Exequiel Zeballos: talento argentino classe 2002

Exequiel Zeballos

Nell’Argentina campione del Sudamericano Under 15, molti sono stati i talenti a mettersi in mostra; in attacco ha recitato un ruolo da protagonista l’ala del Boca Juniors Exequiel “Changuito” (scimmietta) Zeballos, autore di 5 marcature e miglior realizzatore della giovane Selección Albiceleste.

Niente male per uno che di mestiere non fa il centravanti e che prima di arrivare al Sub 15 aveva messo a segno ben 15 reti in 19 partite con l’Ottava del Boca, attirando conseguentemente l’attenzione del tecnico della nazionale, Diego Placente.

Exequiel ha iniziato a giocare a calcio a 4 anni nella sua città natale, Sarmiento de La Banda, nella scuola calcio diretta da René Ruiz. “Palacio” era il soprannome che il suo allenatore “Pinino” gli aveva dato, a causa della sua velocità e della sua abilità tecnica, simile a quello di Rodrigo.

Infatti, “El Trenza” nonostante non sia mai stato un centravanti d’area, è sempre stato autore di molti gol; una caratteristica che è comune anche al giovane Zeballos.

All’età di 7 anni, Exequiel ha giocato il suo primo torneo interprovinciale a Sunchales, tra le file dei Los Dorados de Termas. Zeballos ha avuto in più occasioni l’opportunità di far parte della scuola di Jorge Donis e in una di queste è stato notato dall’osservatore del Boca Diego Mazzilli che se lo segnò nel suo taccuino. In passato, il talentino argentino ha militato ache nelle piccole scuole calcio: Juan Felipe Ibarra, “Bio” Torres ed El Paraíso, la squadra del suo quartiere, dove giocava con i suoi amici.

“Venire al Boca è stato molto buono per me che sono un tifoso, ma mi è costato un po’ perché ho lasciato la mia provincia (Santiago del Estero). Quando sono entrato per la prima volta nella Bombonera sono esploso in lacrime. E’ stato molto emozionante vedere la squadra dagli spalti. Il mio sogno è quello di debuttare con la maglia del Boca nella massima divisione.”(tratto da diarioxeneize.com)

Al Boca Juniors è arrivato nel 2016 e ha subito iniziato a vivere nella pensione Casa Amarilla (all’epoca faceva parte della Nona). Il suo rendimento è stato subito eccezionale, convincendo velocemente tutti con le sue doti tecniche e soprattutto con i suoi numerosi gol, tra i quali quello messo a segno contro il River Plate (oltre a una tripletta all’Estudiantes).

Marcature che gli sono valse anche una certa popolarità sui media nazionali oltre alla convocazione con la nazionale Under 15 argentina. “Sono felice di avere questa opportunità e di tutte queste cose che mi stanno accadendo. Tutto grazie alla mia famiglia. So che sono fieri di me. Segnare al River è stata la cosa più bella perché sono tifoso del Boca, come anche tutta la mia famiglia. Sono felice di giocare con la nazionale U15. La prima volta che mi hanno chiamato era il 10 luglio. Giocare nella squadra nazionale vuol dire essere nel posto che molti ragazzi desiderano. Sto facendo dei grandi sacrifici e sono felice per tutto questo.” (tratto da EL SEMILLERO)

In occasione della prima convocazione con la nazionale, Zeballos ha avuto l’opportunità di incontrare Roman Riquelme. “L’incontro con Roman è stata una grande gioia, lui è il mio idolo ed anche quello di mio padre. Mi ha fatto sentire parte del Boca, mi ha dato un grande abbraccio e abbiamo scattato una foto. Riquelme ci ha raccontato una parte della sua storia, il suo rapporto con Placente e Aimar e ci ha descritto anche il suo primo giorno nella Selección.”

Infine, Zeballos tecnicamente si descrive così: “Sono un attaccante che gioca su entrambi i lati, mi sento forte sulle fasce, mi piace fare i “doppi passi” (la “bicicleta”) e realizzare reti dopo accelerazioni palla al piede. Il giocatore che più mi è piaciuto del Boca è Ricardo Centurion (ora al Racing).” (tratto da diarioxeneize.com)

Caratteristiche tecniche e tattiche

Zeballos è un esterno offensivo normolineo, dotato di una buona velocità abbinata ad una notevole tecnica di base.

Ha un gran calcio che gli permette di eseguire bene i rigori e le punizioni (ha uno stile particolare nel colpire la palla nei calci da fermo), oltreché scoccare dei potenti tiri dalla distanza.

Nel dribbling sa essere spesso decisivo, superando con finte e doppi passi tutti i suoi dirimpettai, creando una preziosa superiorità sulle corsie esterne.

Ha un grande senso del gol nonostante non sia una punta centrale e debba quindi partire da posizione più defilata, ma tutto questo è compensato da perfetti tempi di inserimento partendo dall’esterno.

Ha una buona capacità nella difesa della palla, in virtù del suo baricentro basso, qualità che gli permette di essere pericoloso anche negli spazi stretti.

Tatticamente può agire su entrambe le fasce, ma posizionandosi dalla sinistra ha la possibilità di andare al tiro più comodamente con il suo piede forte, il destro (anche il mancino non è poi così male).

