Mateu Morey: talento spagnolo classe 2000

Mateu Morey

Mateu Morey

Mateu Jaume Morey Bauzà, più semplicemente Mateu Morey, terzino destro di grande qualità, potrebbe essere il prossimo grande talento blaugrana a lasciare “La Masia”, in quanto non ha ancora rinnovato il suo contratto che scade alla fine di questa stagione.

Bayern Monaco, Juventus, Real Madrid, Borussia Dortmund seguono da vicino gli sviluppi della vicenda, anche perché il Barcellona sta cercando di trattenere il ragazzo in tutti i modi. Prendere un talento come Morey a parametro 0, sarebbe un affare straordinario, è il classico “colpo” che fa le fortune di un direttore sportivo.

In caso di partenza, Morey non sarebbe un caso isolato in casa Barcellona, il suo addio si andrebbe ad aggiungere a quello del difensore Eric Garcia (passato al City), di Jordi Mboula (andato al Monaco) e a tanti altri giovani di talento che hanno lasciato la prestigiosa cantera catalana allettati sia da contratti più vantaggiosi, sia dalle maggiori possibilità d’impiego che possono trovare altrove.

Nato a Petra, un comune dell’isola di Maiorca, Mateu ha iniziato a giocare a calcio con la squadra della sua cittadina, l’UE Petra, in seguito è passato al CD Manacor, poi finalmente all’RCD Mallorca, venendo selezionato più volte anche per la rappresentativa delle Isole Baleari. Al Mallorca, nel 2015, è stato notato dagli scout del Real Madrid e del Barcellona, con quest’ultimi che in extremis sono riusciti a battere la concorrenza dello storico club rivale, proprio quando il ragazzo sembrava ormai indirizzato verso la “Casablanca”.

Il quell’anno il Barcellona aveva stabilito che il 90% dei ragazzi acquistati doveva essere di provenienza catalana e Mateu Morey è entrato a fa parte di quel restante 10 % di ragazzi non provenienti da quella zona. Lui, Guiem Romaguera, sempre dal Mallorca (2000) e Marc Baró (1999), che apparteneva a La Salle, sono stati i 3 balearici a trasferirsi a Barcellona in quella finestra estiva di mercato. In quella stagione il numero totale dei ragazzi provenienti dalle Baleari e presenti ne “La Masia” era salito a 8 (gli altri erano Joan Campins, Jordi Tur, Denis Otto, Monchu e Josep Jaume), una cifra considerevole, considerando che fin ad allora i grandi club non puntavano molto su quella zona della Spagna.

Al Barcellona, Mateu ha fatto subito vedere le sue indiscutibili qualità tecniche e di corsa, entrando a far parte delle selezioni giovanili iberiche. In particolare con l’Under 17 si è laureato campione d’Europa, disputando un torneo straordinario, risultando per distacco il migliore nel suo ruolo.

Successivamente, lo scorso novembre, Morey ha preso parte anche al mondiale di categoria in India, una manifestazione che ha visto la Spagna perdere in finale contro l’Inghilterra.

In questa stagione, Morey ha giocato la UEFA Youth League con l’Under 18 del Barça ed è stato stabilmente nella squadra Juvenil A Blaugrana dopo essere stato due anni in Juvenil B.

Caratteristiche tecniche e tattiche

Mateu Morey è il classico terzino destro di spinta, che privilegia nettamente la fase offensiva a quella difensiva.

Il suo appoggio alla manovra offensiva è sempre costante, dando un continuo sbocco al gioco sulla sua corsia di competenza.

Ha capacità aerobiche straordinarie, percorre incessantemente chilometri sulla sua fascia, facendosi trovare pronto sia in fase di assistenza, sia in quella di finalizzazione.

Mateu è un buon “crossatore” e conosce molto bene i tempi d’inserimento offensivi, non a caso nell’ultimo europeo di categoria ha realizzato ben 3 reti.

Ha un buon piede, dribbling, discrete capacità balistiche e notevole tecnica di base, mentre soffre nel gioco aereo (con i suoi 171 cm), nei duelli fisici e deve perfezionare la sua fase difensiva.

Il suo stile di gioco, molto propositivo, denota il suo carattere generoso, ma anche una forte personalità; nei momenti più importanti della partita, Morey non si nasconde, anzi è spesso uno dei trascinatori.

Tatticamente Morey viene utilizzato nel ruolo di terzino destro di una difesa a 4, ma può giocare anche da esterno di centrocampo, un po’ come ha fatto il suo connazionale Bernat sulla fascia opposta.

(Fonte foto: www. www.rac1.cat)

Rhian Brewster: talento inglese classe 2000

Rhian Brewster

Rhian Brewster

Rhian Brewster, centravanti classe 2000 del Liverpool, è stato autore di 3 gol all’ europeo Under 17 e capocannoniere, con 8 reti, del successivo mondiale di categoria vinto dall’Inghilterra (è stato premiato con il Golden Boot e la Bronze Ball). Il suo score con la selezione Under 17 dei “Giovani Leoni” è straordinario, con ben 20 realizzazioni in 23 partite.

Di padre inglese e madre turca, Brewster è nato a Chadwell Heath, una zona di Londra, ha frequentato la Chadwell Heath Primary School prima di unirsi alle accademie di calcio di Chadwell Heath e Shield. All’età di sette anni, è stato notato dagli scout del Chelsea, dell’Arsenal, del West Ham e del Charlton. Dopo qualche riflessione, Rhian ha optato per i Blues, società dove e cresciuto notevolmente sotto gli ordini del tecnico Michael Beale. Nell’Academy del Chelsea, Brewster è rimasto fino all’età di 14 anni, quando, nel 2015, ha deciso di passare ai rivali del Liverpool.

Rhian ha scelto il Liverpool su raccomandazione del suo ex tecnico Beale, che è riuscito anche a convincere il padre del ragazzo, dicendogli che avrebbe avuto più possibilità di arrivare in prima squadra nel club di Klopp.

I risultati con la formazione Under 18 sono stati subito buoni e così è passato rapidamente all’Under 23, dove ha segnato al suo debutto contro l’Ipswich Town, giocando sempre sotto età. Durante il periodo trascorso presso l’accademia dei Reds, Brewster è stato sottoposto a un regime di allenamento speciale che includeva sessioni individuali con l’ex ala del Liverpool e del Real Madrid, Steve McManaman.

Nell’ottobre e novembre 2016, il manager Jürgen Klopp lo ha convocato per la prima volta tra “i grandi” in occasione di alcune amichevoli e in una di queste, contro l’Accrington Stanley, Brewster ha realizzato una tripletta.

Sempre nella stessa stagione, il 23 aprile del 2017, Rhian è andato per la prima volta in panchina in Premier League, nel match contro il Crystal Palace, ma non è stato poi utilizzato da Klopp.

