Esclusive WFS: i migliori talenti del mondiale Under 17 2017 in India

Si è appena concluso in India il mondiale Under 17, una manifestazione che ha visto l’ennesima affermazione dell’Inghilterra, che dopo aver trionfato nel mondiale Under 20 e vinto l’europeo Under 19, è riuscita ad accaparrarsi anche quest’ultima kermesse intercnontinentale, battendo in rimonta (i britannici erano sotto di 2 gol) la solita Spagna. La vittoria finale è stata il giusto premio per un torneo giocato ad altissimi livelli; i “Giovani Leoni” hanno sempre palesato una schiacciante superiorità tecnica e fisica sugli avversari, aggiungendo anche una maggiore maturità tattica.
Il terzo posto è andato al Brasile, che ha sconfitto nella “finalina” i campioni d’Africa del Mali; i “verdeoro” sono stati l’unica formazione sudamericana in grado di mostrare un gioco frizzante e talenti già appetibili per i top club del Vecchio Continente. Purtroppo al mondiale U17 non era presente l’Italia: gli azzurri, infatti, non hanno centrato la qualificazione, ennesima conferma di quanto il nostro sistema di formazione giovanile dei calciatori sia ormai obsoleto e molto poco proficuo rispetto ai modelli inglesi e spagnoli.
Noi di WFS abbiamo voluto creare una panoramica dei migliori talenti messisi in luce nel mondiale, realizzando, infine, la TOP 11 (è presente il link a piè pagina) dei prospetti più interessanti.

GHANA: Le giovani “Black Stars” erano sicuramente la squadra africana con il maggiore profilo tecnico, ma nello scontro diretto agli ottavi di finale contro il Mali, hanno pagato palesemente le pessime condizioni del campo ed anche la maggiore fisicità dei colleghi maliani. Nella rosa a disposizione del tecnico Samuel Fabin, si sono messi in evidenza il numero 10 e ala destra dall’educato piede mancino, Emmanuel Toku (2000), talento di proprietà del Clube Ferroviario de Maputo, una formazione mozambicana. Da monitorare in futuro sono anche la mezzala destra dalla discreta tecnica e dalla buona accelerazione, Gabriel Leveh (2000) del Tema Youth. Sempre sulla linea mediana vanno segnalati l’altra mezzala dalla grande corsa Edmund Arko-Mensah (2001) del Wa All Stars FC e il regista Mohammed Idriss (2000) del Cheetah, al quale è stato spesso inspiegabilmente preferito Gyamfi, un giocatore meno dotato fisicamente e con scelte di gioco troppo spesso sbagliate. Nel reparto avanzato, hanno fatto vedere a sprazzi le loro qualità il prestante trequartista dalle notevoli capacità balistiche Richard Danso (2000), della West African Football Academy e la veloce ala sinistra Ibrahim Sulley (2001) del New Life FC, prospetto molto rapido e difficile da fermare nell’uno contro uno (recentemente Sulley è stato in prova al Bayern Monaco); un giocatore che si fa preferire alla punta centrale Eric Ayiah (2000), capitano e punta centrale degli africani, elemento poco tecnico e spesso confusionario anche se autore di 3 reti (una su rigore).

GUINEA: I guineani non hanno fatto una grande figura, tra gli uomini di Mr Souleymane Camara. Gli unici ad emergere sono stati il veloce, intraprendente e propulsivo terzino destro Ibrahima Soumah (2001) dell’Horoya e la combattiva punta centrale Doss Soumah (2000).

