Esclusive WFS: i migliori talenti del mondiale Under 20 2017 in Corea del Sud

Si è appena concluso il mondiale Under 20 in Corea del Sud, con la meritata vittoria dell’Inghilterra, che in finale ha sconfitto per 1 a 0 la soprendendente nazionale venezuelana (gol di Calvert-Lewin). I sudamericani hanno anche avuto la possibilità di pareggiare il match nell’arco dei 90 minuti, ma la “stella” della squadra, Peñaranda, ha sbagliato dagli undici metri calciando centralmente e colpendo così il portiere dei “Giovani Leoni”. Gli inglesi hanno confermato la grande crescita del loro movimento calcistico giovanile, sulla scia dei successi ottenuti sia dallo stesso gruppo a livello U17 che dal Chelsea Under 19 in UYL, vincitore di 2 delle 3 ultime Champions League dedicate ai giovani (solo in questa edizione i Blues non hanno raggiunto la fase finale di Nyon).
Al terzo posto si è classificata l’Italia di Alberigo Evani, che mostrando un buon gioco e notevoli individualità, si è dovuta poi arrendere proprio alla selezione campione del mondo. Quarto posto per l’Uruguay, che non ha massimizzato a pieno la qualità del proprio organico, venendo sconfitto per 2 volte consecutive ai calci di rigore nelle ultime partite disputate (semifinale contro il Venezuela e la già citata finalina per il terzo posto contro gli “Azzurri”).
La kermesse intercontinentale ha posto sotto la luce dei riflettori alcuni dei talenti già noti, ma ha anche dato la possibilità ad alcuni prospetti meno famosi di mettere in mostra le loro qualità, come ad esempio alcuni elementi delle selezioni asiatiche, centroamericane e africane. Di certo non sono mancate le sorprese, l’Argentina, uno squadrone pieno di talenti dal futuro assicurato, non ha neanche superato la fase a gironi, la Francia ed il Portogallo sono andate al di sotto delle aspettative, considerando il grosso potenziale del loro organico. Promosse invece le selezioni dello Zambia, degli Stati Uniti e del Messico (che in realtà è una sorpresa relativa a questi livelli), che hanno espresso un buon gioco e tanta determinazione. In particolar modo i campioni africani hanno palesato una buona crescita tecnica, mentre dal punto di vista tattico hanno confermato di dover ulteriormente migliorare.
Noi di WFC abbiamo voluto realizzare un’ampia panoramica di ciò che di meglio ha espresso il mondiale Under 20, mettendo in evidenza squadra per squadra i migliori talenti, stilando infine la Top 11 del torneo (cliccare il link a piè pagina).

 

GUINEA: Jules Keita (1998) ala destra/sinistra del Bastia è sicuramente il giocatore più talentuoso della squadra africana allenata da Mr Mandiou Diallo. Veloce, tecnico e di personalità, Keita è il giocatore in grado di “fare la differenza” nell’uno contro uno. Altro giocatore interessante è l’ala destra Daouda Camara (1997) dell’Horoya, veloce, meno qualitativo di Keita, ma generoso nei ripiegamenti difensivi. Ha fatto un’ottima impressione il duro e grintoso marcatore Mohamed Aly Camara (1997) dell’Hafia, un elemento che per doti fisiche e atletiche può adattarsi bene ai più impegnativi campionati europei. Sempre dell’Haifa, ha disputato una buona competizione il regista/mediano Mohamed Didé Fofana (1998), giocatore dal fisico longilineo e dalla discreta visione di gioco.

SENEGAL: La nazionale africana di Mr Joseph Koto ha messo in luce alcuni elementi dalle doti atletiche e di velocità veramente interessanti, inoltre, alcuni di loro hanno anche palesato una discreta tecnica di base: in particolare la mobile punta centrale Ibrahima Niane (1999) del Génération Foot e Ibrahima Ndiaye (1998) del Wadi Degla. Sulla linea mediana si è distinto il grintoso e instancabile Bamba Kane (1997) del Diambars FC. In difesa ha fatto molto bene, mostrando illimitate doti aerobiche e un buon piede destro (crossa molto bene), il terzino Jean Ndecky (1997) del Casa Sports. Da seguire con molta attenzione è anche la giovanissima ala destra dal notevole cambio di passo Ousseynou Niang (2001) del Diambars FC.