Anche in UEFA Youth League il rendimento di Brewster è stato buono, pur avendo segnato solo un gol in 4 presenze. Proprio in occasione della Champions League dei giovani, Rhian ha denunciato di aver subito delle offese razziste dal capitano dello Spartak Mosca, Leonid Mironov. L’UEFA ha aperto un’indagine, ma non sono state trovate delle prove sufficienti per intraprendere delle sanzioni contro il calciatore russo (l’Uefa in seguito ha ordinato allo Spartak di non assegnare 500 posti del loro stadio dell’accademia per la partita successiva e di mostrare uno striscione con scritto “Equal Game”).

Nel dicembre 2017, dopo il mondiale di categoria, Brewster ha rivelato in un’intervista a The Guardian, che il suo compagno di squadra, Morgan Gibbs-White, era stato vittima di offese razziali da parte di un collega spagnolo (sarebbe stato chiamato “scimmia”). In entrambi i casi non ci sono state sanzioni forti da parte dell’UEFA e questa cosa ha suscitato molta rabbia in Brewster, un ragazzo coraggioso e già molto maturo considerando la sua età, che per almeno 7 volte in un anno ha subito questo genere di offese.

Il Liverpool ha sempre sostenuto il ragazzo in questa “battaglia” contro il razzismo, uno dei proprietari del club, Mike Gordon, si è detto orgoglioso del comportamento del “suo” ragazzo. “I dirigenti mi hanno permesso di fare quell’intervista. Hanno detto che dovevo parlare con i miei genitori prima di fare qualsiasi cosa e vedere cosa pensano mia madre e mio padre. Mia madre e mio padre si sono innervositi perché non è la prima volta. Sono arrabbiati e non vogliono che continui a succedere. E sono arrabbiati perché non è stato fatto nulla al riguardo.”

Brewster racconta poi la sua versione dei fatti sul caso riguardante il giocatore russo: “Ero a terra e avevo la palla tra le mani. Uno dei loro giocatori ha iniziato a dire cose in russo al ref (all’arbitro). Ho detto: “È un fallo, amico, a cosa stai giocando?” Ero ancora seduto, poi il loro giocatore si è chinato su di me, fino alla mia faccia e ha detto: “Succhia il mio uccello, negro, negro!”

“Dopo l’offesa in campo, sono saltato in piedi e l’arbitro è arrivato di corsa perché evidentemente si è reso conto che qualcosa era stato detto. Lui [l’arbitro] mi ha detto che non poteva fare nulla perché non l’aveva sentito e “l’unica cosa che posso fare è segnalarlo”. Dissi: “Andiamo, allora – andiamo a riferirlo.” Ha iniziato a fare qualcos’altro e io ho detto: “No, ora”. Siamo andati dal quarto ufficiale e gliel’abbiamo detto. Ho detto a Steven [Gerrard] cosa era successo e abbiamo fatto una denuncia lì”. (tratto da theguardian.com)

L’inizio di quest’anno, dal punto di vista sportivo, non è stato fortunato per il “gioiello” del Liverpool: a gennaio è caduto male battendo la testa e perdendo i sensi durante il match U23 contro il City, poi ha avuto una distorsione con l’interessamento dei legamenti e a marzo ha dovuto subire un’operazione al ginocchio danneggiato nell’infortunio precedente.

Caratteristiche tecniche e tattiche

Brewster è una punta centrale completa, dotata di uno spiccato senso del gol, veloce e in possesso di un buon tiro dalla distanza (è molto bravo sui calci piazzati).

E’ un centravanti dinamico, che lotta su ogni pallone (in questo incarna molto lo spirito inglese), in grado di lavorare molto per i suoi compagni, creandogli dei varchi offensivi molto preziosi; ma allo stesso tempo, Brewster sa “mettersi in proprio”, attaccando gli spazi con grande tempestività ed incisività.

Eppure, a primo impatto, Rhian non cattura subito l’attenzione, sembra sgraziato, non è un giocatore molto elegante nelle movenze, ma sa comunque essere estremamente efficace quando si tratta di finalizzare.

La sua principale caratteristica è quella di farsi trovare sempre al posto giusto nel momento giusto; in area di rigore diventa quasi un cecchino infallibile.

Nel gioco aereo può sicuramente migliorare, la sua stazza (180 cm) non è quella tipica di un centravanti inglese e anche per questo, deve irrobustire la sua struttura muscolare.

Tatticamente, Brewster è perfetto per giocare al centro di un tridente offensivo, ma può anche essere impiegato in un 4-4-2 con al suo fianco un attaccante con caratteristiche complementari alle sue.

(Fonte foto: www.liverpoolfc.com )

Lars Lukas Mai: talento tedesco classe 2000

Lukas Mai

Lars Lukas Mai

Tradizionalmente i difensori di scuola tedesca si sono sempre distinti per la loro grande affidabilità tecnica, tattica e caratteriale; acquistare un difensore teutonico ha rappresentato quasi sempre un ottimo investimento.

Per Lars Lukas Mai l’affare sarebbe ancora più vantaggioso, in quanto il baluardo difensivo della formazione Under 19 del Bayern Monaco, non ha finora rinnovato il contratto con il club bavarese e quindi potrà liberarsi a parametro 0 nella prossima finestra estiva del calciomercato.

Su di lui si è mosso con grande anticipo il Borussia Dortmund, società sempre attenta a valorizzare i giovani talenti, che vorrebbe ripetere un’operazione stile Hummels, anche lui prodotto del vivaio dei campioni di Germania. In Italia pare si sia interessato a Mai il Milan del ds Mirabelli.

Nato a Dresda e cresciuto calcisticamente nella Dinamo, una delle squadre più rappresentative della ex Germania dell’Est, Mai, fin da piccolo, ha sempre vissuto una grande passione per il calcio. Il padre ha infatti fatto parte per anni del consiglio direttivo della Dinamo Dresda, mentre il fratello maggiore, Sebastian, anche lui difensore centrale (è addirittura 5 cm più alto di Lukas), ha sempre giocato in ambito dilettantistico e attualmente milita nel Preußen Münster.

Entrambi i fratelli hanno mosso i primi passi nel mondo del calcio nella Dinamo Dresda, ma Lukas ha sempre avuto qualcosa in più rispetto al suo “fratellone” e non a caso nell’estate del 2014 è stato ingaggiato dal Bayern Monaco che lo ha subito inserito nella squadra Under 16, nonostante fosse di 2 anni più piccolo rispetto ai suoi colleghi.