MALI: I semifinalisti maliani, campioni d’Africa, guidati dal tecnico Jonas Komla, hanno confermato la crescita del movimento calcistico di appartenenza; contro la corazzata spagnola c’è sato poco da fare, ma comunque la spedizione in India può considerarsi ampiamente positiva. Tra i talenti che hanno attirato maggiormente l’attenzione c’è, senza ombra di dubbio, il tecnico ed elegante trequartista di origini maghrebine Salam Jiddou (2000) del Guidars, talento cristallino, in possesso di un notevole tiro dalla distanza e di una spiccata visione di gioco, già pronto per i vivai delle principali squadre europee. Da seguire con molta attenzione sono anche i due esterni offensivi: l’ala sinistra Djemoussa Traore (2000) dell’AS Bakaridjan, giocatore molto veloce, discretamente tecnico ma ancora da formare fisicamente, autore di ben 3 reti e l’ala destra Hadji Drame (2000) dello Yealen Olympique, anche lui andato a segno per 3 volte. In difesa da segnalare il terzino sinistro di spinta Ibrahiim Kane (2000), prospetto che fa della fase offensiva il pezzo forte del suo repertorio. Nel reparto di centrocampo meritano una particolare menzione i due dinamici e potenti centrocampisti centrali: Mamadou Samake (2000) dello Yeelen Olympique e il grintoso capitano Mohamed Camara (2000), vero leader della squadra, il cui cartellino è di proprietà del Real Bamako. Infine, in attacco non può non essere citato il centravanti dalle grandi doti da scattista, ma dalla tecnica ancora grezza, Lassana Ndiaye (2000) del Maputo, autore di 6 reti in altrettante partite.

NIGER: I nigerini sono stati i peggiori tra gli africani, “le gazzelle” del ct Ismaila Tiemoko non hanno palesato grandi mezzi tecnici; gli unici a far intravedere qualche potenzialità sono stati il capitano Nasser Mahamann (2000), in grado di giocare sia da difensore centrale che da mediano e il centrocampista centrale Rachid Soumana (2000) del Tudu Mighty Jets Accra, una formazione ghanese.

INDIA: La nazionale del Paese ospitante, come da pronostico, è stata subito eliminata dalla kermesse mondiale, ma i ragazzi del portoghese Luís Norton de Matos hanno comunque messo in mostra importanti passi in avanti, sia dal punto di vista tecnico che organizzativo. Sinceramente però, nessuno dei giocatori indiani è sembrato già una valida opzione per qualche club europeo, ma comunque, per onor di firma, va citato il centrocampista centrale Jeakson Singh Thaunaojam (2001) del Minerva Punjab, autore dell’unico gol indiano al mondiale.

IRAN: Il Team Melli (così è soprannominato l’Iran) ha confermato di essere un movimento calcistico in grande crescita, alcuni elementi sono sembrati già pronti per entrare a far parte di qualche vivaio di società europee. Tra i componenti della rosa del ct Abbas Chamanian, quello che ha maggiormente impressionato è stato indubbiamente il centrale dai capelli rossi Taha Shariati (2000) del Saipa, difensore centrale ben strutturato, abile nel gioco aereo e niente male in fase d’impostazione (ha anche realizzato un calcio di rigore). In attacco va annotato il nome della dinamica e veloce ala destra Younes Delfi (2000) dell’Esteghlal Khuzestan, mentre sulla linea mediana si sono messi in luce il capitano con compiti di regia e numero 10 sulle spalle, Mohammad Reza Ghobishavi (2000) del Sanat Naft e il centrocampista incursore Mohammad Sharifi, classe 2000 del Saipa.

IRAQ: Gli iracheni non hanno assolutamente fatto male, pur non essendo arrivati alla fase finale della competizione, hanno comunque superato il girone, evidenziando alcuni discreti elementi come il capocannoniere della Coppa d’Asia Under 17 Mohammed Dawood (2000) dell’Al-Naft Petrol, talento dotato di una valida tecnica e discrete capacità da contropiedista, il centrocampista centrale Mohamed Ali (2000) dell’Al-Nahda e il centravanti Ali Kareem (2000) dell’Amanat Baghdad.