SUD AFRICA: I sudafricani guidati dall’allenatore Thabo Senong, non hanno mostrato giocatori di livello alto, l’unico ad esibire sufficienti qualità è stato Luther Singh (1997), ala destra del Braga, giocatore di buone doti tecniche e balistiche, particolarmente temibile sui calci piazzati.

ZAMBIA: Nella rosa dei campioni d’Africa di Mr Bestone Chambeshi, oltre al prestante attaccante Patson Daka (1998), stella dei “Chipolopolo” (proiettili di rame) e del Red Bull Salisburgo, si sono messi in evidenza altri elementi interessanti, tra cui spiccano il numero 10 Fashion Sakala (1997), tecnico e rapido trequartista dello Spartak Mosca, autore di 4 reti e l’altro centrocampista dalle spiccate attitudini offensive, Emmanuel Banda (1997), di proprietà dei portoghesi dell’S.C. Esmoriz. Nel ruolo di mezzala destra si è distinto il lungo e muscolato Enock Mwepu (1998) del Kafue Celtic, un po’ lento nei primi metri, ha però una buona progressione ed un potente tiro dalla distanza. Infine, nella “balbettante” linea difensiva zambiana, l’unico a salvarsi è stato l’aitante centrale Moses Nyondo (1997) dello Nkana.

IRAN: Nella rosa della selezione iraniana, guidata dal ct Amir Hossein Peyrovani, la stella è stata senza dubbio il trequartista/seconda punta Reza Shekari (1998), autore di 3 gol (ed un assist) in 3 partite. Acquistato recentemente dal Rostov, Shekari è un abile finalizzatore, dotato di una buona tecnica di base, abbinata ad un passo veloce e ad una spiccata capacità nell’uno contro uno. Altri elementi dalle più che sufficienti qualità sono state la generosa punta Reza Jafari (1997) e l’atletico ed energico terzino sinistro Ali Shojaei (1997) entrambi del Saipa.

GIAPPONE: Il prospetto più interessante che ha messo in luce spiccate doti di velocità, abilità nel dribbling e buona freddezza in fase di finalizzazione, è stato il centrocampista di fascia destra (ma anche ala) Ritsu Doan (1998) del Gamba Osaka, autore di 2 reti contro l’Italia, finito recentemente nel mirino dell’Arsenal. Meno forte, ma comunque di un discreto livello tecnico, è anche l’esterno sinistro di centrocampo Keita Endo (1997) dello Yokohama Marinos. Da monitorare per il futuro è anche il dinamico e attento terzino sinistro Daiki Sugioka (1998) dello Shonan Bellmare, mentre si è visto solo a sprazzi il ragazzo prodigio del calcio nipponico, l’ex Barcellona Takefusa Kubo (2001), trequartista dalla tecnica sublime, attualmente in forza all’FC Tokio, convocato precocemente in nazionale U20 dal ct Atsushi Uchiyama.

COREA DEL SUD: La selezione U20 del paese ospitante, affidata al tecnico Shin Tae-yong, ha messo in mostra alcuni calciatori dalle buone prospettive come ad esempio il numero 10, il trequartista e stella della squadra, il “barcellonista” Lee Seungwoo (1998), veloce e tecnico, ma in possesso di un fisico un po’ troppo leggero. Hanno avuto un buon rendimento il difensore centrale e capitano, Lee Sangmin (1998) e in centrocampista centrale Lee Sangheon (1998), entrambi dell’dell’Ulsan Hyundai. Da monitorare sono anche l’elegante centrocampista centrale, ma dai ritmi compassati, Lee Seungmo (1998) del Pohang Steelers e la tecnica ala destra Paik Seungho (1997) del Barcellona.

ARABIA SAUDITA: Nella formazione araba di coach Saad Al-Shehri i trascinatori sono stati senza dubbio il brevilineo trequartista Ayman Al-Khalif (1997) del Al-Ahli, il regista e capitano Sami Alnaji (1997) e la “fastidiosa” punta dal buon senso del gol Abdulrahman Alyami (1997) dell’Al-Hilal.