Il ruolo di esterno offensivo di un 4-2-3-1 e quello di ala di un 4-3-3, si adattano perfettamente alle sue caratteristiche tecniche ed atletiche.

Fisicamente può rinforzarsi e come normale che sia per la giovane età, deve anche essere più continuo nell’arco di una partita.

Caratterialmente può sembrare introverso, ma in realtà non è così ed anche in campo lo dimostra non tirandosi mai indietro quando ricadono su di lui le più gravose responsabilità tecniche e tattiche.

(Fonte foto diariopanorama.com)

Marcos Antonio: talento brasiliano classe 2000

Marcos Antonio

Nel Brasile Under 17 terzo classificato all’ultimo mondiale di categoria giocato in India (nonostante la pesante assenza della “stella” Vinicius Jr), si sono messi in evidenza alcuni elementi molto interessanti che presto potremo vedere nei campionati del Vecchio Continente.

Nel reparto di centrocampo si è particolarmente distinto il “tuttocampista” Marcos Antônio Silva Santos, più semplicemente rinominato Marcos Antonio (in patria veniva chiamato Marcos Bahia), in virtù delle origini baiane del ragazzo di proprietà dell’Atlético Paranaense (è nativo di Poções).

Pur essendo molto giovane sul suo nome negli ultimi mesi si è scatenata una vera e propria battaglia mediatica (e non solo) tra il presidente del “Furacão”, Mario Celso Petraglia e la società che cura gli interessi di Marcos Antonio, la OTB Sports di Bruno Paiva, figlio dell’ex calciatore Mario Sergio.

Il presidente del club rubro-negro ha accusato l’agente del ragazzo di essere addirittura un “parassita” e di aver fatto pressione sul ragazzo per non firmare il nuovo contratto con il club che l’ha formato calcisticamente, permettendo così a Bahia di andare via a parametro 0 (la società otterrà solo il minimo premio di formazione) al compimento del 18esimo anno di età (il 13 giugno).

Il massimo esponente del club brasiliano ha poi mandato una lettera alla CBF con la quale denunciava questi soliti procuratori che sfruttano i ragazzi, arricchendosi e svuotando le già poco ricche casse dei club brasiliani.

In realtà in rapporti tra Petraglia e Paiva si è erano già logorati a causa di un paio di precedenti trattative andate male: la prima è quella che ha visto saltare il passaggio di Clarence Seedorf come tecnico dell’Altetico, a causa delle esorbitanti commissioni richieste dalla OTB (sempre secondo Petraglia) dopo lo scambio delle bozze dei contratti e la seconda è quella che ha visto passare l’ex portiere rubro-negro Weverton al Palmeiras.

Naturalmente la risposta forte e aspra della OTB non ha tardato a venire e Paiva ha definito Petraglia “un dittatore”: “Le persone con un profilo da dittatore hanno serie difficoltà nel gestire il passare del tempo e la conseguente diminuzione del potere. Con la tarda età per Mário Celso Petraglia, sfortunatamente, è venuto il deterioramento della sua salute mentale. In breve, OTB SPORTS si rammarica del fatto che il presidente del CAP sia completamente “gagà” (rimbambito), con difficoltà nell’organizzare i suoi pensieri esprimendo concetti deliranti e raccomanda seriamente che la famiglia e gli amici di aiutarlo professionalmente”, così afferma un estratto della nota della OTB. (tratto da veja.abril.com.br e lance.com.br)

In virtù di tutto questo, Marcos Bahia sembra ormai essere prossimo a lasciare l’Atlético Paranaense, d’altronde lo stallo dura già da molti mesi, il ragazzo avrebbe dovuto firmare subito dopo il mondiale di categoria, ma l’offerta non è stata mai presa in considerazione, essendo ritenuta poco congrua dal suo entourage. “Il club ha già presentato una proposta, ma non è ancora vicino a ciò che vogliamo. Il ragazzo è apprezzato e speriamo di avere uno stipendio commisurato al livello raggiunto in modo tale da poter aiutare economicamente i suoi genitori”, ha affermato Ribeiro, uno dei suoi agenti. Quest’ultimo è stato colui che ha portato nel 2012 “Bahia” al “Furacão”, strappandolo al Coritiba, suo precedente club di appartenenza.

Altro aspetto curioso, Marcos prima di entrare a far parte del club paranaense, ha firmato un accordo con la NB Football di Rafael Biazetto, che detiene il 30% del suo cartellino, mentre la parte restante appartiene (almeno fino a giugno) al club rubro-negro.

Attualmente Marcos Bahia vive nella pensione del club presso il CT do Caju e riceve al mese 2500 reaias come rimborso, ma è stato praticamente messo fuori rosa e quindi non sta partecipando con i suoi coetanei a molti importanti tornei nazionali (diversamente dall’altro “gioiello” del vivaio e compagno di nazionale, il difensore Lucas Halter, cercato recentemente dalla Roma).

Caratteristiche tecniche e tattiche

Marcos Bahia viene così descritto da Teca, tecnico dell’Escolinha de Vitorinha, prima società del ragazzo: “È un centrocampista travestito da volante. Ricorda Elias dell’Atlético-MG, sa come arrivare in area segnando dei gol. Ha un futuro brillante, non ho dubbi. È un giocatore in grado di giocare in Europa.” (tratto da gazetadopovo.com.br)

Effettivamente Marcos Bahia è un centrocampista molto completo, dinamico, in possesso di una buona tecnica di base, con attitudini preminentemente offensive, ma che non disdegna la fase difensiva.