GIAPPONE: Nella selezione del “Sol Levante”, guidata dal tecnico Yoshiro Moriyama, si è evidenziato un tasso qualitativo inferiore rispetto alle varie Under degli anni precedenti. Naturalmente non è mancata la solita buona organizzazione di squadra, ma al contempo si sono riproposti i soliti problemi fisici strutturali. Considerando tutta la rosa, pochi elementi raggiungevano i 180 cm e questo, in una competizione dove spesso si è giocato contro avversari ben strutturati fisicamente e su campi pesanti, si è pagato notevolmente. Tra i giapponesi vanno segnalati l’ala destra/seconda punta Keito Nakamura (2000) del Mitsubishi Yowa Jugend, autore di ben 4 reti, il “finto nove” stella della squadra ed ex Barcellona Takefusa Kubo (2001) del Tokio FC Jugend, giocatore minuto ma molto tecnico, il centrale di centrocampo Rei Hirakawa (2000) sempre del Tokio FC e l’esterno offensivo sinistro Taisei Miyashiro (2000) del Kawasaki Frontale che si è alternato con Soichiro Kozuki (2000) del Kyoto Sanga. Solo questi prospetti tra i nipponici ci sono sembrati degni di nota e potenzialmente validi in futuro per qualche squadra europea, ma sicuramente dovranno aumentare la loro massa muscolare, se vorranno reggere l’impatto con atleti molto più formati atleticamente.

COREA DEL NORD: La nazionale del ct Yong Su Kim non ha fatto una grande impressione e se proprio dobbiamo segnalare un paio di elementi, quelli che hanno palesato qualche qualità sono il numero 10 Kim Pom-Hyok (2000), seconda punta/trequartista del Pyongyang e il centrocampista centrale Paek Kwang-Min (2000).

INGHILTERRA: I “Giovani Leoni” del gallese Steve Cooper hanno migliorato quanto fatto all’europeo di categoria, prendendosi la rivincita in finale sulla Spagna, che li aveva battuti ai calci di rigore. I britannici hanno palesato la grande crescita del movimento calcistico giovanile inglese, miglioramenti che però vengono poco gratificati dai grandi club di Premier League, poco propensi a concedergli spazio in prima squadra. Sicuramente il giocatore che ha catturato di più l’attenzione per mezzi tecnici e personalità è l’ala sinistra ex Manchester City Jadon Sancho (2000), ora in forza al Borussia Dortmund, classico prospetto in grado di “fare la differenza”, con la sua abilità nell’uno contro uno abbinata ad una super velocità a cui si aggiunge anche un buon senso del gol. Altri ragazzi dal futuro assicurato sono il centrale del Chelsea Marc Guehi (2000) al quale si aggiungono il collega di reparto Jonathan Panzo (2000) sempre dei Blues, impiegato con discreto successo nel ruolo di terzino anche se il suo ruolo è quello di perno centrale di una difesa a 4 e il collega della corsia opposta, Steven Sessegnon (2000) del Fulham, fratello gemello del più noto Ryan. Sulla linea mediana inglese vanno seguiti con molto interesse nei prossimi anni, il regista George McEachran (2000) del Chelsea, talento elegante dotato di una visione di gioco periferica e di una buona tecnica di base, il dinamico Tashan Oakley-Boothe (2000) del Tottenham ed anche le due riserve, Conor Gallagher (2000) del Chelsea e Morgan Gibbs-White (2000) del Wolverhampton, entrambi ben dotati fisicamente ed abili in entrambe le fasi. Gibbs-White è stato un grande protagonista della finale, andando a segno per una volta e creando grande scompiglio nel reparto arretrato iberico grazie alle sue imprevedibili incursioni offensive. Sulla trequarti britannica c’era l’imbarazzo della scelta tra il titolare iniziale del ruolo Callum Hudson-Odoi (2000) del Chelsea (dirottato poi sulla fascia sinistra dopo la partenza di Sancho, richiamato dal Borussia), prospetto a volte imprendibile nell’uno contro uno e la “stellina” classe 2000 del Man. United Angel Gomes (cugino del laziale Nani), in possesso di grandi qualità tecniche e notevoli doti balistiche (è molto bravo sui calci piazzati). Sulla corsia di destra ha sciorinato numeri d’alta scuola il pupillo di Pep Guardiola al City, quel Phil Foden (2000), premiato con il Golden Ball per essere stato giocatore del mondiale, un talento che il tecnico catalano ha già più volte preso in considerazione per la prima squadra, in virtù della sua tecnica sopraffina abbinata a grinta e sapienza tattica. Infine, al centro dell’attacco, si è distinto Rhian Brewster (2000), capocannoniere del torneo con 8 gol in 6 partite, unico giocatore del Liverpool in tutta la rosa inglese, punta abile sui tiri da fermo, difficile da arginare in contropiede e “cecchino” quasi infallibile in area di rigore.