VIETNAM: Solo un giocatore vietnamita della rosa a disposizione del tecnico Hoang Anh Tuan ha palesato delle discrete doti tecniche, il centrocampista centrale di costruzione e capitano Quang Hai Nguyen (1997) dell’Hanoi FC.

INGHILTERRA: L’Inghilterra vincitrice del mondiale, allenata dal ct Paul Simpson, è stata indubbiamente la formazione che ha schierato il maggior numero di talenti, nonostante abbia lasciato a casa qualche elemento di primo livello (vedi Brown per esempio). In difesa sono piaciuti il difensore centrale di proprietà del Chelsea Jake Clarke-Salter (1997), elegante, abile nel gioco aereo ed anche in fase d’impostazione e il terzino destro dalle infinite doti aerobiche (deve migliorare tecnicamente), Jonjoe Kenny (1997) dell’Everton. Sulla linea mediana vanno monitorati con molta attenzione nei prossimi anni i due centrali di centrocampo: l’elegante regista del Bournemouth (scuola Leeds) Lewis Cook (1997), capitano della selezioni dei “giovani leoni”, in possesso di un forte tiro dalla distanza e il dinamico Ainsley Maitland-Niles (1997) dell’Arsenal, un prospetto che ricorda in qualche maniera l’ex Real e Sampdoria Christian Karembeu. Al posto di Cook, ma talvolta anche al suo fianco, ha agito Ovie Ejaria (1997), interessantissimo “tuttocampista” di origini nigeriane, pupillo di Klopp al Liverpool. Da trequartista/mezzala destra si è disimpegnato con successi alterni il tecnico e propositivo Josh Onomah (1997) del Tottenham. Ultimo, ma non per demeriti, va citato Kieran Dowell trequartista mancino, ma anche esterno destro offensivo di proprietà dell’Everton; di lui impressionano la facilità di calcio abbinata alle spiccate doti aerobiche oltre al buon senso del gol, che mantiene inalterato nonostante la grande mole di lavoro che svolge nall’arco della partita. Il reparto avanzato inglese avrebbe potuto sicuramente mettere a segno un maggior numero di reti, d’altronde le “bocche da fuoco” non mancavano nell’organico britannico. Il trequartista/punta centrale Dominic Solanke (1997), recentemente passato con grande scalpore dal Chelsea al Liverpool, è stato uno dei leader della squadra oltre ad esserne il miglior realizzatore con 4 gol. Nella linea offensiva inglese il prospetto che ha avuto un rendimento migliore è stato l’attaccante esterno del Liverpool Ademola Lookman (1997), bravo nel dribbling ed in possesso di evidenti qualità balistiche, doti che gli hanno anche permesso di mettere a segno 3 reti. Ha fatto intravedere, ad intermittenza, delle buone qualità tecniche e di passo, la seconda punta (talvolta usato anche come centravanti) Dominic Calvert-Lewin (1997), autore del gol storico della finale, anche lui proveniente dal florido vivaio dei Toffees.

FRANCIA: La nazionale campione d’Europa guidata dal tecnico Ludovic Batelli, pur venendo eliminata dall’Italia agli ottavi, ha come al solito proposto un organico ricco di talenti, a partire dal portiere prodigio, il “Donnarumma d’oltralpe”, Alban Lafont (1999), giunto però in Corea del Sud con dei problemi alle ginocchia che ne hanno limitato l’impiego ed anche le prestazioni. In difesa vanno segnalati soprattutto i due terzini: il destro Clement Michelin (1997) del Tolosa e il mancino Olivier Boscagli (1997) del Nizza, entrambi in grado di svolgere ottimamente entrambe le fasi. Da tenere in grossa considerazione è anche terzino sinistro di scorta (in grado di giocare su tutti i ruoli di fascia) Faitout Maouassa (1998) recentemente acquistato dal Rennes, un vero rullo compressore sulla sua fascia di competenza. Sulla linea mediana alcuni elementi francesi già godono di fama internazionale, l’esempio lampante è il capitano della squadra e perno del Lione, Lucas Tousart (1997), ormai un punto fermo dell’undici della prima squadra. Altri giocatori da seguire con attenzione sono Denis Will Poha (1997) del Rennes, una sorta di Ngolo Kante ma con più muscoli e soprattutto il gioiello del vivaio del Nantes, Amine Harit (1997), mezzala/trequartista dalla tecnica straordinaria, seguito dai maggiori club europei, probabilmente uno dei migliori talenti del mondiale.
In attacco si sono distinti l’ala destra/trequartista dal baricentro basso Ludovic Blas (1997) del Guingamp e l’ala sinistra di proprietà del Monaco Allan Saint-Maximin (1997), giocatore che ha nella tecnica applicata alla corsa il suo punto di forza (ha anche una notevole “botta” dalla distanza). Ma più di tutti, è piaciuto il già famoso Jean-Kévin Augustin (1997) del PSG, centravanti completo dal grande fiuto del gol, autore di 4 reti e seguito con molto interesse dai top club italiani.