Lasciare Dresda per Mai non è stato facile, sia per il distacco dai cari, sia per il fatto che in Germania il vivaio del Bayern in quel momento non era considerato uno dei migliori: “E’ stato un passo incredibilmente importante. Ho sempre voluto giocare per il Bayern, erano (e sono tuttora) il club più grande e quando mi sono allenato per la prima volta a Säbener Strasse, stentavo a crederci. Il livello era molto più alto di prima a Dresda, ma la situazione è cambiata per il meglio al Bayern con la costruzione del campus nel nord della città, perché con l’inaugurazione del centro di allenamento giovanile, si sono registrate molte nuove possibilità in termini di accomodamento per i ragazzi e analisi dei corsi. Qui tutto viene automaticamente monitorato e analizzato”.

Continua entusiasta delle condizioni di allenamento nel campus il giovane Mai: “Era diverso rispetto Säbener Strasse, qui hanno anche installato barriere fotoelettriche nella sala da basket per poter persino misurare i dati.”

Mai a gennaio ha avuto anche la possibilità di allenarsi con la prima squadra, durante la tournée in Qatar: “È un po’ diverso quando ti è permesso allenarti al fianco dei campioni del mondo e della Champions League. All’inizio, nei primi giorni, ero un po’ timido, poi i giocatori più esperti sono venuti da me e mi hanno detto che non dovevo trattenermi, potevo essere sfacciato e impertinente”. (tratto da miasanrot.de)

In questa stagione Lukas ha militato nella squadra Under 19, della quale è capitano, fa parte della squadra regionale di Tim Walter e ha giocato a tempo pieno nella Regionalliga all’età di 17 anni.

Con le nazionali giovanili tedesche Mai ha un rapporto molto stretto, avendo fatto parte di tutte le selezioni dall’Under 15 fino all’Under 18. Con l’Under 17 teutonica ha disputato l’europeo di categoria e il mondiale in India, torneo nel quale si è distinto come uno dei migliori difensori.

Caratteristiche tecniche e tattiche

Lukas Mai è un difensore centrale dotato di un fisico imponente e di una buona tecnica di base che gli consente di effettuare con grande facilità dei lunghi lanci di precisione millimetrica.

Eun leader difensivo, trasferisce grande tranquillità a tutti i compagni di squadra.

E’ un difensore abbastanza completo, ha senso della posizione, è insuperabile nel gioco aereo e fortissimo nel duello corpo a corpo, ma ha anche una certa carenza in termini di velocità; se non riesce ad anticipare l’avversario, negli spazi ampi può soffrire notevolmente, come è normale che sia per un calciatore dalla mole così prestante.

Fisicità ed altezza che può sicuramente sfruttare meglio in occasione dei calci piazzati; infatti pur essendo un “gigante”, non segna molte reti quando si proietta in avanti sui corner e calci di punizione.

Tatticamente la sua posizione ideale è quella di centrale di destra di una difesa a 4, anche se talvolta è stato impiegato anche da mediano, in virtù della sua notevole abilità con i piedi. Una squadra che gioca con la difesa molto alta non è esattamente l’ideale per lui, mentre in una difesa più bassa o in una squadra che fa molto possesso palla, può trovarsi a suo agio.

(Fonte foto: www.ligainsider.de)

 

Victor Chust: talento spagnolo classe 2000

Victor Chust

Victor Chust

Victor Chust è stato uno dei migliori difensori centrali dell’ultimo mondiale Under 17 disputato lo scorso anno in India.

Il centrale del Real Madrid non è apparso mai in particolare difficoltà nell’arco di tutto il torneo (che ha visto la Spagna perdere la finale contro l’Inghilterra), nonostante il clima caldo e umido che ha condizionato le prestazioni di molti suoi colleghi.

Una prova, quella del mondiale, che si va a sommare a quella dell’europeo di categoria del maggio scorso, dove Chust è stato grande protagonista, realizzando in finale contro l’Inghilterra il rigore decisivo nella roulette dagli 11 metri.

Cresciuto calcisticamente nel Valencia, fu l’osservatore Waldo a scoprirlo all’età di soli 5 anni, quando l’allora direttore della scuola calcio era José Luis Martín Vila Chust. Quest’ultimo fu colui che cercò con tutte le forze di vincolare contrattualmente i talenti locali per evitare quello che era successo poco prima con Enric e Abel Ruiz, passati al Barcellona con conseguente danno economico e d’immagine per il Valencia.

Victor Chust in un primo momento aveva rifiutato l’offerta del Real Madrid, voleva vincere con il club della sua città, ma poi la proposta contrattuale del club valenciano non fu considerata all’altezza e così si è svincolato dai bianconeri nel 2012, con conseguente ingaggio del Real Madrid.

A Valdebebas, dall’età di 12 anni fino ad oggi, Victor ha vestito con profitto le maglie delle squadre Infantil, Cadete e ora quella della Juvenil A di Guti, con la quale è arrivato fino ai quarti della UEFA Youth League (sono stati eliminati dal Chelsea).

Il Valencia dopo essersi fatta sfuggire il talento locale, ha fatto un paio di offerte al Real per riportarlo a casa, ma a Chamartín puntano molto forte su di lui, a tal punto da essere considerato l’erede di Sergio Ramos e Varane.

Proprio il centrale della nazionale maggiore spagnola è il suo modello: “Fin da quando ero piccolo ho sempre ammirato Sergio Ramos, è uno dei migliori difensori del mondo, per non dire il migliore, è un riferimento in ogni senso, è qualcuno a cui puoi ispirarti, sono motivato ad incontrarlo.”

A Valencia Chust torna ogni fine settimana dopo le partite della sua squadra, in casa vive una sorta di derby madridista/valencianista con il padre Chimo e il fratello Mark, che milita nelle giovanili del club bianconero, entrambi tifosissimi dei Taronges. Ma Victor in realtà non ha mai rinnegato la sua fede calcistica per il Valencia, del quale è azionista, conosce alla perfezione la storia e appena può si reca al Mestalla a vedere la prima squadra.

In Spagna c’è qualche addetto ai lavori che lo vuole già in prima squadra, ma Victor essendo un ragazzo molto umile e con i piedi per terra ha affermato: “È vero che in Europa puntano sui giovani. Ma nel mio caso sono ancora molto giovane e ho una lunga strada da percorrere.” (tratto da superdeporte.es e elbernabeu.com)

Caratteristiche tecniche e tattiche

Victor Chust è un difensore forte fisicamente, molto bravo tecnicamente, in possesso di un lungo lancio preciso.

Può far ripartire l’azione con grande velocità sfruttando la sua notevole facilità di calcio.

Bravo nel gioco aereo e in marcatura, ha anche un buon passo, soprattutto nei primi metri è veramente difficile da superare.

Elegante nelle movenze, Chust gioca a testa alta con tranquillità, mostrando personalità ed autorità, palesando costantemente doti da leader.

Nella Spagna era lui a guidare la difesa, il suo compagno di reparto Hugo Guillamón (anche lui prodotto della cantera del Valencia) seguiva pedissequamente le indicazioni di Chust.