Conosce i tempi d’inserimento della fase d’attacco, ha buone capacità balistiche (nel club è anche rigorista e tiratore di calci piazzati), velocità nella progressione palla al piede e dribbling in corsa, in sostanza è un vero e proprio centrocampista moderno.

In campo è un vero moto perpetuo, è un giocatore vivace, frizzante, che tocca un’infinità di palloni e si fa sempre trovare smarcato quando c’è da impostare il gioco.

E’ un giocatore generoso, che pur non essendo molto forte fisicamente (questo è attualmente il suo punto debole, oltre al gioco aereo), si applica nei duelli fisici.

Tatticamente può giocare nelle due posizioni al centro di una linea mediana di un 4-4-2 o di un 4-2-3-1, ma la posizione che al momento sembra esaltare maggiormente le sue qualità è quella di mezzala di un 4-3-3. In passato, in situazioni di emergenza, è stato utilizzato addirittura nel ruolo di terzino destro.

Marcos Bahia ha evidentemente una forte personalità, lo si vede nel suo stile di gioco e nel coraggio che mette nell’effettuare le scelte tecniche più difficili (che spesso gli riescono); è un elemento che sa trascinare la sua squadra nei momenti di difficoltà.

(Fonte foto: fifa.com)

Francisco Flores: talento argentino classe 2002

Francisco Flores

Nella solida difesa dell’under 15 argentina, campione del Sudamericano 2017, i due centrali difensivi hanno disputato un torneo strepitoso, rappresentando un punto di forza imprescindibile della selezione del ct Diego Placente.

Amione e Flores hanno dimostrato di essere una coppia complementare e ben amalgamata: la forza del primo “mescolata” con l’eleganza e la capacità tecnica del secondo. Proprio su quest’ultimo ci soffermiamo oggi, il baluardo difensivo del San Lorenzo, Alexis Francisco Flores, elemento cardine dell’8va, la super formazione giovanile nella quale figurano anche talenti del calibro di Avalos, Flores, Lucero, Palacios (probabilmente il miglior 2002 del Sudamerica) e Bonfiglio, tutti nell’orbita delle nazionali giovanili argentine.

Arrivato al Ciclón 4 anni fa, dopo aver sostenuto un provino, proveniente da squadre minori, Flores si afferma rapidamente nel club rossoblu e dopo un lungo periodo di osservazione da parte di Placente e Aimar (il secondo dell’ex terzino del Bayer Leverkusen), viene convocato nella nazionale Sub 15 “albiceleste”.

L’esperienza al torneo Sub 15, disputato in patria, ha ulteriormente migliorato Francisco, che ha accresciuto la sua sicurezza nel guidare la difesa oltreché la capacità nel giocare la palla con grande tranquillità, dote molto importante per un difensore moderno. In una sua recente intervista, Flores ha descritto molto bene la sua “avventura” Sub 15, descrivendo la passione del pubblico argentino, l’importanza della vicinanza della sua famiglia e le difficoltà che hanno avuto gli argentini nel battere il Cile (al quale ha segnato un gol) e l’Uruguay, gli avversari più ostici del torneo secondo il talentino del San Lorenzo.

Caratteristiche tecniche e tattiche

Flores è un centrale difensivo elegante, deciso nell’anticipo, abile nella marcatura come anche in fase d’impostazione; non è raro vederlo uscire palla al piede dalla propria area, palesando una notevole personalità tendente alla spavalderia.
Abile nel gioco aereo, si va valere negli inserimenti nell’area avversaria, avendo una buona elevazione e un buon tempismo nell’intervento.
Con il suo piede destro ha la capacità di effettuare dei lanci lunghi discretamente precisi, anche se predilige il gioco corto.
Fisicamente deve irrobustire la sua struttura muscolare, ancora troppo poco formata; un aspetto questo su cui deve assolutamente lavorare se vuole avere un futuro in campionati atleticamente più impegnativi come quelli europei.
Ha un buon passo, non ha dimostrato di patire particolarmente gli attaccanti veloci e oltre a questo aggiunge anche una notevole concentrazione nell’arco dei 90 minuti.

(Fonte foto: youtube.com)

Juan Alegria: talento colombiano classe 2002

Juan Alegría

Nell’ultimo Sub 15, giocato a novembre in Argentina, la Colombia non ha di certo fatto una bellissima figura uscendo nella fase a gironi, ma qualche elemento della rosa dei “cafeteros” ha destato un’ottima impressione: primo fra tutti il capocannoniere del torneo Juan Diego Alegría, autore di ben 10 reti (ha segnato a tutte le squadre incontrate eccetto l’Uruguay).

La carriera di Alegría, dopo i primi passi alla ‘Baby Soccer’, si è sviluppata nel Grama Deportes sotto la guida del professor (con il termine profe in Sudamerica s’indica non solo un allenatore, ma anche un educatore) Alirio Amaya, in seguito all’età di 11 anni è passato all’Atletico Ibagué, dove è rimasto fino al 14esimo anno d’età sotto la guida di Ivan “Champeta” Velasquez.