FRANCIA: I giovani “Galletti” hanno confermato quanto di buono si dice sul loro conto, purtroppo si sono trovati sulla loro strada la fortissima Spagna e per la formazione di Lionel Rouxel c’è stato poco da fare, uscendo sconfitta 2 a 1 nello contro diretto. Indubbiamente, molti dei prospetti francesi visti in questo mondiale potranno fare una grande carriera nei top team del Vecchio Continente; il primo nome che viene in mente è la punta centrale del Lione Amine Gouiri (2000), giocatore potente, tecnico e dal grande senso del gol, che ricorda molto da vicino il primo Benzema. Da monitorare sono anche il “tuttocampista” del PSG Yacine Adli (2000), un talento parigino in grado di giocare da esterno d’attacco, trequartista e regista, l’esterno offensivo destro Alexis Flips (2000) del Lille, la mezzala sinistra Mathis Picouleau (2000) del Rennes e il mediano e capitano Claudio Gomes (2000) del PSG. In difesa non è dispiaciuto il “gigantesco” (è alto 192 cm) centrale difensivo Oumar Solet (2000) dello Stade Laval, un prospetto che può essere un’occasione a buon mercato anche per le squadre italiane, visto il non prestigioso club di appartenenza. Nel ruolo di trequartista è emersa la classe sopraffina di Maxence Caqueret (2000) del Lione, elemento dalle movenze eleganti e dalla grande abilità nell’uno contro uno. Naturalmente non vanno dimenticati i due esterni offensivi, eccezionali nella capacità nel “saltare l’uomo”: il classe 2001 del Lione Willem Geubbels, prospetto che ha tutti i crismi per diventare un top player e Lenny Pintor (2000) del Brest, già seguito dai maggiori club di Premier League.

GERMANIA: I teutonici di Christian Wueck, pur non esprimendo un gioco spumeggiante e perdendo pesantemente per 4 a 0 nella fase a gironi contro l’Iran, si sono dovuti arrendere solo agli ultimi minuti contro un ottimo Brasile. La Germania, anche in questa occasione, ha comunque messo in luce molti elementi interessanti, uno su tutti il completo centravanti dell’Amburgo Jann-Fiete Arp (2000), già capocannoniere dell’europeo di categoria, il capitano tedesco si è confermato su alti livelli anche al mondiale indiano, mettendo a segno 5 gol (e 3 assist) in altrettante partite. Arp, appena tornato in patria si è subito fatto trovare pronto anche per la prima squadra, mettendo a segno un gol contro l’Hertha Berlino, rete però inutile a fini del risultato finale. Altri prospetti su cui puntare ad occhi chiusi sono il portiere Luca Plogmann (2000) del Werder Brema, il gigantesco centrale del Bayern Monaco, “clone” di Sule, Lukas Mai (2000), l’altro centrale difensivo Yann Bisseck (2000) del Colonia, giocatore molto simile a Ruediger (ma più lento), il mediano davanti alla difesa Sahverdi Cetin (2000) dell’Eintracht Francoforte e soprattutto Alexander Nitzl (2000) sempre del Bayern, elemento che fa della duttilità (può giocare si da terzino destro che da centrocampista centrale) e della buona tecnica i suoi punti di forza. Sulla trequarti ha mostrato la sua notevole tecnica di base e capacità nell’andare negli spazi, il talentino del Lipsia Elias Abouchabaka (2000), mentre sulla fascia destra ha imperversato l’imprevedibile e veloce ala destra di origini ghanesi John Yeboah (2000), di proprietà del Wolfsburg.

