Intervista esclusiva WFS: Alberto Fiumicetti, talento italiano classe 2000 del Verona

ALBERTO FIUMICETTI (esterno offensivo) – HELLAS VERONA F.C. S.p.A.

Data di nascita: 13/07/2000
Luogo di nascita: Soave
Altezza: 185 cm

A cura di Christian Maraniello

La Rivista è ben lieta di proseguire nell’opera di ricerca dei talenti nostrani, troppo spesso sacrificati in nome della follia esterofila, che ormai ha preso piede ovunque, disintegrando i nostri vivai; una malattia che, oltre ad essere fastidiosa, è divenuta con gli anni quasi incurabile.

Per il vero, troviamo anche corretto parlare di globalizzazione nel calcio, oltre che nello sport, ma riteniamo che il benchmark italiano vada tutelato diversamente, perché è proprio un fatto culturale, prima che sportivo: se è vero che là dove c’è “merito” si deve applaudire – e allora ben vengano i talenti esteri – è altrettanto vero che là dove c’è mediocrità ci si deve opporre.Ecco perché nel nostro piccolo, diamo voce a questi ragazzi, sensibilizzando possibilmente anche gli addetti ai lavori.

Alla scoperta di Alberto Fiumicetti…

Ed uno di essi è Alberto Fiumicetti, talento classe 2000 dell’Hellas Verona, che dobbiamo riconnettere all’interno di un ruolo che, con il tempo, è divenuto un fenomeno spesso dibattuto, in dottrina: quello dell’esterno.

La mansione è di quelle naif, perché l’evoluzione interpretativa che si dà alla posizione è esclusivamente soggettiva.
E’ quindi interessante capirne la associatività, l’aggregatività, l’umore, la corsa, gli spazi occupati, che via via si integrano all’interno del collettivo.

Ed Alberto Fiumicetti sta crescendo in questi contesti, dando una sua personale interpretazione del ruolo. E questa sua forma discrezionale ci piace, a dir la verità.

Alberto è essenzialmente un esterno votato più alla proposizione che alla rottura, e questo aspetto lo rende certamente utilizzabile in moduli offensivi, magari non proprio orientati alle transizioni selvagge, bensì più calibrati verso un buon possesso palla.
Tale aspetto ci aiuta a comprendere, peraltro, quanto lo stesso talento ci ha dichiarato, ossia che gli “piace avere la palla tra i piedi e giocare dentro al campo”.

Queste attitudini agevolano il collettivo in fase di possesso, perché avere un esterno con buone capacità tecniche e di letture (anche posizionali), ti garantisce fraseggi, linee di passaggio, ed anche presenza, idee.

Volendo addentrarci in quello che è il nuovo sport degli addetti ai lavori, ossia inventare slang barocchi, allora ci permettiamo anche noi di identificare i calciatori secondo queste nuove correnti. E così Alberto Fiumicetti a nostro parere è un “esterno trequartico”, ossia una ibridazione estrema tra un’ala pura ed un trequartista.

Ci sono tanti esempi pratici a confutazione di quanto appena affermato, ma l’azione che più di tutte lo identifica, concettualmente, è la rete – che il ragazzo spesso ha citato in altri lidi – realizzata contro il Brescia, il 6.10.2018. Arriva un tranciante in cambio-gioco dalla linea destra di centrocampo, indirizzato ad Alberto sul lato opposto, il quale arpiona la palla con una carezza orientata, controsterza eludendo due uomini in un sol boccone, e disegna uno scorcio naif di sinistro, scavalcando il portiere.

La palla è finita in rete come teleguidata da un’aura sovrannaturale, ma Fiumicetti chiude il cerchio con una esultanza rinascimentale: si ferma, a braccia conserte, formando una X virtuale, ed una didascalia a supporto: “e quindi?”. Qui c’è tutta l’arte dell’esterno trequartico, secondo la nostra nomenclatura: tecnica, skill empirico, visione, e discrezionalità creativa.

Ma è ovvio che non ci si debba focalizzare ad una sola azione, seppur bella dal punto di vista tecnico. A noi piace, come detto, la sua personale interpretazione del ruolo, anche perché il calcio non è solo gol, dribbling, e cross.