Velasquez è stato un personaggio importante nella pur breve carriera del ragazzo, visto che in passato lo ha portato in prova all’Envigado e all’Atlético Nacional. Due esperienze non molto fortunate in quanto nel primo club non è rimasto perché è stato lì nei giorni in cui è apparso il caos della Lista di Clinton, mentre al club “verdolaga” non gli hanno spiegato il motivo per cui non è stato preso. Champeta, tuttavia, ha continuato a lavorare con Juan al suo progetto personale “Gol Champetudo”, migliorando la tecnica del ragazzo.

Alegría ha avuto dei miglioramenti sensibili, tanto che a gennaio è stato chiamato dal Millonarios per la Coppa del Mondo dell’Accademia Tahuichi Aguilera, in Bolivia, dove è andato anche a segno.

Il trasferimento al Millonarios è poi saltato a causa di alcune divergenze con i genitori, che hanno in seguito deciso di portare loro figlio al Deportes Tolima (attuale club del ragazzo), che secondo le parole di Velasquez, ha pagato profumatamente la famiglia della giovane punta. “In Colombia non si proteggono i club formatori di talenti”, queste sono state le parole del “Champeta”, scottato dallo “scippo” del team di Tolima.

“Mi piacerebbe fare il debutto con i professionisti con il Deportes Tolima, dato che essendo di Tolima vorrei dare al mio dipartimento questa felicità. Aspiro a raggiungere la Liga spagnola, ma per raggiungere questo devo lavorare con pazienza e calma. Un altro mio sogno è quello di giocare il mondiale con la Colombia, ma ora voglio fare tutto con calma, lavorare ogni giorno e concentrarmi a crescere a poco a poco per raggiungere questo obiettivo”, ha detto l’attaccante.

Come è normale che sia, il modello per qualsiasi centravanti colombiano è naturalmente “El Tigre” Falcao: “Il mio riferimento nel calcio d’élite è Radamel Falcao per la sua forza mentale e fisica. È un giocatore molto professionale, che dà il massimo in ogni partita ed è un grande calciatore.” (tratto da futbolred.com e elcolombiano.com)

Anche se con le dovute proporzioni, Juan ha alcune caratteristiche comuni al “puntero” del Monaco, come si evince dalla descrizione tecnica che fa di sé stesso: “La mia posizione è quella di 9 d’area di rigore. Le mie caratteristiche principali sono la velocità, la potenza e il buon gioco aereo. I gol che ho fatto nel Sub 15 mi indicano che devo perfezionare i punti di forza, che devo migliorare le mie debolezze.”

Caratteristiche tecniche e tattiche

Juan Alegria è una punta dotata di un fisico massiccio, potente e soprattutto in possesso di un innato senso del gol; quando la palla passa nell’area di rigore avversaria, c’è sempre lui pronto a scaraventarla alle spalle del portiere.

Sa sempre posizionarsi al posto giusto nel momento giusto, talvolta anticipando con grande scaltrezza le intenzioni del difensore.

Nonostante la mole già discretamente muscolata, Juan non è lento, anzi ha una buona progressione palla al piede, che abbinata alla forza fisica, gli consente di essere molto difficile da marcare.

Abile nel gioco aereo e nella difesa della palla, sa fare sia il gioco di sponda che attaccare la profondità scattando sul limite del fuorigioco.

Tecnicamente discreto (può migliorare in questo aspetto), Alegria deve perfezionarsi nell’utilizzo del piede sinistro. Ha però una forte personalità, che gli consente di non tirarsi mai indietro nei momenti difficili.

(Fonte foto: futbolred.com)

Franco Orozco: talento argentino classe 2002

Franco Orozco

Franco Orozco è stato uno dei migliori talenti espressi dal torneo sudamericano Sub 15. L’ala sinistra del Lanus è stato colui che ha cambiato le sorti della finale contro il Brasile, puntando in dribbling i suoi dirimpettai, creando costantemente la superiorità numerica, alterando così gli equilibri di una partita che vedeva i verdeoro in totale controllo.

Nel Lanus Orozco è indubbiamente il gioiello dell’intero vivaio ed il ct della nazionale Under 15 Diego Placente (ex giocatore di River Plate e Bayer Leverkusen) lo ha sempre tenuto in considerazione fin dalle prime convocazioni.

“I miei più grandi modelli sono Pepe Sand (all’epoca ancora tra le file dei granata) e Lautaro Acosta. Nel club mi paragonano spesso a “Laucha” (Lautaro Acosta)”, questa è la risposta di Orozco quando gli si chiede quali sono i suoi idoli. (tratto da tiempodesanjuan.com)

Caratterialmente è un ragazzo semplice, positivo ed in campo dà sempre tutto, non risparmiandosi mai quando c’è da pressare con insistenza gli avversari.

Caratteristiche tecniche e tattiche

Orozco è un’ala sinistra che può giocare sia in un 4-3-3 che in un 4-2-3-1. Le sue principali qualità sono la grande velocità abbinata ad una grande tecnica di base.

Abile nel dribbling, nell’uno contro uno diventa un “osso duro” per qualsiasi marcatore, grazie alla sua rapidità di gambe.

Orozco non sta mai fermo e così facendo non dà mai punti di riferimento ai difensori avversari.

La sua azione classica prevede il “taglio” centrale partendo da sinistra, per favorire la conclusione con il suo piede forte, il destro.