SPAGNA: Il movimento giovanile spagnolo ha dimostrato di non essersi fermato alla generazione dei vari Xavi e Iniesta; i campioni europei Under 17 in carica, guidati dal tecnico Santi Denia, hanno messo in luce alcuni talenti di cui sicuramente sentiremo parlare nei prossimi anni.
Il reparto arretrato ha mancato la prestazione nella finale, ma almeno 3 dei 4 elementi che formano la linea difensiva iberica sono da tenere in grande considerazione per il futuro. In primis i terzini del Barcellona Juan Miranda (2000), bravo tecnicamente, abile in fase di spinta e nel gioco aereo e Mateu Jaume (2000), moto perpetuo della fascia destra, velocissimo e qualitativamente molto valido. Al centro del pacchetto arretrato si è messo in mostra il prestante Victor Chust (2000), difensore completo, maturo, abile in entrambe le fasi. Sulla linea mediana si è messo il luce di dinamico Mohamed Moukhliss (2000) del Real Madrid, più semplicemente “Moha”, giocatore di origini marocchine, che abbina tanta corsa ad una discreta qualità di base. Sulla trequarti è stato grandissimo protagonista Cesar Gelabert (2000) del Real Madrid, prospetto longilineo dotato di tecnica notevole e di una spiccata visione di gioco, autore di 2 reti e ben 4 assist. Sulla fascia destra si è vista a tratti la classe dell’estrosa ala del Valencia Ferran Torres (2000) giocatore seguito dalla Juventus nel recente passato, ma “bloccato” dal suo club di appartenenza con una clausola di 25 milioni di euro. Nel ruolo di ala sinistra, ma impiegato anche in quello di mezzala, si è esibito il miglior giocatore della squadra spagnola, il blaugrana Sergio Gomes (2000), autore di 4 gol e 2 assist, elemento che ha incantato il pubblico locale con giocate d’alta scuola e con veri e propri “bolidi” dalla distanza (da vedere il gol al Mali). Al centro dell’attacco ha agito uno dei calciatori più attesi del torneo, il “puntero” del Barcellona e capitano, Abel Ruiz (2000), giocatore con uno score strabiliante con l’Under 17 (18 reti in 29 match), autore di 6 gol nel mondiale (ma poteva farne molti di più) e di alcune interessanti giocate.

TURCHIA: La selezione di Mr Mehmet Hacioglu ha disatteso le aspettative, non confermando quanto di buono fatto all’europeo di categoria. Gli unici elementi che hanno garantito un buon rendimento e doti da giocatore di livello assoluto sono stati il portiere Berke Ozer (2000) del Manchester City (ora parcheggiato in prestito all’Altinordu, club dove è cresciuto) e il centrocampista tuttofare Kerem Kegsin (2000) del Bucaspor, vero punto di forza della nazionale anatolica. Tra luci ed ombre è stato il rendimento del fantasista del Galatasaray Atalay Babacan (2000), giocatore dalla tecnica notevole ma ancora troppo discontinuo. Stesso discorso per Sefa Akgun (2000) del Trabzonspor e Yunus Akgun (2000) del Galatasaray, entrambi in fase calante rispetto all’europeo. Discorso diverso per Ahmed Kutucu (2000), assente nella kermesse continentale, il prospetto dello Schalke 04 ha comunque palesato delle qualità tecniche e fisiche che potrebbero presto portarlo alla ribalta nel grande calcio.

COSTA RICA: I costaricensi, allenati da Breansse Camacho, non hanno destato particolare impressione, poco qualitativi e fisici, l’unico giocatore che ha evidenziato dei numeri degni di nota è stato il regista Greivin Fonseca (2000) del Deportivo Saprissa.

HONDURAS: La nazionale centroamericana, guidata dal ct José Valladares, non ha colpito per evidenti qualità nel suo organico. L’unico prospetto che si è messo in luce è stato il jolly di centrocampo Luis Palma (2000) del Club Deportivo Social Vida, giocatore muscolare, ma in possesso anche di discrete doti balistiche oltre che di una “garra” fuori dalla norma.

MESSICO: La giovane selezione azteca di Mr Mario Arteaga ha decisamente deluso: solo un paio di talenti possono essere considerati futuribili per palcoscenici europei, in primis l’ala destra dall’educato piede mancino Diego Lainez (2000) del CF America, talvolta imprendibile quando parte in dribbling e la potente punta centrale Roberto de la Rosa (2000) del Pachuca, autore di due reti.

