dal primo giorno che l’ho conosciuto si è instaurato subito un bellissimo rapporto.
Mi ha dato sempre fiducia, mi ha sempre motivato, mi ha spronato a fare sempre meglio, ad non arrendermi mai e spero di avergli ripagato un po’ della sua fiducia.

Hai un modello di riferimento? E cosa ti manca, o comunque cosa “ruberesti” al tuo “idolo”?

Il mio idolo senza ombra di dubbio è Messi.
Da lui vorrei rubare tutto perché per me non è un “essere umano”. Le giocate, la rapidità dell’esecuzione e del pensiero sono fuori dal comune e penso che come lui nessuno al mondo.
La cosa che mi meraviglia inoltre è la sua umiltà perché pur potendo dire e fare tutto ciò vuole, lui rimane con i piedi a terra e la testa sulle spalle, quello che dovremmo fare tutti noi.

Hai un obiettivo specifico, a livello calcistico?

Il mio sogno nel cassetto è quello di giocare nello stadio Adriatico Cornacchia della Pescara calcio.
Mi piacerebbe inoltre assaporare l’emozione nel vestire la maglia azzurra della nazionale italiana come hanno già fatto i miei compagni.
So che è un sogno impossibile, ma alla fine sognare non costa niente.

Per quale squadra tifi, oltre al Pescara?

In generale non tifo nessuna squadra al di fuori del Pescara, sono semplicemente innamorato del bel calcio che piano piano sta svanendo.

Segui il calcio estero? Quale in particolare?

Seguo il calcio a 360 gradi, ma amo in particolar modo il calcio inglese ma soprattutto quello spagnolo, ricco di talenti che giocano per passione e per l’amore del gioco più bello del mondo.
Un esempio è Iago Aspas del Celta Vigo.

C’è un talento nelle giovanili (in tutta Italia) sul quale scommetteresti ad occhi chiusi, e perché?

Scommetterei ad occhi chiusi su Marco Pompetti.
Faccio il suo nome perché sono cresciuto con lui nel Pescara e ho potuto apprezzare il suo talento cristallino, tant’è che è stato acquistato dall’inter due anni fa dove ha già dimostrato il suo valore vincendo il campionato ed il premio di miglior giocatore.
Per me rimarrà per sempre un grande amico sia dentro che fuori dal campo e speriamo che un giorno le nostre strade si possano incontrare di nuovo.

Parlaci del Fabian ragazzo: passioni, hobby, studio, amicizie.

Mi ritengo un ragazzo fortunato perché ho sempre avuto la mia famiglia vicina che mi ha sempre supportato e sopportato.
Mi hanno sempre accompagnato agli allenamenti, abbiamo fatto tanti sacrifici insieme, per anni ho mangiato in macchina uscendo da scuola, e durante il tragitto da Silvi a Pescara dovevo trovare il tempo per studiare qualcosa.
I miei hobbies preferiti sono: andare a pesca, uscire con gli amici e giocare a Fortnite.
Frequento il quinto anno di liceo scientifico sportivo e mi sto preparando per affrontare l’esame di Stato.
Mi ritengo un ragazzo semplice ed umile, non amo andare a ballare ma preferisco stare in tranquillità, o piuttosto andare al cinema.

Ringraziamenti

La Rivista si augura che anche questa nuova chiacchierata sia stata di Vostro gradimento.
Proseguiamo, così, la nostra mission di voler dare massima visibilità ai prodotti della nostra scuola, perché siamo convinti che il benchmark sia sempre d’alta avanguardia, nonostante i noti problemi che coinvolgono tutti gli strati del calcio nostrano.
Ringrazio Fabian Pavone, a nome della Rivista, per la disponibilità, la cortesia e soprattutto la simpatia dimostrata.
Ringrazio altresì la società Delfino Pescara 1936 S.r.l., nella persona del Direttore Sportivo della Primavera, sig. Antonio Palladinetti, per l’autorizzazione e la fiducia accordataci.

Fabian Pavone
Fabian Pavone

2 risposte a “Intervista esclusiva WFS: Fabian Pavone, talento italiano classe 2000 del Pescara”

  1. Mi chiamo Antonio e sono un interista
    e per lavoro mi trovo a Pescara. Ho visto giocare Fabian e sono rimasto entusiasta di quello che fa sul campo. Pompetti fallo arrivare all’inter. Il divertimento è assicurato.

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