Tatticamente è il classico centrale di destra di una difesa a 4, quando la sua squadra deve organizzare la manovra, è frequente vederlo svolgere i compiti di regista difensivo, viste le sue notevoli capacità nel palleggio.

ANALISI FINALE

Punti di forza: Tecnica, gioco aereo, senso della posizione, leadership.
Punti di debolezza: Con la difesa alta va in difficoltà.
A chi assomiglia: Shkodran Mustafi
Valutazione: 3,5/5

(Fonte foto: www.as.com)

Juan Miranda: talento spagnolo classe 2000

Juan Miranda

Juan Miranda

Juan Miranda del Barcellona, è indubbiamente uno dei migliori terzini sinistri classe 2000 dell’intero panorama europeo. Nato a Olivares, una cittadina andalusa a 20 km da Siviglia, Juan ha iniziato a giocare nella categoria “prebenjamín” nella piccola società locale.

Quasi subito viene notato dagli osservatori del Betis, dove vi resta per 6 stagioni: due nella categoria “benjamín”, due in quella “alevín” e due in quella “infantil”, proclamandosi campione di Andalusia nella fascia “alevín” e vicecampione in quella “infantil”, dietro al Siviglia.

Con il Betis il suo rendimento è incredibilmente elevato, addirittura nell’ultima stagione con il club “verdiblanco”, diviene il secondo marcatore della squadra con ben 12 reti, alle spalle dell’attaccante Pedro.

Numeri che hanno attirato l’interesse dei maggiori club spagnoli, Real Madrid e Barcellona hanno cercato in tutti i modi di portare il ragazzo tra le proprie fila, ma alla fine l’hanno spuntata i catalani.

Decisivo è stato l’ottimo lavoro di convincimento nei confronti dei suoi genitori, Juan Jesus e Maria Dolores, dei dirigenti “blaugrana” Guillermo Amor e Alberto Puig. Al Betis già conoscevano da tempo le intenzioni del ragazzo di lasciare l’Andalusia, infatti, con buon anticipo, Miranda aveva avvertito correttamente José Tadeo, il suo allenatore nella formazione infantil A.

Al Barcellona, giocando 2 anni sotto età, è entrato a far parte della formazione Cadete B di Franc Artiga, dove dopo appena 2 mesi segna il suo primo gol (un tiro-cross) con la maglia catalana.

Il rendimento di Miranda, anche in un club più prestigioso e con pressioni maggiori, si conferma notevole e così diviene un punto fermo delle selezioni giovanili iberiche. Santi Denia, tecnico del’Under 17 delle giovani “Furie Rosse” non fa mai a meno di lui, schierandolo in tutti i diversi tornei nel ruolo di difensore esterno sinistro di una difesa a 4.

Curioso come è venuto a conoscenza della sua prima convocazione con l’U16 spagnola; Miranda era nella sua stanza, stava studiando con il compagno di squadra Angelo Bermejo, quando il classe 2001 del Barça, Nils Mortimer, leggendo la notizia sui social network, non esitò ad informarlo immediatamente, con grande stupore di Juan.

Non è un caso che l’idolo di Juan Miranda sia un certo Jordi Alba, titolare del suo stesso ruolo in prima squadra; un giocatore che per caratteristiche tecniche, ma soprattutto per capacità offensive, ricorda da vicino il talentino nativo di Olivares. (tratto da mundodeportivo.com)

Il 19 agosto dello scorso anno, Miranda ha fatto il suo debutto con la squadra B del Barcellona, nella partita vinta 2 a 1 fuori casa contro il Valladolid.

Recentemente ha segnato il suo primo gol tra i pro, il 27 gennaio 2018, realizzando la seconda marcatura nella vittoria per 3-0 in casa contro il Granada. Juan è anche uno dei punti di forza del Barcellona Under 19 che sta ben figurando in UEFA Youth League; i catalani sono giunti in semifinale anche grazie ai 4 assist dell’andaluso.

Miranda ha il contratto in scadenza nel giugno del 2019 e il Barcellona sta da tempo cercando di far rinnovare il ragazzo, sul quale si sono fiondate PSG e ancora il Real Madrid.

Caratteristiche tecniche e tattiche

Juan Miranda è un terzino sinistro che predilige la fase di spinta, un giocatore moderno che abbina una notevole fisicità ad una buona tecnica di base.

Spinge incessantemente sulla sua corsia di competenza, garantendo un appoggio costante alla manovra offensiva della sua squadra.

Tra i principali punti di forza del suo ampio repertorio, vanno assolutamente citati: il suo cross preciso, le capacità balistiche e la grande abilità nel gioco aereo.

Quando Miranda si proietta in avanti sui calci piazzati, le difese avversarie devono marcarlo con grande attenzione, perché oltre a sfruttare la sua altezza ed elevazione, ha anche una grande abilità nello smarcarsi.

Miranda ha una potente progressione palla al piede, spiccate capacità aerobiche e un fisico imponente (difficilmente perde un duello corpo a corpo), dote quest’ultima che potrebbe portarlo in futuro a giocare nel ruolo di difensore centrale.

Tatticamente, finora, Juan Miranda è stato impiegato con successo nel ruolo di terzino sinistro di una difesa a 4, ma come già detto precedentemente, in futuro potrebbe essere impiegato anche da difensore centrale di una difesa a 4 o ancora meglio a 3.

(Fonte foto: Instagram)

Angel Gomes: talento inglese classe 2000

Angel Gomes

Angel Gomes

Adilson Angel Abreu de Almeida Gomes, più semplicemente Angel Gomes (Abreu è il cognome materno, mentre Almeida Gomes è quello paterno), è stato il primo giocatore classe 2000 a debuttare in Premier League.

E’ successo il 21 maggio 2017, quando ha sostituito Wayne Rooney in una vittoria per 2-0 in casa del Crystal Palace. In tal modo, a 16 anni e 263 giorni, Gomes è diventato il giocatore più giovane a rappresentare il Manchester United dai tempi di Duncan Edwards nel 1953, così come il primo giocatore nato negli anni 2000 ad apparire nel massima divisione inglese.

Angel Gomes ha sempre vissuto a stretto contatto con il mondo del calcio, è figlio di Gil Gomes, ex nazionale portoghese under 21 di origine angolana ed è nato a Londra durante il periodo in cui suo padre era a Hendon. In seguito si è trasferito a Salford, nella Greater Manchester, quando suo padre passò al Salford City. L’ex ala del Manchester United, ora alla Lazio, Nani, è il padrino di Gomes. Non a caso, da piccolo, Gomes è stato fotografato sul campo di allenamento con Ronaldo e Nani. Proprio in virtù delle sue origini, Angel è in possesso di un triplo passaporto: inglese, portoghese e angolano.

Angel fa parte dello United dall’età di 6 anni, la sua escalation professionale è stata molto rapida, avendo giocato spesso sotto età; basti pensare che il suo esordio in Premier League è arrivato senza passare prima dalla squadra riserve, ma direttamente dall’Under 18.