GERMANIA: Il ct Guido Streichsbier aveva a disposizione un organico di tutto rispetto, ma in campo la nazionale teutonica non ha mai mostrato un gioco all’altezza della qualità dei talenti presenti. Nel centro della difesa il capitano Benedikt Gimber (1997) dell’Hoffenheim, ha garantito costantemente personalità e fisicità, purtroppo è stato poco aiutato da tutti i compagni di reparto. A centrocampo la Germania ha potuto vantare giocatori di buona qualità, probabilmente il settore dove erano concentrati i migliori giocatori, tra questi vanno sicuramente seguiti con attenzione: l’esterno sinistro di centrocampo (ma anche terzino) Maximilian Mittelstädt (1997) dell’Hertha Berlino, il dinamico e qualitativo centrocampista centrale con attitudini Amara Condé (1997) del Wolfsburg, il turco di Germania Suat Serdar (1997) del Magonza e l’ordinato mediano Gino Fechner (1997) del Lipsia, un prospetto che può ricordare il “gioiello” del Borussia Dortmund, Julian Weigl.
In attacco l’unico elemento che ha mostrato le potenzialità per diventare un giocatore di livello internazionale è stata la seconda punta mancina (all’occorrenza anche ala) dell’Hoffenheim Philipp Ochs (1997), giù impiegato numerose volte in Bundesliga.

ITALIA: Alberigo Evani ha portato in Corea del Sud una rosa di prima qualità, complementare e piena di giocatori interessanti, ad iniziare dal miglior portiere del torneo, il torinista Andrea Zaccagno (1997), che ha trascorso l’ultima stagione in prestito alla Pro Vercelli. L’estremo difensore granata ha palesato sicurezza in ogni fondamentale, abilità nel parare i rigori e soprattutto grande reattività. In difesa si è distinto il terzino destro della Fiorentina Giuseppe Scalera (1997), meglio però in fase di spinta che in quella difensiva. Nel centro della difesa hanno ben figurato lo juventino Filippo Romagna (1997) e il romanista classe 1998 Riccardo Marchizza. La linea mediana azzurra ha purtroppo perso per infortunio Nicolò Barella (1997) del Cagliari, probabilmente il migliore del reparto, ma comunque altri ragazzi si sono ben distinti, tra questi vanno citati: lo juventino Rolando Mandragora (1997), capitano dell’U20 e il milanista con compiti di regia, Matteo Pessina (1997). In attacco era presente il migliore elemento della rosa, l’ala destra, capocannoniere del torneo con 5 reti, il neo acquisto della Juventus, Riccardo Orsolini (1997), buon realizzatore, ma soprattutto imprendibile quando parte in dribbling. Al suo fianco si sono messi in luce il centravanti dalla stazza imponente e dal buon senso del gol, Andrea Favilli (1997) dell’Ascoli e la seconda punta del Genoa Giuseppe Panico (1997).