USA: Gli americani sono ormai all’altezza delle principali nazionali europee e sudamericane (almeno a livello giovanile). Il tecnico John Hackworth ha potuto contare su alcuni talenti veramente interessanti: primo fra tutti il figlio d’arte Tim Weah (2000) del PSG, ala destra tecnica, in possesso di un potente tiro e di una grande velocità di base. Nel reparto arretrato sono piaciuti molto i due eleganti e prestanti centrali James Sands (2000) del New York City e Chris Durkin (2000) del Richmond Kickers, entrambi abili in entrambe le fasi. Sulla mediana va segnalato il “motorino” della squadra, il brevilineo ambidestro Andrew Carleton (2000) dell’Atlanta United. Infine, nel centro del reparto avanzato si è confermato su ottimi livelli, mettendo a segno 3 reti ed un assist, il “puntero” dai capelli rossi Josh Sargent (2000) del St. Louis SGM, ma prossimo al trasferimento in Germania al Werder Brema.

NUOVA CALEDONIA: Cenerentola del torneo, alla prima esperienza in un mondiale di calcio, la Nuova Caledonia guidata dal tecnico Dominique Wacalie, non ha messo in mostra giocatori interessanti, da segnalare, ad onor di cronaca, le storiche reti di Jekob Jeno (2000) centrocampista e capitano di proprietà Auteuil-Dumbea e Sidri Wadenges (2000) difensore del Magenta.

NUOVA ZELANDA: I neozelandesi hanno fatto un “figurone” nel primo match contro la Turchia (pareggio per 1 a 1), ma poi si sono spenti strada facendo, venendo eliminati praticamente subito. Tra gli All Whites guidati da Mr Danny Hay, l’unico giocatore che ha palesato prospettive interessanti è stato il lungo centravanti Max Mata (2000) dell’Eastern Suburbs, una sorta di piccolo Luca Toni.

BRASILE: Il cammino della selezione verdeoro, campione sudamericano Under 17, si è fermato in simifinale nel match contro l’Inghilterra, partita che ha preceduto la finalina per il terzo posto vinta contro il Mali. La “Canarinha” guidata dal ct Carlos Amadeu ha mostrato un gioco a tratti spettacolare, mettendo in mostra dei talenti di cui sicuramente sentiremo parlare nei prossimi anni. Nella rosa brasiliana il giocatore più pronto e con qualità tecniche ampiamente al di sopra della media è stata l’ala destra (ma può giocare anche a sinistra) Paulinho (2000) del Vasco da Gama, talento puro, in possesso di una notevole tecnica abbinata a fisicità. Il talento “vasquinho” quando parte in progressione è talvolta inarrestabile ed anche da fuori area può essere temibilissimo con il suo potente tiro. Da seguire è anche il portiere del Cruzeiro Gabriel Brazão (2000), votato come migliore nel suo ruolo al termine del torneo. Altri elementi dal segnare sul taccuino sono: il terzino destro Wesley (2000) del Flamengo, il migliore nel suo ruolo, degno erede della prestigiosa dinastia degli esterni di spinta brasiliani e i due prestanti difensori centrali, il capitano Vitao (2000) del Palmeiras e Lucas Halter (2000) dell’Atlético Paranaense, entrambi hanno disputato un buon torneo, evidenziando discrete capacità in fase d’impostazione e nel gioco aereo. Nel ruolo di terzino sinistro ha palesato buone doti propulsive, il longilineo Weverson (2000) del São Paulo, apparso però veramente poco consistente in fase di copertura. Il reparto mediano del Brasile ha potuto contare sulle precise geometrie di Victor Bobsin (2000) del Gremio, giocatore poco appariscente, ma prezioso per “lavoro oscuro” e sul dinamismo e qualità tecnica di Marcos Antonio (2000) dell’Atlético Paranaense, un giocatore che sembra un vero è proprio clone del coetaneo e pari ruolo della Spagna, Moha. Sulla trequarti ha mostrato degli evidenti progressi, uno dei talentini verdeoro più publicizzati, il minuto numero 10 Alan Souza (2000), già seguito dai principali club europei. Alan ricorda in modo impressionante il portoghese del Manchester City Bernardo Silva.
L’attacco, orfano della “stella Vinicius” (super pagato la scorsa estate dal Real Madrid), oltre al già citato Paulinho, ha messo in luce le ottime qualità tecniche, fisiche e soprattutto realizzative del centravanti del Flamengo Lincoln (2000), un prospetto molto migliorato dall’ultimo Sub 17 e del classe 2001 del Santos Yuri Alberto, autore della rete del 2 a 0 nella finale per il terzo posto contro il Mali. Nel ruolo di ala destra, si è distino con 3 reti il prospetto del São Paulo Brenner (2000), elemento di qualità, dotato di un buon senso del gol e di una discreta abnegazione in fase di copertura.