Ha discrete capacità balistiche, può sicuramente segnare un maggior numero di reti, visto il suo notevole “bagaglio tecnico” e deve inoltre irrobustire il suo fisico, ancora un po’ gracile, in modo da resistere meglio ai duelli corpo a corpo.

In campo è molto generoso, ma riesce comunque a mantenere una buona lucidità nell’eseguire l’ultimo passaggio, oltre a dei cross molto precisi.

(Fonte foto: Football-Lineups.com)

Salam Jiddou: talento maliano classe 2002

Salam Jiddou

Nel corso dell’ultimo mondiale Under 17, Salam Jiddou (o Giddou) è stato sicuramente una delle rivelazioni del torneo, impressionando tutti gli osservatori per qualità tecnica ed eleganza nelle movenze.

Nella kermesse mondiale il numero 10 maliano ha anche messo a segno un gol (contro la Nuova Zelanda) in 7 presenze, confermando quanto di buono aveva già fatto durante la Coppa d’Africa Under 17 disputata in Gabon e vinta dal Mali stesso.

Talento di origini tuareg, nato a Sanankoroba, un centro a circa 30 km dalla capitale Bamako, Salam ha iniziato a giocare a calcio dapprima in strada, come tutti i bambini africani, poi a 8 anni al centro di formazione Stade 26 Mars di Bamako, dove l’aveva iscritto il padre, Jiddou Ag El Kalifa, ora direttore del CAP de Kidal, ma in passato ex calciatore (uno dei più noti calciatori tuareg maliani).

Successivamente Jiddou è passato nel 2010 al Guidars per poi trasferirsi nel 2012 alla prestigiosa Accademia Jean Marc Gillou di Bamako. “Un giorno mio padre, tornato in città, mi disse si prepararmi per fare un provino al centro sportivo del Guidars, che all’epoca si chiamava Centre Arsenal. Superai con successo il test e così rimasi per due anni al Guidars. In seguito, nel 2012, sono stato notato dagli osservatori dell’Accademia Jean Marc Gillou durante un torneo disputato su tre centri di allenamento di Bamako. Ero molto felice perché è una delle migliori Academy africane che mi ha permesso di svolgere degli ottimi allenamenti e di diventare quello che sono oggi.”

Nel 2015 Salam viene premiato come il miglior giocatore del torneo “The Africa International Challenge” disputato in Senegal, dove con i giovani aquilotti maliani mette a segno 2 assist nella finale e trova per la prima volta una certa ribalta internazionale o quantomeno continentale. “E’ stata la mia prima grande affermazione e così ero felicissimo, ma è stato anche grazie ai miei compagni di squadra che mi hanno reso tutto più facile permettendomi di vincere il torneo e il premio personale.”

Successivamente il ct della nazionale Under 17 Jonas Komla, in cerca di giovani talenti maliani in grado di formare un gruppo competitivo per il campionato continentale, decide di convocarlo nella selezione delle giovani aquile, vedendo in lui un raro potenziale. “E’ stato dopo il torneo M’Bour che sono stato convocato da Komla nella squadra nazionale junior.”

Come molti suoi coetanei, il sogno di Jiddou è quello di giocare con la nazionale maggiore, vincere la Coppa d’Africa “dei grandi” e partecipare al mondiale, magari seguendo le orme del suo idolo, l’ex Barcellona e Roma, Seydou Keita: “Lui è il mio modello. Sogno di diventare come lui un giorno, perché oltre ad essere stato un grande giocatore è anche un uomo molto umile. Francamente questo è un esempio per me.” (tratto da footmali.com)
Dopo il mondiale Under 17, Jiddou è finito nel mirino di importanti club europei come Arsenal, Roma e Inter.

Caratteristiche tecniche e tattiche

Salam Jiddou è indubbiamente un giocatore che colpisce subito per le qualità tecniche, per l’eleganza delle movenze (gioca a testa alta) e soprattutto per la capacità nel verticalizzare il gioco con buona precisione.

Tatticamente ama giostrare da mezzala di un 4-3-3, ma può tranquillamente giocare anche da trequartista, ha una visione di gioco periferica e soprattutto può scoccare dei potenti tiri dalla distanza (guardare il super gol alla Nuova Zelanda), sfruttando il suo calcio molto “pulito”.

E’ abile nello stretto, ha un buon dribbling ed anche una discreta progressione palla al piede, che gli permette spesso di essere pericoloso nell’area avversaria.

Fisicamente deve irrobustire la sua struttura fisica ed un altro aspetto dove può sicuramente migliorare è quello della fase difensiva di recupero della palla.

(Fonte foto: ghanasoccernet.com)

Juan Sforza: talento argentino classe 2002

Juan Sforza

Ennesimo prodotto del vivaio del club rosarino del Newell’s, Juan Sforza è stato il capitano della selezione Under 15 argentina che ha vinto il Sub 15 sudamericano lo scorso novembre.

Nel club gioca per la formazione giovanile dell’octava division guidata dal tecnico Mauro Conocchiari, un gruppo formato da giocatori molto interessanti, nel quale è presente anche un altro ragazzo di buone prospettive, l’esterno difensivo Valentín Benítez.

Nell’octava è stato il secondo miglior marcatore della squadra (il Newell’s si è piazzato quinto) con 9 reti stagionali, non poco per uno che di mestiere fa il centrocampista.