PORTOGALLO: I lusitani di Mr Peixe erano con la Francia e l’Inghilterra la squadra con il maggior numero di talenti. In ogni reparto abbiamo potuto riscontrare giocatori che potranno rappresentare il futuro del calcio europeo dei prossimi anni. Purtroppo si è presentato in non buone condizioni atletiche il bomber del Benfica, classe 1999, José Gomes. Trascinatore all’Europeo, nella parte terminale di questa stagione si è praticamente spento, disputando una brutta fase finale UYL e appunto un brutto mondiale. Tra i pali è piaciuto Diogo Costa (1999), parso spesso sicuro nei suoi interventi. Nel ruolo di terzino destro c’è il meglio che può proporre a questa età il calcio mondiale, il fenomenale Diogo Dalot (1999) del Porto. Nel centro della difesa si sono alternati più giocatori, ciò non ha favorito l’intesa di reparto, portando a risultati altalenanti, ma è indiscutibile la qualità dei ragazzi impiegati, come l’elegante capitano Ruben Dias (19979 del Benfica o l’altro benfiquista Ferro (1997), quest’ultimo poco impiegato dal tecnico Peixe.
Nel ruolo di mediano, Florentino (1999) del Benfica è stato uno dei migliori nelle prime partite, ma in seguito è stato sorprendentemente sostituito da Pedro Rodrigues detto “Pepe” (1997) del Benfica, che comunque ha dato un ottimo contributo in entrambe le fasi, agendo da “frangiflutti” davanti alla difesa; mentre inspiegabilmente impiegato con scarsa continuità è stata la fenomenale mezzala destra Gedson Fernandes (1999) sempre di proprietà del Benfica. Come mezzala offensiva/trequartista ha ben impressionato il numero 10 mancino, brevilineo dalla tecnica sopraffina, Bruno Xadas (1999) dello Sporting Braga.
In attacco detto del fallimento di Jose Gomes, va sottilineata la prova di un altro giocatore di notevole spessore tecnico, l’ala destra del Benfica Diogo Gonçalves (1997), mentre ha sopreso la tecnica ala destra/trequartista Hélder (1997) del Vitória Guimarães, che le poche volte che è stato utilizzato ha sempre lasciato una buona impressione.

COSTA RICA: La selezione centroamericana ha mostrato veramente poco dal punto di vista tecnico, l’allenatore argentino Marcelo Herrera non ha avuto a disposzione un grosso “materiale umano”, gli unici elementi che hanno colpito un po’ l’attenzione sono stati l’esterno destro di centrocampo dal piede mancino Gerson Torres (1997) dei messicani dell’América, l’altissimo centrale difensivo Diego Mesen (1999) dell’Alajuelense e a sprazzi, la rapida seconda punta Randall Leal (1997), l’unico costaricano a giocare in Europa, al Mechelen.

HONDURAS: Gli honduregni di Mr Carlos Tábora si sono distinti principlamente per grinta e tenacia, non mettendo in luce giocatori di livello assoluto; solo alcuni avevano delle discrete qualità, in particolare la dinamica e veloce punta centrale Darixon Vuelto (1998) del Tenerife e il minuto regista Jorge Álvarez (1998) dell’Olimpia Reservas.

MESSICO: La nazionale azteca, allenata dal tecnico Marco Ruiz, aveva in rosa alcuni giocatori veramente interessanti, primo fra tutti il difensore centrale classe 1997, Edson Álvarez dell’América, forte fisicamente e bravo tecnicamente, sa disimpegnarsi con grande abilità anche fuori dalla propria area di rigore, non a caso è già finito nel mirino del Porto. Nel ruolo di terzino sinistro di spinta si è ben distinto Manuel Mayorga (1997) del Deportivo Guadalajara, grintoso ed in possesso di una discreta fisicità, non ha mai fatto mancare il suo apporto alla fase offensiva. Ma indubbiamente il miglior giocatore messicano è stato il regista e capitano Alan Cervantes (1998) del Deportivo Guadalajara, tecnico ed in possesso di una notevole sagacia tattica, è stato il vero faro della squadra.