CILE: La “Rojita” di Hernan Caputto non ha giocato un buon mondiale, rappresentando una delle maggiori delusioni della manifestazione. Pochi sono stati gli elementi in grado di mettersi in luce, tra questi possiamo citare: il capitano e difensore centrale dell’Universidd de Chile, Lucas Alarcón (2000), giocatore prestante ed anche affidabile in fase d’impostazione e il terzino sinistro Yerco Oyanedel (2000) dell’Universidad Católica, apparso però un po’ involuto rispetto al recente Sub 17.

COLOMBIA: I giovani “Cafeteros”, allenati dal “santone” Orlando Restrepo, hanno anche loro fatto dei passi indietro rispetto all’ultimo Sub 17, pochi sono stati i talenti in grado di confermare le loro qualità; tra questi si è indubbiamente distinto l’esterno offensivo Juan Peñaloza (2000) dell’Independiente Medellín, elemento molto abile tecnicamente e veloce con la palla al piede, autore di 3 reti ed un assist in 4 partite. A centrocampo il migliore per rendimento è stato Etilso Martínez (2000), centrocampista centrale con compiti di regia, di proprietà dell’Atlético Rio Negro Clube. Sulla trequarti ha fatto intravedere a sprazzi le sue doti il mancino Yadir Meneses (2000) dell’Envigado.

PARAGUAY: Per potenzialità la selezione Under 17 paraguayana poteva fare di più, in virtù di alcuni giocatori molto interessanti presenti nella rosa, alcuni dei quali colpevolmente poco utilizzati dal ct Gustavo Morinigo. Il KO per 5 a 0 contro gli USA, con conseguente eliminazione, resterà una macchia indelebile nel curriculum di Morinigo. Due in particolare gli elementi che potevano trovare più spazio: il regista Víctor Villasanti (2000) del Club Guaraní, già esordiente tra “i grandi” e il centrocampista offensivo/trequartista classe 2001, Giovanni Bogado del Club Libertad Asunción, talento cristallino anche lui con alle spalle già alcune presenze tra i pro. Elegante nelle movenze e in possesso di una visione di gioco periferica, Bogado ha anche segnato uno splendido gol su calcio piazzato. Più impiegato, ma non con una grandissima frequenza, è stato il fantasista della squadra, l’elemento più noto agli addetti ai lavori, il tecnico Julio Báez (2000) del Cerro Porteño, un ragazzino da seguire con attenzione nei prossimi mesi, essendo un bel mix di forza fisica e qualità di palleggio. A dare sostanza al centrocampo paraguayano c’era il “tuttocampista” Braian Ojeda (2000) dell’Olimpia Asunción, apparso però in calo di condizione atletica rispetto all’ultimo Sub 17. In difesa l’elemento che ha convinto più di tutti è stato il terzino destro, sempre di proprietà dell’Olimpia Asunción, Jesús Rolón (2000), abile più in fase di spinta che in copertura.

Prima classificata: Inghilterra
Seconda classificata: Spagna
Terzo classificato: Brasile
Quarto classificato: Mali

Miglior giocatore: Foden (Inghilterra)
Capocannoniere: Brewster (Inghilterra)
Miglior Portiere: Brazao (Brasile)

Qui puoi vedere la TOP 11 del mondiale Under 17

 

 

 

 

 

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