Juan è un ragazzo molto semplice, la sua vita è comune a quelle dei suoi coetanei che praticano sport a livello agonistico; scuola, allenamenti e soprattutto tanti sacrifici. Il suo sogno è quello di debuttare nella massima serie argentina e di vestire la maglia della nazionale maggiore “albiceleste”.

Sforza è stato già impiegato più volte sotto età nelle diverse squadre giovanili dei “leprosi”, palesando sempre una spiccata qualità tecnica e notevole personalità.

Il Newell’s ha da sempre una particolare predisposizione nel “lanciare” tra i porofessionisti ragazzi dal notevole talento, evidentemente da quelle parti sanno formare molto bene i giovani calciatori, talvolta facendogli svolgere anche particolari iniziative extracalcistiche, proprio come è successo a Sforza e ad alcuni suoi compagni.

Infatti, un giorno, dopo gli allenamenti il DT Bidoglio ha fatto dipingere ai ragazzi le pareti della pensione, questo per far capire l’importanza dei lavori umili e per far mantenere sempre i piedi ben saldi a terra, anche quando saranno dei calciatori professionisti.

Caratteristiche tecniche e tattiche

Juan Sforza è un centrocampista con compiti di regia, un elemento in grado di dare ordine e profondità alla manovra della sua squadra; abile sia in fase d’impostazione, sia in quella d’interdizione, dove recupera palloni in modo determinato, mostrando la tipica “garra” argentina.

In nazionale si è distinto particolarmente per le qualità di leader, non a caso era il capitano della squadra, ma anche per l’intensità con cui interpreta il suo ruolo, dove è stato spesso coadiuvato dal collega di reparto Ayala, in un modulo con il “doble cinco”, il classico doppio regista.

In possesso di un lancio preciso, di un potente tiro dalla distanza, Sforza sa destreggiarsi molto bene negli spazi stretti, uscendo palla al piede, anche dalle situazioni di pressing intenso degli avversari.

Ha una visione di gioco periferica ed inoltre non disdegna gli inserimenti offensivi, in sostanza è un giocatore completo, moderno, che sembra potersi adattare perfettamente a contesti agonistici più impegnativi come quelli europei.

Fisicamente normolineo, deve rafforzarsi un po’, ma è un aspetto normale per un ragazzo di soli 16 anni.

(Fonte foto: fmlibre.com.ar)

Reinier: talento brasiliano classe 2002

Reinier

Reinier è stato senza ombra di dubbio il miglior talento brasiliano presente al sudamericano Sub 15 disputato a novembre, dove la selezione verdeoro si è vista strappare la vittoria finale per 3 a 2 dagli acerrimi rivali argentini.

Nato a Brasilia, Reinier si è trasferito giovanissimo, nel 2011, a Rio de Janeiro, dapprima giocando nelle file del Vasco, poi al Fluminense e finalmente al Flamengo, squadra dove milita attualmente e con la quale si è recentemente vincolato fino al 2021.

Una mossa molto intelligente e tempestiva quella del club “rubronegro”, che così facendo ha “blindato” il ragazzo sul quale si erano posate le attenzioni degli osservatori di molti team europei, soprattutto dopo le belle prestazioni al Sub 15 con la prestigiosa maglia numero 10 sulle spalle.

“Firmare il mio primo contratto da professionista con il più grande club del mondo dà una sensazione di felicità a me e a tutta la mia famiglia. Voglio ringraziare il Flamengo per la fiducia in me e nel mio calcio. Prometto al club di impegnarmi al massimo giorno dopo giorno, sia in partita che negli allenamenti, tenendo sempre i piedi per terra, impegnandomi a fare buone partite e vincere il maggior numero di titoli possibile con questa maglia. Oggi sono la persona più felice del mondo.” (flamengo.com.br)

Il suo sogno è quello di esordire con un assist in occasione del derby con il Vasco: “Ho già immaginato il mio debutto … Un Flamengo-Vasco al Maracanã. Lo stadio affollato. Mancano dieci minuti, segniamo un gol con un mio assist. Aiutare la squadra è sempre importante. Non mi piace solo segnare gol, cerco sempre di fare assist, fare belle giocate. Non è che non mi piaccia segnare gol, ma in passato non avevo l’abitudine a passare nella zona dell’area di rigore, ma con il lavoro al Flamengo ho imparato ad ottenere di più, facendo sempre di tutto.” (globoesporte.globo.com)

Il suo idolo è Zidane, mentre del Flamengo apprezza Diego: “Zidane non l’ho mai visto giocare, ma da piccolo mio padre mi mostrava i suoi video. Cerco sempre di fare delle giocate come le sue. Se faccio l’1% di quello che faceva lui posso ritenermi soddisfatto. Diego è un grande giocatore, un eccellente professionista. Cerco sempre di guardare anche quello che fa lui.” (globoesporte.globo.com)

A Rio Reinier vive da solo, la famiglia e rimasta a Brasilia e i primi tempi al club “rubronegro” non sono stati semplici, sentendo molto la mancanza della madre, della sorella e del papà, l’uomo che gli ha trasferito la passione per il calcio, essendo un ex giocatore di calcetto.

Nelle varie categorie giovanili, agendo sia da trequartista che da “finto 9”, Reinier ha realizzato valanghe di gol, basti pensare che prima del Sub 15 aveva messo a segno ben 24 reti (chiudendo la stagione a 30).