Ciò che infatti lo contraddistingue è la duttilità. Nasce centrocampista centrale, poi si alza da trequartista puro, e quindi si apre sull’esterno e, come tale, si migliora giorno dopo giorno.

Si è detto che Fiumicetti ha capacità di stringere il campo, concentrando densità nella zona centrale, e quindi abbiamo un giocatore che sa giocare, e sa sviluppare.

Oggi, d’altra parte, gli esterni devono sapere accentrarsi, lasciando il binario laterale alla spinta batteriologica degli esterni bassi. Si richiede, quindi, di svolgere un doppio lavoro di rottura e costruzione, che implica forza atletica e abnegazione mentale massima.

Certamente Alberto ha ampi margini di miglioramento, soprattutto nella fase difensiva. Ad esempio, migliorando sulla occupazione degli spazi contro l’avversario in 1 vs 1 in fase passiva, oppure sulle linee di passaggio in fase di intercetto. Ma sono difetti che lui stesso riconosce, pertanto non c’è dubbio che lavorerà con impegno.

Al di là dei pregi e dei difetti, comunque Alberto Fiumicetti resta un esterno bene impostato. In questo senso, però, saranno decisivi, più che gli allenatori, i modelli tattici con cui dovrà confrontarsi nei prossimi anni.

Chiudiamo citando una dichiarazione di Alberto, che sa quasi di monito, e che riteniamo di condividere senza alcuna riserva (anche perché è il nostro credo): “in partita però conta anche la creatività, quindi si pensa meno ai movimenti e maggiormente quello che viene più naturale”.
Creatività e libertà.

Lasciamo a te la parola, caro Alberto.

Intervista ad Alberto Fiumicetti

Alberto, ci descrivi, brevemente, il percorso che hai fatto prima di arrivare all’Hellas? Hai dei ricordi particolari delle prime partite giocate da bambino?

Tutto è iniziato nella Sambonifacese, dove sono rimasto dai 6 fino ai 12 anni. Poi ho giocato un anno nel Soave, sono andato al San Martino e infine al Verona. Mi ricorderò sempre le prime scarpe che ho avuto, tutte nere, e tutti i consigli che mi dava mio nonno. Anche se ero ancora piccolo, mi ricordo che giocavo sempre con l’8 e giocavo davanti la difesa.

Sei arrivato a Verona nel 2016, con l’under 17. Chi ti ha scoperto, e come? Ricordi un episodio specifico dell’eventuale provino (o dei provini)?

Dal San Martino è arrivato anche Andrea Danzi, che ora gioca in prima squadra, so che i rapporti tra le due società sono buoni. Sono stato notato e il passaggio è stato facile. Ricordo però che sono stato accolto bene e che i primi provini son stati duri perché avevo paura di sbagliare!

Ci racconti l’emozione di far parte del Verona, dell’ambiente che si respira, ed il senso di appartenenza a questa società?

Fin da piccolo ho sempre sognato di entrare a far parte di una squadra importante e mi sento fortunato ad esserci riuscito con il Verona. Ne sono orgoglioso, far parte della squadra della tua città è una bellissima emozione.

C’è una partita, in particolare, che ricordi nelle giovanili del Verona?

Sicuramente l’esordio in Primavera, lo scorso anno contro la Fiorentina. Grandi emozioni e, credo, una buona prestazione da parte mia.

Il tuo ruolo naturale è quello di esterno. Hai delle indicazioni ben precise dallo staff tecnico a livello tattico? E venendo a te nello specifico, mister Porta ti chiede movimenti codificati, o ti lascia decidere in autonomia cosa fare durante le situazioni di gioco?

Abbiamo dei movimenti che proviamo in settimana ed in partita spesso ci riescono. Il mister mi chiede molto di attaccare la profondità ma anche di venire dentro al campo. In partita però conta anche la creatività, quindi si pensa meno ai movimenti e maggiormente quello che viene più naturale.

Come sai, il ruolo degli esterni offensivi, nel calcio moderno, è diventato fondamentale, e con il tempo si è evoluto tantissimo. Come per altri talenti da noi intervistati, ti chiediamo di parlarci delle tue caratteristiche principali. E soprattutto, dove, secondo te, puoi migliorare.

