Intervista esclusiva WFS: Gabriele Basani, talento italiano classe 2001 del Milan

INFORMAZIONI: Gabriele Basani

Nome: Gabriele Basani
Ruolo: Terzino Sinistro
Data di nascita: 26/03/2001
Luogo di nascita: Treviglio
Altezza: 186 cm x 75 kg
Piede: Sinistro

Gabriele Basani, corsa e tecnica al servizio della squadra

Siamo lieti di inaugurare una nuova sezione della rivista, con una intervista ad uno dei terzini del 2001 più interessanti del panorama italiano, di scuola Milan e nel giro delle giovanili della nazionale azzurra: Gabriele Basani.

L’idea di mettere in risalto la voce diretta dei ragazzi mi è venuta sulla scorta degli insegnamenti di un certo Mino Favini, ossia colui che è universalmente riconosciuto come il Maestro degli osservatori italiani.

Favini, infatti, al di là della ricerca delle singole attitudini – per tutte, il comportamento con o senza palla, e la tecnica di base quale aspetto più immediato per “osservare” un talento, nella famosa locuzione dei sette gesti – ha sempre messo in evidenza le capacità caratteriali-comportamentali: cogliere il carattere e la personalità del calciatore, basandosi sull’osservazione di una partita/allenamento e contestualizzando quanto si osserva.

E quindi, muovendoci da queste premesse, ho pensato che una scheda tecnica può certamente essere utile per comprendere le singole attitudini, ma non sarà mai completa come una chiacchierata con il diretto interessato, anche per calibrarne la prospettiva, pure futura dello stesso.

E abbiamo scelto Gabriele Basani non a caso. Il talento di Treviglio è – a nostro giudizio – uno dei migliori interpreti, a livello giovanile, del ruolo di terzino, anzi, come si usa ormai dire nel lessico moderno, di esterno basso; ruolo che, come noto, negli ultimi anni ha subìto una evoluzione totale, stravolgendone compiti, strutture e peculiarità. Ruolo che, nel calcio degli half-space, e dell’ampiezza, è divenuto ormai determinante ed essenziale.

Tante sono, d’altra parte, le peculiarità tattiche del ruolo, ma molto spesso queste cambiano in funzione della guida tecnica: Guardiola, ad esempio, chiede ai terzini ((Dani Alves, Alaba, Delph su tutti) di venire dentro al campo per consolidare il possesso, invece che assalire solo il corridoio, in modo frontale; in Italia, invece, salvo eccezioni, le squadre stringono i terzini in funzione difensiva, vuoi per facilitare le marcature preventive (in fase di transizione negativa), vuoi per codificare una linea di difesa stretta anche nella semplice fase di non possesso.

Ora, nell’ultimo periodo, si tende ad avere esterni bassi d’assalto, molto bravi nella fase offensiva, abili nel creare ampiezza e fonti di gioco, non solo aerobicamente, ma anche tecnicamente. Klopp, Tuchel, Allegri (quest’anno), sono casi emblematici.

Si richiede, cioè, assalto offensivo, accettando il rischio di lacune difensive.
Del resto, va detto che le squadre di norma si difendono schermando i corridoi centrali e spingendo, con il pressing, il possesso avversario verso la linea laterale.

Avere quindi esterni in grado, con la creatività o la progressione in conduzione, di “bucare” lo schermo avversario e portare il possesso al centro della trequarti avversaria appare ormai essenziale.

E giocatori di questo tipo sono molto rari, ecco perché abbiamo iniziato dai giovani. Ecco perché, soprattutto, abbiamo individuato in Basani Gabriele uno dei migliori talenti, nella sua categoria, in grado di poter far parte, un giorno, di questa “novelle vague”, perché per arrivare a questi livelli non bastano i “piedi”, ma serve anche esplosività fisica, capacità di dribblare in spazi stretti, visione di gioco, associatività, resistenza e balistica.

Lascio, quindi, la parola a Gabriele, che ovviamente ringraziamo della disponibilità mostrataci.

Gabriele, che percorso hai fatto prima di arrivare al Milan? Hai dei ricordi particolari?
Ho iniziato a giocare a 5 anni nella scuola calcio all’oratorio di Treviglio, la Zanconti.
Successivamente ho fatto dei provini con Atalanta e Milan e a 7 anni sono passato al Milan.

Chi ti ha scoperto? Ricordi un episodio specifico del provino?
Ho fatto il mio primo provino all’Atalanta e quasi contemporaneamente al Milan, anche l’Inter aveva contattato la mia famiglia per fare un provino, ma non se ne fece niente perché l’impegno diventava troppo pesante.
All’Atalanta ricordo che mi ritrovai con tanti bambini anche più grandi di età di me, questo mi faceva sentire grande. Ricordo che non mi piaceva quando facevamo delle partitelle e spesso mi davano una maglia diversa dagli altri compagni e dicevo a mio papà che non volevo giocare perché la maglia non era dell’Atalanta.
Al Milan ricordo una cosa molto divertente, la prima volta che mi presentai avevo la zainetto della Zanconti con una spilla dell’Inter attaccata e l’allenatore che mi accolse, chiese il mio nome e mi disse che non risultavo tra i bambini che dovevano fare il provino…ci rimasi male, ma poi il tutto si concluse con una grande risata di tutti.

