Intervista esclusiva WFS: Antonio Candela, talento italiano classe 2000 del Genoa

ANTONIO CANDELA (terzino destro) – GENOA C.F.C. S.p.A. (Primavera)

Data di nascita: 27/04/2000
Luogo di nascita: La Spezia
Altezza: 182 cm

Come apertura voglio farvi leggere le parole pronunciate ieri dal mister genoano Carlo Sabatini, a margine della bella vittoria contro il Parma (3-2), nella semifinale del Viareggio Cup: “le due squadre hanno giocato, hanno costruito; credo sia giusto così a livello giovanile che le squadre giochino per produrre e creare”.
“Produrre e creare”, quale dispositivo di sentenza da far studiare nella facoltà di giurisprudenza del calcio.

Parto da questa combo ideologica, per presentare un altro prodotto del calcio italiano, che ho conosciuto personalmente in questi giorni, grazie alla cortese disponibilità della società di appartenenza, il Genoa, che recentemente l’ha acquistato dallo Spezia, e del suo Procuratore, Tommaso Biestro, con cui abbiamo organizzato una piacevole chiacchierata, culminata con l’intervista pubblicata oggi.

Quello che presentiamo, infatti, è un ragazzo già ben identificato nel panorama italiano, essendo ormai molto più che una semplice promessa: Antonio Candela è un talento del 2000 che da tempo sta dimostrando le proprie capacità in un ruolo, peraltro, ormai divenuto centrale nelle dinamiche e nelle moderne concezioni tattiche.

Partirei però dall’incipit di Biestro, che già di per sé identifica caratterialmente Antonio: “è un ragazzo speciale, a cui non piace parlare di sé, ma preferisce concentrare i suoi sforzi sul campo, nella partita e negli allenamenti; è sempre voglioso e determinato a migliorarsi, e lascia che siano gli addetti ai lavori a giudicarlo per quello che dimostra sul rettangolo di gioco”.

Noi lo stiamo seguendo da un po’, e siamo convinti che nel proprio ruolo è indiscutibilmente uno dei migliori interpreti a livello giovanile in Italia, e non solo.

Nota di merito certamente va sia allo Spezia che lo ha formato in tutti questi anni di apprendistato, ed al Grifone, che ha accolto il ragazzo, facendolo crescere ulteriormente.

E d’altra parte, una testimonianza diretta di come queste società stiano lavorando con attenzione a livello giovanile sono le numerose convocazioni dei propri ragazzi nelle varie nazionali.

Tornando a Candela, sulla evoluzione del ruolo di terzino negli anni si è scritto parecchio, ed al riguardo la letteratura è ormai vastissima, per cui non sta certo a noi doverla ripercorrere, tuttavia risulta centrale una breve analisi del concetto di “esterno basso” (come viene definito nella attuale nomenclatura), più che altro per poterne delimitare i contorni tecnici, calibrandoli sulle sue enormi potenzialità.

La dottrina che si è formata nel mondo del calcio teorico identifica, a seconda dei moduli di riferimento, i full-back quali terzini di una linea di difesa a quattro, ed i wing-back come i laterali di una linea di centrocampo a cinque, oppure di una fase difensiva a cinque.
I compiti e le strutture cambiano, chiaramente, a seconda dei moduli, però quel che preme sottolineare è che riteniamo importante partire dalle definizioni perché Antonio Candela racchiude in un unicum proteiforme quello che è il prototipo del terzino moderno: è sia full-back e sia wing-back nelle accezioni viste: può (e di fatto lo fa), ricoprire tutti i compiti dell’esterno in qualunque modulo proposto.

Dal punto di vista delle caratteristiche tecniche e fisiche, infatti, Antonio Candela possiede una notevole forza fisica abbinata ad una facilità di corsa, due piedi educati, forte personalità, ed una versatilità tattica che gli permette di possedere un bagaglio tattico già ben formato.

Come ci ha infatti raccontato lui stesso, da bambino giocava in ruoli più offensivi, ma allo Spezia hanno saputo vedere altro, e così c’è stata la svolta tattica abbassando la sua occupazione, e facendolo partire da dietro, così da liberare la sua progressione e le sue qualità tecniche, anche in campo aperto.

Attenzione alle qualità tecniche ed a come queste si sposino con le moderne concezioni di possesso verticale, non solo dal punto di vista offensivo, bensì anche per agevolare la prima fase di uscita. Avere terzini che sanno associarsi già al primo giro palla, per sfuggire al pressing avversario, è ormai essenziale. E Candela questi principi li ha ben presenti.