Sono un giocatore a cui piace avere la palla tra i piedi e giocare dentro al campo, ho buone caratteristiche nel tiro, nel dribbling e nel cambio di gioco, sono abbastanza veloce ma devo migliore sul colpo di testa e sull’attaccare di più la profondità.

Quest’anno, in under 19, in campionato, già 8 reti in 13 presenze. Un bottino da attaccante puro. Le tue indubbie qualità non sono certo passate inosservate tra gli addetti ai lavori, e certamente neanche in prima squadra: ti sei già allenato con i grandi? E se la risposta è positiva, puoi parlarci delle tue emozioni ad allenarti con così tanti giocatori importanti, e in che modo ti aiutano.

E’ sicuramente un buon numero di gol, ma avrei potuto farne di più e l’obiettivo è segnare ancora da qui alla fine della stagione. L’infortunio mi ha sicuramente condizionato, più di due mesi fuori si pagano. In prima squadra mi sono allenato solo una volta, finora: è stato bello e c’è molto da imparare dai professionisti.

Domanda d’obbligo: hai giocato in altre posizioni durante il tuo percorso nelle giovanili?

Sì, da piccolo ho sempre fatto il centrale di centrocampo. Poi al San Martino mi è stata data la libertà di svariare in tutta la zona offensiva da trequartista, fino al ruolo attuale di esterno.

Riferendomi alla domanda precedente, come sai il calcio moderno richiede versatilità, ossia capacità di sapersi districare in altre zone ed in altri ruoli. Pensi che un domani ti evolverai in altre posizioni?

Io penso di poter giocare in tutti ruoli… dal centrocampo in su però! (Ride, ndr)

C’è un calciatore con cui vorresti giocare un giorno? Ed un allenatore? Se si, puoi descriverci le motivazioni?

Sarò banale, ma il mio sogno è essere allenato da Guardiola e giocare insieme a Griezmann. Il primo per il modo che ha di far giocare le proprie squadre, il secondo perché è uno dei migliori al mondo nel mio ruolo.

Hai un obiettivo specifico, a livello calcistico?

Diciamo che vorrei semplicemente arrivare al massimo livello che mi consentano le mie qualità, non lasciare nulla di intentato. Lo devo alla mia famiglia e soprattutto a mio nonno. Gli ho fatto una promessa prima che ci lasciasse.

Segui il calcio estero? Quale in particolare?

Migliori allenatori, migliori partite, migliori giocatori: seguo la Premier.

C’è un talento nelle giovanili (in tutta Italia) sul quale scommetteresti ad occhi chiusi, e perché?

Riccardi della Roma ha già esperienze in prima squadra ed è molto forte secondo me. Ha grande tecnica.

Parlaci dell’Alberto ragazzo: passioni, hobby, studio, amicizie.

Mi piace molto giocare a calcio, alla PlayStation, uscire alla sera con amici e divertirmi con loro. Studio enologia e sono al quinto anno ed è stato molto difficile perché ho sempre poco tempo per studiare. Quando non sono non mi alleno cerco di dare una mano ai miei nel loro ristorante.

Ringraziamenti

La Rivista si augura che questa nuova chiacchierata sia stata di Vostro gradimento.
Proseguiamo, pertanto, la nostra personale mission di voler dare massima visibilità ai prodotti in erba della nostra scuola italiana, perché siamo convinti che il benchmark sia sempre d’alta avanguardia, nonostante i noti problemi che coinvolgono tutti gli strati del calcio nostrano, ma sul quale torneremo con riflessioni apposite.
Ringrazio Alberto Fiumicetti, a nome della Rivista, per la disponibilità e la cortesia dimostrata.
Ringrazio altresì l’ufficio stampa e comunicazione della società che cura gli interessi del ragazzo, la Pagliari & Minieri Player Management, nonchè la società Hellas Verona F.C. S.p.A., per l’autorizzazione e la fiducia accordataci, nelle persone di Matteo Viscione e Federico Montresor (Ufficio Stampa e Comunicazione del club).

(Fonte foto: www.hellas1903.it)

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