C’è una partita, in particolare, che ricordi nelle giovanili del Milan?
Ce ne sono tante in questi anni di permanenza nel settore giovanile, ma sicuramente la finale Scudetto Under 16 è stata quella ricorderò per sempre, sia per il risultato finale e il successo di squadra che per quello personale.

C’è un allenatore che ricordi con più affetto nella tua carriera? Perché?
Dal primo allenatore alla Zanconti e successivamente nei successivi 10 anni trascorsi nel settore giovanile del Milan, sino a quelli attuali, in generale tutti, mi hanno trasmesso qualche cosa del loro bagaglio tecnico e umano.
Se proprio devo fare dei nomi, ricordo con affetto Andrea Biffi e Massimiliano Sorgato, perchè mi accolsero quando ero ancora piccolo e mi insegnarono tante cose, calcistiche e morali, dandomi le basi per proseguire la mia esperienza nel Milan.

Hai vinto uno scudetto under 16, con il Milan, tra l’altro realizzando una rete importante, nella finalissima contro la Roma. Ci racconti brevemente l’annata e l’emozione di quella finale?
Ricordi indelebili, bellissimi. La stagione non era iniziata benissimo tra alti e bassi, eravamo un bel gruppo con buone qualità, dovevamo assimilare la metodologia che ci era proposta e metterla in pratica.
Riuscimmo ad entrare nelle final eight, e il calendario che ci si prospettava appariva proibitivo, ma forse proprio perché nessuno si aspettava nulla da noi, iniziammo a compattarci come gruppo, tirando fuori ognuno il meglio di se ed iniziando una cavalcata inarrestabile, partendo con la vittoria del Torneo internazionale Memorial Gusella e successivamente le finali nazionali eliminando con risultati anche roboanti, Juventus, Inter, Atalanta, Genova e in finale la Roma.
Sono arrivato alla finale caricato al massimo, non ero emozionato sentivo che potevamo fare bene. Vincemmo, feci un goal e due assist, ero felicissimo per aver raggiunto un traguardo che tutta la squadra voleva raggiungere.

Proviamo a fare un excursus sulla tua carriera nel Milan: puoi raccontarci la metodologia di lavoro nelle varie categorie, e se cambiano mano a mano che passavi alla successiva, oppure se il “progetto” tecnico è simile in ogni categoria. E soprattutto, venendo a te nello specifico, cosa ti chiedevano tatticamente i vari allenatori che hai avuto (fase offensiva, fase difensiva, associazione, tecnica)?
Sicuramente ogni annata trascorsa nel settore giovanile del Milan serve ad aggiungere sempre qualcosa in più al bagaglio personale di un ragazzo.
Nei primi anni dell’attività di base si prediligeva l’aspetto “ludico” dando la possibilità ad un bambino di esprimersi secondo le proprie caratteristiche e attitudini e di mettere in mostra il proprio talento.
Col passare degli anni, sino ad arrivare all’attività agonistica, ci si è avvicinati sempre più ad un progetto tecnico con una metodologia unica per tutte le categorie, con particolare attenzione agli aspetti tecnico-tattici, allo sviluppo fisico-atletico e mentale dei ragazzi, con lo scopo di formare giocatori pronti per affrontare la professione di calciatore.

Il ruolo degli esterni bassi, nel calcio moderno, è determinante, e con il tempo si è evoluto tantissimo. Da quanto abbiamo avuto modo di vedere, sei un terzino di spinta, molto bravo nella fase offensiva. Descrivici le tue caratteristiche principali. E dove, secondo te, devi migliorare.
Sono un esterno difensivo sinistro “moderno” più portato alla fase offensiva, ho una buona predisposizione alla corsa ed alla velocità in progressione, una buona tecnica, un buon tiro e un discreto fisico.
Devo e posso migliorare la parte ed i meccanismi difensivi, il gioco aereo, l’uso del piede destro…. ma anche tutto il resto di buono che ho.
Secondo me il terzino nel calcio moderno non ha più il solo compito di difendere, è diventato un protagonista più completo del gioco ed è per questo che amo questo ruolo.

Domanda d’obbligo: il tuo ruolo naturale è terzino sinistro, ma hai giocato in altre posizioni durante il tuo percorso nelle giovanili? Pensi che un domani ti evolverai in altri ruoli, magari avanzando il tuo raggio d’azione?
Quando sono arrivato al Milan avevo 7 anni e i primi anni non avevo un ruolo fisso, poi sono stato sempre impiegato come terzino di fascia sinistra e molto raramente a destra. Ho avuto anche un’esperienza da Centrale difensivo.
L’evoluzione di un calciatore della mia età è sempre possibile, io sono disponibile ad interpretare altri ruoli se si verificasse l’esigenza. Penso che ogni tipo di evoluzione possa rivelarsi utile sia a livello personale che per la società.

Come “gioco” hai dei modelli di riferimento? Credi di somigliare a qualcuno?
Non ho un riferimento preciso, ammiro i top player nel mio ruolo, guardando le loro partite, prendo spunti dalle loro giocate e dal loro muoversi in campo.