USA: Gli uomini di Tab Ramos hanno fatto una bella figura, uscendo solamente ai quarti di finale contro il Venezuela, in particolare si è messo in luce il centravanti dai capelli rossi e dallo spiccato senso del gol (4 gol per lui), Josh Sargent (2000), militante St. Louis Scott Gallagher Missouri. Sargent pur essendo giovanissimo, ha mostrato una personalità forte e doti da cannoniere veramente rare se si considera anche il fatto che i suoi marcatori avevano 2-3 anni più di lui. Interessante è anche la mezzala offensiva Tyler Adams (1999) del New York Red Bulls, un po’ sottotono però nel match decisivo nei quarti di finale contro il Venezuela. Da seguire nei prossimi anni sono i progressi dell’esterno offensivo di destra, abile a giocare con entrambi i piedi, Luca de la Torre (1998) del Fulham, mentre in difesa è piaciuto il muscolare centrale Erik Palmer-Brown (1997) dello Sporting Kansas City, che ha formato una coppia ben assortita con il centrale del Tottenham Cameron Carter-Vickers (1997). Naturalmente non si può dimenticare uno dei migliori estremi difensori del torneo, il figlio d’arte Jonathan Klinsmann (1997) del California Golden Bears, spesso autore di interventi prodigiosi.

NUOVA ZELANDA: Gli “All Whites” di Mr Darren Bazeley hanno disputato un discreto torneo, ponendo in risalto le qualità del lungo estremo difensore del Sunderland Michael Woud (1999), del trequartista/ala sinistra e miglior talento neozelandese, il capitano Clayton Lewis (1997) dell’Auckland City e della sua riserva, il mancino, tutto da formare fisicamente, Sarpreet Singh (1999) del Wellington Phoenix Reserves.

VANUATU: La compagine di Vanuatu, alla prima presenza al mondiale Under 20 (come il Vietnam), allenata dal canadese Dejan Gluscevic, ha mostrato una vivace e rapida coppia d’attacco, formata dalla seconda punta/trequartista, capitano e numero 10, Bong Kalo (1997) del Tafea e dalla dinamica punta centrale classe 1999 Ronaldo Wilkins (il padre è fan di Ronaldo il brasiliano). Di certo non stiamo parlando di due giocatori da top club europei, ma sicuramente entrambi hanno le qualità per poter emigrare in qualche campionato più prestigioso di quello locale.

ARGENTINA: L’Albiceleste è stata la vera delusione del torneo, eliminata subito nella fase a gironi, nonostante i numerosi campioncini presenti in organico; gli uomini del ct Claudio Ubeda hanno giocato veramente male, vincendo largamente solo l’ultima partita contro la Guinea, 3 punti che non sono bastati per qualificarsi alla fase successiva. Tra i componenti di maggiore spicco della rosa della squadra sudamericana, che hanno comunque messo in luce delle buone qualità, vanno sicuramente segnalati: il regista del Cagliari Santiago Colombatto (1997), il migliore per rendimento, l’attaccante Lautaro Martínez (1997) del Racing Avellaneda, un mix di forza tecnica e rapidità d’esecuzione e il centravanti del Boca Juniors Marcelo Torres (1997). Non hanno ben figurato durante il mondiale, ma sentiremo sicuramente parlare di loro nei prossimi anni: Braian Mansilla (1997), potente ala sinistra del Racing Avellaneda, il mediano e capitano Santiago Ascacíbar (1997) dell’Estudiantes, una sorta di “mini Mascherano”, il propulsivo e veloce Milton Valenzuela (1997) del Newell’s Old Boys e l’elegante difensore centrale Juan Foyth (1998) dell’Estudiantes. Da segnalare la presenza nella rosa del portiere classe 2000 Manuel Roffo, con ogni probabilità il miglior portiere uscito dal vivaio del Boca negli ultimi anni, al quale però è stato preferito il più “esperto” Franco Petroli del River Plate.
Deludente è stata la prova del centravanti Ezequiel Ponce (1997), l’attaccante di proprietà della Roma pur avendo un grande potenziale, ma è mai riuscito a mostrarlo con continuità.

ECUADOR: La selezione “Tricolor” del ct Javier Rodríguez ha confermato di avere in organico alcuni elementi interessanti: Pervis Estupiñán (1998) terzino sinistro del Granada, Bryan Cabezas (1997) ala sinistra dell’Atalanta, grande protagonista al mondiale con 2 reti in 3 partite e la dinamica e tecnica punta centrale, Herlin Lino (1997) del Barcelona SC.