“Produrre e creare” dicevamo sopra. La citata combo non è mera faccenda semantica. E’ questione di filosofia di calcio. Di idee. E queste parole, proiettate sul talento di La Spezia, assumono un significato clericale.

Sorprende invero anche la sua capacità di conduzione palla con pulizia tecnica e senza perdere tempi di gioco, che gli permette, sovente, di non avere difficoltà a tenere il pallone sui piedi, così da consentirgli di analizzare le varie dinamiche di sviluppo gioco, con maggiore lucidità ed attenzione.

La faccenda non muta quando viene impiegato da mezzala, oppure da terzino sinistro. Parlavamo prima della sua duttilità: ebbene, in nazionale, come ha ricordato Antonio, spesso viene impiegato sulla catena opposta rispetto al suo ruolo naturale, ma questo trasloco non porta disconnessione. Non soffre assolutamente il cambio di riferimenti, perché è capace di reiterare le stesse cose che fa a destra.

Certamente Antonio Candela ha ampi margini di miglioramento. Ad esempio, le stesse doti fisiche e tecniche che emergono in fase offensiva incidono poi in quella difensiva. Lavorando meglio, ad esempio, sulla occupazione degli spazi contro l’avversario in 1 vs 1 in fase di anticipo, oppure sulle linee di passaggio, potrebbe dipingere intorno a sé una sorta di aura ecumenica, che lo differenzierebbe dagli altri specialisti.

Riteniamo comunque che, in generale, a livello tattico sia ancora da rifinire, anche se annusiamo istinti selvaggi per diventare dominante pure in copertura e marcatura secca, sebbene, al momento, questi fattori comprensibilmente, alle volte, pregiudicano posizione e scelte singole, data la giovanissima età.

Al di là dei pregi e dei difetti, Antonio Candela resta un esterno basso già formato, ed anzi, spingendoci oltre, potremmo dire che è quello che si definirebbe un progetto. Un prototipo. E l’impressione è che gli allenatori, ma soprattutto i modelli tattici che avrà intorno nei prossimi anni saranno decisivi per la sua carriera, sia a livello di club e sia a livello di nazionale.
Lasciamo a te la parola, caro Antonio.

Antonio, che percorso hai fatto prima di arrivare al Genoa? Hai dei ricordi particolari della tua infanzia?

Ho iniziato a giocare a calcio nel Canaletto, società storica di Spezia a cui sono molto legato e nella quale sono passati, tra gli altri, Buffon e Zaniolo; dopo qualche anno sono stato chiamato dallo Spezia Calcio, dove ho fatto tutta la trafila dei campionati “nazionali” fino al gennaio dello scorso anno, quando sono stato acquistato dal Genoa.

Chi ti ha scoperto? Ricordi un episodio specifico del provino?

Non ricordo specificatamente chi fu a vedermi, ma quando il Canaletto mi comunicò che mi voleva lo Spezia fu una soddisfazione immensa: stavo per andare a giocare nella squadra della mia città, cosa che mi rendeva veramente orgoglioso.

C’è un allenatore che ricordi con più affetto nella tua carriera? Perché?

Farei un torto a qualcuno se non li citassi tutti, dato che ho potuto apprendere da ognuno di essi qualcosa che mi è servito a crescere e migliorare, ma vorrei fare una citazione particolare per mister Pistone, il mio primo allenatore al Canaletto che purtroppo è venuto a mancare lo scorso anno e che ricordo con grande affetto.

Come abbiamo visto, calcisticamente ti sei formato nel settore giovanile dello Spezia, e proprio qui si può dire che è arrivata la svolta tattica, perché hai cominciato con decisione un percorso che ti ha portato poi, in via definitiva, a giocare sulla fascia. Ci puoi raccontare come è nata questa svolta?

Diciamo che quando ero piccolo giocavo in ruoli sicuramente più offensivi, poi con gli anni, crescendo e sopratutto passando a giocare ad 11, è stato deciso di spostarmi sulla fascia, per sfruttare la mia velocità. Devo dire che sin da subito mi sono trovato a mio agio.

Allo Spezia hai debuttato tra i professionisti, in Coppa Italia, nel 2017. Ci racconti l’emozione di quella partita?

Sicuramente è stato un momento bellissimo perche debuttavo con la maglia della squadra del mio cuore, giocando proprio nel mio stadio. Veramente un momento indimenticabile.

