Intervista esclusiva WFS a Emanuele Ghirga della D’Alessandro Scouting

Il mercato italiano negli ultimi anni è molto cambiato, la disponibilità economica dei club (Juventus esclusa), non è più come quella di 10-15 anni fa e i direttori sportivi si rivolgono sempre più a campionati “minori” per la ricerca di talenti dal buon rapporto qualità-prezzo. Noi di WFS abbiamo voluto intervistare Emanuele Ghirga della D’Alessandro Scouting, che da anni segue con attenzione alcuni dei campionati meno battuti finora dai top team, ma che possono offrire delle opportunità interessanti ai nostri dirigenti.

Che lavoro svolge la D’Alessandro Scouting in Italia?

Svolgiamo principalmente un lavoro di intermediazione sportiva sia per il mercato dei giocatori, sia per le partnership tra club di grandezze simili con necessità comuni per sviluppare il loro movimento calcistico locale per attrarre più giocatori e dare la possibilità ai giovani di fare esperienze all’estero. In questo senso lavoriamo a stretto contatto con una squadra Lettone, l’FK Metta, che possiede un florido settore giovanile, con ottime strutture e una prima squadra eletta come la più giovane d’Europa, che partecipa ai massimi campionati e che tuttavia non gode ancora di una grande visibilità.

Su quali mercati punta principalmente il vostro gruppo?

Il nostro core business è il mercato Lettone; noi crediamo fermamente che i paesi Baltici siano una grande risorsa non ancora sfruttata, in grado di produrre un ottimo numero di giocatori godendo di una buona visibilità data dall’ottimo lavoro giovanile che si riscontra nei tornei internazionali e dalla “facilità” di giocare per le selezioni nazionali. I mercati africani ed asiatici sono delle immense risorse di giocatori solo in minima parte sfruttate ma, soprattutto per l’asia, la cultura calcistica è ancora molto indietro e sicuramente nei prossimi anni vedremo una grandissima crescita. L’Africa per cultura, numero e capacità fisiche eccezionali, rappresenta il futuro, ma è carente di strutture e know-how adeguato. La Nazionale Francese che ha vinto gli ultimi mondiali rappresenta l’apoteosi di questo pensiero, in quanto mix perfetto di tutte le caratteristiche ricercate.

Quali giocatori vedremo prossimamente in Italia della D’Alessandro Scouting?

Stiamo lavorando da quasi tre anni per creare un ponte tra Lettonia ed Italia; già alcuni di loro sono presenti nelle nostre giovanili come Zelenkovs nella primavera dell’Empoli, Veips nella Sampdoria, Zommers all’Imolese, Saveljevs nell’Hellas Verona e altri ancora. Ad inizio Dicembre è venuto Normunds Uldrikis in prova al Foggia e Laguns al Genoa. A Gennaio vedremo Vapne, classe 2003, in prova al Parma e alla Spal così come Tobers.

Come vede il momento attuale del calcio in Italia?

Il calcio italiano, visto com’è finita con i mondiali, ha bisogno di ripartire dalle basi, investendo massicciamente sulle strutture, ma l’intervento maggiore andrebbe fatto sulla cultura calcistica che governa nelle squadre giovanili. Siamo famosi nel mondo per la nostra tattica, ma siamo carenti di talenti veri. Proprio per questo motivo, se si cercano di inquadrare i giocatori in base ad un certo schema se ne limitano la fantasia e la creatività. Inoltre, va modificata la filosofia delle squadre giovanili, il cui unico scopo è vincere la categoria e non più formare calciatori per essere poi lanciati nel professionismo. In più la legislazione sugli stranieri andrebbe rivista, il problema non è il numero in rosa (abbiamo meno stranieri in Serie A che in Bundes, Jupiler League, Ligue 1 o Premier League), visto che anche per i nostri giovani confrontarsi con calciatori provenienti da paesi con culture diverse credo sia un fattore di crescita, ma privilegiare l’utilizzo nei titolari dei talenti nostrani, ponendo un limite sul numero di stranieri schierabili e porre un numero minimo di under da schierare in prima squadra. Una rivoluzione simile a quella fatta dalla Germania nel 2000, con massicci investimenti e il passaggio dallo Ius sanguinis allo ius soli, o quella fatta in Belgio, grazie ad un capillare investimento sulla formazione degli allenatori e l’apertura di moltissimi centri federali che affiancano i club e fanno da collante tra club dilettantistici e club professionisti.

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