Attualmente gioca nella formazione Under 17 del Flamengo (guidata dal tecnico Phelipe Leal), in quanto i suoi notevoli mezzi fisici e tecnici lo rendono praticamente immarcabile nelle categorie inferiori.

Il suo score personale si è sempre mantenuto su alti livelli anche quando con il suo club ha partecipato ad impegnativi tornei internazionali, come il Memorial Gusella dello scorso anno, dove il talentino verdeoro è stato il capocannoniere della manifestazione.

Caratterialmente è un ragazzo estroverso, tranquillo, socievole, che ama la musica pagode (ma soprattutto la musica più popolare delle parti di Brasilia, Gosto do Ferrugem, Revelação, Thiaguinho), stare con gli amici e con la fidanzatina.

Caratteristiche tecniche e tattiche

Reinier è stato impiegato nel Brasile preminentemente nel ruolo di trequartista con ampia libertà d’azione.

Ama svariare su tutto il campo, ma è sulla trequarti che sa essere determinante, con passaggi filtranti di rara precisione ed anche con potenti tiri dalla distanza (tira pure le punizioni).

Ha senso del gol sia quando gioca da trequartista, sia quando svolge i compiti del “finto nove”, in questo è indubbiamente facilitato dalla sua struttura fisica longilinea, ma soprattutto dalla sua sublime tecnica di base.

Veroniche, finte, doppi passi e dribbling di vario genere, fanno parte del suo vasto bagaglio tecnico tipico di un calciatore brasiliano.

Sa difendere molto bene la sfera ed è bravo sia negli spazi stretti che ampi; nonostante la mole ha un buon passo con il quale può superare in progressione i suoi dirimpettai.

Inoltre, Reinier emerge su tutti per la sua notevole maturità tattica ed intelligenza nell’effettuare le scelte giuste anche nelle fasi più “delicate” della partita.

(Fonte foto: globoesporte.globo.com)

Bruno Amione: talento argentino classe 2002

Bruno Amione

Bruno Amione è nato a Calchaquí, nella provincia di Santa Fe, ma si è imposto nel settore giovanile del Belgrano, attirando conseguentemente l’attenzione degli osservatori delle selezioni nazionali argentine.

A novembre, proprio con la Selección Sub 15 si è aggiudicato il torneo continentale, risultando il migliore nel ruolo di difensore centrale.

La sua storia è comune a quella di molti altri giovani talenti argentini; dopo aver mosso i primi passi nel mondo del calcio in un paio di piccoli club della sua zona di origini (ha iniziato a giocare a 3 anni…così dichiara il ragazzo), il Calchaquí Fútbol Club e il Sarmiento y Margarita, a 15 anni viene convocato, insieme a tanti altri giocatori della sua zona a un grosso “stage” a Morteros.

In quella settimana di prove, a Bruno viene cambiato il ruolo a causa di un suo amico (Lucas) che giocava nella sua stessa posizione di attaccante. Da centrale difensivo, Amione palesa delle doti atletiche e tecniche eccezionali, a tal punto da venire impiegato per l’intero periodo di prova nel nuovo ruolo.

Uno spostamento tattico che rappresenterà un cambio determinante per la carriera del ragazzo, che padroneggiando la nuova posizione con maestria, convince gli scout del Belgrano a tesserarlo.

Daniel Primo, responsabile delle squadre giovanili del Belgrano, descrive così Amione: “È veloce, ha una buona tecnica, un buon gioco aereo. È il nostro nuovo gioiello. Bruno è un pi-bito molto umile, è venuto da Calchaquí per vivere a Córdoba, prima giocava nella nona ed ora è nell’ottava con noi. Si è evoluto terribilmente. Agiva da punta, ma abbiamo iniziato a stimolarlo ad imparare il ruolo di difensore centrale. Ha tutto il biotipo per giocare da difensore.”

A Cordoba si è trasferita tutta la sua famiglia, il papà Jonathan, la mamma Liliana e pure il fratello minore Enzo, ai quali i dirigenti del Belgrano hanno trovato un lavoro in zona, proprio per favorire un più rapido ambientamento del ragazzo, che viveva nella pensione in prossimità del campo di allenamento di Villa Esquiú.

Prima del torneo Sub 15 sudamericano, i dirigenti della federazione albiceleste hanno chiesto ai tecnici del Belgrano di non utilizzarlo nei match di campionato, in quanto ritenuto fondamentale per lo scacchiere tattico del ct Diego Placente. Una scelta felice, in quanto Amione è stato praticamente insuperabile in tutto il torneo ed ha anche segnato il gol del 3 a 2 in finale contro il Brasile (l’Argentina perdeva 2 a 0).

Nel raduno con la sua nazionale, Amione ha avuto anche la possibilità di incontrare “assi” del calibro di Messi e co. “Essendo nella squadra nazionale, allenandomi, dovevo stare con i giocatori della squadra maggiore. Ci allenavamo ma poi appena sono arrivati Messi, Mascherano e Di Maria, siamo andati a vedere il loro allenamento. Non ci potevo credere. Non potevo smettere di guardare Messi, ci stavamo allenando ma era difficile non guardarlo. Appena ho finito, sono andato a salutarlo. Non ho fatto una foto, ma non importa. Non avrei mai pensato di vederlo.” (tratto da la95calchaqui.com.ar)

Caratteristiche tecniche e tattiche

Amione è un difensore centrale completo, esplosivo, inesorabile in marcatura e abile in fase d’impostazione; con il suo piede mancino può effettuare dei lunghi lanci precisi ed inoltre, non è raro vederlo uscire palla al piede dalla propria area di rigore, dimostrando una buona padronanza nella conduzione della palla.