URUGUAY: La piccola “Celeste” è stata una vera corazzata, il tecnico Fabian Coito ha potuto contare su una rosa piena di talenti abili tecnicamente e forti fisicamente. Il primo nome che viene in mente è il centrocampista centrale/mezzala con attitudini offensive Rodrigo Bentancur (1997), nuovo acquisto della Juventus e perno del gioco dell’Uruguay, dove è coadiuvato dal tuttocampista Nicolas De La Cruz (1997) del Liverpool di Montevideo e dal trequartista (a volte utilizzato anche da regista) del Real Madrid, Federico Valverde (1998), un calciatore moderno, mix perfetto di forza fisica, tecnica e velocità. Altri prospetti su cui puntare ad occhi chiusi sono: la veloce, dinamica, tecnica e combattiva seconda punta dell’Atletico Madrid Nicolas Schiappacasse (1999), il jolly di fascia sinistra Marcelo Saracchi (1998) del Danubio, la coppia di centrali difensivi Agustin Rogel (1997) sempre del Nacional e Santiago Bueno (1998) del Barcellona. Sempre nel reparto arretrato si sono distinti il terzino sinistro fluidificante, dalla buona struttura fisica (con passaporto spagnolo) Mathías Olivera (1997) del Club Atlético Atenas de San Carlos e il collega della fascia opposta, José Luis Rodríguez (1997), un elemento che negli ultimi tempi è molto migliorato sia dal punto di vista tecnico che tattico. Da segnare sul taccuino sono anche Agustín Canobbio (1998), tecnico centrocampista offensivo del Fénix e il trequartista dal sinistro “fatato” (la nazionale italiana è stata “trafitta” da una sua punizione), ma dalla mole un bel po’ corpulenta, Rodrigo Amaral (1997) del Nacional.

VENEZUELA: Il Venezuela ha rappresentato la grande sorpresa della competizione, giungendo in finale per la prima volta in una competizione internazionale calcistica; un risultato reso ancora più eccezionale dal difficile momento che sta vivendo il Paese, caduto in una profonda crisi economica e politica, che potrebbe presto sfociare in un colpo di Stato. La selezione “Vinotinto” del ct Rafael Dudamel ha unito il popolo venezuelano fuori dal campo, mentre sul rettangolo verde ha impressionato per abnegazione tattica, spirito di squadra, ma anche per la qualità degli elementi della rosa, alcuni dei quali già presi dalle squadre europee, come il difensore centrale Williams Velásquez (1997), già prenotato dall’Udinese, uno dei migliori nel suo ruolo durante la kermesse mondiale. Anche l’altro baluardo centrale dalle chiare origini italiane, Nahuel Ferraresi (1998) del Deportivo Táchira, ha attirato l’attenzione per qualità tecniche in fase d’impostazione e abilità nel gioco aereo, suo il gol del 2 a 0 agli USA nei quarti di finale. Valido e da seguire con attenzione è anche il terzino destro classe 1998 Ronald Hernández, giocatore di proprietà dello Zamora, club che detiene anche il cartellino di uno dei giocatori più interessanti del sudamerica, il difensore centrale/mediano Christian Makoun, purtroppo utilizzato poco vista la giovanissima età del ragazzo (ha 17 anni). Sulla linea mediana venezuelana si sono confermati il tecnico regista di proprietà del Manchester City, ma “parcheggiato a New York City (dove sta contendendo il posto da titolare a Pirlo), Yangel Herrera (1998), autore del gol decisivo contro il Giappone nei supplementari e la piccola, tecnica e dinamica mezzala/trequartista Ronaldo Lucena (1997) dello Zamora. In attacco ha recitato il ruolo del leone la poderosa e potente ala destra del Caracas Sergio Córdova (1997), autore di 4 marcature nei primi match del torneo. Incostante dal punto di vista delle prestazioni sono state le prove dell’ex Udinese, ora al Watford (dopo il prestito al Malaga), Adalberto Peñaranda (1997), trequartista dotato di una tecnica al di sopra la media ma anche di una certa indolenza caratteriale. Da segnalare invece i buoni spezzoni di partita disputati dal potente centravanti classe 2000 Jan Hurtado del Deportivo Táchira, andato pure a segno durante la manifestazione.

Qui puoi vedere la TOP 11 del Mondiale Under 20

 

 

 

 

 

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