Fin dai primi anni della sua pur breve carriera, Gomes ha ottenuto una serie di importanti riconoscimenti. Ha firmato il suo primo contratto giovanile a 13 anni, è stato aggregato sotto età ad una tournée in Slovacchia nel 2013. Ha giocato la prima partita con gli Under 18 dei Red Devils a solo 14 anni d’età, in un match di fine stagione.

Nel luglio 2015, Gomes è stato nominato Most Valuable Player alla Manchester United Premier Cup (un torneo dedicato all’ex categoria giovanissimi), nonostante la sua squadra abbia chiuso solamente al 12° posto.

Il 27 agosto 2016, Gomes è diventato il giocatore più giovane a segnare una tripletta per il Manchester United a livello di Academy dal 2001, nonostante abbia iniziato la partita in panchina. È diventato anche il terzo giocatore più giovane a raggiungere questa impresa (dell’hattrick) nella storia del club, a 15 anni, 11 mesi e 29 giorni.

Nel maggio del 2017 Gomes è diventato il più giovane vincitore del premio Jimmy Murphy come miglior giocatore dell’anno, avendo segnato 12 gol in 19 presenze tra gli Under 18.

Il giorno seguente, si è allenato con la prima squadra in vista di una possibile inclusione nella prima squadra per la partita di Premier League. Un antipasto dell’esordio tra i pro che come già accennato gli è stato concesso da Mourinho il 21 maggio dello scorso anno. In occasione del debutto, Gomes ha usufruito di alcune circostanze fortunate per lui, come i numerosi giocatori “risparmiati” dallo “Special One” in vista della finale di Europa League contro l’Ajax.

Lo scorso dicembre i dirigenti del Man Utd sono riusciti a blindare il ragazzo, che alla fine di quest’anno si sarebbe potuto liberare a parametro 0. Molti i club che si erano fatti avanti con l’entourage del ragazzo, reduce anche dalle buone prestazioni con l’Under 17 (sia all’europeo che al mondiale) e Under 18 (formazione della quale è anche capitano). Juventus, Barcellona e Borussia Dortmund, hanno spinto lo United ad offrire un oneroso contratto al ragazzo pur di trattenerlo.

I Red Devils sono stati costretti a dare a Gomes fino a 17.000 sterline a settimana, che possono arrivare a £ 25.000 a settimana con bonus vari, cifre che neanche Rushford ha guadagnato alla sua età.

“Il club ha speso un sacco di soldi per Angel pur di tenerlo qui. Ha anche offerto una serie di bonus e incentivi. Sono un sacco di soldi per questo club. Non ci piace dare troppi soldi troppo presto ai nostri giovani, è un affare infernale per il giovane”, sono state le dichiarazioni dei dirigenti del club di Manchester, che a costo di non perderlo hanno dovuto mettere mani al portafoglio.

“Il Manchester United è sempre stato una grande parte della mia vita. Sono stato con il club dall’età di sei anni ed è stato un momento di orgoglio per me quando ho fatto il mio debutto in prima squadra. Questo club è famoso per dare ai giocatori cresciuti in casa l’opportunità di progredire nella prima squadra. Questo è stato un fattore importante per farmi firmare il mio primo contratto professionale in questo fantastico club. Sono ancora giovane, ma non vedo l’ora di continuare il mio sviluppo con l’aiuto dello staff tecnico”, sono state le parole di Gomes dopo l’ufficializzazione della preziosa firma.

Il responsabile dell’Academy dei Red Devils, Nicky Butt, si esprime così sul ragazzo: “Prima di tutto, è uno dei nostri ragazzi e uno che abbiamo qui già da un po’ di tempo, è un giovane di grande talento. Fargli un contratto a lungo termine è davvero positivo per il nostro club e mostra solo la direzione in cui ci stiamo muovendo all’interno dell’Academy. Ha un grande futuro, ma ha ancora molta strada da fare. È un ragazzo brillante e sa di avere molta strada da fare per stabilirsi in prima squadra. Ha bisogno di entrare nelle riserve, stabilirsi lì, diventare un giocatore dominante a livello di squadra riserve, prima di salire di livello. Alcuni calciatori vanno dritti nella prima squadra come Marcus [Rashford] e altri giocatori trascorrono tre o quattro anni nelle Riserve come Tom Cleverley. Alcuni sono più maturi di altri, alcuni lo sono a 16 anni e altri a 23, quindi è difficile tracciare un profilo di un percorso che sia valido per qualsiasi ragazzo.”

Caratteristiche tecniche e tattiche

Angel Gomes è un trequartista brevilineo, veloce, tecnico ed in possesso di un grande tiro dalla distanza; su calcio di punizione è una sorta di “cecchino”. Da vedere il suo primo gol contro il Cile ai mondiali Under 17.

E’ un elemento in grado di fare la differenza, superando più uomini in dribbling o inventando un assist illuminante.

Danny Webber, tecnico della United Academy, ha detto: “Gomes è ancora molto piccolo, ma vede il gioco qualche secondo prima degli altri. Angel è come Paul Scholes, può dettare il gioco con la sua intelligenza”, un paragone importante che si va ad aggiungere a quello con Ronaldinho.

Proprio come l’asso brasiliano, Gomes ha nell’uno contro uno e nella creatività i pezzi forti del suo repertorio. Sa essere freddo e cinico davanti al portiere avversario, nonostante il suo stile di gioco lo porti ad agire sulla trequarti.

Fisicamente deve irrobustire la sua struttura fisica per essere più competitivo nei duelli corpo a corpo, mentre nel gioco aereo è palesemente carente, vista la sua non elevata altezza.

Tatticamente è perfetto per svolgere il ruolo di trequartista di un 4-2-3-1, ma non è escluso che in futuro potrà ricoprire il ruolo di mezzala o regista davanti alla difesa, soprattutto in una squadra che fa molto possesso palla.

(Fonte foto: www.givemesport.com)

Juan Sebastian Peñaloza: talento colombiano classe 2000

Juan Sebastian Penaloza

Juan Sebastián Peñaloza

La storia di Juan Sebastián Peñaloza sembra essere tratta da un romanzo sudamericano, una vita quella del miglior giocatore classe 2000 della Colombia, segnata dalla povertà e dalle sofferenze.

Nato Quibdó, fu partorito in casa dalla madre, tra gli asciugamani e due secchi di acqua tiepida; Luz Helena, mamma del ragazzo, ha praticamente cresciuto da sola Juan, lo dimostra anche la registrazione del nome del figlio all’anagrafe, che doveva essere Juan Sebastián Rodríguez Peñaloza, ma poi il cognome paterno è scomparso, c’è chi dice a causa di un errore del notaio comunale, probabilmente invece è stata una scelta voluta.