Nell’uno contro uno è difficile da superare, in quanto, oltre ad essere molto attento e concentrato, ha notevoli doti fisiche e atletiche, che gli permettono di marcare gli attaccanti sfruttando i suoi poderosi e veloci recuperi.

Nel gioco aereo ha pochi rivali, in entrambe le aree sa farsi valere, in particolare nelle proiezioni offensive sui calci piazzati, dove sfrutta i suoi 187 cm (per ora) e la sua notevole elevazione.

Fisicamente ha già una buona struttura muscolare che gli consente di avere quasi sempre la meglio nei duelli corpo a corpo.

Caratterialmente può sembrare timido ed introverso, ma in campo si trasforma, diventando è un vero leader e un elemento guida per la squadra dove gioca.

Matias Palacios: talento argentino classe 2002

Matias Palacios

Matias Palacios

Matías Damián Palacios è il nuovo astro nascente del calcio argentino. Messosi in evidenza nelle giovanili del San Lorenzo, il giovane trequartista ha subito fatto vedere la sua classe cristallina anche nelle nazionali giovanili argentine, indossando con personalità la prestigiosa maglia numero 10 dell’Albiceleste.

Con la Selección Sub 15 ha vinto a novembre il torneo continentale di categoria, risultando decisivo nell’arco di tutta la kermesse, finale inclusa, venendo considerato il miglior giocatore da tutti gli addetti ai lavori.

Matías è nato a General Pico nella Pampa, è cresciuto in una famiglia di calciatori: il padre Eduardo detto “Chino”, ora allenatore, in passato tecnico trequartista, ha giocato nelle squadre minori dell’Estudiantes con giocatori del calibro di Palermo e Angeleri, il fratello maggiore, Julian, milita anch’esso nelle giovanili del Ciclón e quello più grande d’età, Leonardo, ha avuto anche lui esperienze giovanili da centrocampista centrale, ma poi ha deciso di optare per gli studi. Persino la madre Patricia ha una sua squadra (formata da alcune amiche) nella quale si diletta nel ruolo di centravanti.

Queste sono state le parole del giovane prospetto “piquense” dopo la vittoria del Sub 15 a San Juan y Mendoza: “Ancora non ci credo. Ci penserò più tranquillamente quando sarò nella pensione del San Lorenzo (condivide la stanza con Julian), lì penserò a ciò che abbiamo raggiunto. Quando siamo andati a giocare la finale contro il Brasile, con lo stadio pieno, non ci potevo credere. Poi al ritorno nel club ho incrociato i giocatori della prima squadra che si sono congratulati con me … È stato un sogno!”

Il suo idolo è Leandro Romagnoli, altro quotato numero 10 del calcio argentino degli ultimi anni. “Sogno di assomigliargli. Darei tutto per fare una carriera come la sua, mi piacerebbe giocare al suo fianco. E’ il mio idolo.” (tratto da ole.com.ar)

Il 5 febbraio ha rinnovato il contratto (scadenza giugno 2021) con il San Lorenzo de Almagro, dimostrando fedeltà e riconoscenza al club che lo ha cresciuto, nonostante su di lui si fossero fiondati i maggiori club del mondo, pronti a darsi battaglia pur di strappare la preziosa firma del ragazzo. Tutto ciò fa presagire ad un suo precoce debutto con la prima squadra, non ci resta altro che aspettare…

Caratteristiche tecniche e tattiche

Palacios è un trequartista, o come lo definiscono gli argentini un “volante” o meglio un “volante creativo”.

E’ un talento in grado di fare la differenza in ogni partita, il suo profilo tattico e tecnico è di gran lunga superiore a quello dei suoi coetanei.

Abile a giocare con entrambi i piedi, anche se è preminentemente un destro, Palacios ama svariare su tutto il campo, prendendo la palla direttamente dai difensori quando la manovra offensiva non ha sbocchi, ma anche facendosi trovare pronto negli inserimenti offensivi con e senza palla.

Abile nel dribbling, dotato di un passo veloce, sa rendersi pericoloso sia negli spazi stretti che larghi.

Nell’uno contro uno è difficilmente arginabile, sa difendere bene la sfera e da fuori area è veramente temibile, sia con la palla in movimento, sia con tiri da fermo.

Ha una visione di gioco periferica degna dei migliori centrocampisti di costruzione, ha una personalità spiccata che lo rende un vero leader e trascinatore in mezzo al campo (vedere a tal proposito la finale contro il Brasile).

Tatticamente può essere impiegato da regista basso, da trequartista, ma anche da mezzala offensiva, come pure da esterno offensivo; d’altronde, vista la sua giovane età, è stato impiegato finora in diversi ruoli.

Caratterialmente è un ragazzo serio e maturo, professionale e affidabile, il classico giocatore che tutti gli allenatori vorrebbero avere in squadra. Doti che si riflettono perfettamente nel suo stile di gioco, sapiente e ordinato.

(Fonte foto: pampadiario.com)