Hai avuto modo di allenarti con la prima squadra? Se si, raccontaci l’esperienza e come hai vissuto l’emozione di poter, comunque, giocare con tanti campioni.
Si l’ho avuta. E’ una grande opportunità ed esperienza, potersi allenare con dei campioni, dai quali puoi imparare tantissime cose.
E’ molto avvincente condividere un allenamento con un mondo che qualche hanno fa mi sembrava un sogno e che potevo ammirare solo alla televisione.

Sei stato un perno della nazionale, sia under 15 e sia under 16: puoi parlarci delle tue emozioni a vestire la casacca azzurra? E puoi dirci che ambiente hai trovato (metodologie di lavoro, ecc.)?
Sono state esperienze bellissime ovviamente perché la maglia azzurra ha un fascino unico, utile perché hai modo di confrontarti da vicino con ragazzi che giocano in altre realtà, inoltre ho appreso le loro metodologie, interfacciandole con le quelle del Milan
Nei due anni di ho maturato esperienze indimenticabili a livello internazionale che non potrò mai scordare, un sogno di ogni ragazzo.
L’ambiente è ottimo, i responsabili e addetti dei team che ho conosciuto sono tutti preparati e disponibili.
Il centro di Coverciano dove di norma si tengono i ritiri, offre tutto, impianti sportivi e servizi. Quando sono entrato la prima volta sono rimasto abbagliato dai quadri esposti dei grandi campioni che hanno fatto la storia del nostro calcio.

C’è un calciatore con cui vorresti giocare un giorno? Ed un allenatore? Se si, puoi descriverci le motivazioni?
Mi piacerebbe giocare con Icardi, mi piace il modo in cui interpreta il suo ruolo, sarebbe bello potergli fornire assist per i suoi goal.
Come allenatore mi piace Simeone, un allenatore che sa esaltare le doti dei singoli al servizio della squadra.

Hai un obiettivo specifico, a livello calcistico?
Il mio obbiettivo è di cercare di migliorarmi continuamente per diventare un giocatore completo in tutti i suoi aspetti, per raggiungere il massimo dei risultati che le mie potenzialità possono darmi.

Raggiunti i limiti di età, preferisci fare esperienza in categorie minori (serie B o altro) per giocare, oppure rimanere in A (rischiando eventualmente, almeno all’inizio, di fare panchina)?
E’ una domanda difficile a cui rispondere. Potessi scegliere, forse per i primi anni di carriera, preferirei giocare con continuità in una squadra di serie B e poi se il destino vorrà ….

C’è un talento nelle giovanili (in tutta Italia) sul quale scommetteresti ad occhi chiusi, e perché?
Ci sono tanti giocatori giovani bravi in Italia, molti di loro faranno bene e li vedremo in prima squadra di serie A e B.

Come ti porresti di fronte ad una eventuale offerta estera?
Preferirei rimanere in Italia, ma se non ci fossero sbocchi , non precluderei un’eventuale esperienza all’estero. Dipenderebbe dalla circostanza, dal tipo di offerta e chiaramente dalle garanzie a livello di prospettiva e qualità.

Segui il calcio estero? Quale in particolare?
Mi piace vedere i big match stranieri, in particolare la Premier League inglese, i grandi classici spagnoli ed ovviamente le coppe europee.

Ci parli del Gabriele ragazzo? Passioni, hobby, studio, amicizie.
Sono un ragazzo legato alla mia famiglia. Ho amici con i quali mi piace svagarmi e divertirmi nel poco tempo libero che mi rimane.
Mi piace la moda, la musica, i film e viaggiare, il tutto senza dimenticare la scuola….

Ultima domanda: il ruolo della tua famiglia rispetto alla tua carriera.
La mia famiglia ha un ruolo fondamentale nel mio percorso in quanto grazie a loro ho avuto la possibilità di sviluppare al meglio questa grande opportunità e sogno.
Sicuramente in questi anni è stata la mano in più a mio favore nell’esperienza calcistica e nella vita di tutti i giorni.
Spero un giorno di poter ripagare tutti gli sforzi fatti per dimostrare loro la mia gratitudine.

Noi di worldfootballscouting non possiamo far altro che augurare una splendida carriera a Gabriele. Abbiamo apprezzato molto la sua disponibilità, la sua serietà, ed anche la sua generosità. Prima che un calciatore, è un ragazzo con la testa sulle spalle, con la mentalità giusta e con l’umiltà di chi conosce i propri pregi e vuole migliorarli, ma soprattutto i propri difetti.
Riconoscerli per migliorarsi, sempre.
Ringraziamo in modo particolare, oltre al ragazzo, la sua famiglia che abbiamo avuto modo di conoscere ed apprezzare, unitamente al suo procuratore, Vincenzo Raiola, e in ultimo, ma certo non in ordine di importanza, l’A.C. Milan, nella persona del Responsabile del settore giovanile, sig. Mario Beretta, e dell’addetto stampa (Primavera), Ilaria Modanesi.

Christian Maraniello

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