Juan si trasferì a Medellin all’età di 4 mesi con i genitori e i tre fratelli, si stabilirono nel “barrio” Mirador de Calasanz (il 13° distretto di Medellín), non fu una scelta, ma fu l’unica opzione. Un quartiere dove la violenza intimidisce, genera nostalgia e produce silenzio. Qui ha imparato a giocare a calcio sul campo di Blanquizal, un pezzo di terreno con la sabbia che, a quel tempo, con le forti piogge, si trasformava in una grande pozzanghera di fango.

Juan dopo scuola (frequentava la Camilo Mora Carrasquilla) andava sempre a giocare a pallone fino a tarda sera, inseguendo il sogno di diventare un calciatore. Spesso la madre, molto arrabbiata per i ritardi del ragazzino, doveva andarlo a riprendere al campo (anche per portarlo al sicuro) e non di rado era costretta a metterlo in punizione. “Non colpirmi ai piedi che altrimenti non posso più giocare. Castigami, sì, ma non colpirmi ai piedi “, diceva sempre Juan alla mamma pronta a punirlo, consapevole il ragazzino della sua mancanza e disposto ad assumersi le conseguenze.

Un giorno, mentre era a letto, arrivò da lui la madre disperata ed in lacrime, era il 27 febbraio del 2013, il fratello maggiore, Walter di 16 anni, era stato ucciso. Da quello che si può sapere, pare che il fratello, andando a trovare la fidanzata con un amico, passò per una zona “off limits”, inaccessibile per un sedicenne. Ancora oggi non si conosce bene il motivo dell’assassinio e chi è stato l’esecutore del reato.

“Ha attraversato un confine invisibile”, la voce che si diffuse nel quartiere. Il dolore fu così duro, che per diversi mesi, Juan Sebastián indossò le cuffie del telefono cellulare che sua madre gli aveva dato per ascoltare la musica composta da suo fratello. Perché, mentre Juan realizzava gol, Wálter improvvisava, inventava e si divertiva con la rima delle parole, creava una sorta di rap che gli dava molta soddisfazione.

Dopo questo triste evento, Juan Sebastián non fu più lo stesso, iniziò seriamente ad avere paura del contesto dove si trovava, ricordava le continue raccomandazioni che la madre faceva a lui e ai suoi fratelli. “Dove vai così, non arrivare in ritardo a casa, vedi quello che è successo a tuo fratello per non aver preso in considerazione le raccomandazioni!”

Dopo quella volta Juan disobbedì solo quando andò a comprare la torta per il suo 14esimo compleanno, che però portò a casa, mangiandola in compagnia dei cari. “La vita lo ha colpito, ci ha colpiti, ma abbiamo cercato di andare avanti”, dice Luz Helena quando si riferisce a quella zona della città dove gli uomini hanno il potere e le donne, il carattere.

Fortunatamente le cose sono migliorate, sia nel quartiere, che è diventato un po’ più vivibile, sia, soprattutto, in famiglia. Infatti Juan è entrato a far parte, nel ruolo di ala destra, dell’Independiente Medellín (la squadra per cui tifava il fratello, Juan tifa invece per il Naciònal), dove rappresenta senza dubbio il fiore all’occhiello dell’intero settore giovanile, a tal punto da diventare la “stella” delle varie selezioni nazionali dei “Cafeteros”.

Nell’ultimo Sudamericano Sub 17, ha messo ha segno 3 reti in 9 presenze, mentre nel successivo mondiale di categoria, disputato lo scorso anno in India, Peñaloza è stato il miglior marcatore della squadra con 3 reti in 4 gettoni di presenza.

Ogni volta che segna Juan dedica il gol al fratello, mantenendo la promessa fatta davanti alla sua tomba, che se un giorno fosse diventato professionista o meno, i suoi gol sarebbero stati dedicati a lui. (tratto da Caracol Radio)

“Sebastián è un ragazzo che, nonostante le difficoltà che ha vissuto come famiglia e nella sua comunità, si distingue per i suoi valori. È intelligente, ha una buona testa e sa quello che vuole. Il calcio e lo studio sono le sue priorità”, così lo descrive Alejandro Restrepo, allenatore del club antioqueño dell’Estudiantil, dove Peñaloza ha giocato (e vinto molto) prima di trasferirsi all’Indipendente dopo l’ultimo Sub 17.

“Il calcio lo rafforza, gli impedisce di smettere di lottare per raggiungere i suoi obiettivi”, continua orgoglioso del “suo” ragazzo, Alejandro Restrepo (da non confondere con Orlando Restrepo, selezionatore della nazionale Sub 17 colombiana). (tratto da elespectador.com)

Caratteristiche tecniche e tattiche

Juan Sebastián Peñaloza è principalmente un’ala destra (anche se nel club di appartenenza è stato impiegato anche da punta centrale), molto veloce, “esplosiva”, reattiva, abile nell’uno contro uno ed in possesso di buone capacità balistiche e senso del gol; sa rendersi spesso pericoloso con conclusioni dalla media-lunga distanza.

E’ un elemento in grado di fare la differenza sulla sua corsia di competenza, puntando frequentemente in dribbling i suoi dirimpettai, facendosi trovare pronto nel momento della finalizzazione.

Conosce i movimenti giusti per sorprendere alle spalle i difensori avversari e in campo aperto è quasi immarcabile con le sue prepotenti accelerazioni palla al piede.

Mostra già una certa maturità nel gestire il suo ruolo in campo, come ci tiene a dire il suo ex tecnico Alejandro Restrepo: “Cura bene entrambe le fasi. E’ bravo nell’uno contro uno e fa anche un sacco di gol, ma non per questo non s’impegna nelle coperture”.

Fisicamente massiccio, resiste bene ai contrasti, anche in virtù del suo baricentro basso. Non è molto alto, ma nonostante questo si fa rispettare nel gioco aereo, grazie alla sua notevole elevazione.

Tatticamente è perfetto per svolgere l’esterno offensivo di un 4-2-3-1, ma anche l’ala destra di un 4-3-3, posizione che gli consente di accentrarsi ed andare al tiro con il piede mancino (anche con il destro non è poi così male).

(Fonte foto: www. colombia.as.com)

Wesley: talento brasiliano classe 2000

Wesley

Wesley

Nel Brasile Under 17, campione sudamericano di categoria, si sono messi in evidenza alcuni elementi molto interessanti, oltre al trio d’attacco, Vinicius Jr, Lincoln e Paulinho, ha destato un’ottima impressione il terzino destro del Flamengo, Wesley David de Oliveira Andrade, più semplicemente Wesley.

Nato a Retirolândia, un comune nello Stato di Bahia, Wesley ha lasciato la sua terra per trasferirsi giovanissimo a Rio de Janeiro, dove è entrato a far parte del prestigioso vivaio del Flamengo.