Le tue prestazioni non sono passate inosservate, e a gennaio dell’anno scorso il Genoa ti acquista. Puoi parlarci della metodologia di lavoro che hai trovato, e soprattutto quali sono le richieste tattiche dello staff tecnico (fase offensiva, fase difensiva, associazione, tecnica).

Intanto devo dire che per me è stato un grande onore sapere che una società prestigiosa come il Genoa era interessata a me. Ho trovato sin dal primo giorno un grande staff di allenatori, molto meticolosi e precisi che mi hanno fatto sentire a mio agio già dal primo allenamento.

Il tuo ruolo naturale è quello di terzino destro, ma sappiamo che hai giocato in tanti altre posizioni. Questa versatilità, peraltro agevolata anche dal fatto che sei bravo con entrambi i piedi, ti aiuta a migliorare il tuo approccio come esterno, ed in che modo? Pensi che un domani ti evolverai in altri ruoli, magari avanzando il tuo raggio d’azione?

Si, il mio ruolo naturale è quello di terzino destro, ma ho fatto all’occorrenza anche la mezzala e spesso sono utilizzato come terzino sinistro, dove peraltro è il ruolo in cui gioco, alle volte anche in nazionale. Devo ammettere che anche a sinistra mi trovo bene, perché so giocare con entrambi i piedi.

Hai avuto modo di allenarti con la prima squadra. Raccontaci l’esperienza in sé (i metodi di lavoro, gli insegnamenti, come ti aiutano i giocatori di esperienza) e come hai vissuto l’emozione di poter, comunque, giocare con tanti giocatori importanti.

Già allo Spezia mi allenavo spesso con la prima squadra, ma qui al Genoa la prima volta che sono entrato in spogliatoio ed ho visto e conosciuto giocatori che prima ammiravo e conoscevo solo tramite tv è stata una grande emozione. Ma come ti dicevo poco fa, fin dal primo giorno sono stato accolto come fosse una grande famiglia.

Stai facendo la trafila delle giovanili in Nazionale, ed ora in under 19: parlaci delle tue emozioni a vestire la casacca azzurra E se puoi dirci che ambiente hai trovato e trovi tutt’ora (metodologie di lavoro, ecc.)?

Sai, vestire la maglia azzurra è un grande onore e prestigio.
Sono entrato nel gruppo della nazionale in pianta stabile con la under 16 e fino ad oggi sono riuscito a mettere insieme quasi 50 presenze, togliendomi anche la grande soddisfazione di divenire vice campione Europeo, la scorsa estate in Finlandia, con la nazionale under 19.

Hai un obiettivo specifico, a livello calcistico?

Diciamo che l’obiettivo e di arrivare il più in alto possibile, cercando di dare sempre il massimo durante le partite e gli allenamenti.

C’è un talento nelle giovanili (in tutta Italia) sul quale scommetteresti ad occhi chiusi, e perché?

Non mi piace fare nomi perche ci sono veramente tanti ragazzi capaci e molto talentuosi nel calcio italiano, con cui ho avuto modo di confrontarmi in questi anni, però penso che il movimento italiano sia veramente molto florido, e sta crescendo tantissimo.

Segui il calcio estero? Quale in particolare?

Mi piace un po tutto il calcio in generale e sono appassionato soprattutto della serie A, ma se devo scegliere un campionato estero scelgo senza ombra di dubbio la Premier League.

Ci parli dell’Antonio ragazzo? Passioni, hobby, studio, amicizie.

Sono un ragazzo semplice, mi piace molto la musica e ho diversi amici sia nell’ ambito calcistico che extra. Attualmente sto frequentando la quinta superiore da privatista, scelta che ho dovuto fare dopo che mi sono trasferito a Genova. A Spezia, infatti, frequentavo il liceo scientifico “Pacinotti”.

Worldfootballscouting augura una splendida carriera ad Antonio.
Abbiamo davvero apprezzato molto la sua disponibilità e la sua serietà. Prima che un calciatore, è un ragazzo con la testa sulle spalle, con la mentalità giusta e con forza mentale.
Ringraziamo in modo particolare, oltre al ragazzo, il suo procuratore, Tommaso Biestro, nonchè la società Genoa C.F.C. S.p.A., nella persona del Responsabile attività comunicazione, Dr. Dino Storace, per la cortese autorizzazione.

A cura di Christian Maraniello

Antonio Candela

 

(Fonte foto: www.pianetagenoa1893.net)

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