Nel suo club ha vinto quasi tutto a livello giovanile, tra “Copinhe” e tornei internazionali, attirando conseguentemente l’attenzione degli osservatori delle nazionali giovanili verdeoro.

La generazione classe 2000 del Flamengo rimarrà sicuramente nella storia, vista la numerosa presenza di giocatori di qualità nella rosa, basti pensare che Lincon, la riserva in di Wesley in nazionale, è anch’esso un giocatore del club carioca.

Soprannominato “Gasolina”, per la sua velocità e grande corsa, Wesley è il tipico ragazzo brasiliano, solare, amante della musica e della danza, ama trascorrere il tempo con gli amici giocando ore alla playstation.

Il suo idolo non poteva non essere il terzino del PSG, Dani Alves, che oltre a condividere il suo stesso ruolo sul campo, ne condivide anche la provenienza geografica. L’ex Juventus è infatti baiano di Juazeiro.

Caratteristiche tecniche e tattiche

Wesley è il classico terzino di spinta di stampo brasiliano, bravissimo quando attacca, un po’ meno quando si tratta di difendere.

Ha una notevole tecnica di base, è velocissimo, crossa molto bene, ma soprattutto ha capacità aerobiche inesauribili. A volte si ha l’impressione che in campo ci sia un suo gemello, in quanto riesce molto rapidamente a ribaltare l’azione da difensiva a offensiva, facendosi trovare pronto nell’area avversaria anche in fase di finalizzazione. Wesley è praticamente un’ala destra aggiunta.

Ha un buon tocco di palla, un discreto tiro (è anche rigorista) un notevole dribbling sia nello stretto che negli spazi ampi, dove diventa molto difficile da fermare.

Fisicamente normolineo, non è molto abile nel gioco aereo. Anche la sua struttura fisica va rinforzata un po’ (soffre nei duelli corpo a corpo), come anche va migliorata la fase difensiva.

Tatticamente il suo ruolo è quello di terzino destro; in qualsiasi difesa a 4 si trova a suo agio, ma certamente davanti a lui ha bisogno di una mezzala che lo “copra” nelle sue frequenti incursioni offensive.

(Fonte foto: www.retironoticias.com.br)

Timothy Weah: talento statunitense classe 2000

Timothy Weah

Timothy Weah

Nel mondo del calcio, è sempre difficile portare sulle spalle della propria maglia il cognome che apparteneva ad un grande del passato, soprattutto se si ha una discendenza diretta.

I figli d’arte, infatti, hanno sempre avuto questa “spada di Damocle”, il cui peso ereditato, gravato dalle aspettative dei tifosi, diventa talvolta soffocante per la crescita del talento.

Questa sorta di sortilegio, sembra per il momento, non aver colpito Timothy Weah (differentemente dal fratello maggiore, George Weah Jr, ormai senza squadra), erede del grande George, “Pallone d’Oro” e centravanti fantastico di Milan e PSG (ed ora anche presidente della Liberia).

Timothy è il terzo figlio del campione liberiano, nato a New York City (papà George acquistò una casa a New York, dove conobbe Clar, mamma di Tim), ha iniziato a giocare a calcio nei New York Red Bull, in seguito fece un provino con il Chelsea che andò subito a buon fine, ma il giovane centravanti dal triplo passaporto (statunitense, liberiano e francese), optò per il PSG nell’estate del 2014.

“Ho sempre avuto un’attrazione per la Francia e per questa società, il Paris Saint Germain è la mia squadra preferita. Conoscevo la bontà del suo centro di formazione e poter vedere da vicino Ibrahimovic, Lucas e David Luiz è una cosa bellissima”, ha affermato il ragazzo dopo il tesseramento con il club transalpino.

All’inizio c’è voluto qualche mese per vederlo in campo in partite ufficiali, a causa di problemi burocratici, ma poi il ragazzo, appena ha avuto l’occasione, ha palesato le sue indubbie qualità.

Con il club parigino, Weah Jr ha subito dimostrato di avere doti fisiche e tecniche fuori dal comune e non a caso è stato inserito nel gruppo dei classe 99, lui che è solamente un 2000.

Dopo aver realizzato una tripletta al suo esordio nel campionato di categoria con i ragazzini francesi, anche all’Al Kass International Cup (vinta dall’Aspire), prestigiosa competizione dedicata alla nostra corrispondente categoria allievi, Timothy ha immediatamente lasciato il segno, mettendo a segno una cinquina contro i cinesi dello Shanghai Shenhua, una prestazione che ha attirato l’attenzione di tutti i media internazionali. Il “piccolo Weah” ha segnato tutte reti di pregevoli fattura: di opportunismo, di potenza, di tecnica e persino di tacco.

Timothy in ogni intervista ripete sempre questa frase: “Vorrei seguire le orme di mio padre, ma farmi conoscere come Timothy Weah e non il figlio di George” e se questi sono i primi segnali, il suo obiettivo non è poi così tanto lontano.

D’altronde i responsabili del settore giovanile transalpino, hanno sempre puntato fortemente sul nazionale giovanile statunitense (ma vorrebbe vestire i colori della nazionale francese); Timothy è stato definito una sorta di fenomeno, il degno successore di Jean-Kevin Augustin (ora al Lipsia) ed Odsonne Edouard (ora ai Celtic di Glasgow), due centravanti scuola PSG, che in passato hanno lasciato il segno in prima squadra (il primo) e nelle competizioni giovanili internazionali (Edouard è stato il capocannoniere del penultimo europeo Under 17).

“Non lo dico perché è mio figlio, ma Timothy ha grandi qualità: è veloce, ha il fiuto del gol, legge il gioco e rispetta le indicazioni dell’allenatore. Non credo gli pesi il cognome che porta, conosce la mia carriera. E poi gli dico sempre che il talento non basta. Per sfondare bisogna lavorare duro”, queste le parole di papà George. (tratto da Le Parisien)

Ed effettivamente Timothy ha lavorato duro, imponendosi dapprima nel settore giovanile del club parigino (in particolar modo con l’Under 19 in UYL), poi con le diverse selezioni statunitensi. Con la nazionale americana, Weah ha partecipato al recente mondiale Under 17 disputato in India, dove ha segnato una splendida tripletta contro il Paraguay; la prima registrata da un giocatore della nazionale maschile statunitense a qualsiasi livello durante le fasi ad eliminazione diretta di una Coppa del mondo e la quinta assoluta di qualsiasi giocatore americano in Coppa del Mondo.

Recentemente Weah Jr è riuscito a debuttare in Ligue 1, in occasione della partita contro il Troyes del 3 marzo scorso, subentrando a 12 minuti dalla fine del match (ha anche “sfiorato” il gol). Weah si è poi ripetuto nella partita successiva, nel match contro Metz (un netto 5 a 0 per i parigini), giocando questa volta qualche minuto in più.

Nello scorso anno, Timothy Weah è stato inserito dal popolare “The Guardian” nella lista dei migliori talenti classe 2000 del mondo, un riconoscimento che in passato ha visto protagonisti giocatori che poi si sono affermati a livello internazionale.

Caratteristiche tecniche e tattiche

Timothy Weah è un attaccante rapido, forte fisicamente (è alto 185 cm), potente, con un innato senso del gol e bravo a mettersi al servizio della squadra, svolgendo bene sia il gioco di sponda, tipico dell’attaccante di manovra, sia quello di finalizzazione, da vero bomber moderno.

Tecnicamente dotato, forte nel gioco aereo, abile nel dribbling, soprattutto negli spazi larghi, non è un giocatore facile da marcare, in quanto la sua completezza in ogni fondamentale, lo rende veramente difficile da arginare per qualsiasi avversario.

Timothy è un attaccante che può definirsi moderno, che ha nella progressione palla al piede il suo principale punto di forza.

I suoi continui scatti ed accelerazioni, sono delle vere e proprie rasoiate per i lenti reparti arretrati avversari. A tutto ciò aggiunge anche un potente tiro dalla distanza; in nazionale è riuscito più volte ad andare a segno con dei veri “bolidi” da fuori area che si sono insaccati all’incrocio dei pali.

Tatticamente, Weah Jr è perfetto per svolgere il ruolo di centravanti di un tridente offensivo, ma anche quello di ala sinistra, posizione che ha ricoperto con gli Usa e che gli permette di accentrarsi ed andare al tiro con il piede destro. Per il modo di giocare ricorda molto il padre, ma almeno a livello giovanile, Timothy ha già mostrato una maggiore vena realizzativa e duttilità.

(Fonte foto: www.goal.com)

Cesar Gelabert: talento spagnolo classe 2000

Cesar Gelabert

César Gelabert

Cesar Gelabert è stato uno dei migliori giocatori della rosa dell’Under 17 spagnola sia all’Europeo di categoria, sia al mondiale disputato lo scorso anno in India.

In origine non era uno dei nomi più gettonati della squadra iberica; Ferran Torres o Sergio Gomez erano sicuramente molto più pubblicizzati, ma alla fine questo prospetto nativo di Palencia, si è guadagnato il posto da titolare a suon di belle prestazioni.

Cesar è un figlio d’arte, il padre Juanmi Gelabert, è stato un giocatore di livello medio che si guadagnava da vivere con professionalità in squadre come Palencia (dove aveva iniziato da bambino), Recreativo, Elche, Hercules, Cordoba, Siviglia e Sporting de Gijón. Juanmi è nato nel 1972 a Cala Ratjada, una bellissima cittadina sulla costa orientale di Maiorca situata nel comune di Capdepera. Il papà di Cesar lasciò presto l’isola e andò a Palencia, da dove provenivano sua madre e sua nonna. Lì è cresciuto come uomo e calciatore. Nel 2001 Juanmi ha anche giocato un Siviglia-Madrid, dove ha avuto la possibilità di confrontarsi con un certo Zinedine Zidane.

Come già accennato, Cesar è nato a Palencia, ma a Cala Ratjada lo considerano un altro Balearico. Il Real Madrid lo ha preso dalla cantera dell’Hércules, su consiglio di papà Juanmi, che nonostante in passato fosse stato un osservatore del Barcellona per la Costa Blanca, ha preferito indirizzare il figlio verso la capitale spagnola. A dire il vero, va ricordata l’importante mediazione di Alfredo Merino, che a quel tempo faceva parte dell’organizzazione tecnica del Real Madrid; il suo lavoro è stato determinante per battere la concorrenza blaugrana.

Attualmente Cesar Gelabert milita nella formazione Under 19 delle “merengues” ed è allenato da Guti, un giocatore che per certi versi lo ricorda molto da vicino: “È un allenatore molto esigente e, con i risultati ottenuti lo scorso anno, è normale che esiga così tanto da noi. Preferisco che sia duro con noi per continuare a migliorare.”

Inoltre, a Madrid Gelabert è sempre sotto l’occhio vigile di Zidane, che ha sempre avuto molta considerazione per i giovani talenti: “Vivo con grande entusiasmo questa situazione perché sai che un giorno potrai debuttare in prima squadra. È un incentivo. Prima senza Zidane, gli altri allenatori non si fidavano dei giocatori fatti in casa, ma da quando sono arrivati lui e il suo staff tecnico, c’è sempre un occhio fisso su di noi, vengono spesso a vederci in molti allenamenti …”

Il sogno di Cesar Gelabert è quello di esordire in prima squadra, magari giocando al fianco del suo idolo: “Ho sempre ammirato Cristiano e in questo momento lo sto ancora facendo. È molto ambizioso e cerca sempre il gol.”

A Madrid, Cesar vive nel convitto del club: “I miei genitori cercano di aiutarmi il più possibile. Vivo nella pensione del Madrid e abbiamo insegnanti che sanno come far combinare gli studi e gli allenamenti. Tutto può essere perfettamente combinato. Le strutture di Valdebebas sono le migliori che ci sono adesso nel mondo del calcio. Onestamente, penso che abbiamo la migliore cantera al mondo.” (tratto da as.com)

Caratteristiche tecniche e tattiche

“Di solito gioco come un playmaker. Sono abile, lavoratore e mi piace fare l’ultimo passaggio. La mia abilità speciale è il dribbling ed inoltre gioco con entrambe i piedi”, questa è la descrizione che fa di sé stesso Cesar Gelabert ad as.com.

Effettivamente è stato onesto, Cesar è un giocatore dotato di una notevole tecnica di base, che ha come pezzo forte del suo repertorio l’assist.

Normalmente si posiziona tra le linee, prende palla e appena ha la possibilità, sfodera dei passaggi smarcanti veramente geniali. Ha un buon tiro, un fisico longilineo (che però va rafforzato) e una spiccata capacità nella gestione della sfera negli spazi stretti, anche sotto il serrato pressing avversario, proprio grazie al suo dribbling “secco”.

Altro punto forte del suo ampio bagaglio tecnico, è la capacità d’inserimento senza palla nell’area avversaria; conoscendo bene i tempi di gioco, Cesar sa spesso farsi trovare al posto giusto nel momento giusto, ricevendo così con puntualità i passaggi dei compagni.

E’ un giocatore elegante, gioca a testa alta ed ha una visione di gioco periferica, sa far correre velocemente la palla, riuscendo a compensare così il suo maggiore difetto che è quello della velocità.

E’ un ragazzo umile, generoso, corre molto e talvolta non riesce a gestire bene le sue forze, non riuscendo così a completare tutte le partite.

Tatticamente è perfetto per svolgere il ruolo di trequartista in un 4-2-3-1, ma in una squadra che fa molto possesso palla, può occupare anche la posizione di intermedio.

(Fonte foto: as.com)